di Niccolò Carratelli
La Stampa, 5 aprile 2025
Accolti i rilievi del Quirinale su donne incinte in carcere e sim card ai migranti irregolari. Salta anche la norma sulle informazioni agli 007. Solo tutele legali per militari e polizia. Secondo Giorgia Meloni “sono norme necessarie, non più rinviabili”. Per le opposizioni e le tante associazioni scese in piazza ieri in varie città italiane (con scontri a Roma), invece, siamo di fronte a un provvedimento “liberticida e repressivo”, oltre che “incostituzionale”. L’unica certezza è che le nuove norme sono immediatamente operative, perché il disegno di legge Sicurezza, in attesa della seconda lettura in Parlamento da oltre un anno, è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri sotto forma di decreto. “Nessun blitz, è una scelta legittima, di cui ci assumiamo la responsabilità - ha spiegato la premier durante la riunione a Palazzo Chigi - consapevoli del fatto che non potevamo più aspettare e che era prioritario dare risposte ai cittadini e assicurare a uomini e donne in divisa le tutele che meritano”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 aprile 2025
A passo di carica In mezz’ora il Consiglio dei ministri vara la legge che assorbe il vecchio ddl e alcune delle modifiche richieste dal Colle. I motivi della fretta di Meloni: i nuovi reati richiesti dalla forze dell’ordine e dalla polizia penitenziaria. Raramente un ministro dell’Interno era mai stato così trasparente nell’ammettere che il suo governo ha usato uno strumento destinato solo ai casi straordinari come la decretazione d’urgenza al solo fine di ottenere un risultato squisitamente politico. “Volevamo dare tempi certi a provvedimenti per noi molto importanti e in parlamento, con la terza lettura, i tempi del ddl Sicurezza si sarebbero prolungati troppo”, ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella conferenza stampa tenuta insieme al Guardasigilli Carlo Nordio dopo il breve Consiglio dei ministri di ieri che ha varato il decreto legge nel quale è confluito tale e quale il pacchetto Sicurezza, corretto soltanto in piccole parti, perlopiù quelle indicate dal Quirinale e dalla Ragioneria dello Stato.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 5 aprile 2025
Pur senza mutuare le espressioni di sdegno delle forze politiche di opposizione, che qualificano la mossa del governo come un “furto” che “umilia per l’ennesima volta il Parlamento”, bisogna ammettere che il travaso di gran parte del contenuto del controverso ddl Sicurezza in un decreto legge suscita qualche perplessità. Al netto delle presunte motivazioni politiche (l’evidente pressing della Lega, col vicepremier Matteo Salvini intenzionato ad esibire il risultato nell’imminente congresso di partito) che possono aver contribuito a far accelerare sul provvedimento, non manca qualche interrogativo. Com’è noto, secondo l’articolo 77 della Carta, i “provvedimenti provvisori con forza di legge” vengono adottati dal governo “in casi straordinari di necessità e di urgenza”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2025
Di fronte al freno di Mattarella, la discussione parlamentare era rallentata e rischiava di arenarsi. Ecco allora la mossa del Governo. Esplicita e palese carta straccia di ogni procedura costituzionale. Ma possibile che siamo arrivati a questo? E senza che vi sia un’indignazione di popolo? Vorrei qui proporre un banale ragionamento. Il disegno di legge governativo sulla sicurezza stava seguendo il proprio iter parlamentare da oltre un anno. Le norme lì contenute - quelle che criminalizzano le proteste che bloccano il traffico e i movimenti per l’abitare, quelle a protezione dei poliziotti, quelle che vietano la cosiddetta cannabis light e tutte le altre - sono state votate dalla Camera dei Deputati ed erano attualmente in discussione al Senato.
di Pasquale Prencipe
L’Unità, 5 aprile 2025
Le notizie emerse finora sulla riforma sulla “sicurezza” del governo Meloni approvata dal Consiglio dei ministri, se confermate, sarebbero una presa in giro, contenendo il testo stesso modifiche irrilevanti rispetto al disegno di legge, che lascerebbero invariato l’impianto repressivo e illiberale, producendo un sovraffollamento carcerario ingestibile. I tempi ordinari della democrazia parlamentare sono troppo lunghi per l’attuale Governo che, utilizzando un decreto legge, ha l’intenzione di rimpiazzare il disegno di legge in discussione al Senato.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 5 aprile 2025
“Non funziona più così”, risponde l’agente di polizia al professore arrestato perché appoggia le proteste contro il collasso climatico, quando chiede il rispetto delle garanzie costituzionali. Siamo nel 2030 negli Usa e in Diluvio, romanzo di Stephen Markley, ma la scena potrebbe ripetersi in una qualsiasi città italiana. E non tra qualche anno ma già domani, perché il governo ha trasformato in decreto il disegno di legge “sicurezza” che limita i diritti e aumenta le pene. Meloni stringe i bulloni della repressione, guarda caso - dalla finzione alla realtà - anche contro gli attivisti del clima. Lo fa con un provvedimento immediatamente in vigore che dovrebbe, per Costituzione, essere di “straordinaria necessità e urgenza” e invece è diventato prassi per il governo. A domanda su dove diavolo sia l’urgenza, il ministro Piantedosi ha risposto candido: “In parlamento si è perso troppo tempo”.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 5 aprile 2025
A centinaia nella capitale, con qualche manganellata e i palazzi blindati: mix tra politici e attivisti. Cortei da Bologna a Napoli contro la “deriva ungherese”. “La loro sicurezza serve soltanto a giustifica leggi liberticide. Non vogliamo un paese che ci obbliga a stare in silenzio di fronte alle ingiustizie e che invece di proteggerci ci minaccia”. Le parole di una studentessa media al microfono piazzato davanti al Pantheon sintetizzano alla perfezione i motivi della protesta, convocata last minute, che ha visto centinaia di persone ritrovarsi al centro di Roma, a un tiro di schioppo dai palazzi in cui il Ddl sicurezza è rimasto impigliato, per l’opposizione parlamentare, le urla che in questi mesi sono arrivate dalle piazze e i bisticci dentro la maggioranza.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 5 aprile 2025
Il presidente Cesare Parodi sospende il giudizio ma conferma i rischi di possibili conflitti sulle conseguenze del decreto legge che, nelle stesse ore, è sul tavolo del Consiglio dei ministri. “Il decreto legge sulla sicurezza? Lo vedremo nel dettaglio quando sarà approvato, ma certamente avrà ricadute sulla gestione comune della giustizia nel Paese, sulla percezione del significato della giustizia, nel momento in cui si fa una scelta di criminalizzare ulteriori condotte. Ovviamente ci sarà una parte del Paese che approverà questa stretta, un’altra che la vivrà come una forma di ingerenza nelle libertà di cittadini. A noi sta il compito di verificare l’impatto nell’applicazione dei singoli casi, e questo sicuramente faremo”. Cesare Parodi, presidente dell’Anm, sospende il giudizio ma conferma i rischi di possibili conflitti sulle conseguenze del decreto legge che, nelle stesse ore, è sul tavolo del Consiglio dei ministri.
di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 5 aprile 2025
Avanti solo con le carriere separate: non facciamole apparire vittime. Lo stop imposto da Meloni in concomitanza con il cambio ai vertici Anm. Fermi tutti. La presidente del Consiglio ha chiesto che sulla giustizia la maggioranza si concentri in Parlamento sulla separazione delle carriere e metta in stand by tutti gli altri provvedimenti. Fino al referendum. C’è la prova di questo orientamento, deciso a Palazzo Chigi e attuato dai gruppi di centrodestra. Mercoledì scorso è stata bloccata a Montecitorio una proposta di legge di iniziativa parlamentare che mira a istituire la giornata in memoria delle vittime degli errori giudiziari: per quanto fosse evocativa, non appariva politicamente rilevante.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 5 aprile 2025
Il membro del Csm: “Solo un Consiglio di sorteggiati è in grado di assicurare la reciproca indipendenza dei consiglieri. La magistratura associata non ha mai formulato la benché minima proposta riformista per chiuderla con il correntismo”. “Si dice che il sorteggio per l’elezione dei consiglieri togati al Csm sarebbe incostituzionale ma mi domando cosa ci sia di più democratico e inclusivo che riconoscere a ogni singolo magistrato, espressione di un’élite distinta al suo interno solo per funzioni, l’astratta possibilità di essere chiamato al governo autonomo senza prima doversi genuflettere a una corrente”.
- Emilia Romagna. In carcere si impara a lavorare nei cantieri e nelle imprese edili
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