di Giorgio Vittadini*
Avvenire, 26 luglio 2026
Il sistema “imperfetto più perfetto” soffre la debolezza culturale dei partiti e la lenta perdita di centralità del Parlamento. Ma la differenza in una democrazia la fanno le persone e la loro partecipazione alla vita pubblica. A cominciare dai corpi intermedi. La difficoltà di governare l’Italia non dipende solo dagli assetti istituzionali o dalla forza dell’esecutivo. Essa nasce soprattutto dalla debolezza culturale dei partiti che non ha permesso loro di contrastare altre logiche di potere estranee alla politica e al bene comune. Che cosa è successo alla politica italiana? Le crisi degli ultimi decenni sono maturate quasi sempre da contrasti all’interno delle maggioranze. E questo è il segno dell’assenza di un programma condiviso prima ancora che di una questione numerica.
di Gad Lerner
Il Manifesto, 26 luglio 2026
La guerra ai ragazzini in nome della sicurezza pubblica è una delle poche guerre attraverso cui la destra di governo calcola di riuscire a mantenere il proprio consenso. Zang tumb tumb, bombardiamo le Baby Gang, operazione Antimaranza! La settimana è iniziata così, lunedì 20 luglio, con il proclama della Polizia di Stato diramato dal Viminale in stile Cinegiornale Luce musicato con una colonna sonora da reality e condiviso dalla presidente Meloni in persona sui social. Titolo vidimato col logo del Ministero dell’Interno: “Operazione Antimaranza”.
di Daniele Aristarco*
Il Manifesto, 26 luglio 2026
Una legge che interviene sui giovani dovrebbe misurarsi con ciò che sappiamo dell’adolescenza e con la responsabilità educativa nei loro confronti. Quando pubblicò “Dei delitti e delle pene”, Cesare Beccaria aveva poco più di venticinque anni. In quelle pagine scrive che non è l’asprezza della punizione a prevenire i reati, ma la certezza della giustizia. Eppure, ogni volta che la sicurezza diventa un tema politico, qualcuno promette di aumentare le pene. Lo dimostra anche il disegno di legge ribattezzato “ddl anti-maranza”.
di Riccardo Lo Verso
Il Messaggero, 25 luglio 2026
De Lucia: “Al comando le organizzazioni criminali”. La replica del Guardasigilli: “Frasi di una gravità inaudita”. Carceri colabrodo, dove i mafiosi dettano legge e passano ordini all’esterno. Solo il potere dei boss evita l’esplosione del malcontento nelle strutture sovraffollate. A tracciare un quadro sconfortante è il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, ad un convegno organizzato da Assostampa Sicilia. Le sue parole provocano la reazione del ministro della giustizia Carlo Nordio. Ne viene fuori un durissimo botta e risposta. “Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere”, spiega il capo dei pm palermitani.
di Thomas Bendinelli
Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Il Prof. Carlo Alberto Romano: “La legge prevede forme di pena alternative per gli ultra settantenni, ma sono esclusi diversi reati, fra cui quello per cui è stato condannato Roggero”. Il gioielliere Mario Roggero, condannato a 14 anni e nove mesi di detenzione per l’omicidio di due persone e il ferimento grave di una terza, che avevano tentato una rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, ha 72 anni. Tra le molte cose dette a riguardo, spesso a sproposito, c’è anche quella secondo cui sarebbe troppo anziano per finire in carcere. Roggero non è, naturalmente, l’unico settantenne detenuto in Italia. A Verziano ricordano ancora il caso di una donna ultraottantenne condannata e le ultime statistiche diffuse dall’associazione Antigone raccontano di una popolazione carceraria che invecchia progressivamente. Una tendenza che riguarda anche Brescia. A Canton Mombello il tasso di affollamento ha raggiunto il 210 per cento. Secondo Antigone, nel 2025 gli ultrasettantenni detenuti in Italia erano 1.348, contro i 1.238 del 2024. Più di duecento si trovano negli istituti lombardi. Nel 2005 gli over 70 rappresentavano lo 0,6 per cento della popolazione carceraria, oggi sono oltre il 2 per cento.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 25 luglio 2026
Non solo le opposizioni, anche penalisti, magistrati, sindacati di polizia, operatori, associazioni che lavorano con i minori. Sul disegno di legge varato con un blitz dal governo, è una pioggia di critiche, mentre la maggioranza ha continuato noncurante a rilanciare. Il testo prevede l’inversione dell’onere della prova per i giovani che dovessero finire a processo: nessuna presunzione di incapacità di intendere e di volere come stabilito dal codice del processo penale minorile, questa, al contrario dovrebbe essere accertata dal pm e dal giudice. Perché “chi sbaglia paga”, non conta l’età, come ha rivendicato Meloni. Secondo l’Unione delle camere penali si tratta di “una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile, storicamente costruita sulla consapevolezza che l’adolescenza è una fase caratterizzata da una personalità in formazione e da una maturazione non ancora compiuta”.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 25 luglio 2026
Il governo e Meloni hanno dichiarato guerra ai giovani. Dopo avere introdotto il crimine di rave party, aver massacrato la giustizia penale minorile con il dl Caivano, avere affollato gli istituti penali per minorenni, avere previsto ammonizioni e Daspo per i più piccoli, adesso provano a intaccare il codice penale nella parte sulla imputabilità. È stata preannunciata una norma ben più reazionaria di quelle già presenti nel codice fascista del 1930. Con il nuovo ddl governativo gli adolescenti, di età compresa tra i 14 e 18 anni si presumono maturi, responsabili e dunque pronti per andare in galera. Chi sbaglia paga anche sei hai 14, 15,16 o 17 anni, ha detto la presidente del Consiglio. Così si ammazza una generazione. Così si ammazza il diritto che mette al centro l’interesse superiore del minorenne.
di Davide Vari
Il Dubbio, 25 luglio 2026
La cura protettiva nei confronti dell’adolescenza non ce l’aveva regalata il Sessantotto. C’era già nel codice penale fascista, che non era precisamente un manuale garantista. Neanche il codice Rocco era arrivato a tanto. E badate: non è una premessa ideologica, né un pregiudizio. È un fatto. Certo, questo giornale ha criticato diverse scelte del governo, soprattutto in tema di sicurezza, e ne ha condivise altre, come nel caso del referendum sulla separazione delle carriere. Ma con il disegno di legge “Maranza” è stata superata una linea di confine politica, giuridica e culturale che dovrebbe far scattare più di un allarme. E che, ne siamo certi, anche il Quirinale, garante e custode della Costituzione, guarda con attenzione e, immaginiamo, con qualche preoccupazione.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Mattarella pronto a intervenire con la sua moral suasion, nel caso il ddl sull’imputabilità dei minori presentasse parti manifestamente incostituzionali. La premier tira la corda e la tira su più fronti. La legge sui minori, che capovolge l’onere della prova stabilendo che da 14 a 18 anni si è sempre punibili salvo dimostrazione dell’incapacità di intendere, è una forzatura che irrita e preoccupa il Quirinale. Non significa che il capo dello Stato intenda intervenire. Dipenderà da come nel corso dell’iter legislativo verranno risolti i problemi tecnici e costituzionali, in particolare in merito alla compatibilità della norma con l’articolo 31 sulla protezione dell’infanzia della gioventù, sull’inversione dell’onere probatorio e sulla compatibilità con la convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Ecco l’ultimo tassello di un modello repressivo. Un ribaltamento che rischia la bocciatura della Consulta. Maranza è un’etichetta. Divide i ragazzini che vanno bene, quelli italiani, da quelli che non vanno bene, gli stranieri di seconda generazione. Una volta erano i meridionali, oggi quelli che hanno cognomi stranieri, pur essendo italiani. Insomma, si colpiscono i diversi. Chi sbaglia paga anche a 15 anni, ha detto Giorgia Meloni, e poco importa se il rischio di incostituzionalità è dietro l’angolo. La norma, che modifica l’articolo 98 del codice penale, è l’ultimo tassello, ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, di un insieme di interventi sulla giustizia minorile che il governo ha adottato a partire dal decreto Caivano, in risposta a quella che l’esecutivo considera una recrudescenza della criminalità minorile.
- “Che errore trattare i minori come adulti. La verità è che Meloni insegue Vannacci”
- “Il Governo vuole sostituire lo Stato sociale con quello penale”
- Sui minori più propaganda che effetti concreti: “A rischio ci sono principi costituzionali”
- “Sbagliato rispondere al dilagare della violenza prendendo a modello la giustizia per adulti”
- “Un provvedimento feroce figlio solo della propaganda”









