di Cristiano Cupelli
Il Foglio, 8 aprile 2025
La severità dello strumento penale viene percepita come la risposta più immediata e confortante a problemi complessi. Ma bisogna studiare, comprendere e superare il dogma vittimistico che dalle viscere del senso di fallimento individuale arriva ormai a condizionare le scelte politico-criminali. La proposta di introdurre nel codice penale un’autonoma figura di reato di femminicidio e il dibattito che ne è scaturito, ravvivato dai drammatici fatti di cronaca delle ultime ore, offrono l’occasione per chiedersi se davvero il troppo (e male) punire rappresenti esclusivamente il frutto di spregiudicati calcoli elettorali e vada pertanto ricondotto alle sole responsabilità del decisore politico o se, sullo sfondo, si possano intravedere matrici ulteriori.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 aprile 2025
Lo sfogo del rappresentante del gruppo Articolo 101: “Nel corso del tempo le correnti si sono avvicinate apertamente a partiti politici e non hanno mai smentito la vicinanza ideologica a quelle fazioni, appannando così l’immagine di imparzialità della magistratura”. “Stiamo discutendo se partecipare a eventi organizzati da partiti possa appannare o meno l’immagine di imparzialità della magistratura, ma la nostra immagine di imparzialità è stata intaccata dal modo in cui abbiamo vissuto l’associazionismo giudiziario. In questi anni noi stessi abbiamo macchiato la nostra immagine apparendo più vicini alla sinistra (con le correnti Area e Magistratura democratica), oppure più alla destra (con Magistratura indipendente), oppure al centro (Unicost). Ma di che parliamo? Questa è la fiera della grande ipocrisia delle correnti”.
di Lorenzo Stasi
L’Espresso, 8 aprile 2025
Il Sottosegretario: “Riduttivo parlare di toghe rosse, è un cronico sviamento della funzione giudiziaria. Spesso deragliano dai propri confini per decidere le politiche sui temi più sensibili”. Nel suo discorso di fronte agli avvocati del Consiglio forense per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il registro linguistico scelto da Alfredo Mantovano è da addetti ai lavori. Ma il senso del suo messaggio è chiaro - la magistratura spesso fuoriesce dai suoi confini e si percepisce come un potere intoccabile - e si trasforma inevitabilmente nell’ennesimo capitolo del continuo scontro tra governo e toghe. C’è “la tendenza delle corti a negare spazi regolativi al legislatore”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 8 aprile 2025
“Ormai lo scenario è più grave della macchiettistica questione delle toghe rosse. C’è un cronico sviamento della funzione giudiziaria che deraglia dai propri confini e decide le norme, le politiche sui temi più sensibili e chi le deve applicare. Attraversa tutte le giurisdizioni a prescindere da appartenenze e collocazioni”. Scatena la reazione dell’Anm la critica del sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovano, alla magistratura che “erode la sovranità popolare” e si fa “establishment”. Un’analisi condivisa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Non è più una questione di toghe rosse o nere”, dice al Consiglio nazionale forense, ma “obbedisce, nella degenerazione correntizia, a criteri di potere”.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 8 aprile 2025
Giovanni Zaccaro, giudice a Roma e segretario di AreaDg, secondo il ministro Nordio voi magistrati obbedite a “criteri di potere”. “Mi pare che ormai il Ministro si dedichi più alle esternazioni che a garantire il funzionamento dei servizi della Giustizia, come la Costituzione gli impone. Lancia accuse tanto infamanti quanto generiche. Se Nordio conosce persone ed episodi specifici, dovrebbe esercitare l’azione disciplinare come la legge gli impone. Se non li conosce, dovrebbe essere più sobrio nei giudizi nei confronti di un potere dello Stato”.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 8 aprile 2025
La presidente della commissione Giustizia del Senato ha fatto approvare a congresso leghista una mozione di sostegno al ddl sulla separazione delle carriere. “Anche nella magistratura ci sono voci autorevoli a favore della riforma”. Giulia Bongiorno, avvocato e presidente della commissione Giustizia del Senato, è convinta che una parte significativa delle toghe, in cuor suo, condivida l’impianto e le finalità del testo Nordio sulla separazione delle carriere, ma non possa dirlo apertamente. Dopo essere salita, domenica scorsa a Firenze, sul palco del congresso leghista per illustrare la mozione di cui era firmataria assieme al deputato Jacopo Morrone, nella quale si chiede al partito di Matteo Salvini di adoperare ogni sforzo per sostenere il cammino della riforma dell’ordinamento giudiziario, ha affidato al Dubbio qualche riflessione supplementare.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 8 aprile 2025
La famiglia del 26enne originario del Mali, ucciso alla stazione di Verona il 20 ottobre 2024, ha nominato Fabio Anselmo come avvocato, secondo cui ci sono “motivi di dubbio che meritano di essere approfonditi”. Il pm ha dato parere negativo all’accesso agli atti perché quei filmati che mostrerebbero cosa è successo avrebbero potuto essere dati alla stampa. È una storia che ne contiene molte, quella di Moussa Diarra, il ventiseienne ucciso alla stazione di Verona Porta Nuova all’alba del 20 ottobre 2024. Di certo, per ora, ci sono quei tre fori sul suo giubbotto: uno vicino al polso, uno sul cappuccio e uno all’altezza del cuore. Sono i proiettili sparati dall’agente della Polizia ferroviaria.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 aprile 2025
Gli ecoattivisti avviano azioni legali contro le modalità di fermo e identificazione durante due recenti proteste. “Perquisizioni degradanti e arbitrarie”, “violenza privata” e soprattutto “sequestro di persona”. Sono le accuse contenute in due denunce presentate dagli attivisti di Extinction rebellion (Xr) contro le questure di Roma e Brescia. Secondo gli ecoattivisti, e i legali che li rappresentano, le autorità avrebbero “apertamente violato le procedure previste dalla legge” nei fermi e identificazioni per le proteste realizzate il 22 novembre 2024 e il 13 gennaio 2025 nelle due città.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 aprile 2025
La decisione ridisegna i confini della dignità in prigione. La Cassazione ha stabilito che lo spazio vitale minimo garantito a un detenuto non può includere l’area occupata dai letti, anche se amovibili, ribaltando una sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Venezia che aveva rigettato il ricorso di un detenuto recluso nel carcere di Parma e riaccendendo così il focus sul confine tra legalità e dignità umana nelle carceri italiane. Parliamo di sovraffollamento e delle inevitabili conseguenze risarcitorie.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 8 aprile 2025
Per la Prima sezione penale vanno comunque valutati i legami familiari e affettivi che seppure non più tipizzati dalla norma costituiscono ormai principi sovraordinati. La Cassazione frena sulle espulsioni degli stranieri irregolari previste dal Dl Cutro, richiamandosi ai superiori principi della Cedu in materi di diritti umani. La Prima sezione penale, sentenza n. 13514 depositata oggi, ha così accolto il ricorso di un cittadino del Senegal arrivato in Italia da bambino e con forti legali familiari nel Paese, contro l’ordinanza di espulsione, alternativa alla detenzione, emessa dal Tribunale di sorveglianza di Ancona.
- Sardegna. Formaggi, miele e conserve dalle mani dei detenuti: i sapori del riscatto
- Milano. Il Comune chiede l’amnistia o l’indulto contro il sovraffollamento delle carceri
- Firenze. Il carcere di Sollicciano è sempre peggio, se fosse una scuola lo avremmo già chiuso
- Bologna. Nessuna attività, poco spazio: i 18 giovani detenuti “ingannati” alla Dozza
- Biella. Si è dimessa la Garante dei diritti dei detenuti











