di Roberta Barbi
vaticannews.va, 31 luglio 2025
Stanno per concludersi i lavori del grande progetto artistico che la Fondazione pontificia Scholas Occurrentes, in collaborazione con la direzione del carcere e l’Accademia delle Belle Arti di Napoli ha condotto nell’istituto di pena minorile di Nisida. L’educatore che li ha seguiti: “Un modo per far vivere dentro la speranza del Giubileo”. Il titolo dell’opera viene da un’idea di Papa Francesco, che nell’ammirare un murale straordinariamente lungo realizzato dai ragazzi di Scholas - la Fondazione nata in Argentina proprio quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires - per la Giornata Mondiale della Gioventù in Portogallo nel 2023, lo ribattezzò la “Cappella Sistina dei giovani”.
catarticaedizioni.com, 31 luglio 2025
“Granelli di sabbia” (Catartica Edizioni, 2025), è una raccolta di poesie e racconti nati all’interno della colonia penale di Is Arenas, durante un laboratorio di scrittura immersiva condotto da Davide Forte. Qualche giorno fa è uscita una recensione sulle nostre pagine (Granelli di sabbia di Davide Forte - Scrivere per ricomporsi), e oggi abbiamo voluto scambiare due chiacchiere proprio con l’autore e ideatore di questo progetto.
di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 31 luglio 2025
Il calo generale era previsto per via della pandemia. Il Nord Est si conferma l’area più attiva. Cresce il numero degli italiani che sceglie forme organizzate e calano i giovani, ma quelli che si impegnano aumentano il tempo dedicato. Resiste alle crisi, cala ma non si arrende e continua a mettersi in gioco per gli altri e l’ambiente. È l’Italia del volontariato che è stata misurata in modo approfondito nel 2023 dall’Istat. I dati raccolti su 25.000 famiglie sono stati diffusi oggi e fotografano una certa diminuzione dei volontari attivi rispetto a dieci anni prima: sono 3,6% in meno rispetto al 2013, un calo che gli addetti ai lavori temevano potesse essere maggiore viste le crisi vissute in questi anni e la pandemia che ha ridisegnato molte forme di impegno. 4,7 milioni di persone - il 9,1% della popolazione di 15 anni e più - continuano a svolgere volontariato in forma organizzata o con aiuti diretti, oppure ancora mettendo insieme le due differenti forme: sono raddoppiati, arrivando al milione, coloro che uniscono l’impegno in associazione con quello diretto e fuori dalle organizzazioni.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 31 luglio 2025
L’idea che dare la morte agli altri sia una forma di contaminazione è suggestiva, ma proviene da un pensiero magico e pre-moderno, o da un orizzonte religioso rispettabile ma controverso, che mette la vita esclusivamente nelle mani di Dio. Ci possono essere casi drammatici in cui gli esseri umani debbono amministrare la vita e la morte dei loro simili. Gli storici politici e i politologi del futuro cercheranno di capire che tipo di regime è stato quello italiano di questi anni - un regime istituzionale in cui a un ceto politico distratto si contrapponeva una Corte costituzionale estremamente avanzata su certi temi, specialmente quelli dell’inizio e della fine della vita.
Il Dubbio, 31 luglio 2025
I Garanti delle persone detenute della Regione Lazio e di Roma Capitale hanno visitato anche il carcere all’interno del Centro italiano di trattenimento in territorio albanese. “Il numero estremamente limitato delle persone attualmente presenti nel Cpr, appena 27, insieme con la disponibilità di posti nei Centri collocati sul territorio nazionale rende non giustificato il trasferimento in Albania di queste persone. Anche se abbiamo potuto verificare che le risorse umane, professionali e finanziarie a disposizione dell’ente gestore, consentono al momento un trattamento adeguato dei trattenuti. Naturalmente ci sono difficoltà per i rapporti con i familiari e i legali dovute alla collocazione del Centro in territorio albanese e potenziali rischi per l’assistenza sanitaria, laddove non dovesse essere sufficiente quella prestata all’interno del Centro, manca inoltre qualsiasi opportunità di attività nelle lunghe giornate all’interno del Cpr”.
di Giorgia Linardi*
La Stampa, 31 luglio 2025
Siamo stati testimoni dell’ennesima tragedia nel Mediterraneo centrale, dove lo Stato, che dovrebbe essere esempio del rispetto dello stato di diritto, tace e ci costringe a restare a guardare. L’aereo di monitoraggio di Sea-Watch ha avvistato il barcone stracolmo di persone lunedì mattina, per poi apprendere dai sopravvissuti che erano in mare già da tre giorni. Nessuna delle autorità informate, da nessuna sponda del Mediterraneo, è intervenuta. C’erano già persone in acqua, ma le politiche europee di voluta assenza dal Mediterraneo le hanno scientemente abbandonate. Nel “mare nostro” c’è un vuoto istituzionale creato ad arte, in cui al grido di aiuto di persone in pericolo con il colore di pelle e il passaporto sbagliato non risponde nessuno, se non la società civile. Noi, che facciamo da megafono di questo grido, e a risponderci è stato un altro attore civile: il comandante di un mercantile che ha deciso di ottemperare al dovere di soccorrere chiunque si trovi in pericolo in mare. Un obbligo che dovrebbero essere gli stati a far rispettare. Ma anche il mercantile é stato lasciato solo, con a bordo i sopravvissuti al naufragio che è seguito all’abbandono da parte delle istituzioni. Un soccorso drammatico, poi di nuovo silenzio.
di Rosario Aitala
Avvenire, 31 luglio 2025
Alle origini di una parola che, coniata per la prima volta nel 1944 dal polacco Rafael Lemkin, continua a far discutere. Il rischio è sempre la propaganda. Il diritto internazionale, ha scritto Natalino Irti, si leva al tramonto, quando la giornata è conclusa o prossima a concludersi, intendendo dire che non anticipa ma segue le mutevoli vicende della storia. Nel fluire del tempo c’è però sempre un prima e un dopo. Il diritto che pigramente viene alla luce per sanzionare politicamente e moralmente persecuzioni e stermini già consumati, serve principalmente per prevenire e per punire atrocità future. Nel 1944, quando Rafael Lemkin coniò il neologismo genocidio associando al lemma greco génos, “genere”, “stirpe”, il suffissoide latino -cidium da caedere, “uccidere”, le disumanità che intendeva stigmatizzare erano state già perpetrate. I nazisti avevano sterminato ebrei e romanì, gli ottomani gli armeni, i tedeschi gli herero e i nama, i coloni i popoli amazzonici, e via via fino all’inizio dei tempi.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 31 luglio 2025
Ciò che accade a Gaza è sicuramente materiale incandescente nel dibattito pubblico e privato, perché si mescolano e sovrappongono questioni diverse: l’irrisolta questione palestinese e il loro diritto ad avere un proprio stato e prima ancora a rimanere sul proprio territorio e nelle proprie case, il diritto di Israele a non essere continuamente sotto minaccia, l’orrore del massacro di israeliani da parte di Hamas del 7 ottobre 2023 e quello degli eccidi quotidiani da parte dell’esercito israeliano che da oramai due anni decimano sistematicamente la popolazione di Gaza, persino quando è in fila per (poco) cibo.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 31 luglio 2025
In un mese 81 condanne a morte eseguite dalla Repubblica islamica. Erano membri dell’organizzazione dei Mojahedin del Popolo. Con la fine della Guerra dei 12 giorni, il regime ha intensificato la repressione. Salgono a quota 1459 le esecuzioni in un anno, sotto la presidenza di Pezeshkian. Era l’alba a Karaj, una città a nord di Teheran, quando nella prigione di Ghezelhesar, Mehdi Hassani, 48 anni, e Behrouz Ehsani, 69, sono stati giustiziati. Non sono bastati i video disperati dei figli, gli appelli dei Premio Nobel, quelli degli intellettuali che chiedevano aiuto alla comunità internazionale. Ieri, appena è sorto il sole, i prigionieri politici membri dell’organizzazione dei Mojahedin del Popolo sono stati uccisi. Piange e singhiozza la figlia di Hassani, Maryam, che in un video postato sui social dice: “Confermo la morte di mio padre. Nessuno di noi se lo aspettava: aveva chiesto a mia sorella di fargli visita lunedì. Avevamo speranze”.
di Ornella Favero
Ristretti Orizzonti, 2 agosto 2025
L’estate in carcere è il contrario che in libertà: è triste, è soffocante, è angosciante. Ed è funestata dai “piani carcere”, che tornano a prenderci in giro con regolarità disarmante. Ho preso in mano il piano del 2014, ed è praticamente una fotocopia di quello appena presentato dal governo. Che però ha in più alcune definizioni “creative”, il nulla raccontato come se potesse davvero accadere.
- I Garanti in piazza per chiedere risposte immediate a un mese dal monito di Mattarella
- Carceri al collasso, l’idea di La Russa: modello Covid contro il sovraffollamento
- Prosegue il viaggio di monitoraggio di “Nessuno tocchi Caino” all’interno delle carceri italiane
- Il reato a firma Stato: ingiusta detenzione
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