di Giulia D’Aleo
La Repubblica, 9 aprile 2025
Era entrato in carcere a fine marzo, in attesa di giudizio per maltrattamenti in famiglia e stalking. Ma nella sua cella ha resistito poco più di una settimana. Ieri mattina D.T., 44 anni, si è tolto la vita con un cappio rudimentale. La Polizia penitenziaria se n’è accorta troppo tardi: per un po’ hanno tentato di rianimarlo, ma non c’era già più nulla da fare. “Il personale di polizia penitenziaria è prontamente intervenuto tentando ogni possibile manovra di soccorso, in attesa dell’arrivo del medico di turno e, successivamente, del personale del 118. Purtroppo, ogni tentativo si è rivelato vano”, ha raccontato Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
di Alessandra Cannetiello
Gazzetta del Mezzogiorno, 9 aprile 2025
Doveva essere controllato h24 ma i poliziotti intervennero solo 25 minuti dopo. La procura ha chiesto per entrambi la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Sono due le condanne richieste dalla procura di Taranto nei confronti dei due agenti di polizia penitenziaria coinvolti nell’inchiesta nata dopo il tentato suicidio di un detenuto all’interno dell’ospedale Santissima Annunziata. È stato il sostituto procuratore della Repubblica Marzia Castiglia, al termine della sua requisitoria, a chiedere una pena di 3 anni e 6 mesi per ciascuno dei due imputati. I fatti risalgono a marzo 2018 quando il detenuto, ancora oggi in coma, era stato trasferito per problemi di salute dall’istituto “Carmelo Magli” nella cella sanitaria all’interno del nosocomio ionico.
di Emanuele Faraone
Il Messaggero, 9 aprile 2025
Una violenta aggressione è avvenuta nel primo pomeriggio di ieri nel carcere di Rieti, dove un gruppo di detenuti di origine nordafricana ha dato vita a un feroce scontro all’interno della propria cella. L’incidente ha coinvolto un gruppo di detenuti ristretti al 2 piano G1, portando a un violento regolamento di conti. La rissa, scatenata da motivi legati a contrasti interni, ha visto i detenuti utilizzare armi improvvisate e oggetti contundenti come sgabelli di legno. Uno dei detenuti coinvolti, gravemente ferito, è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale di Rieti. Le sue condizioni sono molto critiche: il detenuto è stato ricoverato in coma, con prognosi riservata.
di Stella Bonfrisco
Il Resto del Carlino, 9 aprile 2025
La situazione della minoranza transgender in carcere è al centro del convegno promosso dal Garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri, in programma oggi, dalle 14 alle 18, nella sede dell’Assemblea legislativa della Regione, a Bologna e che vuole anche essere un momento introduttivo alle tante iniziative collegate alla Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia che si celebra il 17 maggio. “Il transgender in carcere è soggetto a una situazione di doppia difficoltà, in quanto limitato della libertà e per la sua appartenenza a una particolare minoranza. Viene considerato di frequente parte ‘divisiva’ del sistema penitenziario e per questo servirebbe attivare percorsi personalizzati che tengano conto di questa condizione particolare e che non trascurino l’aspetto del disagio psichico che queste persone spesso manifestano”, spiega Cavalieri.
di Stefano Camilloni
stranieriinitalia.it, 9 aprile 2025
Giovedì 10 aprile, alle ore 14.00, il Polo Didattico San Basilio di Venezia ospiterà la conferenza “Inferno CPR”, dedicata a un approfondimento sulle condizioni di vita e di detenzione degli immigrati nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). L’evento, organizzato dal Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari in collaborazione con il progetto europeo MORE (Motivations, experiences and consequences of returns and readmissions policy), vedrà la partecipazione di importanti esperti del settore. Durante l’incontro, moderato dalla ricercatrice Francesca Cimino (Università Ca’ Foscari Venezia), interverranno Nicola Cocco, medico umanitario della Società di Medicina delle Migrazioni, e Lorenzo Figoni, autore del libro “Gorgo CPR”. Al centro della discussione ci saranno in particolare le condizioni di salute fisica e mentale degli immigrati detenuti, descritte nelle interviste raccolte dalla ricerca del progetto MORE come spesso estremamente critiche e problematiche.
ansa.it, 9 aprile 2025
La Casa circondariale di Taranto apre le porte allo sport e ad altre attività inclusive con il progetto “Tutti i colori dello sport-carceri”. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di promuovere, attraverso la pratica dell’attività sportiva, ma anche con il teatro e la poesia, un percorso di sostegno e un’opportunità di recupero dei soggetti fragili inseriti in contesti difficili. Le attività in programma della durata di 18 mesi, che inizieranno a maggio, prevedono l’alternarsi di attività sportive e di carattere sociale. ‘Tutti i colori dello sport-Carceri’ è rivolto a 50 detenuti della casa circondariale di Taranto.
italiacaritas.it, 9 aprile 2025
Il progetto “Ristretti”: il podcast della Caritas di Ancona-Osimo racconta dal carcere un pezzo di comunità. Lo ha realizzato il regista e sceneggiatore Claudio Pauri. Breve, solo tre episodi di poco meno di quindici minuti ciascuno. Ma quanta vita dentro! La vita che non può essere solo attesa da parte delle persone che devono scontare una condanna nel carcere di Ancona - Montacuto, la vita dei volontari che decidono di fare un pezzo di strada con loro, quella del personale dell’istituto penitenziario, chiamato anche a gestire le conseguenze del sovraffollamento.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 9 aprile 2025
La decisione di mettersi a disposizione degli altri, per guardare avanti. Una fondazione creata un anno dopo l’uccisione di sua figlia con l’obiettivo, un giorno, di arrivare a zero femminicidi a fine anno. L’esperienza con i detenuti del carcere di Padova. In dialogo con “il padre di Giulia”. Giulia, una figlia uccisa a 22 anni, dall’ex fidanzato Filippo Turetta. La decisione di “trovare un barlume di senso in quanto è accaduto” con l’impegno contro la violenza e per la parità di genere. La nascita della Fondazione Giulia Cecchettin ad un anno dalla sua morte. L’enorme sofferenza per ogni femminicidio: “La scorsa settimana, quando ci sono stati i casi di Ilaria e di Sara, che erano due studentesse entrambe di 22 anni come Giulia, mi sembrava come se fosse successo nuovamente a mia figlia”. L’incontro con i detenuti nella Casa circondariale di Padova per “vedere altre prospettive di vita e imparare tanto”. Il racconto di Gino Cecchettin, per tutti il “padre di Giulia”.
di Riccardo Luna
Corriere della Sera, 9 aprile 2025
I social network non hanno inventato l’adolescenza ma ne hanno amplificato a dismisura il lato oscuro. Instagram non ha creato il malessere dei giovani: l’anoressia, il mito del testosterone e il culto dei soldi facili erano parte della cultura di molti adolescenti ben prima che i social network arrivassero nelle nostre vite. E lo stesso discorso vale per la violenza e i femminicidi. Il massacro del Circeo, per citare un episodio fra i tantissimi, è del 1975 e non era evidentemente una challenge nata su TikTok. Del resto gli adolescenti americani descritti da Bret Easton Ellis nei suoi romanzi, ambientati negli anni Ottanta, non sembrano meno pericolosi di quelli che nella serie tv “Adolescence” ci hanno fatto scoprire che ci sono emoticon crudeli di cui non conosciamo il significato. E non avevano uno smartphone in mano.
di Angela Corica
Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2025
Cosa c’è che ancora sfugge sul comportamento di questi uomini che sembrano fragili, cosa scatta nella loro mente e che responsabilità hanno le famiglie? In questi giorni, come molti di voi, ho visto la miniserie di Netflix Adolescence. Già è stato detto e scritto molto sul successo della serie e sulla trama. Ne torno a parlare perché ci sono tanti punti interrogativi che si intrecciano con la nostra realtà. In queste ore si sono svolti i funerali di Sara Campanella, studentessa di 22 anni uccisa a Messina dal suo stalker, Stefano Argentino, il quale l’ha aspettata all’uscita dell’università, l’ha seguita e poi l’ha colpita con un coltello cinque volte fra il collo e la schiena. La mamma di Argentino ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee per giustificare l’aiuto che i genitori hanno dato al giovane assassino dopo il delitto. Lui ha immediatamente chiamato a casa e mamma e papà sono andati a prenderlo a Messina e lo hanno portato a Noto, sua città d’origine, facendolo sistemare nel b&b della mamma che in quel momento era vuoto.
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