di Anna Foti
ilreggino.it, 5 agosto 2025
Il coordinamento Pari Opportunità del Uil Calabria ha fatto appello alla garante regionale Russo. L’associazione Antigone ha visitato anche la sezione femminile del carcere Panzera, rilevando una serie di pregnanti criticità. “Nella sezione femminile di Reggio Calabria mancano acqua calda, spazi adeguati, attività trattamentali, supporto medico 24 su 24 e servizi educativi efficaci”. L’associazione Antigone, dal 1991 impegnata a promuovere diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, visitando entrambe le due sezioni calabresi a Reggio e a Castrovillari, ha rilevato le condizioni che rendono le donne detenute quasi sottoposte a una doppia pena. Vittime di marginalità anche dentro il carcere, in un contesto penitenziario complessivo già critico.
L’Unione Sarda, 5 agosto 2025
“La presenza dell’esercito non può essere un vanto”. A due anni e mezzo dall’evasione di Marco Raduano dal carcere di Badu e Carros, è ancora attivo un presidio militare. Una situazione che solleva interrogativi sull’efficacia delle misure adottate finora. “Se a distanza di due anni e mezzo dalla ferita inferta all’inviolabilità del carcere nuorese da Marco Raduano è ancora necessario un presidio militare davanti a Badu e Carros viene spontaneo chiedere quali iniziative il Ministero della Giustizia abbia messo in campo per garantire la completa autonomia gestionale da parte della Polizia penitenziaria della casa circondariale nuorese”. Lo afferma, in una nota, la presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, Maria Grazia Caligaris, facendo osservare che le “pecche” dell’istituto penitenziario, noto per essere un carcere di massima sicurezza anche con detenuti al 41bis, non sembra siano state sanate.
Ristretti Orizzonti, 5 agosto 2025
Mercoledì 6 proposta di numero chiuso per le carceri italiane. Martedì 5 agosto, a partire dalle ore 23:00, Europa Radicale trasmetterà in diretta social una veglia notturna di fronte al carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino. “A un anno esatto dalla veglia che organizzammo nello stesso luogo - afferma Igor Boni - durante la quale esponemmo i nomi delle persone che si sono tolte la vita in carcere, la situazione è peggiorata. Ribadiremo la cecità del duo Delmastro-Nordio, responsabile di continue violazioni dei diritti sia dei detenuti che degli agenti penitenziari. Daremo anche i numeri aggiornati del sovraffollamento carcerario.”
vaticannews.va, 5 agosto 2025
A un mese esatto dall’appello del Presidente Mattarella sull’emergenza carceri, si sono svolte in tutta Italia manifestazioni organizzate dalla Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale. L’intervista con il portavoce della Conferenza e garante territoriale della Regione Campania, Samuele Ciambrello. Sovraffollamento e suicidi in carcere e, ad aggravare il tutto, l’emergenza caldo: le iniziative messe in atto dal Consiglio nazionale forense impegnato a dar vita a una rete nazionale per affrontare le criticità della detenzione, nella testimonianza del presidente, Francesco Greco.
di Gaia Gazzara
milanosegreta.co, 5 agosto 2025
Un progetto che trasforma barconi in strumenti di speranza, dando ai detenuti una seconda occasione attraverso la liuteria. Il carcere di Opera, a pochi chilometri da Milano, non è solo uno degli istituti di detenzione più grandi d’Italia, ma anche un luogo dove la detenzione si fonde con la possibilità di rinascita. Tra le sue mura infatti, prende vita un’iniziativa fuori dal comune: un laboratorio di liuteria che trasforma l’arte millenaria della costruzione degli strumenti a corda in un percorso di rigenerazione per i detenuti, offrendo loro una nuova prospettiva attraverso il saper fare manuale e creativo.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 5 agosto 2025
È uno di quei casi in cui la toppa potrebbe rivelarsi peggiore del buco. E cioè: già era stata singolare l’incriminazione della premier Meloni, dei due ministri dell’Interno Piantedosi e della Giustizia Nordio, e del sottosegretario Mantovano, delegato al controllo dei servizi segreti, per un’operazione che - certamente discutibile come quella della liberazione del torturatore Almasri, malgrado il mandato di cattura emesso nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale - era stata messa in pratica nell’ambito dell’attività degli stessi servizi. Un “lavoro sporco” come quelli che di tanto in tanto i governi sono costretti a coprire. E vengono pertanto protetti dal segreto di Stato, che invece, erroneamente, in quest’occasione non fu messo. Ma ora il Tribunale dei ministri, un collegio di tre magistrati sorteggiati per questo delicato incarico, decide di scagionare la presidente del Consiglio - con la motivazione che non risulta un suo preciso coinvolgimento nella serie di decisioni pasticciate che accompagnarono il rimpatrio del torturatore libico, compreso il volo su un aereo di Stato - e rinviare a giudizio i due ministri e il sottosegretario. Spiegando che non ci sono prove documentali chiare della partecipazione di Meloni al “disegno criminoso”, e le eventuali deduzioni politiche non interessano il lavoro dei giudici. E aggiungendo che in tal senso si era mosso il procuratore di Roma Lo Voi, lo stesso che sei mesi fa fece partire gli avvisi di garanzia che scatenarono il più clamoroso, forse, caso di corto circuito tra giustizia e politica.
di Luca Bottura
La Stampa, 5 agosto 2025
Ieri Francesca Albanese ha pubblicato una sua foto davanti a un murale con l’immagine di Liliana Segre e una frase: “L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa”. Per accusarla di incoerenza nei confronti della Palestina. Mi sembra un enorme spreco che vado a spiegare. Attenzione: rischio buonismo. Albanese è una donna che ha visto l’indicibile di Gaza e l’ha denunciato. In cambio, ha ricevuto accuse gratuite e la fatwa israeliana. Segre è una donna che ha vissuto l’indicibile in un lager nazista e l’ha raccontato. In cambio, ha ricevuto minacce che la costringono da anni a vivere sotto scorta. Mi sembra un buon punto di partenza per un dialogo costruttivo.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 5 agosto 2025
Razzismo e antisemitismo sono i semi dei paradossi insiti dentro Israele. Per quanto possiamo capire, l’odio che si respira a Gaza è soffocante. La violenza esercitata contro i palestinesi sta portando alla loro disumanizzazione: li si sopprime fisicamente ma si cerca anche di liquidarne le tradizioni, di distruggerne la cultura, di abbrutirli nella carestia e in scontri fratricidi. Le bombe e i rastrellamenti non sembrano scalfire Hamas; in compenso spingono i gazawi verso una condizione disperata e dalla vergogna, dal dolore e dalla fame sembra scaturire una rabbia vulcanica, un odio fisico, palpabile, custodito come un tesoro: la pazzia omicida, lo dicevano tanti anni fa Frantz Fanon e Jean Paul Sartre, “è l’inconscio collettivo dei colonizzati”, così come la molla ultima che li spinge verso il fanatismo religioso restringendo il loro orizzonte politico ed esistenziale a un solo obbiettivo: cacciare l’occupante con tutti i mezzi, anche con una violenza estrema, parossistica tipo quella scatenata contro gli israeliani il 7 ottobre.
Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2025
Cresce l’uso della pena capitale nella monarchia del Golfo, soprattutto nei confronti di cittadini stranieri. Dall’inizio del 2025, sono 154 le persone giustiziate per reati di droga. L’Arabia Saudita ha giustiziato otto persone in un solo giorno. A riportarlo sono i media statali. Queste nuove esecuzioni confermano l’aumento dell’uso della pena di morte nella monarchia del Golfo, soprattutto per i reati di droga e nei confronti di cittadini stranieri. L’agenzia di stampa ufficiale saudita Spa ha riferito che quattro somali e tre etiopi sono stati giustiziati sabato 2 agosto nella regione meridionale di Najran “per aver introdotto illegalmente hashish nel regno”. Un uomo saudita, invece, è stato giustiziato per l’omicidio della madre.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 4 agosto 2025
Segnali dalle inchieste di Milano, delle Marche e della Calabria: la politica, pur tra imbarazzi e silenzi, ora tenta di difendere il proprio ruolo per non essere succube delle procure. Perché sa che ogni indagato è innocente fino a prova contraria. C’è un elemento interessante, e persino sorprendente, che riguarda un filo conduttore sottile che collega tre importanti inchieste che stanno movimentando la politica italiana. Le tre inchieste sono quelle di Milano, delle Marche, della Calabria, e per quanto possano sembrare storie distanti l’una dall’altra, in quelle storie vi è un elemento curioso, e persino positivo, che riguarda una questione sempre più rara all’interno della vita dei partiti: il tentativo della politica di difendere il suo perimetro vitale. Non sempre la politica mostra attenzione a questo tema, non sempre la politica fa qualcosa per evitare che sia la magistratura, per dire, a dettare alla politica le sue azioni, le sue mosse, le sue scelte, e quando questo accade, per quanto alcune scelte siano dettate più dall’agenda della strumentalità che da quella della sincerità, vale la pena fermarsi un attimo e dire: bene così. Le tre storie sono differenti, lo sappiamo, ma negli ultimi giorni, in buona parte delle forze politiche, vi è stato un sussulto di garantismo che merita di essere annotato.
- Strage di Bologna, non c’è giustizia senza ricordo
- Due agosto 1980, l’Italia diventi una Casa di Cristallo
- Piemonte. Dopo gli attacchi di FdI, Mellano candidato come garante dei detenuti per Torino
- Toscana. Carceri, dalla Regione risorse per l’assistenza psicologica ai detenuti
- Aosta. Morto da solo, in una cella: tragedia al carcere di Brissogne









