di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 9 agosto 2026
La pausa estiva del Parlamento suggerisce un bilancio. Quali le linee direttive, la policy della politica del governo su legislazione penale e sicurezza? Tre: inseguimento dell’attualità, riforme epocali (poi ridimensionate) e, soprattutto, manomissione delle parole. Rincorsa all’attualità con i decreti sicurezza (decine di nuovi reati), la cui reiterazione testimonia l’inefficacia. Riforme epocali, ultimo esempio: 10.000 detenuti tossicodipendenti in detenzione domiciliare in apposite strutture, annuncia il Ministro Nordio, ma poi corregge: è previsione su diversi anni, le misure finanziate per il 2026 sono per 500 posti. Manomissione delle parole (copyright bel libro di Gianrico Carofiglio): il catalogo è questo.
di Rosa Elenia Stravato
cosmopolis.media, 9 agosto 2026
Dalle periferie del Mediterraneo alle aule scolastiche, il racconto di un’antimafia che cambia il destino delle persone. Che cosa intendiamo quando parliamo di “mafia”? Cosa ne sappiamo, davvero, sul senso del sistema “antimafia”? Voci di corridoio, dibattiti, letture scomposte al sole. Una patina di superficialità ci avvolge ma scrolliamo le spalle con sdegno quando piombano le immagini di chi, per combatterla, ha perso la vita. La mafia è, prima di ogni altra cosa, un sistema di potere. Non coincide soltanto con un’organizzazione criminale, ma rappresenta una cultura fondata sul dominio, sull’intimidazione, sul controllo del territorio, sulla violenza e sulla sostituzione delle regole democratiche con la legge del più forte.
di Matteo Vercelli
L’Unione Sarda, 9 agosto 2026
Due detenuti con problemi psichici morti in una settimana: “La politica faccia qualcosa. C’è troppa indifferenza”. La morte di un detenuto nel carcere di Bancali, a Sassari, dopo l’incendio che aveva provocato nella sua cella, e il tentativo di suicidio da parte di un altro detenuto nel penitenziario di Uta, poi purtroppo deceduto. Sono gli ultimi due tragici episodi, in ordine di tempo, avvenuti nelle carceri sarde sempre più in difficoltà soprattutto per la gestione di persone con problemi psichiatrici. Gli appelli alle istituzioni della garante dei detenuti in Sardegna, delle associazioni e dei sindacati della Polizia Penitenziaria sono per ora caduti nel vuoto e la situazione non sembra destinata a migliorare.
di Michel Dessì
Il Giornale, 9 agosto 2026
“Questa proposta può diventare nazionale”. Dalla Lombardia arriva la prima proposta per la remigrazione. A presentarla la Lega, per mano col suo capogruppo in consiglio regionale Alessandro Corbetta. Avete presentato un ordine del giorno sulla remigrazione. In cosa consiste? “Credo sia il primo atto approvato a livello nazionale in cui si parla di remigrazione con una proposta specifica: quella dei detenuti stranieri. In Lombardia abbiamo circa 6mila posti nelle carceri, ma oltre 9mila detenuti. Su 9.113, ben 4.139 sono stranieri, circa il 45%. Una legge nazionale prevede già la possibilità di commutare gli ultimi due anni di pena in espulsione.
di Francesca Morandi
Corriere della Sera, 9 agosto 2026
“Veniva da un percorso di disintossicazione”. Il sindacato e la Camera penale: “Dramma del sovraffollamento”. A Cremona la capienza regolamentare è di 384 detenuti, quella effettiva di 610. E ci sono solo due educatori. È ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Niguarda di Milano un detenuto di origini straniere, S.E., che il 30 luglio scorso si è dato fuoco nel carcere di Cà del Ferro. Il pm Giannangelo Maria Fagnani ha aperto un fascicolo. L’uomo era arrivato a Cremona da Busto Arsizio (Varese). Prima aveva cominciato un percorso in una comunità per disintossicarsi e da lì, era poi stato trasferito in carcere. A Cà del Ferro partecipava a diversi lavori di manutenzione e a mansioni di altro genere all’esterno delle palazzine del carcere, ma sempre dentro le mura.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 9 agosto 2026
Sono stati indicati alla Procura dal legale di uno dei tre indagati. L’autopsia chiarirà se il detenuto era già morto quando è arrivata la polizia penitenziaria. Ci sono due detenuti della settima sezione della Dogaia che potrebbero dare un contributo decisivo alla ricostruzione di quanto è accaduto mercoledì sera (5 agosto) nella cella 171, dove è stato ucciso il trentaduenne Raymond Ikanagbon, nigeriano di 32 anni, dopo un litigio coi tre compagni di cella. Sono due detenuti che stanno nelle celle adiacenti alla 171 e che sono stati indicati come testimoni potenzialmente utili al sostituto procuratore Massimo Petrocchi dal legale di uno dei tre compagni di cella della vittima, ora indagati per omicidio preterintenzionale. I due detenuti, ristretti nella sezione dei “sex offenders”, potrebbero confermare quanto è emerso finora, e cioè che la morte è arrivata al culmine di un litigio nella cella, oppure aggiungere qualcosa. Decisiva sarà anche l’autopsia che sarà affidata oggi dalla Procura al medico legale.
reportpistoia.com, 9 agosto 2026
“Quanto accaduto alla Dogaia è una tragedia che ci impone di tornare a parlare delle condizioni del carcere e delle responsabilità della politica. Il tempo dell’emergenza è finito”. La morte di un detenuto di 32 anni, avvenuta nella notte alla Casa Circondariale della Dogaia di Prato dopo una colluttazione in cella, riporta drammaticamente l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario pratese. La Procura ha aperto un’indagine per omicidio preterintenzionale.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 9 agosto 2026
Una rissa è degenerata in rivolta. Gli agenti: “Da mesi denunciamo che la situazione del carcere di Porto Azzurro è incandescente”. Tra le cause il sovraffollamento dopo i massicci trasferimenti da Sollicciano. Un pomeriggio di altissima tensione quello vissuto venerdì 7 agosto all’interno della Casa di reclusione di Porto Azzurro, dove una violenta rissa tra alcune decine di detenuti, degenerata in una sorta di rivolta, avrebbe provocato momenti di forte apprensione all’interno della struttura penitenziaria. Secondo quanto riferito da Eleuterio Grieco, segretario regionale della Uil Fp Polizia Penitenziaria della Toscana, all’interno del carcere si sarebbero verificati episodi di particolare gravità, con lanci di olio bollente e bombolette di gas nei corridoi e nelle celle. Alcuni detenuti sarebbero rimasti feriti durante le aggressioni, riportando anche tagli al volto e ferite con conseguenti perdite di sangue, tanto da rendere necessario, in alcuni casi, il ricorso alle cure del pronto soccorso.
ferraratoday.it, 9 agosto 2026
La consigliera pone l’attenzione sul tema del sovraffollamento: “Non vorrei il raddoppio di fatto”. “Bene l’arrivo di due educatori all’Arginone annunciato dal sottosegretario Balboni, ogni rafforzamento del personale educativo è utile e necessario. Ma questo non basta a rispondere alla situazione del carcere di Ferrara già oggi segnata da sovraffollamento, carenza di organico e condizioni rese ancora più difficili dal caldo torrido di queste settimane”. A dirlo è la consigliera regionale del Partito Democratico Marcella Zappaterra che ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale sul carcere di Ferrara, da anni tra gli istituti più segnati dal sovraffollamento.
di Francesco Scolaro
La Nazione, 9 agosto 2026
La visita di una delegazione di legali e magistrati nella struttura di Massa. Preoccupa lo stato di salute dei detenuti tra caldo e poco spazio per vivere. La camera penale anche quest’anno ha effettuato la visita alla casa di reclusione di Massa. Gli avvocati Claudia Volpi, David Giovanni Cappetta, Alessandro Ravani, Edoardo Nieri, Lorenzo Bruni, Gianmarco Romano, i due giudici Alice Gallo e Clementina Colucci e il pm Dario Minafra hanno percorso tutto il perimetro della grande struttura, a partire dal lanificio e la tessitoria, dove lavorano i detenuti. Hanno poi visitato l’orto e la zona verde dove si trova la casetta di Telefono Azzurro per le visite fra detenuti e figli.
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