di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 2 agosto 2025
La visita della Camera Penale. “Criticità, ma anche molti progetti in cantiere”. Sovraffollamento e carenza di agenti. Nel carcere di Cà del Ferro la situazione continua ad essere critica. Lo è perché “ci sono 552 detenuti a fronte dei 384 regolamentari. Sarebbero 394, ma 10 posti sono inagibili. A maggio erano 539, di cui circa 388 stranieri, a maggioranza marocchini”. E lo è perché “gli agenti sono comunque sotto organico, gli educatori sono 5 anziché 6, ma, di fatto, sono 4, perché il capo area è distaccato. E ogni educatore deve gestire una media di 150-160 detenuti”. Micol Parati, presidente della Camera Penale di Cremona e Crema ‘Sandro Bocchi’, consegna i dati al termine della visita di questa mattina in carcere con i colleghi Cristiana Speroni, Laura Negri, Francesco Cogrossi, Paolo Sperolini, Andrea Vigani. E con Michele Ferranti e Luigi També, praticanti legali.
varesenews.it, 2 agosto 2025
“Le carceri non siano luoghi di disperazione”. Anche quest’anno la Camera Penale di Varese ha aderito a “Ristretti in Agosto”, iniziativa nazionale promossa dall’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione pubblica sulle condizioni di vita nei penitenziari italiani, soprattutto nei mesi estivi, quando il sovraffollamento e il caldo estremo aggravano situazioni già difficili. A darne notizia è la presidente Elisabetta Bertani, che ha guidato la delegazione dei penalisti in visita alla Casa Circondariale dei Miogni. L’accesso è stato autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria proprio per consentire un sopralluogo mirato alla verifica delle condizioni detentive e per lanciare un appello alle istituzioni: serve una svolta urgente, strutturale e condivisa.
udinetoday.it, 2 agosto 2025
In questi mesi giunge al termine una riqualificazione durata anni: vi portiamo in via Spalato, nell’ex sezione femminile, per vedere le immagini di come è cambiata e immaginare le possibilità per quando i lavori saranno conclusi. C’è meno freddo “al fresco”, in via Spalato. Sta giungendo al termine la riqualificazione dell’ex sezione femminile del carcere, in disuso dai primi anni Duemila: l’edificio che una volta ospitava le donne recluse a Udine è stato ripensato in un progetto durato più di quattro anni, che ha visto nascere nuove stanze per i colloqui in presenza, un’infermeria migliorata, una biblioteca e un’aula scolastica, ma anche un teatro e un campo da calcio, dal quale si attendono grandi partite.
perugiatoday.it, 2 agosto 2025
Ventisei detenuti di Capanne, prossimi alla libertà o in possesso dei parametri per uscire dal carcere negli orari diurni, hanno la possibilità di un cambio di vita, una seconda possibilità per mantenersi senza commettere crimini, grazie ai corsi di formazione nel campo dell’edilizia dove cresce sempre di più la richiesta di personale professionale. E questo grazie al Protocollo firmato nel maggio 2024 tra il Nuovo Complesso Penitenziario Perugia “Capanne”, l’Udepe di Perugia, il CESF-Scuola edile di Perugia ed i rappresentanti delle Parti sociali del settore edile (Ance Umbria, CNA Umbria, Confartigianato imprese Umbria, Lega Coop Produzione e Servizi, Fillea CGIL Umbria, Filca CISL Umbria, Feneal UIL Umbria), che ha prodotto corsi di formazione professionale nel settore dell’edilizia anche attraverso il ricorso all’istituto del lavoro all’esterno e alle misure alternative alla detenzione hanno preso avvio nel mese di maggio.
iusve.it, 2 agosto 2025
Il 9 e il 10 luglio, un gruppo di studenti Iusve ha colto l’opportunità di recarsi presso l’Ipm di Treviso: un’esperienza di volontariato formativa e di forte impatto. Accompagnati dal responsabile e dal referente della Pastorale universitaria, don Matteo Chiarani e Luca Salaorni, noi studenti abbiamo avuto la possibilità di relazionarci con i detenuti in un contesto privo di pregiudizi, volto alla scoperta di una realtà che spesso resta nascosta agli occhi comuni. Tutti gli studenti Iusve si sono messi in gioco con empatia e creatività, proponendo attività mirate a costruire un clima di apertura, stimolare dinamiche di gruppo e abbattere le barriere - soprattutto quelle invisibili - che ci separavano. Non sono serviti grandi strumenti: un mazzo di carte, dei palloncini, semplici parole. Ma più di tutto, ciò che i ragazzi dell’IPM sembrano aver apprezzato maggiormente è stato il confronto: il confronto con noi, così diversi ma allo stesso tempo simili, la curiosità per le nostre storie e il desiderio di raccontare le proprie.
di Luigi Murciano
Il Piccolo, 2 agosto 2025
Il tema delle strutture per migranti accende il confronto in teatro: sul palco esperti e attivisti per una riflessione a più voci che è partita dall’eredità morale di Franco Basaglia. “Dove metto l’agitato, lo straniero, l’irregolare? La domanda sbagliata genera luoghi sbagliati”. Con questa provocazione si è aperto L’incontro “Dai diritti alle pene: manicomi, Cpr, carceri”, svoltosi l’altra sera al Nuovo Teatro Comunale di Gradisca nell’ambito di Onde e Lettere Mediterranee. L’appuntamento ha offerto una profonda riflessione sulle condizioni di vita nei luoghi di reclusione, partendo dall’eredità dello psichiatra Franco Basaglia per approdare alle criticità attuali. Che per la cittadina della Fortezza vuol dire, soprattutto, Cpr. Sotto lo sguardo simbolico di Marco Cavallo - la statua del cavallo azzurro simbolo della liberazione dai manicomi, installato in piazza Unità d’Italia a Gradisca per tutta la durata del festival - relatori e pubblico hanno ripercorso il filo rosso che lega passato e presente dell’esclusione.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 2 agosto 2025
Il carcere imprigiona anche la vita affettiva dei reclusi. E la solitudine è pena aggiuntiva che non sembra interessi chi vive oltre le sbarre. Anche se ne “brutalizza” l’esistenza. Lo racconta in prima persona l’ex detenuto Gianluca. Queste sono le lettere che la giornalista Donatella Stasio e Gianluca si sono scambiati prima di scrivere L’amore in gabbia, edito da Castelvecchi. Gianluca è stato arrestato quando aveva 17 anni ed è stato detenuto per 11 anni. La sua è una storia di droga, di violenze. Ma è soprattutto una storia di solitudine. Ora fa l’imprenditore. Questo scambio di lettere fa ben capire perché la sua è una storia che merita di essere letta.
di Gabriele Rizza
Il Manifesto, 2 agosto 2025
In scena la nuova creazione della Compagnia della Fortezza. La favola di Cenerentola scarta il mito della pura e semplice fantasia e poggia su pilastri di monumentale spessore: arte, scienza, conoscenza. Ne è convinto Armando Punzo che la mette al centro della sua ultima avventura teatral carceraria, allestendo un sontuoso apparato visivo, spalmato con perizia scenografica da consumato illusionista, nella grande spianata all’interno del carcere di Volterra. Il cortile della Fortezza medicea, già sede di labirintiche peregrinazioni, diventa ora una incandescente tavolozza pittorica, che abbraccia un po’ tutto il secolo breve: dalle impacchettature di un Christo e Jeanne-Claude alla metafisica di un De Chirico passando per l’action panting di un Pollock, l’astrattismo geometrico di un Malevic, il surrealismo di un Delvaux. È tutto un fiorire di avanguardie storiche attraversate da un Punzo in equilibrio su una bici di estrazione beckettiana o solcate dal suo passo di demiurgo alla Kantor, che indica e perlustra, sollecitando cadenze, uscite, incroci ai suoi attori detenuti.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 2 agosto 2025
È giusto che ciascuno possa scegliere se e quando avere figli, così come è importante che si possa esprimere la propria volontà rispetto alla fine della vita. Tuttavia, la libertà individuale, da sola, non è sufficiente. Non si nasce né si muore in astratto, ma dentro un sistema di relazioni, servizi, strutture materiali e simboliche. Nascere e morire, venire al mondo e lasciarlo. Per secoli, le soglie fondamentali della vita sono state considerate eventi naturali, inscritti dentro ritmi biologici e regolati da culture stabili di matrice religiosa. In pochi decenni è cambiato tutto. Il combinarsi dell’innovazione tecnologica (si pensi, per fare l’esempio più banale, alla pillola) e dei mutamenti culturali fanno si che oggi la nascita e la morte non siano più vissute come eventi dati, ma come “fatti sociali”.
di Filomena Gallo
Il Domani, 2 agosto 2025
L’intervento della segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, avvocata di Martina Oppelli, morta in Svizzera dopo tre “no” alla richiesta di suicidio assistito: “Si è vista negare il diritto all’autodeterminazione”. Depositata al Senato una proposta di legge di iniziativa popolare: “È un tema che riguarda tutte e tutti: non può essere lasciato alla forza residua di chi soffre”. Martina Oppelli è morta in Svizzera il 31 luglio 2025, dopo oltre vent’anni di convivenza con una forma avanzata di sclerosi multipla. Aveva chiesto per tre volte alla propria azienda sanitaria di accertare i requisiti per accedere, in Italia, al suicidio medicalmente assistito previsto dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019. Le richieste sono state tutte respinte, perché la sua condizione - completamente immobile e dipendente da terzi - non veniva ritenuta compatibile con il requisito del sostegno vitale. Eppure, la sentenza n. 135/2024 della stessa Corte ha chiarito che anche l’assistenza continuativa, i farmaci salvavita e dispositivi come catetere o macchina per la tosse costituiscono trattamenti di sostegno vitale. Anche un presidio rifiutato, se necessario per funzioni essenziali, è da considerarsi un trattamento in corso.
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