di Pino Corrias
Vanity Fair, 9 aprile 2025
A dispetto delle carceri strapiene, il Governo ha votato 34 articoli che mettono viti e bulloni al nuovo ordine sociale, dall’arresto per resistenza passiva ai detenuti che protestano pacificamente alla cannabis light. Introdotto il reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario”, che comprende anche la resistenza passiva. Il governo a stelle e strisce gioca col mondo, moltiplicando i dazi. Noi giochiamo coi codici, moltiplicando i reati. Li distribuiamo a pioggia, corredati di nuove aggravanti. E pazienza per le carceri strapiene di detenuti, per i tribunali intasati di processi che non camminano, per i codici che invece di dimagrire diventano labirinti di nuove norme.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 9 aprile 2025
Con poco rispetto per i drammi delle guerre il termine “blindatura” si è diffuso. Un Ddl che ha incontrato difficoltà nel dibattito parlamentare viene clonato nel Decreto Legge sicurezza e blindato. La “blindatura” attinge al livello di guardia rispetto alla correttezza istituzionale quando la si impone per una revisione costituzionale. Il saggio Costituente ha invitato a ben riflettere, a pensarci non due, ma quattro volte, con un ulteriore spazio temporale di riflessione. “Separazione delle carriere tra giudici e Pm”, si dice, ma è una frode di etichette. Di ben altro si tratta: titolo del Ddl governativo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale…” e nella relazione si parla di “rivisitazione della forma di autogoverno”.
di Stefano Iannaccone
Il Domani, 9 aprile 2025
La metamorfosi del ddl Sicurezza in decreto è la nuova frontiera degli strappi istituzionali. Preoccupano il tentato blitz sui ballottaggi, l’attacco alla Corte dei Conti, il Def in versione ridotta. Un disegno di legge controverso, contestato con veemenza dalle opposizioni e dalla società civile, che si trasforma in un decreto mentre l’emergenza vera sarebbe l’introduzione dei dazi. Un blitz per provare a stravolgere la legge elettorale delle comunali, che è una delle poche ad aver resistito a decine di cambi di maggioranza. E ancora: una modalità anomala di portare avanti il nuovo Def, accorciando i tempi di previsioni diventati biennali e non più triennali.
di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2025
Caos, paura, terrore indotti ma controllati sono un ottimo viatico per la continuità dell’esercizio del potere e al contempo sono un potente fattore di distrazione. La repentina trasformazione del ddl “Sicurezza” in decreto legge non è stata soltanto un pegno d’amore offerto al tripudio di Salvini che andava a congresso con qualche fastidio; è anche un tassello decisivo all’interno di una strategia più ampia, spregiudicata e pericolosa, che ha come obiettivo, banale a dirsi, la conservazione dell’attuale assetto di potere ben oltre la fine “naturale” di questa Legislatura.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 9 aprile 2025
Una pratica per la definizione di “linee guida in ordine alla partecipazione dei magistrati ad eventi pubblici e per l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, di riunione e di associazione nel rispetto dell’interesse costituzionale alla garanzia del prestigio, della credibilità, dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura”. A proporla al Csm è stato, due giorni fa, il professor Felice Giuffré, componente laico eletto a Palazzo Bachelet su indicazione Fratelli d’Italia: il consigliere ha inviato la richiesta al Comitato di presidenza dell’organo di autogoverno delle toghe dopo giorni di aspre polemiche fra politica e Anm.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 aprile 2025
Il Governo rinvia la discussione sul ddl, priorità alla separazione delle carriere e alla riforma della custodia cautelare. Tensioni in vista dell’incontro tra Nordio e l’Anm. Il calendario di ieri della commissione Giustizia di Montecitorio poteva trarre in inganno: c’era infatti scritto che ci sarebbero state delle votazioni in merito alla proposta di legge per l’istituzione di una giornata dedicata alle vittime di errori giudiziari. Tuttavia non si è riusciti né a dare il mandato ai relatori per riferire all’Aula né si sono votati gli emendamenti. Mancava il parere del governo. La norma dunque dovrebbe arrivare nell’emiciclo di Montecitorio il 15 aprile solo per consentire al presidente della stessa commissione, il deputato di FdI Ciro Maschio, di comunicare la situazione di stallo e formalizzare il ritorno della pratica nell’organismo da lui guidato.
Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2025
Giustizia - Violazione art 3 CEDU - Letto a castello - Spazio disponibile - Movimento del detenuto in cella - Compromissione – Risarcimento. Dal punto di vista dell’accertamento della compromissione della possibilità di movimento del detenuto nella cella rileva allo stesso modo lo spazio occupato dal letto singolo, così come di quello occupato dal letto a castello. L’ingombro del letto singolo, pur se amovibile, deve essere scomputato dalla superficie della cella a disposizione del detenuto. Si tratta, infatti, di arredo, che, sebbene non fissato sul pavimento, non è suscettibile, per il suo ingombro o peso, di facile spostamento da un punto all’altro della cella e, pertanto, compromette il movimento del detenuto al suo interno. Corte di Cassazione, pen., sez. I, Sentenza del 03 aprile-2025, n. 12849
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2025
La Cassazione rammenta che la concessione della sospensione condizionale della pena è preclusa a chi abbia riportato due precedenti condanne. La sospensione condizionale è preclusa a chi abbia riportato due precedenti condanne per delitti. Lo ha rammentato la quinta sezione penale della Cassazione, nella sentenza n. 12361/2025 pronunciandosi sul ricorso di un imputato condannato (per i reati di cui agli articoli 497 bis, co. 1 e 2, e 495 c.p.) a un anno e quattro mesi di carcere, con esclusione del beneficio della sospensione condizionale della pena.
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2025
La Cassazione rammenta che ai fini della non menzione, in una prospettiva di risocializzazione, è precluso il riferimento alla natura del reato. Non si può negare la “non menzione” per ragioni di mera opportunità. In una prospettiva di risocializzazione, infatti, è precluso, il riferimento alla natura del reato. Lo ha rammentato la sesta sezione penale della Cassazione, nella sentenza n. 13263/2025, decidendo il ricorso di un imputato avverso la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro che riqualificava l’originario reato ex articolo 355 c.p., rideterminava la pena e negava il richiesto beneficio della non menzione.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 9 aprile 2025
Non capita spesso che maggioranza e opposizione votino allo stesso modo, specialmente su argomenti controversie divisivi come il carcere. Viene da pensare che in questi casi l’oggetto del confronto e la preoccupazione per il bene comune prevalgono sulle logiche di schieramento che sovente impediscono la soluzione dei problemi. È accaduto all’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna con la votazione all’unanimità di un ordine del giorno al Documento economico finanziario regionale in cui si impegna la giunta a sopportare economicamente i percorsi di esecuzione penale esterna promossi dalle Comunità educanti con i carcerati (CEC) presenti sul territorio emiliano-romagnolo, e a proporre nella Conferenza unificata Stato-Regioni il modello delle CEC come soluzione alternativa al sovraffollamento carcerario.
- Cuneo. In carcere da pochi giorni, si toglie la vita con un cappio
- Taranto. Detenuto in coma dopo aver tentato il suicidio: richieste di condanna per due agenti
- Rieti. Rissa fra detenuti stranieri, uno è in coma
- Bologna. Diritti dei detenuti trans: “Negate terapie ormonali”
- Venezia. “Inferno CPR”, conferenza sulle condizioni degli immigrati detenuti











