euronews.com, 25 ottobre 2025
Il ministero della Giustizia ha identificato 32 penitenziari che hanno spazi idonei per le stanze per l’intimità, già attive in almeno cinque carceri italiane. Dalla pratica sono esclusi i detenuti al 41-bis. L’Italia vuole aumentare il numero di “stanze dell’amore” in carcere. È ciò che emerge dalla risposta di luglio del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a un’interrogazione parlamentare di Italia Viva. Il ministero sta preparando le linee guida per attuare il diritto all’affettività nelle carceri italiane, ha affermato Nordio, aggiungendo che dei 189 istituti penitenziari italiani, 32 hanno spazi idonei per le stanze per l’intimità, mentre 157 non ne hanno aree adeguate. Le stanze per l’intimità sono camere dove le persone detenute possono incontrare i partner senza essere sorvegliati. Si tratta di una pratica già attiva in diversi Paesi europei, come Austria, Danimarca, Svizzera, Francia e Germania.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 ottobre 2025
Processo mediatico come insensata giustizia anticipata, l’indagato da considerare innocente, magistrati che giustamente indagano su altri magistrati. Concetti banali ma che se espressi dal numero due dell’Anm assumono una certa rilevanza, in questo particolare momento, ossia a pochissimi giorni dall’approvazione definitiva della separazione delle carriere al Senato e quindi dall’avvio della campagna referendaria. Una presa d’atto dell’esistente che serve alla magistratura per allontanare da sé vari spettri capaci di minarne l’immagine in questi mesi invernali ma molto caldi dal punto di vista politico.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 25 ottobre 2025
Il presidente dell’Anm: “La nostra campagna per il no senza politici”. “Chi, un modo o nell’altro, la butta in politica fa un grave torto alla discussione referendaria. Nostro compito sarà quella di tenerla nel merito su quale modello di giustizia vogliamo”. Ci dice così il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, che oggi a Roma, di fatto, aprirà la sua campagna del “no” alla riforma della giustizia nel corso di un’assemblea nazionale aperta a personalità esterne non politiche.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 25 ottobre 2025
Il presidente dell’Anm: “La nostra campagna per il no senza politici”. “Chi, un modo o nell’altro, la butta in politica fa un grave torto alla discussione referendaria. Nostro compito sarà quella di tenerla nel merito su quale modello di giustizia vogliamo”. Ci dice così il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, che oggi a Roma, di fatto, aprirà la sua campagna del “no” alla riforma della giustizia nel corso di un’assemblea nazionale aperta a personalità esterne non politiche.
di Giulia Basso
Il Piccolo, 25 ottobre 2025
Il dibattito sul discusso tema al convegno organizzato a Trieste da Forza Italia. Il vicepremier Tajani in un videomessaggio: “Giudici imparziali e tempi ridotti”. Il dibattito sulla riforma della giustizia si apre con un video e un passaggio di testimone. Prima Silvio Berlusconi, poi Antonio Tajani: l’origine e il presente di Forza Italia che si alternano sullo schermo del DoubleTree by Hilton a Trieste. “Il processo è già una pena, bisogna cambiare”, dice il Cavaliere come se fosse ancora in Parlamento. Poi tocca al vicepremier: “Finalmente ci sarà il diritto a giudici imparziali. Mettiamo in soffitta la proposta giustizialista di Bonafede”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 25 ottobre 2025
Forse non è un inedito assoluto. Non è nuova, la magistratura, nel denunciare l’aggressione mediatica ai giudici. Lo ha già fatto in precedenti occasioni. Sia quando le sentenze non assecondavano “le passioni del pubblico”, come le definisce giustamente il segretario del “sindacato”, Rocco Maruotti, sia quando i magistrati in generale, pm inclusi, sono finiti sotto inchiesta come l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti. È una scoperta, però, per l’associazione presieduta da Cesare Parodi, constatare che la furia cieca della giustizia-spettacolo può comportare un grave handicap nella battaglia referendaria sulla separazione delle carriere.
di Alessandro Martegani
rtvslo.si, 25 ottobre 2025
Francesco Paolo Sisto, ha compiuto ieri una visita nel carcere di Trieste, una delle tante strutture carcerarie sovraffollate in Italia, teatro in passato di rivolte e suicidi. Sisto ha sottolineato gli sforzi del personale per ridurre al minimo i disagi e ribadito l’importanza di un percorso che dia dignità e speranza ai detenuti sulla possibilità di avere un ruolo una volta usciti dal carcere. Il viceministro ha evidenziato il sovraffollamento della struttura, una situazione purtroppo abbastanza comune in Italia, paese che ha il poco invidiabile record di detenuti che si tolgono la vita in carcere dopo Francia e Regno Unito. A livello nazionale, sono detenute 63.120 persone, fra cui 20 mila stranieri, a fronte di 46.609 posti disponibili, ma in realtà i posti sono anche meno, perché nel conteggio sono inclusi quelli non operativi a causa di guasti ai locali o alle strutture.
di Benedetta Maffioli
milanopavia.news, 25 ottobre 2025
Un carcere al limite, dove la dignità rischia di restare chiusa dietro le sbarre. È quanto emerge dal sopralluogo effettuato venerdì 24 ottobre alla casa di reclusione di Opera dalla deputata del Partito Democratico Silvia Roggiani, e dal consigliere comunale Alessandro Giungi, dopo la lettera-denuncia scritta dai detenuti e inviata al magistrato di sorveglianza. Un documento durissimo, che parla di acqua fredda nelle docce, infiltrazioni, sezioni umide, scarsa igiene e mancanza di cure sanitarie adeguate e cimici da letto.
di Giampaolo Mannu
milanotoday.it, 25 ottobre 2025
L’ex cappellano dell’istituto penale per minorenni, Don Gino Rigoldi, respinge le accuse di omessa denuncia dopo che 33 detenuti hanno dichiarato di avere subito violenze all’interno del carcere milanese. “Mai viste torture. Al massimo qualche schiaffo, ma sono sempre intervenuto. Se avessi saputo avrei subito denunciato”. A dirlo è don Gino Rigoldi, l’ex cappellano dell’istituto penale per minorenni Cesare Beccaria, dopo che 33 detenuti hanno dichiarato di aver subito violenze all’interno della struttura. Secondo quanto appreso finora dalla stampa, tra gli indagati ci sarebbero anche l’attuale cappellano, don Claudio Burgio, e il suo predecessore, don Gino Rigoldi, che però respinge l’ipotesi di un’indagine nei suoi confronti.
di Dario Crippa
Il Giorno, 25 ottobre 2025
“Dovevamo esserci, per renderci conto di quello che tutti ci accomuna, il desiderio di riscatto e redenzione. Per troppi il carcere di Monza è un corpo estraneo e invece è un pezzo della città” commenta monsignor Marino Mosconi, arciprete di Monza. Nell’anno del Giubileo, e della Speranza, che è il motto di questa edizione, giovedì sera il Decanato di Monza ha organizzato una “camminata luminosa” coi lumini dalla chiesa di San Rocco alla casa circondariale di via Sanquirico. Un centinaio di persone ha percorso le strade che portano a un luogo spesso dimenticato come la casa circondariale. E se alla serata non erano forse in tantissimi, c’erano presenze significative.
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