di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 4 agosto 2025
A 45 anni dall’attentato, il documentario di Alessandro Nidi con la voce narrante di Carlo Lucarelli racconta una giornata che non può essere dimenticata. Alle 10.25 del 2 agosto 1980 una bomba esplode nella sala d’aspetto della seconda classe della stazione di Bologna, provocando 85 morti e oltre 200 feriti. È l’atto terroristico più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale in Italia. In memoria delle vittime, nel 45° anniversario della strage, La7 ha riproposto “2 agosto 1980. Un giorno nella vita”, un documentario diretto da Alessandro Nidi. Carlo Lucarelli ne è narratore e autore insieme a Federica Campana e Paola Mordiglia.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 4 agosto 2025
Credo di avere visto piangere Paolo Lambertini una volta sola. Facevamo i carabinieri di leva a Chieti scalo. Erano i primi anni Ottanta. Mi raccontò di sua madre, Mirella Fornasari, travolta da un muro alla stazione di Bologna alle 10,25 del 2 agosto 1980. Ottantacinque morti, duecento feriti, 45 anni di polemiche che non si placano neppure di fronte ad una serie di sentenze inequivocabili e coerenti passate in giudicato. Strage fascista. Ed è ben strano un Paese che non ha il coraggio di dirlo. E che nemmeno nel giorno dell’ennesimo ricordo di quell’eccidio ha la forza di mandare sul palco se non il presidente del Consiglio almeno un suo vice.
di Giulia Ricci
La Stampa, 4 agosto 2025
Monica Gallo lascia dopo due mandati. Tra i candidati spiccano l’ex garante regionale e Pietro Buffa, ex direttore della casa circondariale di Torino. Ma anche Berardinella (esperta Ue in radicalizzazioni) e Franchitti, educatrice di grande esperienza. L’ex Garante dei detenuti in Piemonte Bruno Mellano punta al Comune di Torino. Ma a “sfidarlo” c’è Pietro Buffa, già direttore di quattro carceri e provveditore. La scorsa settimana, nelle mail dei capigruppo a Palazzo Civico, è arrivato l’elenco dei candidati (attraverso un avviso pubblico) alla successione della Garante Monica Gallo, che dopo due mandati sta lavorando in regime di prorogatio. Sarà il sindaco Stefano Lo Russo, dopo un confronto con i leader dei partiti e le indicazioni dell’ufficio Nomine, a scegliere chi si occuperà dei detenuti dei penitenziari torinesi. La decisione è prevista per settembre.
La Nazione, 4 agosto 2025
“Crediamo in questo modello che mette al centro la prevenzione, la tutela della salute mentale e la dignità delle persone” dicono il presidente Giani e l’assessore Bezzini. È stato rinnovato anche per il 2025 il progetto di supporto psicologico rivolto ai detenuti delle carceri toscane. La giunta regionale, su proposta dell’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini, ha stanziato 338 mila euro per l’anno 2025 come contributo alle aziende sanitarie che aggiungeranno da parte loro ulteriori risorse sui singoli progetti. “In continuità con il lavoro portato avanti in questi anni con questo stanziamento andiamo a rafforzare l’assistenza psicologica all’interno degli istituti penitenziari, insieme a tutte quelle azioni utili ad individuare tempestivamente situazioni di disagio e fattori di rischio per le persone detenute. Crediamo in questo modello che mette al centro la prevenzione, la tutela della salute mentale.
di Fabrizia Pavetto
valledaostaglocal.it, 4 agosto 2025
Un giovane detenuto libico si è tolto la vita nella notte tra venerdì e sabato all’interno del carcere valdostano. Aveva meno di trent’anni. Una morte silenziosa e drammatica che riaccende i riflettori sull’emergenza suicidi nelle carceri italiane. La procura indaga, il consolato libico attende. Si è chiuso in se stesso, dentro una cella. Poi si è chiuso anche il respiro. Un sacchetto di plastica stretto al collo, una piccola bombola di gas propano, la solitudine. Così è morto, nella notte tra l’1 e il 2 agosto, un giovane detenuto libico nel carcere di Brissogne. Meno di trent’anni, un passato segnato dai reati legati allo spaccio di stupefacenti, un presente spietatamente carcerario. Il futuro, invece, si è spento alle due del mattino, quando gli agenti della Polizia penitenziaria hanno trovato il suo corpo senza vita. Inutili i soccorsi, troppo tardi l’allarme. Il gesto, per quanto terribile, non è purtroppo isolato né sconosciuto. In ambiente carcerario, la tecnica è nota: la plastica intrappola il gas, l’inalazione porta rapidamente alla perdita di coscienza, e poi alla morte. Un suicidio lucido, preparato, silenzioso. Senza urla, senza richieste d’aiuto. La morte in carcere spesso arriva così: nella notte, nel silenzio di una cella, sotto le telecamere spente dell’attenzione pubblica.
radioroma.it, 4 agosto 2025
Un detenuto italiano è stato trovato privo di vita ieri mattina all’interno della sua cella nel carcere romano di Regina Coeli. Le cause della morte non sono ancora state chiarite e sono attualmente in corso gli accertamenti da parte delle autorità competenti. A dare l’annuncio è stato il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe), che attraverso il segretario Maurizio Somma ha espresso preoccupazione per le condizioni della struttura e per la difficoltà crescente del personale penitenziario nel gestire la sicurezza. Anche Donato Capece, segretario generale del sindacato, ha rinnovato l’invito alle istituzioni affinché si investano risorse concrete per garantire maggiore sicurezza negli istituti di pena del Lazio e tutelare operatori e detenuti.
di Paola Pioppi
Il Giorno, 4 agosto 2025
Un letto a terra con tre detenuti, ammassati l’uno sull’altro, in condizioni igieniche disastrose tanto da poter parlare di “violazione dei più elementari diritti umani”. I rappresentanti della Camera Penale di Como e Lecco, che nei giorni scorsi hanno visitato il carcere Bassone di Como assieme ai consiglieri dell’Ordine degli Avvocati di Como e all’Associazione Nessuno tocchi Caino, restituiscono una fotografia “preoccupante, non degna di un paese civile e non conforme ai principi costituzionali del rispetto della dignità delle persone e del divieto di pene contrarie al senso di umanità e finalizzate alla rieducazione”.
di Valentina Moro
La Stampa, 4 agosto 2025
L’appello del garante Domenico Massano: il carcere non è collegato con la città. Così il reinserimento è difficile. Un carcere in mezzo al nulla e scollegato dalla città con troppi detenuti e il 40 per cento degli educatori che mancano. In occasione della mobilitazione nazionale per i diritti dei detenuti, il nuovo garante delle persone private dalla libertà, Domenico Massano, nominato un mese fa, ha fatto un sopralluogo nel carcere di Quarto d’Asti per analizzarne le problematiche e capire dove intervenire. “Il carcere non è collegato in nessun modo con i mezzi pubblici e non c’è neanche un marciapiede per raggiungerlo. Serve un bus per le famiglie che vanno a trovare i detenuti e per i carcerati quando escono in permesso o devono andare a lavorare - è l’appello lanciato alle istituzioni - Il lavoro è il principale modo per evitare la recidiva”.
di Jacopo Norfo
castedduonline.it, 4 agosto 2025
“Le parole del Ministro Carlo Nordio chiariscono definitivamente le modalità scelte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: i detenuti al 41bis arriveranno nella Casa Circondariale “Ettore Scalas” di Cagliari-Uta alla chetichella insieme agli Agenti Penitenziari del Gom (gruppo operativo mobile), evitando il clamore che operazioni più ampie possono suscitare”. Lo sostiene Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” facendo osservare che “il trasferimento dei boss sottoposti alla massima sicurezza a Sassari-Bancali è avvenuto allo stesso modo e pian pianino sono diventati 92”.
cagliaritoday.it, 4 agosto 2025
È ancora emergenza sanitaria nel carcere di Massama a Oristano. Per diversi giorni l’istituto penitenziario sarà nuovamente privo della presenza di un medico attivo 24 ore, esponendo detenuti e agenti a rischi gravissimi. A denunciarlo è la Uil Pa polizia penitenziaria della Sardegna, che definisce la situazione “inaccettabile” per un penitenziario di alta sicurezza, dove sono reclusi soggetti di altissimo profilo criminale. “L’assenza di un presidio medico costante - denuncia il segretario regionale Michele Cireddu in una nota - è un pericolo concreto. In caso di malori improvvisi ogni minuto può fare la differenza, e i tempi di arrivo del 118 potrebbero risultare fatali”. Non si tratta, sottolinea il sindacato, solo di un problema sanitario, ma anche di una questione di sicurezza generale: la mancanza di personale medico obbliga gli agenti a gestire emergenze che non rientrano nelle loro competenze.
- Torino. Veglia notturna davanti al carcere, poi la proposta: “Numero chiuso per le carceri italiane”
- Roma. Anche i detenuti delle carceri minorili a Tor Vergata
- Sassari. Sit-in davanti al carcere di Bancali per difendere le colonie feline
- Armando Punzo: “Cenerentola madrina di utopie, i veri reclusi vivono fuori dal carcere”
- Quei ragazzi uniti da impegno e rispetto









