di Serena Sileoni
La Stampa, 10 aprile 2025
L’anno scorso, quando i ministri Nordio e Piantedosi presentarono alle Camere il disegno di legge sulla sicurezza, si sollevò un ampio dibattito sulla deriva securitaria del governo Meloni. I nuovi reati, le aggravanti e gli aumenti di pena, l’irrigidimento dell’ordinamento penitenziario e l’incremento dei poteri di polizia sono stati oggetto di critiche estese per l’impronta panpenalista e propagandistica che recavano. Ma non avevamo ancora assistito al peggio. L’ultimo Consiglio dei ministri si è imposto sul procedimento di approvazione in corso in Parlamento e ha fatto proprio con decreto legge il progetto in esame alle Camere. Poiché al peggio non c’è fine, la parte più irrispettosa nei confronti della funzione parlamentare è stata la motivazione.
di Gian Luigi Gatta, Vincenzo Mongillo, Gian Paolo Demuro, Stefano Fiore, Dèsirèe Fondaroli, Carlo Longobardo, Domenico Notaro
L’Unità, 10 aprile 2025
Il record di disposizioni penali introdotte con un solo dl. La dubbia compatibilità delle misure con svariati principi costituzionali. L’anomalo ricorso alla decretazione d’urgenza. Il tutto senza benefici per la sicurezza della collettività, Come direttivo dell’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale ribadiamo la seria e oggi concreta preoccupazione per un così vasto intervento espressione di un ricorso al diritto penale in chiave simbolica di rafforzamento della sicurezza pubblica, per di più realizzato con lo strumento della decretazione d’urgenza. Le opportune modifiche rispetto alla versione originaria del “pacchetto sicurezza”, tese a diminuire la torsione repressiva dell’intervento, appaiono nel complesso marginali e non ne modificano l’impianto complessivo.
di Cataldo Intrieri
Il Domani, 10 aprile 2025
Con un importante intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha esposto, con apprezzabile chiarezza, il manifesto del sovranismo giudiziario dei conservatori italiani guidati da Giorgia Meloni. Cerchiamo di dare, nel poco spazio, adeguata sintesi di un pensiero complesso e articolato, comunque nitido nelle sue finalità del tutto simili a quelle perseguite dai vari sovranismi: da Donald Trump a Viktor Orbán a Marine Le Pen la cui condanna richiama espressamente come esempio negativo degli ostacoli frapposti all’azione politica dei neo-conservatori.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 aprile 2025
Sulle motivazioni della sentenza Turetta lo solito show di polemiche al buio. “Perché i giudici spesso sembrano stare dalla parte dell’assassino?”. La domanda è apparsa in uno dei tanti commenti alla notizia del giorno, quella relativa ai motivi dell’esclusione dell’aggravante della crudeltà per Filippo Turetta, il giovane che ha ucciso con 75 coltellate l’ex fidanzata Giulia Cecchettin. Una domanda che appare strana se si pensa alla decisione dei giudici della Corte d’Assise - composta, lo ricordiamo, anche da sei giudici popolari -, che hanno sentenziato l’ergastolo per Turetta. Vuol dire carcere a vita, la pena massima.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 aprile 2025
Il Governo lo ammette. Lo scrive nero su bianco, in risposta a un’interrogazione parlamentare: lo Stato non sa quanti siano gli innocenti travolti dalle confische antimafia. E neppure conosce il numero dei beni patrimoniali sottratti e poi restituiti ai legittimi proprietari, dopo che un giudice si è accorto che non c’erano elementi infliggere quelle misure. Non ci siamo mai neppure posti il problema: di fatto, il responso che lo Stato fornisce sul numero delle vittime incolpevoli sacrificate al mito dell’antimafia è questo. Ecco l’incredibile, ma per certi aspetti inevitabile esito dell’interrogazione che Roberto Giachetti - deputato di Italia viva iscritto anche a Partito radicale e Nessuno tocchi Caino, oltre che segretario d’aula a Montecitorio - aveva rivolto lo scorso 10 febbraio all’Esecutivo.
di Mauro Cifelli
romatoday.it, 10 aprile 2025
Lotta fra la vita e la morte in un letto del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Lazzaro Spallanzani dopo aver contratto una meningite neisseria nel carcere di Regina Coeli dove è detenuto. Tiziano Paloni, romano di 40 anni, ristretto nel carcere romano in attesa di giudizio, la mattina di lunedì 7 aprile è stato trasportato d’urgenza dalla casa circondariale di Trastevere prima all’ospedale Santo Spirito dove è giunto in coma per poi essere intubato ed essere trasferito all’ospedale Spallanzani dove è ancora in isolamento. A lanciare un grido d’aiuto la mamma di Tiziano, Anna, che si trova all’istituto delle malattie infettive romano in attesa di avere l’autorizzazione per poter vedere il figlio, attraverso un vetro. Una situazione critica quella del 40enne: “Preghiamo per un miracolo - le parole al nostro giornale della madre mentre trattiene le lacrime -. È necessario rendere pubblico quanto successo a mio figlio affinché non accada più una cosa del genere in un carcere”.
di Francesco Moroni
Il Resto del Carlino, 10 aprile 2025
“Difficile che la sezione del carcere minorile chiuda entro l’anno. Ostellari affronti i problemi”. “È in atto una deportazione”. Non usano mezzi termini i garanti regionali dei detenuti. L’allarme riguarda i trasferimenti dalle strutture per minori alla Dozza voluti dal governo per rispondere all’aumento della popolazione carceraria giovanile: una strategia che “non risolve il problema”, ripetono i garanti. Il nodo è quello del sovraffollamento, arrivato al 150% negli istituti penali minorili dopo il ‘decreto Caivano’, che “ha messo in campo una criminalizzazione”. “È un errore trasferire persone dalle carceri minorili alla Dozza perché si allontanano dai loro territori - puntualizza Roberto Cavalieri, garante per l’Emilia-Romagna. Ho fatto due sopralluoghi nella nuova sezione, l’ultimo lunedì: sono già 21 gli ospiti che sono stati allontanati dai territori in cui risiedevano”.
Cagliari. Il carcere minorile di Quartucciu: specchio di una crisi più ampia (che ci riguarda tutti)
di Guido Garau
cagliaritoday.it, 10 aprile 2025
Sovraffollamento, psicofarmaci e un sistema sotto accusa: l’inchiesta di Altreconomia illumina le ombre di un Ipm simbolo di un disagio nazionale, dove i ragazzi oscillano tra abbandono e timidi progetti di rinascita. Il carcere minorile di Quartucciu, situato in località Su Pezzu Mannu, nei pressi di Cagliari, rappresenta uno dei tasselli di un sistema penitenziario minorile italiano sempre più sotto pressione, come evidenziato dall’inchiesta di Altreconomia intitolata “La stretta repressiva sui giovani. Dagli Ipm alle comunità-ghetto”. Pubblicata il 1° aprile 2025, l’indagine denuncia una realtà preoccupante: sovraffollamento, ricorso crescente agli psicofarmaci, abbandono dei ragazzi reclusi e una risposta governativa che sembra privilegiare la costruzione di nuove strutture piuttosto che affrontare le radici del problema. In questo contesto, Quartucciu emerge come un caso emblematico, tra episodi di cronaca e timidi tentativi di riscatto.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 10 aprile 2025
Nella Relazione del ministero della Giustizia il punto su sovraffollamento e percorsi esterni. Poi l’annuncio: grazie al fondo Fami più competenze agli operatori e una migliore governance. L’Istituto penale per minorenni “Cesare Beccaria” di Milano, “è certamente quello maggiormente interessato dal sovraffollamento”. Lo afferma il ministero della Giustizia nella “Relazione concernente la disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei detenuti minorenni” relativa al 2024, appena trasmessa al Parlamento. Alla fine dello scorso anno le presenze dei ragazzi nell’Ipm milanese erano 66 a fronte di una capienza di circa 45 posti. Una gravissima situazione diffusa ovunque in Italia.
di Edoardo Varese
araldolomellino.it, 10 aprile 2025
Detenuti ancora privi del Garante: sprovvisti di quella figura che ha il compito di controllare e verificare che siano garantiti il diritto alla salute, una vita dignitosa, la funzione rieducativa della pena e di assicurare che le condizioni dei luoghi di reclusione siano idonee per gli stessi detenuti. Passano i mesi, ma da oltre un anno la situazione nelle case di reclusione di Vigevano, Pavia e Voghera non è cambiata, tanto da indurre anche istituzioni e esponenti politici provinciali a prendere voce: “Se prima dell’estate non ci sarà la nomina - dichiara Simone Marchesi, segretario provinciale del Pd - alzeremo ulteriormente la voce, coinvolgendo anche le altre forze politiche, incluse quelle di centrodestra. Per il momento stiamo monitorando la situazione senza troppo clamore, in quanto il ruolo del garante dei detenuti è delicato e va oltre all’appartenenza politica. Da parte nostra porteremo avanti l’impegno a sollecitare gli organi competenti per la sua nomina”.
- Como. Suicidi di Stato nell’inferno sulla terra, l’incontro alla Ubik
- Treviso. La solidarietà e l’opera del volontariato in carcere
- Milano. Fashion carcere, a Bollate (femminile) è nata Ethicarei Academy
- Parma. L’attività del Patronato Acli all’interno del carcere
- Palmi (Rc). Al via il progetto in carcere “Cambia-Menti con lo Sport”











