Ristretti Orizzonti, 11 aprile 2025
In riferimento all’articolo comparso su Il Resto del Carlino il 9 aprile 2025 a pag. 40, dal titolo "Diritti dei detenuti trans. Negate terapie ormonali”, il Dipartimento ad Attività Integrata di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL di Reggio Emilia tiene a smentire nel modo più reciso possibile che, come affermato nello stesso, le detenute trans non abbiano accesso alle terapie ormonali e ai colloqui psicologici. L’Azienda USL di Reggio Emilia prevede, per questa popolazione, una assistenza continua erogata quotidianamente dal personale medico, psicologico e infermieristico.
di Daniela Giovannetti
La Nazione, 11 aprile 2025
La Fondazione festeggia oggi i trent’anni di attività. La presidente Bellini: “Curiamo. l’incontro e l’accoglienza”. La Fondazione Ernesto Balducci compie 30 anni e questo pomeriggio celebra anniversario con un evento di condivisione dal titolo “Percorrere le distanze” che propone mostre, un convegno e musica alla Badia Fiesolana, la chiesa dove padre Ernesto officiava la messa. Presidente Grazia Bellini, di strada la Fondazione ne ha fatta tanta. “In 30 anni abbiamo organizzato convegni, tavole rotonde, mostre, pubblicato riedizioni degli scritti di Balducci e nuove pubblicazioni sempre ispirati dai temi a lui (e a noi) cari”.
di Davide Assael
Il Domani, 11 aprile 2025
Da un corso dell’Università cattolica di Milano svoltosi a Opera nasce Mabul, rivista ideata e redatta interamente da detenuti, che prende spunto da un termine biblico che descrive un’esperienza di smarrimento. Un progetto da sostenere. Nell’ambito del corso di Giustizia riparativa dell’Università Cattolica di Milano, tenuto da anni con enorme seguito dalla professoressa Claudia Mazzucato, un paio d’anni fa abbiamo tenuto all’istituto penitenziario di Opera, alle porte di Milano, delle lezioni sul mabul, categoria biblica che già altre volte abbiamo assunto sulle pagine di Domani come chiave interpretativa del tempo di crisi continua che ci tocca vivere.
di Rossella Cea
Quotidiano di Bari, 11 aprile 2025
Il valore terapeutico della scrittura come strumento di recupero e riscatto. Se Dovstojeski affermava che il grado di civiltà di una nazione si evince dalle sue carceri, per Gandhi chi si appresta a trascorrere anni della propria vita, o l’intera esistenza in carcere, è come un paziente che necessita di cure, e che si appresta a trascorrere una serie di interminabili giorni vuoti. Ma è proprio da quei giorni che bisognerebbe ripartire, per riuscire a dare un senso a quella vita spezzata, che pur continua, e che attenderà un giorno chi ne è rimasto lontano per lungo tempo. Presentato nella sede di Bari dell’Ordine dei giornalisti della Puglia, un progetto ad ampio respiro, che si propone di restituire attraverso il valore terapeutico della scrittura, quella dignità che in un ambiente come quello del carcere, viene spesso dimenticata dal mondo esterno.
di Monia Gaita
corriereirpinia.it, 11 aprile 2025
Si è svolto ieri, 9 aprile, nella Casa Circondariale di Bellizzi Irpino, un significativo incontro di presentazione del libro di un ex detenuto, Antonio Sauchella. Il volume dal titolo “Alba di carta - Memorie di una prigionìa”, racconta il tormentato percorso carcerario dell’autore che attraverso un ispirato-ragionato processo di introspezione, è riuscito a scavalcare gli argini del vuoto e a superare il baratro della droga. L’evento, curato dall’Unpli provinciale di Giuseppe Silvestri, è stato possibile grazie alle promotrici responsabili del progetto, le professoresse Elvira Micco e Ersilia Criscitiello, felicemente coadiuvate dai professori Bruno Vantaggiato, Giuseppe Nigro, e dalla referente, professoressa Claudia Di Franza. Per Elvira Micco: “Antonio Sauchella con la sua testimonianza ci ha fatto vivere momenti toccanti e soprattutto pieni di speranza. Il messaggio che io ne ricavo è che nella vita si può anche sbagliare e pagare per i propri errori, ma la vita stessa ci regala sempre una seconda possibilità, ed è soprattutto questa che non dobbiamo lasciarci sfuggire. Voglio, in breve, illustrare le ragioni che ci hanno portato a questo evento. La scuola in carcere costituisce sicuramente un’opportunità di crescita umana e professionale per noi insegnanti, però presenta caratteristiche di intervento educativo peculiari. Essa è prima di tutto destinata ad un’utenza di apprendenti adulti, ma direi di più, apprendenti adulti ristretti. Inoltre, abbiamo a che fare con un particolare luogo di lavoro con variabili organizzative particolari, distintive. In un contesto di detenzione, i tempi sono molto dilatati (l’arrivo degli studenti in classe avviene in orari spesso variabili), quindi le ore di insegnamento diventano numericamente inferiori a quelle preventivate. Un altro fattore influente per l’insegnamento è sicuramente il numero “fluttuante” degli studenti. Noi, però, dobbiamo svolgere il nostro lavoro al meglio. Il nostro compito è Educare ad apprendere, e ogni giorno, ci chiediamo come catturare l’attenzione dei nostri alunni e quale strategia o metodologia attuare. Perché un insegnante in carcere non deve soltanto trasmettere allo studente detenuto delle conoscenze, ma far venire fuori potenzialità latenti, soppresse, e spesso, mai coltivate.
di Marta Bravi
Il Giornale, 11 aprile 2025
“Prison times” analizza arredi e stanze per riflettere sulla detenzione oggi. “Prison Times - Spatial Dynamics of Penal Environments” è una mostra (fino al 31 maggio, dalle 11 alle 19), un catalogo e un calendario di incontri, che punta ad analizzare e a riflettere sullo stato contemporaneo della detenzione, ricostruendo gli ambienti penitenziari in Italia e nel mondo. Dalla domanda “Qual è la giornata tipo di un detenuto?” da Dropcity, il centro per l’architettura e il design ideato e creato dallo studio Caputo nei 10mila metri quadrati dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale, è nata una ricerca (curata da Andrea Caputo con la direzione creativa di Giada Zuan) che rivela la prigione come uno spazio scandito da tempi propri.
di Ester Palma
Corriere della Sera, 11 aprile 2025
Grazie ai dicasteri della Santa Sede per la Cultura e l’Educazione e per la Comunicazione, esperti del mondo accademico, arte, giornalismo si sono confrontati sulla cultura come strumento di crescita, emancipazione e dignità anche negli istituti di pena. Che Papa Francesco sia da sempre vicino ai detenuti e ai loro problemi lo si è capito fin dall’inizio del suo pontificato: era il 27 marzo 2013, Giovedì santo, ed era stato eletto da 14 giorni, quando a sorpresa scelse il carcere romano minorile di Casal del Marmo per celebrare la Messa in Coena Domini: per la tradizionale lavanda dei piedi scelse 12 giovani reclusi, tra cui due ragazze e due musulmani. A tutti parlò di speranza e sostegno reciproco anche nelle difficoltà della vita carceraria: lo stesso rito lo ha ripetuto nel 2023. E già da arcivescovo di Buenos Aires aveva detto in un’intervista: “Alcuni dicono: sono colpevoli. Io rispondo con la parola di Gesù: chi non è colpevole scagli la prima pietra. Guardiamoci dentro e cerchiamo di vedere le nostre colpe. Allora, il cuore diventerà più umano”. E ancora nell’incontro con i cappellani delle carceri dell’ottobre 2013, il Papa stupì tutti dicendo: “Mi domando: perché lui e non io? Merito io più di lui che sta là dentro? Perché lui è caduto e io no? È un mistero che mi avvicina a loro”.
di Franco Corleone
L’Espresso, 11 aprile 2025
Il Governo ha deciso la data per i referendum: si voterà l’8 e 9 giugno. Sarà una prova decisiva per capire se l’indignazione per le nostalgiche provocazioni di Giorgia Meloni si tradurrà in una forte partecipazione, necessaria per superare l’iniquo quorum, e fare in modo che il risultato sia valido creando una valanga di democrazia. Il tema della cittadinanza è fondamentale per rifiutare la discriminazione e i rigurgiti di razzismo, ma l’occasione di questo voto - che è stato conquistato prima con la raccolta straordinaria delle firme occorrenti per promuovere un referendum e poi con il giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale - ha un valore che va oltre il merito del quesito.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 11 aprile 2025
Mondo cattolico, politica e avvocatura discutono alla Camera. Trovare una sintesi possibile, per una legge possibile sul fine vita. Ciò che il Parlamento cerca da almeno 6 anni, ovvero da quando la Consulta gli ha chiesto di legiferare sul suicidio medicalmente assistito, è stato anche il cuore del dibattito tra politica, avvocatura e mondo cattolico che si è svolto ieri nella sala stampa della Camera in occasione dell’evento organizzato dal Dubbio. Ad ispirare l’iniziativa è l’ultimo libro di Lorenzo d’Avack, membro e già presidente del Comitato nazionale di bioetica, che indica già nel titolo gli elementi in gioco: “Filiazione e fine vita. Riflessioni bioetiche e giuridiche” (Scholé, Editrice Morcelliana).
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 11 aprile 2025
I rimpatri sono il tallone d’Achille delle politiche di contrasto dell’immigrazione irregolare: nell’UE nel 2024 soltanto il 30% dei migranti colpiti da un ordine di espulsione, a loro volta una modesta frazione dell’immigrazione indesiderata, sono stati effettivamente rimpatriati. Nel nuovo Patto sull’Immigrazione e l’Asilo (bozza del settembre 2023) il termine “ritorni” era citato 93 volte: un’autentica ossessione per i decisori europei. Ancora più magri i risultati italiani: 4.304 rimpatriati nel 2022, 4.751 nel 2023, circa la metà verso un solo Paese, la Tunisia. Anche tra i 6.665 trattenuti nei Cpr nel 2023 soltanto il 47% (3.134) è stato realmente espulso.
- Migranti. Posti vuoti in Italia, ma si va in Albania. “A brevissimo” i primi quaranta trasferimenti
- Migranti. Lista dei “Paesi sicuri”, la Corte Ue frena l’Italia
- Droghe. L’Onu: “Il proibizionismo è causa di tortura in carcere”
- Cannabis light, la ghigliottina del Decreto Sicurezza sulla fiera a Bologna
- Parla Noury: “Riarmo? Piuttosto c’è bisogno dell’Europa dei diritti”











