di Antonio Di Rosa
La Stampa, 27 luglio 2026
Si può litigare, anche con buona dose di propaganda su tutto, ma non sui principi fondativi di uno Stato. È solo sulla base di un riconoscimento comune di ciò che disciplina la vita democratica che si può baccagliare sul resto: schieramenti, programmi, vannacciate e campi larghi o stretti. I partiti e chi li rappresenta devono fare un salto di qualità sul rispetto della casa comune e non fare ragionamenti per tenere in piedi la propria bottega. La scelta dei cittadini sarà fatta su questi principi.
di Elvira Serra
Corriere della Sera, 27 luglio 2026
L’ultimo capitolo? L’ex generale Roberto Vannacci che arriva a manipolare con l’Intelligenza artificiale perfino il volto del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’atto di concedere la grazia a Mario Roggero. Sono l’unica ad avere fatto un balzo sulla sedia guardando l’ultimo video pubblicato su Instagram dall’ex generale Roberto Vannacci che arriva a manipolare con l’Intelligenza artificiale perfino il volto del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’atto di concedere la grazia a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour in carcere dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver inseguito e ucciso in strada due rapinatori in fuga?
di Federica Pennelli
Il Domani, 27 luglio 2026
La città si avvia verso le comunali del 2027. Crescere nel capoluogo, per molti ragazze e ragazzi, significa spesso abitare contesti di marginalità sociale. Crescere a Milano, per molti ragazze e ragazzi, significa spesso abitare contesti di marginalità sociale, troppo spesso raccontati solo attraverso lenti repressive e stigmatizzanti. La disfida Calabresi-Majorino. Rischio primarie pure a Milano Abitare il possibile Anche partendo da questo dato di realtà l’organizzazione umanitaria WeWorld, attraverso il progetto We Care, cerca di proporre un approccio integrato tra dimensione clinica ed educativa. L’obiettivo è riconoscere i segnali di disagio e attivare percorsi di accompagnamento, ricostruendo i legami tra adolescenti, famiglie e scuola.
di Raffaele Alberto Ventura*
Il Domani, 27 luglio 2026
Quella che il gergo tecnocratico chiama “salute mentale” non è altro in fondo che l’antichissima questione filosofica della felicità. Oggi sistemi sanitari sovraccarichi offrono scorciatoie mediche per risolvere dei problemi radicati nella cultura. Ma è proprio dalla cultura che dobbiamo ripartire se a furia di “parlare di salute mentale” non vogliamo diventare tutti pazienti in un grande manicomio. “Salute mentale”: queste due parole sono arrivate a riassumerne tante, troppe: malessere, disagio, follia, alienazione, nevrosi. Dietro uno slogan pieno di buone intenzioni si annidano patologizzazione, tecnicizzazione, securitizzazione.
di Andrea Marcolongo
La Stampa, 27 luglio 2026
È come se, mentre tutto cambia, diventasse sempre più difficile rispondere alla domanda più semplice: perché educhiamo? Non abbiamo mai riposto tante speranze nella scuola. Eppure, non abbiamo mai diffidato tanto di essa. In tutta Europa l’istruzione è diventata uno dei grandi temi del dibattito pubblico. Discutiamo di riforme, di metodi didattici, di tecnologie, di intelligenza artificiale. Ogni nuova proposta promette di risolvere i problemi della scuola, ma finisce quasi sempre per alimentare nuove inquietudini. È come se, mentre tutto cambia, diventasse sempre più difficile rispondere alla domanda più semplice: perché educhiamo? Ho l’impressione che il dibattito sia spesso impostato nei termini sbagliati. Parliamo di programmi, di strumenti, di metodologie, quando la questione decisiva non è tecnica, ma politica nel senso più alto del termine. Ogni democrazia, infatti, è chiamata a rispondere a una domanda essenziale: che cosa ritiene degno di essere trasmesso alla generazione che verrà?
di Pino Di Maula
fotosintesi.info, 26 luglio 2026
Uno Stato che riempie le celle oltre ogni limite, riduce gli spazi, chiude i detenuti per gran parte della giornata e affida a un personale numericamente e psicologicamente stremato il compito di governare ciò che la politica ha reso quasi ingovernabile. Sessantaquattromila persone stipate in istituti con un sovraffollamento reale vicino al centoquaranta per cento. Stranieri senza mediatori, tossicodipendenti senza comunità, persone con disturbi psichici curate soprattutto con psicofarmaci, minori trasferiti lontano da casa e ventisette bambini rinchiusi con le madri. Mentre i delitti non mostrano un’emergenza paragonabile alla retorica politica, il governo continua a produrre decreti, nuovi reati e carcere.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 luglio 2026
L’Anm: “Attacco inaccettabile”. Il procuratore afferma che gli istituti di pena sono gestiti dai clan e il Guardasigilli si indigna: “Gravità inaudita”. Poi il contropiede di sindacati e magistratura a difesa della toga. Il duello tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la magistratura si riaccende. Questa volta a far saltare il tappo sono state le dichiarazioni del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, che ieri, nel corso di un incontro sul racket del pizzo organizzato da Assostampa, ha affermato che gli istituti di pena “non sono più sotto il controllo dello Stato”, quindi “le carceri non esplodono perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono”.
di Lara Sirignano
ansa.it, 26 luglio 2026
“Siamo vicini a De Lucia e al personale della polizia penitenziaria”. I primi a schierarsi a fianco del procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, che ieri aveva lanciato un pesante allarme sullo stato delle carceri italiane, sono stati i sindacati di polizia penitenziaria, i rappresentanti, cioè, degli agenti che, a dire del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il capo dei pm del capoluogo siciliano avrebbe messo sotto accusa. Nel corso di un incontro pubblico de Lucia aveva denunciato una realtà che gli addetti ai lavori stigmatizzano da anni: “Noi paghiamo il fatto che gli istituti di pena non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è detenuto altrove”, aveva detto de Lucia.
di Michele Andreano
eurispes.it, 26 luglio 2026
La presenza di bambini all’interno delle strutture penitenziarie insieme alle madri detenute è un tema che crea inevitabili fratture etiche. Le esigenze di difesa sociale e l’esercizio della potestà punitiva dello Stato si scontrano con la tutela dei diritti fondamentali dell’infanzia, tra i quali quello di crescere in un ambiente sano e vicino alla propria madre detenuta. Il legislatore italiano ha tentato più volte di mediare tra l’esigenza punitiva e cautelare e la tutela del preminente interesse del minore (best interests of the child), concetto cardine della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989. Tuttavia, nonostante i tentativi di riforma, i dati statistici più recenti evidenziano che siamo ancora lontani da un risultato accettabile.
Lucia Castellano: “Bollate non è un premio, la dignità dovrebbe valere per tutti i Roggero d’Italia”
di Tiziana De Giorgio e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 26 luglio 2026
La prima direttrice del carcere milanese dove è detenuto il gioielliere: “Celle aperte per i condannati e progetti, non è l’Eden, ma un modello che andrebbe replicato ovunque”. In ogni regione ci dovrebbe essere un carcere come Bollate che accoglie tutti”. Ne è convinta Lucia Castellano, prima direttrice dell’istituto alle porte di Milano dopo aver preso il testimone da Luigi Pagano, oggi garante dei detenuti, che ne è stato l’ideatore. Il provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia ha deciso che per il momento Mario Roggero potrà rimanere lì, dove ha scelto di costituirsi. Una casa di reclusione considerata un’eccellenza, un unicum in Italia, dove di prassi si accede dopo aver scontato parte della pena in altri istituti. “Ma Bollate non può essere considerato un premio”.
- “Quel cognome così difficile e le lettere di papà dal carcere. Non l’ho mai abbandonato”
- La lunga storia dei pacchetti sicurezza: in 4 anni una pioggia di leggi e proposte (tra propaganda e panpenalismo)
- Due pesi e due misure per i reati di adulti e minori
- Meno dell’1% i giudizi di assoluzione per immaturità del minorenne
- “L’imputabilità tra 14 e 18 anni non aumenterebbe la sicurezza. Ai ragazzi servono progetti”









