di Gennaro Scala
Corriere del Mezzogiorno, 5 agosto 2026
La porta della cella si è aperta nella tarda serata di ieri e gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato il corpo senza vita. Costantino Russo, figlio del boss dei Casalesi Giuseppe Russo, detto “Peppe ‘o padrino”, è stato trovato impiccato nella sua cella del carcere napoletano di Secondigliano. Aveva 35 anni. Era detenuto in isolamento da quando, il 16 luglio scorso, aveva deciso di collaborare con la giustizia. Una morte che apre immediatamente un fronte investigativo delicatissimo. Perché Russo non era un detenuto qualunque: era l’uomo che, secondo gli inquirenti, aveva raccolto l’eredità criminale di una delle famiglie storiche della camorra casertana e che, proprio pochi giorni dopo l’arresto, aveva scelto di rompere con il passato iniziando un percorso con la Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
di Carolina Poli
La Nazione, 5 agosto 2026
Anche quest’anno la Camera Penale di Pistoia ha aderito alla iniziativa della Unione delle Camere Penali Italiane “Ristretti in Agosto”, accedendo alla Casa Circondariale di Pistoia nella mattinata di lunedì 3 agosto. A presenziare, in rappresentanza del proprio direttivo, sono stati gli avvocati Daria Bresciani, Lorenzo Cerri, Maurizio Bozzaotre, Sara Battistini e Lorenzo Cardelli, cui si sono uniti il Sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi, l’assessore Sandro Giannessi e il Garante dei Detenuti, avvocato Tommaso Sannini. “La situazione che abbiamo trovato è decisamente peggiorata rispetto a quella degli anni scorsi, a causa del sovrannumero dei detenuti: 85 al posto dei 63 che la struttura è destinata ad accogliere - dichiarano i rappresentanti della Camera Penale di Pistoia -. Tutto ciò crea un problema sia di spazi vitali, perché i reclusi sono costretti in celle che secondo i parametri della Cedu dovrebbero ospitarne quasi la metà, sia di gestione della vita intramuraria, riducendo la possibilità di organizzare quelle attività di istruzione e ricreative che l’art. 27 della Costituzione impone laddove prevede che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato”.
di Nina Verdelli
Vanity Fair, 5 agosto 2026
Dopo la morte di Abderrahim Fakir a Bologna, siamo stati nel mondo di chi convive con un disturbo psichiatrico. Abbiamo incontrato famiglie sole e personale sanitario allo stremo. Un malessere in drammatica ascesa che necessita di strutture specializzate e cura. Quando una persona con problemi psichiatrici arriva a commettere un reato o a disturbare la quiete pubblica, dovremmo chiederci che cosa è mancato prima. Invece, attorno a casi come quello di Abderrahim Fakir, morto il 19 luglio scorso a Bologna tra le mani delle forze dell’ordine che attuavano su di lui manovre contenitive, il dibattito verte intorno alle curiosità sbagliate: la provenienza geografica, i precedenti, il dovere o meno di immobilizzarlo.
di Mariano Croce*
Il Domani, 5 agosto 2026
Nel corso di due millenni, l’identità europea ha vissuto di una continua dialettica con l’altro da sé: dall’elastica intelligenza con cui Roma antica ha saputo appropriarsi delle forme di vita più remote ai movimenti incessanti delle genti che, nella modernità, hanno riscritto la fisionomia di interi popoli. Nel corso di due millenni, l’identità europea ha vissuto di una continua dialettica con l’altro da sé: dall’elastica intelligenza con cui Roma antica ha saputo appropriarsi delle forme di vita più remote ai movimenti incessanti delle genti che, nella modernità, hanno riscritto la fisionomia di interi popoli. Non c’è paese occidentale che sia stato capace di mantenersi in vita senza ibridarsi per tramite dei flussi migratori. Eppure, come per uno sconcertante atto di rimozione psichica, l’Europa tratta oggi la figura del migrante come quell’importuna anomalia il cui definitivo superamento le garantirebbe un futuro di rinnovata prosperità.
di Sara Frangini
Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2026
Certa politica è merce avariata. La comunicazione è il grande bluff che la vende. Il paradosso? Più il prodotto peggiora, più la confezione seduce. È una propaganda pericolosa. Lo è diventata quando ha smesso di voler convincere e ha cominciato a manovrare il processo con cui si formano le opinioni. La destra radicale e nostalgica ha scelto di comunicare proprio così, facendo della propria narrazione il filtro attraverso cui leggere i fatti. Cambiare un’opinione richiede spessore, cultura e contenuti. Molto più semplice competere sul terreno della viralità. Per chi considera ogni condivisione social un investimento elettorale, il valore di un contenuto non dipende più dalla sua attendibilità, ma dalla capacità di circolare, essere condiviso e ripetersi. È un meccanismo studiato da decenni.
di Alessandro Solidoro
Il Manifesto, 5 agosto 2026
Sui social girava la voce che dopo una sentenza del Tribunale supremo spagnolo chi fosse riuscito a raggiungere l’enclave via mare non sarebbe più stato rimandato in Marocco. Cosa accade quando la realtà ci arriva attraverso immagini e racconti scelti da altri? Platone immaginava uomini incatenati in una caverna, convinti che le ombre proiettate sulla parete fossero il mondo. A Ceuta le ombre hanno mosso i corpi. Sui social girava la voce che dopo una sentenza del Tribunale supremo spagnolo chi fosse riuscito a raggiungere l’enclave via mare non sarebbe più stato rimandato in Marocco. La sentenza vietava i respingimenti immediati, non i rimpatri previsti dalla legge. Migliaia di persone hanno tentato l’ingresso lo stesso. Ci sono stati morti. Quella lettura distorta non ha raccontato male la realtà: l’ha prodotta.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 agosto 2026
Spinta per costruire centri detentivi nei paesi terzi per chi fa domanda di protezione. L’accelerazione serve anche a fare pressione sulla Corte di Lussemburgo che potrebbe bocciare questo tipo di strutture. Intanto il governo assume 500 agenti di frontiera con il dl pubblica amministrazione. Dopo l’accelerazione sui return hub quella sui centri di detenzione dei richiedenti asilo nei paesi terzi. L’Italia continua a rilanciare sulle “soluzioni innovative” anti-migranti. Se è un segno di forza o debolezza, dovuto al bisogno di rimediare al flop dei centri in Albania, lo dirà il tempo. Intanto ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Consiglio giustizia e affari interni Ue ha dichiarato: “È il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure d’asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando vecchi tabù ideologici”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 5 agosto 2026
Il vertice di ieri in videoconferenza tra i ministri dell’Interno, la delegazione spagnola, la Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna ha consentito di condividere diverse valutazioni sugli eventi di Ceuta e sulla situazione attuale al confine esterno della città spagnola. Gli Stati membri si sono confrontati sull’importanza della protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea alla ricerca di soluzioni concrete e - perché no - alternative. L’arrivo nell’exclave spagnola di 72 mila persone provenienti dal Marocco (di cui 70 mila già rientrate nel Paese nordafricano) ha rappresentato, come evidenziato dal Commissario europeo per gli Affari interni, Magnus Brunner, uno stress test per l’Unione europea su diversi versanti.
di Alessandra Muglia
Corriere della Sera, 5 agosto 2026
I messaggi su Whatsapp: “Fratelli, al tramonto e all’alba del 15 agosto tutti entrano a Ceuta”. “Fratelli, al tramonto e all’alba del 15 agosto tutti entrano a Ceuta”. La chiamata rimbalza da qualche giorno sugli schermi degli smartphone, tra chat di WhatsApp e profili Instagram anonimi in lingua araba. Nemmeno il tempo di archiviare la notte del 30 luglio, quando decine di migliaia di persone hanno aggirato a nuoto la diga frangiflutti di Tarajal per entrare nell’exclave spagnola di Ceuta, che è già comparso un altro appello e una nuova data per “inondare” il confine spagnolo: Ferragosto. Maldita, fondazione spagnola di fact-checking, è da qualche giorno sulle tracce di questo nuovo tam tam digitale.
di Alessandro Fulloni
Corriere della Sera, 5 agosto 2026
L’arresto per un falso allarme bomba a scuola. Rinchiuso 96 ore in un carcere per adulti. “Pronto? C’è una bomba a scuola”. Una telefonata, forse per evitare un compito in classe o un’interrogazione, che in una manciata di ore si è trasformata in un “caso” giudiziario pesantissimo. L’autore della chiamata che ha portato all’evacuazione della scuola, il 15enne F. S., che vive con la famiglia a Malta, è stato arrestato dall’autorità giudiziaria de La Valletta. Per il giudice, quella “bravata” adolescenziale si è tradotta nell’accusa di procurato allarme che ha spalancato le porte del carcere al ragazzo, detenuto da 72 giorni. Per 96 ore è rimasto nella sezione per adulti del penitenziario di Corradino dove ha manifestato un crollo psicologico, arrivando a ferirsi. Poi è stato trasferito in un centro di detenzione minorile. Ma la situazione non è migliorata.
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