di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 28 ottobre 2025
Pace o miraggio? È la domanda di fronte al ritiro totale della guerriglia curda dalla Turchia e la ridefinizione della politica curda. Con l’annuncio ufficiale del ritiro completo delle forze del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) dal territorio turco verso il nord dell’Iraq, si chiude uno dei conflitti più lunghi e complessi del Medio Oriente. La decisione, resa pubblica il 26 ottobre 2025 dalle montagne di Qandil, segna non solo la fine di oltre quarant’anni di guerra, ma anche l’inizio di una nuova fase nella ridefinizione della politica curda in Turchia e nella regione.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 27 ottobre 2025
Il Garante dei detenuti del Comune di Milano, che ha diretto San Vittore: servono progetti. “Istituti fatiscenti, 100mila reclusi aspettano misure di detenzione alternative”. Il debutto di Luigi Pagano nell’amministrazione delle carceri risale al 1979, a Pianosa, isola sperduta nel Tirreno dove nella sezione di massima sicurezza furono reclusi anche brigatisti e boss mafiosi, fino alla chiusura nel 1998. Poi l’Asinara, altri istituti fino all’approdo nel 1989 nella casa circondariale di Milano San Vittore, che ha diretto fino al 2004.
di Gianluca Riccio
futuroprossimo.it, 27 ottobre 2025
La detenzione hi-tech a casa costa meno, funziona meglio e riduce la recidiva. Il detenuto esce dal tribunale con una sentenza: tre anni. Non sale sul furgone che lo porterà in carcere. Torna a casa. Alla caviglia, un dispositivo GPS grande quanto un orologio. Sul polso, un sensore che monitora movimento e comportamento. A casa, una centralina che registra tutto. Benvenuto nella “Selvfengsel”, la prigione di sé stessi. Nei paesi scandinavi potremmo vederla dal 2030, in Italia non ci arriveremo forse mai. In tutto questo, la domanda resta: serve davvero rinchiudere la gente nelle carceri, dietro le sbarre?
di Sabina Licci
ansa.it, 27 ottobre 2025
Dietro le sbarre, tra gli aromi del lievito madre, del cioccolato fuso e della frutta c’è la ricetta cooperativa della rinascita e del reinserimento lavorativo. In Italia, sempre più progetti carcerari stanno facendo della gastronomia e dell’agricoltura, non solo un mestiere ma un potente strumento di riscatto sociale. E se un prodotto oltre ad essere buono fa anche del bene, viene apprezzato da 7 consumatori su 10, come emerge da un’indagine del centro studi di Confcooperative. Nelle cooperative sociali che si occupano dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate aderenti a Confcooperative Federsolidarietà, sono più di 3mila gli occupati nell’agricoltura sociale, di cui 350 tra detenuti ed ex detenuti.
di Maria Concetta Bonetti
orizzontescuola.it, 27 ottobre 2025
Quando sono entrata per la prima volta in un carcere minorile avevo una penna, qualche libro e un nodo in gola. Il cancello si è chiuso alle mie spalle con un rumore secco, che non ho mai dimenticato. Da allora, per dieci anni, quel rumore ha segnato l’inizio di ogni mia giornata di lavoro. Mi avevano detto che insegnare lì sarebbe stato diverso. Ma non mi avevano spiegato quanto.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 27 ottobre 2025
Va di moda, nel centrodestra, spifferare - e non c’è motivo per dubitare dell’intenzione - che “Giorgia Meloni non commetterà l’errore di Matteo Renzi”. Quello cioè di trasformare il referendum costituzionale (stavolta è sulla giustizia) in un voto politico su di sé. Allora la personalizzazione fu l’errore fatale e bye bye palazzo Chigi. Lo spiffero, che oggi rivela una preoccupazione, è destinato, vedrete, a diventare una pia illusione in tempi brevi. Ovvero: appena finite le Regionali, quando partirà una campagna referendaria lunga sei mesi. L’illusione è destinata a cadere non solo per ragioni di indole della premier, piuttosto incline a non sottrarsi alla pugna in prima persona, quando il clima si scalda. Ma soprattutto per ragioni squisitamente politiche.
di Gabriele Canè
La Nazione, 27 ottobre 2025
Forse bisognerebbe pensare anche a un’altra separazione. Bene se andrà in porto quella delle carriere tra pm e giudici: tra i Paesi di più solida civiltà giuridica, restiamo quasi l’eccezione. Ma non basta, un altro passo è necessario, fondamentale nel nostro malconcio stato di diritto: la separazione della giustizia dalla insostenibile lentezza dei suoi tempi. Quando Marina Berlusconi punta il dito accusatorio sui “persecutori giudiziari” del padre zittiti dall’ultima sentenza della Cassazione, non grida solo l’estraneità a ogni connivenza con la mafia. Ovvio. Denuncia anche e soprattutto come questa risposta sia arrivata dopo 30 anni! Indecente, come lo sono altre migliaia di casi che si trascinano nei rinvii di mesi per un’assenza in aula, nelle ripartenze di una causa perché il dossier è passato di mano, per una fotocopia che manca.
di Irene Famà
La Stampa, 27 ottobre 2025
Nel 1963 Gabriella Luccioli fu tra le prime 8 donne a indossare la toga in Italia. “Ho dovuto lavorare più dei colleghi maschi”. Quando il presidente della commissione dichiarò Gabriella Luccioli dottoressa in giurisprudenza con centodieci su centodieci cum laude ci furono applausi scroscianti. Un momento di orgoglio, soddisfazione. Trascorsi i festeggiamenti, però, della sua laurea Gabriella Luccioli non sa che farsene. “I miei compagni erano orientati, sin da subito, a preparare il concorso per entrare in magistratura, ma io non potevo perché donna”, racconta oggi, ottantacinque anni, simbolo di tante conquiste, altrettante vittorie, numerose picconate al “soffitto di cristallo” date, all’inizio, anche un po’ inconsapevolmente. Quando di “soffitto di cristallo” proprio non si parlava.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 27 ottobre 2025
Il nostro Codice penale fonda ancora la fattispecie sulla forza o l’abuso, ma dal 2013 la Convenzione di Istanbul ci impone di mettere in primo piano la volontà espressa dalla persona offesa. ora il Pd rilancia una riforma, ma il rischio è rinunciare alle garanzie. C’è chi la mette così: se fondassimo la definizione legale di stupro sul consenso, poi dovremmo girare con il registratore in tasca per garantirci la prova del “sì”?
di Simona Musco
Il Dubbio, 27 ottobre 2025
La giustizia ancora guarda con sospetto le donne che denunciano violenza. La senatrice dem in Commissione femminicidio: “Finché chiederemo alle vittime di dimostrare di aver resistito, continueremo a giustificare i colpevoli”.
- Aurora Matteucci: “Affidarsi alla fede del diritto penale non è la soluzione e sfibra le garanzie”
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