di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 aprile 2025
La nave militare Libra al porto di Brindisi, in attesa di sciogliere le ultime incognite. “Gli stranieri irregolari saranno trasferiti oltre Adriatico al fine del loro successivo allontanamento verso i paesi di origine”, afferma il ministro Piantedosi. Ma a fine marzo nei Cpr italiani c’erano più posti vuoti di quelli disponibili a Gjader. “A brevissimo è previsto il trasferimento dei primi quaranta stranieri irregolari al fine del loro successivo allontanamento verso i paesi di origine”, ha dichiarato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferendosi alla nuova fase del progetto Albania. Grazie a un recente decreto del governo nei centri di Shengjin e Gjader andranno migranti in situazione di irregolarità amministrativa già presenti sul territorio nazionale, in attesa che la Corte di giustizia Ue si pronunci sul tema dei “paesi sicuri di origine” dei richiedenti asilo (il parere indipendente dell’Avvocato generale europeo diffuso ieri non lascia ben sperare il governo).
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 aprile 2025
“I giudici possono valutare la legittimità delle designazioni legislative”. L’avvocato generale della Corte di Giustizia europea Richard de la Tour precisa: un Paese può essere definito sicuro solo con garanzie concrete. Gli Stati Ue possono designare la lista di Paesi sicuri con atto legislativo ma i giudici posso valutare la scelta: questa la posizione espressa dall’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, Richard de la Tour, in merito al protocollo Italia Albania e al dl Paesi Sicuri. In particolare leggiamo nel provvedimento, non vincolante per la decisione finale della Cgue attesa prima dell’estate, che: “Uno Stato membro può designare un Paese terzo come Paese di origine sicuro mediante un atto legislativo. Tuttavia, il giudice nazionale chiamato a esaminare un ricorso avverso il rigetto di una domanda di protezione internazionale deve disporre, nell’ambito dell’esame sulla legittimità di tale atto, delle fonti di informazione che sono servite da base per tale designazione”.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 11 aprile 2025
Da molto tempo la società civile italiana impegnata nella riforma delle politiche sulle droghe denuncia la pervasività della legislazione sulle sostanze illegali nella società e quindi, a valle, sulle patrie galere. Il libro bianco, promosso fra gli altri dalla Società della Ragione e Forum Droghe, da ben quindici edizioni sottolinea come la legge Jervolino-Vassalli sia il volano del sistema repressivo nel nostro paese, e porti sostanzialmente in carcere un terzo della popolazione detenuta (per la precisione, al 31.12.2024 il 34,16%). Una percentuale abnorme, sia rispetto alla media europea (18%) che rispetto a quella mondiale (22%). È importante quindi che il Sottocomitato delle Nazioni Unite per la prevenzione della tortura (SPT) abbia dedicato, nel suo diciottesimo rapporto annuale adottato nello scorso febbraio, un’intera sezione alla valutazione delle politiche sulle droghe, inquadrandole come uno dei principali fattori di rischio per episodi di tortura e maltrattamenti nei luoghi di privazione della libertà.
di Paolo Dimalio
Il Fatto Quotidiano, 11 aprile 2025
“Indica sativa trade” è l’evento più importante dell’anno, per la filiera. Paura di sequestri e denunce per droga. E il desiderio della disobbedienza civile per vincere in Corte costituzionale. Rischiano l’imputazione per droga, dopo il dl sicurezza, eppure cento imprenditori della cannabis light sono pronti a sfoggiare la loro merce negli stand bolognesi della fiera “Indica sativa trade”, all’Unipol arena di Bologna. È l’evento più importante dell’anno, per la galassia canapa, sconvolta dal decreto del governo Meloni. La fiera si apre oggi 11 aprile e chiude i battenti il 13, in un clima surreale.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 11 aprile 2025
“Repressione delle manifestazioni, legislazioni punitive, uso illegale della forza: in tanti stati europei si riduce ancora lo spazio di riunione pacifica, inclusa l’Italia. La deriva verso una società basata sulla sorveglianza fa comodo a chi governa”.
di Mattia Feltri
La Stampa, 10 aprile 2025
La sfida è durissima ma abbiamo tutte le carte in regola per vincerla. L’anno scorso, quello del record assoluto, nelle carceri italiane abbiamo avuto ottantotto suicidi, esattamente uno ogni 4,14 giorni. Quest’anno, trascorsi quasi tre mesi e mezzo, i suicidi in carcere sono ventisette - l’ultimo martedì a Cuneo, se il numero non è salito nella notte -, ovvero uno ogni 3,57 giorni. Avanti di questo passo, il primato di ottantotto dovrebbe essere battuto e con un po’ di fortuna si può ambire alla favolosa quota cento, mai toccata manco quando c’era Lui, Benitone. Lo sforzo è immane e, da Giorgia Meloni in giù, nessuno lo prende sottogamba: pensate che, quando l’attuale governo è entrato in carica, nel settembre del 2022, i detenuti erano 55 mila e ottocento. Oggi sono oltre 62 mila.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 aprile 2025
Un confronto acceso, cifre discordanti e accuse di inefficacia hanno segnato ieri l’audizione del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove in Commissione Giustizia alla Camera, chiamato a rispondere alle interrogazioni dell’esponente di Italia Viva Roberto Giachetti sulle criticità del sistema carcerario, in particolare sul dramma dei suicidi e sul sovraffollamento. Dopo mesi di attesa, le risposte del governo non hanno placato le critiche, culminate in una dura replica del deputato, che ha definito “fallimentari” le politiche adottate. Delmastro ha aperto il suo intervento snocciolando dati ufficiali: 66 suicidi nel 2023, 82 nel 2024 e 16 nei primi mesi del 2025, a cui si aggiungono 122 decessi per cause naturali nel 2023, 126 nel 2024 e 33 nell’anno in corso. Per quanto riguarda i decessi per cause ancora in corso di accertamento, se ne contano 23 nel 2023, 19 nel 2024 e 13 nel 2025.
di Giunta e Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 10 aprile 2025
La circolare sull’Alta Sicurezza diramata il 27 febbraio dimostra come per il DAP la situazione nelle carceri è sì grave, ma per nulla seria. Non passa giorno senza che il carcere smetta di ricordarci le sue intollerabili condizioni di vita. La lunga scia dei suicidi scandisce, inesorabilmente, il tempo delle prigioni e con esso il lugubre calendario dei detenuti. Sono il segno più eclatante del malessere che alberga negli istituti penitenziari. E noi avvertiamo un senso di profonda indignazione e di forte timore nel ricordare i 28 detenuti - ultimo, a Cuneo - che, dall’inizio dell’anno, hanno deciso di porre fine alla loro vita. Un tragico numero che, assieme alle morti per altre cause, è arrivato a toccare la vetta degli 88 decessi dentro le sbarre, proiettandosi oltre il record dello scorso anno.
di Angela Stella
Il Dubbio, 10 aprile 2025
“La sentenza della Consulta è storica”, dice Nordio al question time, “ma ci vuole tempo”. Magi (+Europa): “Basta scuse, va attuata”. Nulla da fare per l’affettività in carcere. Lo ha ribadito il Ministro della Giustizia Carlo Nordio rispondendo ieri alla Camera ad una interrogazione di +Europa. Come è noto la sentenza 10 del 2024 della Corte costituzionale aveva riconosciuto che la possibilità per la persona detenuta di continuare a mantenere, durante l’esecuzione della pena, rapporti affettivi anche a carattere sessuale fosse “esigenza reale e fortemente avvertita” e corrispondente a diritto soggettivo da riconoscersi ad ogni detenuto, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 10 aprile 2025
Rispondendo al question time il Guardasigilli ha annunciato che il Ministero sta lavorando a dei moduli in legno, sul prototipo di Rebibbia. “Su 189 istituti penitenziari solo 32 hanno confermato allo stato l’esistenza di uno spazio idoneo alla affettività dei detenuti previa attuazione di ingenti e corposi interventi strutturali. Gli altri 157 istituti hanno dichiarato di non aver a disposizione spazi adeguati”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo nell’aula della Camera a un’interrogazione del deputato Magi sul diritto all’affettività delle persone detenute.
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