di Lucia Capuzzi
Avvenire, 6 aprile 2025
I militari israeliani avevano detto che i veicoli erano “privi di segnali indicativi”. Però, dopo le immagini in cui si vedono lampeggianti e sirene in funzione, hanno dovuto ammettere tutto. “La sirena e le luci erano accese”. Tre settimane dopo, un video e una testimonianza rivelano la verità sul “massacro di Rafah”. All’alba del 23 marzo, quindici soccorritori, a bordo di un’ambulanza e di un camion dei pompieri, sono stati uccisi dal battaglione Golani nel sud di Gaza. I militari di Tel Aviv avevano subito precisato che i veicoli viaggiavano “senza segnali di identificazione” e per questo erano stati ritenuti “sospetti”. Un video, recuperato dal cellulare di una vittima e inviato al New York Times da un diplomatico Onu che ha chiesto l’anonimato, mostra, però, i lampeggianti in funzione. A questo si è aggiunta la testimonianza di Munther Abed, operatore della Mezzaluna Rossa palestinese e, secondo quest’ultima, unico sopravvissuto. “Ci hanno sparato direttamente e deliberatamente. Poi hanno aperto la portiera e sono entrate le forze speciali. Mi hanno trascinato fuori e picchiato. Subito dopo è arrivato un veicolo della protezione civile e i soldati hanno sparato pesantemente contro di loro”. I militari l’avrebbero interrogato e trattenuto per 15 ore: “Hanno detto che i palestinesi sono tutti terroristi”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 5 aprile 2025
Nella circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si legge che “tutti gli operatori penitenziari dovranno porre ogni sforzo esigibile per evitare che le celle rimangano aperte” nei regimi di Alta Sicurezza in carcere. Evitare “contatti e aggregazione tra la popolazione carceraria” in modo da scongiurare “il rischio dell’espandersi della supremazia criminale dei detenuti con maggiore caratura criminale”, come ad esempio “capi ed esponenti delle consorterie mafiose e terroristiche”. È l’obiettivo con cui il Dap ha disposto, in una Circolare del 27 febbraio scorso, una stretta per i detenuti in regime di Alta Sicurezza stabilendo “l’assoluta necessità della custodia chiusa”.
di Susanna Ronconi
L’Unità, 5 aprile 2025
Irrisa la parola di Mattarella. La mossa autoritaria del governo mantiene nel decreto il contenuto securitario e forcaiolo del ddl. Con la campagna “Madri fuori” non smetteremo di lottare. Non c’è niente da fare: i contrappesi democratici, per la destra di governo, vanno elusi e sabotati, e il confronto in parlamento imbavagliato. Questa, alla fin fine, è la lezione appresa dall’iter del Ddl Sicurezza, su cui il Presidente Mattarella è intervenuto, ponendo - pur con i limiti istituzionali previsti - la sua ipoteca etica e costituzionale su alcuni articoli. La decisione è quella di aggirare il parlamento ricorrendo alla decretazione di urgenza. Questo non solo non dà alcuna garanzia che vengano in effetti lasciati fuori gli articoli al centro della critica presidenziale, ma salva il DDL nel suo complesso, sottraendolo a un ampio confronto parlamentare.
di Simona Musco
Il Dubbio, 5 aprile 2025
Meloni: “Nessuna scorciatoia”, solo “una scelta per rispettare gli impegni presi con i cittadini e chi difende la nostra sicurezza”. Punita anche la resistenza passiva in carcere e Icam obbligatorio per detenute incinte o con figli piccoli. Nessuna “scorciatoia”, nessun “blitz”, ma “semplicemente una scelta che il Governo legittimamente” ha fatto “per rispettare gli impegni presi con i cittadini e con chi ogni giorno è chiamato a difendere la nostra sicurezza”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni risponde direttamente da Palazzo Chigi a chi, negli ultimi due giorni, ha denunciato il “golpe liberticida” con il quale il governo ha trasformato il ddl Sicurezza in decreto, di fatto esautorando il Parlamento. L’urgenza, ha dichiarato Meloni in Consiglio dei Ministri, convocato appositamente per questa misura, stava nella necessità di garantire “una specifica tutela legale” ad agenti di polizia e militari “che dovessero essere indagati o imputati per fatti inerenti al servizio”, che “potranno continuare a lavorare e lo Stato sosterrà le loro spese legali, fino ad un massimo di diecimila euro per ogni fase del procedimento”.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 5 aprile 2025
Accolti i rilievi del Quirinale su donne incinte in carcere e sim card ai migranti irregolari. Salta anche la norma sulle informazioni agli 007. Solo tutele legali per militari e polizia. Secondo Giorgia Meloni “sono norme necessarie, non più rinviabili”. Per le opposizioni e le tante associazioni scese in piazza ieri in varie città italiane (con scontri a Roma), invece, siamo di fronte a un provvedimento “liberticida e repressivo”, oltre che “incostituzionale”. L’unica certezza è che le nuove norme sono immediatamente operative, perché il disegno di legge Sicurezza, in attesa della seconda lettura in Parlamento da oltre un anno, è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri sotto forma di decreto. “Nessun blitz, è una scelta legittima, di cui ci assumiamo la responsabilità - ha spiegato la premier durante la riunione a Palazzo Chigi - consapevoli del fatto che non potevamo più aspettare e che era prioritario dare risposte ai cittadini e assicurare a uomini e donne in divisa le tutele che meritano”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 aprile 2025
A passo di carica In mezz’ora il Consiglio dei ministri vara la legge che assorbe il vecchio ddl e alcune delle modifiche richieste dal Colle. I motivi della fretta di Meloni: i nuovi reati richiesti dalla forze dell’ordine e dalla polizia penitenziaria. Raramente un ministro dell’Interno era mai stato così trasparente nell’ammettere che il suo governo ha usato uno strumento destinato solo ai casi straordinari come la decretazione d’urgenza al solo fine di ottenere un risultato squisitamente politico. “Volevamo dare tempi certi a provvedimenti per noi molto importanti e in parlamento, con la terza lettura, i tempi del ddl Sicurezza si sarebbero prolungati troppo”, ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella conferenza stampa tenuta insieme al Guardasigilli Carlo Nordio dopo il breve Consiglio dei ministri di ieri che ha varato il decreto legge nel quale è confluito tale e quale il pacchetto Sicurezza, corretto soltanto in piccole parti, perlopiù quelle indicate dal Quirinale e dalla Ragioneria dello Stato.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 5 aprile 2025
Pur senza mutuare le espressioni di sdegno delle forze politiche di opposizione, che qualificano la mossa del governo come un “furto” che “umilia per l’ennesima volta il Parlamento”, bisogna ammettere che il travaso di gran parte del contenuto del controverso ddl Sicurezza in un decreto legge suscita qualche perplessità. Al netto delle presunte motivazioni politiche (l’evidente pressing della Lega, col vicepremier Matteo Salvini intenzionato ad esibire il risultato nell’imminente congresso di partito) che possono aver contribuito a far accelerare sul provvedimento, non manca qualche interrogativo. Com’è noto, secondo l’articolo 77 della Carta, i “provvedimenti provvisori con forza di legge” vengono adottati dal governo “in casi straordinari di necessità e di urgenza”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2025
Di fronte al freno di Mattarella, la discussione parlamentare era rallentata e rischiava di arenarsi. Ecco allora la mossa del Governo. Esplicita e palese carta straccia di ogni procedura costituzionale. Ma possibile che siamo arrivati a questo? E senza che vi sia un’indignazione di popolo? Vorrei qui proporre un banale ragionamento. Il disegno di legge governativo sulla sicurezza stava seguendo il proprio iter parlamentare da oltre un anno. Le norme lì contenute - quelle che criminalizzano le proteste che bloccano il traffico e i movimenti per l’abitare, quelle a protezione dei poliziotti, quelle che vietano la cosiddetta cannabis light e tutte le altre - sono state votate dalla Camera dei Deputati ed erano attualmente in discussione al Senato.
di Pasquale Prencipe
L’Unità, 5 aprile 2025
Le notizie emerse finora sulla riforma sulla “sicurezza” del governo Meloni approvata dal Consiglio dei ministri, se confermate, sarebbero una presa in giro, contenendo il testo stesso modifiche irrilevanti rispetto al disegno di legge, che lascerebbero invariato l’impianto repressivo e illiberale, producendo un sovraffollamento carcerario ingestibile. I tempi ordinari della democrazia parlamentare sono troppo lunghi per l’attuale Governo che, utilizzando un decreto legge, ha l’intenzione di rimpiazzare il disegno di legge in discussione al Senato.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 5 aprile 2025
“Non funziona più così”, risponde l’agente di polizia al professore arrestato perché appoggia le proteste contro il collasso climatico, quando chiede il rispetto delle garanzie costituzionali. Siamo nel 2030 negli Usa e in Diluvio, romanzo di Stephen Markley, ma la scena potrebbe ripetersi in una qualsiasi città italiana. E non tra qualche anno ma già domani, perché il governo ha trasformato in decreto il disegno di legge “sicurezza” che limita i diritti e aumenta le pene. Meloni stringe i bulloni della repressione, guarda caso - dalla finzione alla realtà - anche contro gli attivisti del clima. Lo fa con un provvedimento immediatamente in vigore che dovrebbe, per Costituzione, essere di “straordinaria necessità e urgenza” e invece è diventato prassi per il governo. A domanda su dove diavolo sia l’urgenza, il ministro Piantedosi ha risposto candido: “In parlamento si è perso troppo tempo”.
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