di Claudia Maria Iannello
ilsussidiario.net, 6 aprile 2025
Donato Bilancia, il famoso serial killer dei treni, si è trovato ad affrontare qualcosa di inaspettato tra le mura del carcere di Padova: il teatro, un’esperienza profondamente formativa che, anche se provata nella solitudine della sua desolante condizione di detenuto, gli ha permesso di realizzare un doloroso ma importante tentativo di riscatto personale.
di Lucia Landoni
La Repubblica, 6 aprile 2025
La 21enne milanese ogni sabato mattina allena i detenuti della Casa circondariale di Monza sul campo da volley. Da quando giovedì mattina è squillato il telefono e dal Quirinale le hanno comunicato che il presidente Sergio Mattarella l’ha nominata Alfiere della Repubblica, la 21enne milanese Camilla Aurora Fanelli, studentessa di Fisioterapia in Statale, si sente un po’ come in un frullatore: “Non credo di aver ancora metabolizzato del tutto la notizia - sorride - Andrò a Roma il 15 maggio a ritirare il riconoscimento e spero che per allora mi sarò resa pienamente conto di quello che significa. Per il momento posso solo dire che mi sento molto felice”.
di Elisa Sola
La Stampa, 6 aprile 2025
L’autore premio Oscar gira a Torino il suo nuovo film, “La grazia”: le riprese nel padiglione E. C’è fermento nel carcere di Torino. Questa volta non per l’ennesima rivolta dei detenuti contro il sovraffollamento o le condizioni di vita, definite disumane. Ma per un evento che non ha nulla a che fare con il crimine: l’inizio delle riprese di un film. Un film vero, all’interno del penitenziario solitamente inaccessibile per i non addetti ai lavori. E non si tratta di un film qualunque, secondo quanto raccontano i poliziotti penitenziari e gli avvocati che sabato mattina sono entrati nel Lorusso e Cutugno. Ma della nuova opera di Paolo Sorrentino. Il celebre regista è già stato visto in città da qualche giorno, intento a girare le riprese della sua nuova opera “La grazia”. E sabato, le sue troupe e gli attori, sono stati visti anche in carcere. L’entourage del regista mantiene il massimo riserbo sull’evento. Non commenta.
di Raffaele Simone
Il Domani, 6 aprile 2025
Il mondo giovanile europeo è tendenzialmente contrario al riarmo. Ma le voci che reclamano il recupero urgente di una “mentalità guerriera” sono sempre di più. Due libri (“La guerra e la natura umana” di Gianluca Sadun Bordoni e “Fare la guerra con altri mezzi”, di Alfio Mastropaolo) aiutano a leggere questo momento storico. “Se l’Europa vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra”: è la frase, che diventerà forse storica, con cui Ursula von der Leyen ha annunciato qualche settimana fa il massiccio programma europeo di riarmo. Mentre le élite politiche cominciano a muoversi per dar corpo a questo programma, da varie parti si levano segnali di allarme: come può l’Italia riarmarsi se la Costituzione prevede che “ripudi la guerra”? A che serve riarmarsi se ormai i giovani non vogliono più saperne di guerra?
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 6 aprile 2025
L’abuso del decreto legge, stravolgendo il sistema delle fonti, viola la separazione dei poteri, che assicura la limitazione del potere: elemento imprescindibile di una democrazia costituzionale. C’era un disegno di legge in discussione in parlamento, detto “sicurezza”, espressione del peggiore populismo penale, incostituzionale nell’anima e nelle disposizioni; il governo, con un golpe bianco (…invero nero), lo ha trasposto in un decreto legge. Al contenuto eversivo si aggiunge l’eversione nei rapporti fra governo e parlamento.
di Anna Foa
La Stampa, 6 aprile 2025
Fra tutti i significati della parola “risposta” - la risposta ad una domanda, la risposta ad una lettera, quella ad una terapia medica, e via discorrendo - la risposta come reazione aggressiva sta diventando sempre più diffusa, con l’aiuto anche dei social in cui i commenti si caratterizzano sempre più ostili e intolleranti. E così l’odio divampa, nessuna discussione è più civile, pacata, sia che si tratti di faccende private che di politica, sia che si guardi al mondo che al cortile della propria casa. L’odio è sempre visto come una risposta, però, una risposta all’altrui comportamento. Non necessariamente, però, un comportamento davvero aggressivo, ma anche soltanto tale da essere così percepito.
di Giulia Tavani
Corriere della Sera, 6 aprile 2025
Non solo piccole lezioni di anatomia, servono incontri per prevenire e combattere fenomeni di odio, emarginazione e violenza di genere. Per il 70% delle famiglie la frequenza dovrebbe essere obbligatoria, quasi la metà degli italiani sostiene l’importanza di cominciaregià dalle primarie. I dati nello studio di Coop con Nomisma. Introdurre l’educazione sessuale e alle relazioni a scuola è un dibattito che in Italia tiene banco da almeno cinquant’anni. Nonostante sia l’Oms a indicare la fascia d’età tra i 3 e i 5 anni come quella adeguata per iniziare a parlarne, nessuna delle sedici proposte di legge avanzate è mai riuscita a passare.
di Simone Alliva
L’Espresso, 6 aprile 2025
Al numero 1522 arrivano in media 7.500 telefonate al mese. Parla Elisa Ercoli, presidente di Differenza donna. “Ok il rigore ma il codice rosso non viene messo in atto”. L’otto di luglio 2024 il contatore di morte di Non Una Di Meno registra 56 donne vittime di “femminicidio”, cioè la morte di una donna progettata da un uomo perché si rifiutava di agire secondo le sue aspettative. Una parola che illumina e dice due cose: che è morta una donna e il perché è stata uccisa. Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza donna, da trent’anni al fianco delle donne vittime di violenza, rivela alcuni dati che raccontano l’abisso: “Al numero antiviolenza e stalking 1522 riceviamo al mese 7.500 contatti. Di questi il 90% sono casi che necessitano di un reale intervento. Donne che hanno subito direttamente una violenza. Siamo però consapevoli che questo è solo il 10% del fenomeno. Se emergesse tutto saremmo sconvolte”.
di Luigi Manconi e Chiara Tamburello
La Repubblica, 6 aprile 2025
La tortura è una pratica vecchia come il mondo. Ha radici millenarie ed evolve parallelamente alla storia delle società. I metodi e gli strumenti per infliggerla sono cambiati nei secoli, ma l’esito di disumanizzazione rimane lo stesso. Il toro di bronzo, la bollitura, l’impalatura, l’aquila di sangue, la damnatio ad bestias, il ratto: altrettante torture che risalgono alle sevizie dell’antichità, ai supplizi medievali e alle punizioni dell’età moderna. Ma, come denuncia Amnesty International, certi appellativi evocativi riguardano anche tecniche contemporanee applicate in molti sistemi dispotici, come in Siria: la festa di benvenuto, lo pneumatico, l’impiccato, il pollo allo spiedo, il tappeto volante, la sedia tedesca.
di Alessandra Fabbretti
Il Manifesto, 6 aprile 2025
Sgomberate le tendopoli vicino Sfax. Tra gli ulivi, in condizioni igienico-sanitarie critiche, vivono 20mila persone. Arresti e rimpatri. “Vi prego aiutateci, non sappiamo dove andare e, se ci prendono, non sappiamo che fine faremo”. L’appello arriva da Yahya, un migrante originario della Guinea, che ci chiama da una zona remota della Tunisia, tra gli uliveti di Sfax: da giovedì è in atto una maxi operazione per distruggere le piccole tendopoli informali che si estendono per chilometri, tra Chebba e Sfax. Molte persone sarebbe state arrestate e attualmente in corso di rimpatrio.
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