di Andrea Riccardi
Corriere della Sera, 1 agosto 2025
La lettera del 1917 di Benedetto XV ai potenti della terra, l’intervento di Paolo VI all’Onu e il sogno di Papa Francesco: aboliamo la guerra. Più di cent’anni fa, il 1° agosto 1917, Benedetto XV inviava una lettera ai Capi di Stato belligeranti, chiedendo a governi e popoli in guerra di “tornare fratelli”. È un documento ancora attuale e di riferimento. C’è in esso un’espressione, non invecchiata nonostante il tempo passato: “questa lotta tremenda, la quale apparisce ogni giorno di più inutile strage”. La locuzione, “inutile strage”, è transitata nel lessico corrente, come definizione tra le più appropriate della guerra. Il papa volle che fosse mantenuta, mentre la Segreteria di Stato del diplomatico card. Gasparri, ne voleva la soppressione.
di Giuliana Covella
Il Mattino, 31 luglio 2025
Per ridurre il sovraffollamento nelle carceri serve una liberazione anticipata speciale: è quanto emerso dalla mobilitazione nazionale che si è svolta questa mattina davanti all’ingresso del Tribunale di Napoli in piazzale Cenni di fronte al carcere di Poggioreale. Il presidio è stato organizzato dal garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello e dal garante comunale don Tonino Palmese, insieme alla Pastorale carceraria della Diocesi, la Camera Penale di Napoli, il Movimento Forense e l’Ordine degli avvocati di Napoli Nord. Tra i presenti il presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero, padre Alex Zanotelli, il consigliere regionale Pasquale Di Fenza, associazioni, familiari dei detenuti.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 31 luglio 2025
La mobilitazione dei Garanti territoriali dei detenuti, c’è la richiesta di un provvedimento di clemenza. Samuele Ciambriello, presidente della Conferenza e Garante della Campania: “A Poggioreale abbiamo incontrato una sola psichiatra. Mancano medici, pedagogisti, educatori. Ci sono, invece, il sovraffollamento e i morti”. Si è tenuta ieri la protesta indetta dalla Conferenza nazionale dei garanti territoriali dei detenuti in tutta Italia, per le condizioni detentive nelle carceri italiane, sempre più critiche per il sovraffollamento, che ha toccato quota 134%, e che in estate tendono a peggiorare a causa del caldo e della minore affluenza di volontari, personale e visite.
di Elisa Demma e Alessandro Gargiulo
Il Dubbio, 31 luglio 2025
Il sovraffollamento delle strutture penitenziarie in alcuni casi supera o si avvicina al 200%; a Melfi ad esempio ci sono circa 100 detenuti per poco più di 60 posti effettivamente disponibili, stesso discorso a Campobasso, per non parlare dei grandi penitenziari (Poggioreale, San Vittore, Le Vallette, Regina Coeli, Rebibbia) dove serve ricorrere alle centinaia e alle migliaia per descrivere il fenomeno. Il Movimento Forense alcuni anni fa ha inteso dotarsi di un Dipartimento Carceri il quale grazie alla generosità e alla sensibilità dei suoi componenti, per lo più civilisti, è riuscito ad effettuare una serie di visite nelle carceri italiane; in particolare l’attività si è sviluppata a Torino, Milano, Rovigo, Venezia, Roma, Campobasso, Napoli, Avellino, Benevento, Aversa, Ariano Irpino, Arienzo, Santa Maria Capua Vetere, Melfi, Catanzaro, Crotone, Reggio Calabria, Termini Imerese e Castelvetrano. Queste visite, spesso eseguite unitamente ai Garanti, ai Consigli dell’Ordine, a Nessuno tocchi Caino ed alle Camere Penali, hanno comprovato il fallimento del sistema penitenziario italiano che aggrava per miliardi di euro il bilancio della Stato.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo*
Il Dubbio, 31 luglio 2025
Familiari in fin di vita, “permessi di necessità” negati troppo spesso e diritti calpestati. Permessi di necessita ignorati, scorte assenti, silenzi istituzionali, la dignità delle persone detenute e delle famiglie sacrificata sull’altare della burocrazia. Nel carcere della Capitale, dove la giustizia dovrebbe essere più attenta e garantista, si consuma una delle più gravi ferite del sistema penitenziario italiano: la negazione sistematica dei permessi di necessità per gravi motivi familiari alle persone detenute, anche quando si tratta di dare l’ultimo saluto a un familiare in fin di vita. Che cosa sono i “permessi di necessità”? Sono quei permessi che possono essere richiesti dalle persone detenute quando un parente stretto è in pericolo di vita, per un incidente o una grave malattia. La Cassazione ha sancito che questi permessi possono essere richiesti anche per “eventi lieti”, matrimoni e altre celebrazioni, ma il Tribunale di sorveglianza di Roma non prende neppure in considerazione questa eventualità.
di Simona Musco
Il Dubbio, 31 luglio 2025
Intervista al procuratore di Perugia Raffaele Cantone, contrario alla separazione delle carriere: “Sono d’accordo con il procuratore Melillo, c’è la volontà, esplicita o meno, di indebolire la magistratura ordinaria”. La separazione delle carriere renderà il pubblico ministero troppo autonomo e autoreferenziale, creando uno squilibrio che potrebbe richiedere un controllo esterno, con tutte le implicazioni che ne derivano per l’indipendenza della magistratura. Parola di Raffaele Cantone, procuratore di Perugia, secondo cui “una magistratura divisa rischia di spingere il pubblico ministero verso il ruolo dell’avvocato della polizia, compromettendo elementi fondamentali della nostra tradizione giuridica”.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 31 luglio 2025
Una bozza affrettata, un concetto non chiaro. E il sospetto che serva a estromettere magistrati scomodi. L’attuale maggioranza governativa sconosce, o disconosce volutamente il diritto per riaffermare il primato assoluto della politica? Forse, sono in parte vere entrambe le ipotesi. Comunque sia, che questa maggioranza non intrattenga un buon rapporto con i princìpi e le regole dell’ordinamento giuridico è comprovato da riscontri certi. Penso ad esempio, oltre alla cattiva e poco trasparente gestione del caso Almasri, al pacchetto-sicurezza, approvato con decreto-legge ancorché in assenza dei presupposti costituzionali della decretazione d’urgenza; e, per di più, zeppo di criticità che - come hanno invano evidenziato qualificati giuristi intervenuti pure sulla stampa quotidiana - lo rendono in non pochi punti poco compatibile con la Costituzione.
di Vincenzo Scalia
L’Unità, 31 luglio 2025
Alla notizia della morte di Raffaele Fiore tanti i commenti sulla libertà condizionale ottenuta senza essersi pentito né dissociato. Ma l’ex Br non ha avuto trattamenti di favore. E poi la distinzione tra irriducibili e dissociati va superata per ricostruire con accuratezza la storia della lotta armata. Raffaele Fiore, ex-esponente di spicco della colonna torinese delle Brigate Rosse, uno dei membri del commando di via Fani, è morto il 29 luglio scorso a 71 anni. La notizia è stata immediatamente sommersa da una valanga di commenti relativi al fatto che avesse beneficiato della libertà condizionale dopo aver scontato soltanto (sic!) 18 anni di detenzione. Soprattutto, a livello di opinione pubblica, sembra sgomentare il fatto che Fiore non si sia mai pentito né dissociato.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 31 luglio 2025
La sesta sezione penale della Corte di Cassazione, con una recente sentenza (n. 27080/ 2025), ha annullato senza rinvio una misura cautelare disposta nei confronti di un uomo accusato di favoreggiamento, evidenziando l’irrinunciabilità dell’interrogatorio preventivo introdotto dalla riforma del 2024. L’assenza di tale passaggio, senza adeguata motivazione, ha determinato una nullità genetica dell’intera ordinanza cautelare. La vicenda riguarda un uomo, destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari emesso dal gip di Civitavecchia il 19 gennaio 2025 e confermato dal Tribunale del Riesame di Roma il 13 febbraio successivo.
di Annalisa Costanzo
Il Dubbio, 31 luglio 2025
La giustizia, si sa, ha i suoi tempi e anche i suoi labirinti. Ma quando si parla di corruzione, il labirinto si fa ancora più intricato e la Corte di Cassazione, con una recente sentenza che pare destinata a fare scuola, ha bacchettando la Corte d’Appello di Lecce per aver interpretato in modo troppo estensivo i contorni del reato. Il cuore della censura della Suprema Corte batte su un principio cardine del diritto penale: perché si configuri il delitto di corruzione propria, non basta la mera dazione o promessa di denaro o di altre utilità indebite e la loro accettazione da parte del pubblico ufficiale. Un concetto che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare controintuitivo per il cittadino comune, abituato a identificare la corruzione con lo scambio di denaro.
- Sicilia. “Sovraffollamento e poche cure mediche, le carceri siciliane sono al collasso”
- Parma. Un altro suicidio in carcere: è doveroso intervenire con urgenza
- Firenze. “A Sollicciano condizioni di vita tra le peggiori d’Italia, quel carcere va chiuso”
- Trento. “Il carcere è sotto pressione e mancano le prospettive”
- Vicenza. Sovraffollato e con poco personale. “Non dimentichiamoci del carcere”









