di Mario Di Vito
Il Manifesto, 7 agosto 2025
Un “pasticcio frettoloso di cui chiederò chiarimenti”. Era lo scorso 5 febbraio quando, prima alla Camera e poi al Senato, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, con la modestia che lo contraddistingue, così bollava le carte della Corte penale internazionale su Osama Almasri. Un testo pieno di errori e incongruenze, disse il ministro, per giunta scritto in inglese, “un complesso carteggio” difficile da decodificare. Per questo - anche per questo - le interlocuzioni con la Corte d’appello di Roma, durante le 48 ore di fermo del boia libico, sono state pressoché assenti. E però una via d’uscita c’era e l’aveva offerta direttamente la Cpi in maniera piuttosto esplicita.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 7 agosto 2025
È un groviglio intricato, il caso Almasri. Una storia lunga e terribile che coinvolge Paesi diversi e vede il nostro protagonista, una storia che ha al centro i diritti umani - la loro programmatica e sistematica violazione - la giustizia fino al livello della Corte penale internazionale, la politica - estera e interna - e le istituzioni. Una storia documentata, di cui cominciamo a sapere molto, ma ancora segnata da zone grigie, interrogativi inevasi. Una storia ancora in fieri, segnata fin dall’inizio da scontri aspri tra i Paesi coinvolti ma non solo. Come emerge in queste ore, il conflitto più duro è quello interno ed è di natura istituzionale, investe il rapporto tra governo e magistratura. La fibrillazione che ne deriva si riflette nello scontro politico ma soprattutto nello sconcerto della società civile. Perché il merito, che in questa vicenda sembra il fanalino di coda, pesa. Ed è esattamente il filo che non si deve smarrire per venirne a capo e capire cosa è in gioco in questa storia, tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a distinguere perché in certe zone d’interesse la luce non arriva mai.
di Daniela Fassini
Avvenire, 7 agosto 2025
La giovane ivoriana Mariam: “Lui e i suoi uomini mi hanno stuprato ogni notte per un anno, voglio giustizia”. L’avvocata: “Presto un esposto alla Procura contro l’archiviazione della premier”. La stupravano ogni notte, all’interno della prigione di Mitiga, in Libia. Lo facevano a turno: prima lui, il generale Almasri e poi tutti gli altri suoi uomini. Oggi Mariam (nome di fantasia per garantirne la privacy, ndr) è in Italia, ha un lavoro e cerca di farsi una nuova vita. Ma è difficile, ogni notte, rivive lo stesso incubo.
di Francesco Compagna
Il Foglio, 6 agosto 2025
L’emergenza carceri rivela l’anima più identitaria e demagogica dell’Esecutivo. Nel passaggio dall’opposizione al governo, Fratelli d’Italia ha moderato il suo profilo su economia e politica estera, ma non sulla giustizia. I mille giorni dall’insediamento dell’esecutivo Meloni, due settimane fa, sono stati l’occasione per discuterne, da angolature diverse, meriti, colpe e limiti. E a prescindere dagli opposti punti di vista, è parso a tutti evidente che il passaggio dall’opposizione al governo abbia coinciso, per Fratelli di Italia e per la sua indiscussa leader, con un approccio più pragmatico e meno ideologico su due questioni di enormi rilievo politico, quali la stabilità finanziaria del paese e la sua politica estera. Per estremo paradosso è invece proprio sul tema della giustizia penale e delle libertà individuali che la scelta di un ministro apparentemente estraneo all’humus ideologico della destra italiana si è purtroppo accompagnata a un deprecabile rafforzamento della sua deriva identitaria. E così, il progressivo passaggio da una vera e propria propaganda antieuropea a un “europeismo critico” è rimasto sorprendentemente sordo rispetto al riconoscimento dei valori e dei princìpi scolpiti nelle costituzioni nazionali, ancor prima che nella convenzione europea sui diritti dell’uomo e del cittadino.
di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 6 agosto 2025
Proposta bipartisan in Senato. Verini (Pd): “Sì a procedure sprint e cabina di regia per i penitenziari, ma agire subito”. Anche Calenda apre. Il governo lancia la palla, Pd e Azione rispondono. L’idea di estendere il “metodo Giubileo” anche al piano carceri, lanciata sul Messaggero dal sottosegretario di Palazzo Chigi Alfredo Mantovano e apprezzata anche da Pier Ferdinando Casini, trova sponde nelle opposizioni. “Facciamolo, ma facciamolo seriamente”, è la replica, di fronte alla proposta di una cabina di regia che coordini i vari enti che si occupano della gestione di detenuti e penitenziari. Obiettivo: accelerare le procedure, far ripartire i progetti fermi nel cassetto in attesa delle autorizzazioni. Insomma “abbattere le barriere burocratiche con poteri in deroga”, per usare le parole di Mantovano. Un po’ come si è fatto a Roma in occasione dell’Anno santo, con un tavolo di raccordo a Palazzo Chigi tra le molte istituzioni coinvolte che ha permesso (per esempio) di chiudere a tambur battente il cantiere di Piazza Pia.
di Giuseppe Maria Meloni*
lospiffero.com, 6 agosto 2025
Dietro questo dramma delle carceri italiane, dietro questo dramma del sovraffollamento, dei suicidi, degli atti di autolesionismo, delle pessime condizioni igienico sanitarie, della carente assistenza sanitaria, ed in generale della forte offesa alla dignità umana, certamente si nasconde una profonda crisi del senso comune di umanità. Se ci fosse stato nel presente momento storico un senso di umanità radicato e diffuso, non sarebbe mai stato possibile permettere o comunque accettare passivamente tutto quello che attualmente e da anni sta accadendo nelle carceri italiane. Indiscutibilmente il senso comune di umanità si è affievolito, ma questo, tuttavia, non è un dato eccezionale.
di Marco Nigro e Francesco Raeli
Il Dubbio, 6 agosto 2025
Negato a un imputato, autorizzato da mesi a uscire per lavoro, il permesso di trascorrere tre giorni a casa della cognata, a pochi metri dalla propria abitazione. C’è qualcosa di surreale - e vagamente liturgico - nel calendario della giustizia italiana. Alcune festività sembrano godere di uno statuto privilegiato, quasi mistico. Natale e Pasqua, ad esempio, sono sacramenti laici anche per l’apparato giudiziario: se sei agli arresti domiciliari e ti comporti bene, potresti ottenere di festeggiarli in famiglia, magari nella villetta della cognata, purché non troppo lontana da casa.
di Danilo Paolini
Avvenire, 6 agosto 2025
Il caso Almasri conferma ancora una volta quanto è infiammabile il dibattito pubblico, al di là della legittima diversità delle opinioni. In pochi giorni, infatti, le tensioni sono tornate a crescere. Mettiamola così: se l’ex premier Giuseppe Conte poteva non essere chiamato in causa per l’approdo negato ai migranti dal suo ministro dell’Interno Matteo Salvini, allora anche la posizione di Giorgia Meloni può essere archiviata per il caso Almasri contrariamente a quelle dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Piantedosi e Nordio, e del sottosegretario all’Interno Mantovano. Certo, per la Costituzione “il presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 6 agosto 2025
Il generale libico liberato per “evitare ritorsioni”. Ma non c’erano prove. “Sia i Ministri Nordio e Piantedosi, sia il sottosegretario Mantovano erano perfettamente consapevoli del contenuto delle richieste di cooperazione inviate dalla Cpi e, in particolare, del mandato di arresto spiccato nei confronti dell’Almasri. Non dando corso a tali richieste il primo, decretando il secondo la formale espulsione dcl ricercato con un provvedimento (...) viziato da palese irrazionalità e disponendo il terzo l’impiego di un volo Cai che ne ha assicurato l’immediato rientro in patria, hanno scientemente e volontariamente aiutato il predetto a sottrarsi alle ricerche e alle investigazioni della Cpi”. Sono queste le parole con le quali, in 92 pagine, il Tribunale dei Ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano, ora depositata alla Camera. La richiesta si inserisce nel meccanismo previsto dall’articolo 96 della Costituzione e dalla legge costituzionale del 1989: per i reati commessi nell’esercizio delle funzioni ministeriali, l’avvio del processo penale richiede un voto parlamentare. Il Tribunale dei Ministri rappresenta il primo filtro tecnico-giuridico; spetterà ora alla Camera valutare se concedere l’autorizzazione, una decisione che può basarsi anche su considerazioni di “preminente interesse pubblico”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 agosto 2025
Al di là delle distorsioni che hanno ingigantito le parole di Parodi contro la capo Gabinetto della Giustizia, è indiscutibile che la più importante collaboratrice del guardasigilli sia oggetto di una viscerale insofferenza non priva di venature misogine. Almasri è una mina con un difetto congenito fatale, dal punto di vista degli anti-Nordio: è già esplosa, ma non fa danno, perché il referendum sulla separazione delle carriere è ancora ben lontano. Quando ci si arriverà, l’opinione pubblica avrà per lo più archiviato la storia.
- Mirabelli: “Sul caso Almasri scelta politica. I magistrati? Più prudenza con l’azione penale”
- La capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi: “Non temo niente e chiarirò ogni dubbio”
- Perché l’antimafia sbaglia su Borselllino
- Il numero delle telefonate con i figli non aumenta per i detenuti al 41 bis
- Non c’è diffamazione a mezzo stampa se il fatto è attribuito con incolpevole convinzione









