di Franco Corleone
L’Espresso, 1 agosto 2025
L’appello di Mattarella e la sollecitazione del Presidente del Senato per interrompere la spirale di tragedia che avvolge le carceri italiane sono caduti nel vuoto. Peggio. I provvedimenti usciti da un Consiglio dei ministri straordinario provocano un vero sconcerto e un sentimento di desolazione. Le promesse sono sempre le stesse, ripetute stancamente: limitare le presenze in custodia cautelare, rimpatrio dei detenuti stranieri, trasferimento dei “tossicodipendenti” in comunità chiuse. Sullo sfondo viene evocato il progetto taumaturgico del commissario per l’edilizia penitenziaria che segnerà un ennesimo fallimento. Infatti la Corte dei Conti è feroce nel giudizio sulle realizzazioni, sui costi e sulle modalità di gestione del Piano Carceri (deliberazione del 18 aprile 2025, n. 42/2025/6).
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 1 agosto 2025
Nulla si muove, nei 190 penitenziari italiani. L’aria è ferma, stagnante, i “piani” carceri si accumulano, anno dopo anno, i suicidi continuano, giorno dopo giorno. Ogni tanto affiora una polemica sui giornali, magari perché un ex potente rinchiuso si è accorto che le prigioni sono scomode o perché si dà alla macchia una delle 100 mila persone che sono destinatarie di misure alternative. L’argomento non è allettante, figuriamoci d’estate, e si inabissa subito. Intanto nelle carceri si muore, più che d’inverno. La contabilità la fa l’associazione Ristretti Orizzonti. Gli ultimi: domenica a Pavia, “un uomo dell’est Europa” di 36 anni si è appeso alla porta della sua cella; martedì un italiano di 53 anni, in isolamento a Parma, si è impiccato usando l’elastico delle mutande. Di seguito tre storie, di due detenuti e di un agente. Tre suicidi normali, se questa è normalità.
di Giuseppe Spadaro*
Il Dubbio, 1 agosto 2025
La Costituzione vuole una sanzione che rieduchi, soprattutto in casi difficili come la violenza familiare. Esiste un articolo nella nostra Costituzione che recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. I padri costituenti hanno espresso questa volontà, che è la sintesi di ideologie e di pensieri filosofici di elevato spessore, all’articolo 27. La pena, assolutamente necessaria per chi commette il delitto, non può e non deve avere esclusivamente una funzione punitiva. Essa non deve umiliare la persona o essere solo un complesso di privazioni per il condannato. La pena non deve solo privare, ma deve anche offrire: prima fra tutte l’opportunità di una redenzione.
di Serenella Bettin
L’Espresso, 1 agosto 2025
Dalla Sicilia al Veneto, esposti e denunce dei garanti dei detenuti sulle carenze dell’assistenza. A Messina, una Tac inutilizzata perché mancano i soldi per ristrutturare la sala Esami rinviati per mesi e anche per anni. Ma per queste persone perdere tempo significa vivere o morire, nel silenzio imbarazzante del governo che spicca per la sua inerzia, per la sua desolante assenza”. La denuncia a L’Espresso è di Lucia Risicato, garante dei diritti dei detenuti di Messina. Nel carcere di Gazzi la situazione è oltre il limite. I detenuti scontano i ritardi del servizio sanitario, quelli del reperimento dei farmaci e quelli delle uscite per esami e visite per effetto della carenza di agenti penitenziari.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 agosto 2025
È detenuto al 41 bis e ha una diagnosi di glomerulonefrite membranosa, malattia renale grave e progressiva che, senza terapia tempestiva, conduce a insufficienza renale irreversibile. L’unica opportunità per evitare il peggioramento - e per molti l’unica speranza di sopravvivenza - è il Rituximab, farmaco immunosoppressore da somministrare in ambiente sterile con personale qualificato e monitoraggio continuo. Si chiama Giuseppe Crea, 47 anni, e il 7 ottobre davanti al Tribunale di Sorveglianza di Torino non si discuterà solo di un trasferimento carcerario, ma di un principio di civiltà: chi è privato della libertà, anche in carcere “duro”, non perde il diritto alla salute. Non si chiede uno sconto di pena, ma cure adeguate e immediate. Eppure Crea è stato “rimbalzato” da un carcere all’altro: Spoleto, Parma, Novara e di nuovo Parma, senza che nessuna direzione penitenziaria abbia preso in carico la sua richiesta di assistenza medica. Dietro questo scarica barile si cela l’ossessione per il 41- bis, che trasforma un malato in un “caso” da evitare. Il risultato è un ritardo che può costargli la vita.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 1 agosto 2025
È un documento che “va letto trattenendo il respiro”: così Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, l’associazione che si occupa della tutela e delle garanzie del sistema penale e penitenziario, avvisa i lettori nell’editoriale del XXI Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia “insostenibili” come più volte le ha definite il Presidente Mattarella. Il dossier, che si intitola appunto “Senza respiro”, è stato presentato giovedì scorso a Torino nella sede del Consiglio regionale del Piemonte.
di Alice Dominese
Il Domani, 1 agosto 2025
Secondo l’ultimo rapporto sulle condizioni di detenzione pubblicato dall’associazione Antigone, solo il 35 per cento dei reclusi è in carcere con una sentenza definitiva e, nella grande maggioranza dei casi, si tratta di giovani adulti tra i 18 e i 25 anni che hanno compiuto il reato da minorenni. La fine della scuola e della sua routine quotidiana arriva ogni anno anche negli istituti di pena minorili. Ma ciò che questa fine porta con sé non è il tempo del riposo e dello svago. Nella maggior parte dei casi è solo altro carcere e altro tempo vuoto che si sommano alle condizioni già critiche negli Ipm. Quando ad agosto 2024 decine di giovani detenuti hanno devastato e incendiato alcuni locali del carcere Ferrante Aporti di Torino, minacciando anche alcuni agenti di polizia e provando a evadere, la loro quotidianità era fatta di sovraffollamento, caldo estremo e assenza di attività.
di Vito Daniele Cimiotta
terzultimafermata.blog, 1 agosto 2025
Benvenuti nel grande teatro della giustizia italiana. In prima serata, il solito copione: un presunto colpevole, un procuratore che dirige l’orchestra mediatica, un esercito di opinionisti che improvvisano arringhe a colpi di tweet e talk show. L’imputato? Già condannato, ovviamente. Non dal giudice, ma dal pubblico - il vero sovrano di questa commedia grottesca. Il processo penale, anziché luogo di verità e garanzie, si è trasformato in uno spettacolo dove la presunzione d’innocenza è un fastidioso ingombro da eliminare. Tutti giudicano, tutti sentenziano, tutti pontificano. L’informazione si traveste da inchiesta, la cronaca diventa fiction. Puntate settimanali, colpi di scena, interviste esclusive, mentre la toga si sgualcisce sotto l’eco dei like. E intanto, il carcere resta lontano da questo clamore. Silenzioso. Invisibile. Opaco come una stanza senza finestre.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 1 agosto 2025
L’idea che inasprire le pene sia il modo per ridurre i reati è molto diffusa ma è sostanzialmente falsa. Inoltre secondo la Costituzione le pene dovrebbero essere rieducative, il che è particolarmente fondato quando il condannato è minorenne. Matteo Salvini ha presentato, per ora in una conferenza stampa e non ancora in Parlamento, una proposta di legge che equipara i reati commessi dai minorenni a quelli dei maggiorenni. Giustifica questa ipotesi con la dimensione dei reati commessi da minori (ha parlato di 44 mila in un anno) e fa riferimento soprattutto ai reati di sangue di cui ha parlato la cronaca di questi mesi.
di Alfonso Raimo
huffingtonpost.it, 1 agosto 2025
Intervista con il garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia sull’ipotesi di equiparare le pene per i reati commessi dai minori a quelle previste per gli adulti: “L’idea di risolvere i problemi aggravando le pene non porta soluzioni. E la filosofia del pugno duro del governo crea un clima di tensione. Le carceri minorili sono in un sovraffollamento mai visto. Per fortuna non è realizzabile”. “Punire i minori di 15-16 anni come se fossero maggiorenni”. La proposta di Matteo Salvini è “incostituzionale e controproducente”, spiega all’Huffpost Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio e portavoce della conferenza dei Garanti. Anastasia è anche docente di filosofia e sociologia del diritto all’Università di Perugia.
- E il Senato urlò in coro: “Sì all’ergastolo!”
- Economia e giustizia Nordio: “La riforma porterà benefici”
- Così il sorteggio disgrega il Csm con la scusa del correntismo
- Giustizia, l’Ia aiuta l’efficienza ma al centro resta il giudizio umano
- Abruzzo. Santangelo: “Puntiamo su recidiva zero e su reinserimento lavorativo dei detenuti”









