di Domenico Quirico
La Stampa, 14 aprile 2025
Quindici anni fa il mare interno fra Europa, Africa e Asia era crocevia del mondo, oggi la Storia si fa negli oceani. Sono tornate le dittature sulla sponda Sud, i migranti sono solo questione amministrativa: è la fine delle illusioni. È stato un attimo. O forse, molto semplicemente, noi europei non siamo stati all’altezza, non l’abbiamo meritata quell’occasione che il Tempo ci offriva. Dopo lunghe ma fragili peregrinazioni la Storia era tornata, una quindicina di anni fa, con dramma e dolore (ma quando questo non è stato il suo lievito fatale?) laddove era nata, al Mediterraneo: la grande cerniera di cui l’avventura umana ha fatto il suo nido prediletto, Nord e Sud, Est e Ovest, Oriente e Occidente, Islam e laicità, democrazie e assolutismi. Dopo tanto parlare di oceani, il centro dell’attenzione del mondo era fissato su questa piccola pianura d’acqua dove ogni nome di isola, insenatura, città evoca luoghi dove si sono combattute grandi battaglie e chiusi storici accordi di pace, rigata dalle migrazioni e dalle fughe davanti al nemico ma anche dagli incontri dei sapienti, dei profeti e degli umili.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 13 aprile 2025
Il rischio è assuefarsi: non registrare più, non stupirsi più, figuriamoci indignarsi. Emergenza carceri, sovraffollamento, strutture fatiscenti, carenza di personale e via così. Formule ineccepibili, pensate per chiudere bene i fatti, sigillarli e non esserne toccati. Così parlano i verbali, le relazioni, le audizioni parlamentari e così parliamo anche noi. Noi che lo sappiamo quali sono le condizioni delle nostre prigioni, quelle per adulti e anche quelle per i minori, sempre per restare alle locuzioni indolori, quelle dove stanno i ragazzi e le ragazze e a volte portano nomi che generano ossimori. Come il Beccaria di Milano, titolato alla parte migliore della nostra storia, dove meno di un anno fa sono stati arrestati agenti per torture e da dove si continua a evadere.
di Andrea Bernardini
Avvenire, 13 aprile 2025
Le linee guida sul diritto all’affettività di chi è in carcere, come previsto dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, sono state firmate venerdì dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria facente funzioni Lina Di Domenico e trasmesse a provveditori, direttori e comandanti di reparto degli istituti penitenziari. Le linee guida fissano “una disciplina” sugli incontri intimi tra i detenuti e i loro partner. Saranno concessi “nello stesso numero” dei colloqui visivi fruiti mensilmente e dureranno al massimo due ore. A usufruirne potranno essere soltanto il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona stabilmente convivente, che saranno ispezionati. L’accertamento, demandato al direttore dell’istituto e in alcuni casi all’Autorità giudiziaria, sarà automatico per coloro che già siano stati ammessi ai colloqui visivi o telefonici.
di Teresa Scarcella
La Nazione, 13 aprile 2025
“Sono avvilenti. Fatte apposta per scoraggiare”. Non le manda a dire il Garante regionale dei detenuti, Giuseppe Fanfani, commentando le linee guida diffuse dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sul diritto alla sessualità dietro le sbarre. Le regole, secondo Fanfani, nascono sbagliate. “La Corte Costituzionale aveva dato alla questione un senso profondo di umanità - spiega il garante -. Poi c’è stata una resistenza da parte del Dap, ma anche dalla politica. E di fronte all’impossibilità oggettiva di dire no, è venuta fuori questa circolare, che confonde l’affettività con la sessualità”.
di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 13 aprile 2025
L’Anm toscana: con le sue parole contribuisce all’isolamento di giudici e pubblici ministeri. “Provvedere al buon funzionamento del sistema penitenziario è compito e responsabilità dell’Esecutivo e del ministro della Giustizia. Puntando il dito contro i magistrati si elude il dato centrale di una questione così seria e urgente”. La sezione toscana dell’Associazione nazionale magistrati replica alle dichiarazioni rilasciate in Senato dal guardasigilli Carlo Nordio sul sovraffollamento negli istituti di pena. “Se aumenta il numero dei carcerati non è colpa del governo, ma di chi commette dei reati e della magistratura che li mette in prigione.
di Alberto Maccari
Avvenire, 13 aprile 2025
Beneduci (Osapp) ritiene fallimentare la gestione del sistema da parte del ministero: “Si ascolti di più chi è sempre in prima linea”. Dirigenti del Dap in trincea per un giorno su disposizione del Ministero della Giustizia e un’ondata di ispezioni e supporti dimostrativi nelle carceri italiane. Ma a cosa servono? La domanda, che è anche una denuncia e un appello alle istituzioni a prendere provvedimenti concreti per affrontare l’annosa emergenza che sconvolge il sistema penitenziario, arriva da Leo Beneduci, segretario nazionale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria). “Mentre assistiamo a queste dimostrazioni ben orchestrate all’insegna del “facciamo vedere noi come si fa da parte di dirigenti ministeriali che poi ripartono soddisfatti - dice il rappresentante sindacale - c’è chi resta in prima linea e deve fare i conti con la realtà quotidiana”.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 13 aprile 2025
Entro il mese di giugno lo strumento verrà usato in 50 istituti per documentare attività di servizio e garantire l’ordine. Le bodycam arrivano anche in carcere. Anche la polizia penitenziaria avrà a disposizione le “telecamere indossabili”, già in uso ad altre forze dell’ordine e ora pronte a essere impiegate anche per la sorveglianza all’interno dei penitenziari. Il “collaudo”, come spiega e una circolare del ministero della Giustizia inviata nei giorni scorsi ai sindacati di categoria, avverrà entro il mese di giugno e coinvolgerà una cinquantina di strutture tra carceri per adulti e quelle minorili, ma potranno essere utilizzate anche in alcuni servizi sul territorio, per esempio legati alle misure alternative o alle “traduzioni” (i trasferimenti) di un detenuto da un carcere all’altro o in tribunale per le udienze.
di Antonio Bravetti
La Stampa, 13 aprile 2025
Uno sciopero di tre giorni, in aperto dissenso al decreto sicurezza e in protesta contro gli ultimi provvedimenti del Dap sulle carceri. L’Unione delle camere penali proclama l’astensione dal lavoro il 5, 6 e 7 maggio. Niente udienze né attività giudiziarie per gli avvocati penalisti. Il decreto sicurezza, a loro giudizio, presenta numerose criticità. L’elenco è lungo: “L’inutile introduzione di nuove ipotesi di reato; molteplici, sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena; l’introduzione di aggravanti prive di alcun fondamento razionale; la sostanziale criminalizzazione della marginalità e del dissenso”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 13 aprile 2025
Richiesta al ministero per conservare anche la via analogica. Il Consiglio superiore della magistratura torna a sottolineare le criticità del processo penale telematico, tra i cardini degli impegni presi dal ministero della Giustizia nel contesto del Pnrr. Con una delibera approvata dal plenum si ricorda che le difficoltà di App, l’applicativo ministeriale, emergono anche davanti ai nuovi obblighi in vigore da pochi giorni, visto che dal i° aprile il canale digitale è la via teoricamente esclusiva per l’iscrizione delle notizie di reato e per il deposito degli atti in una serie di giudizi speciali (abbreviato, direttissimo, immediato).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 aprile 2025
La sua storia non è solo quella di un criminale che ha sfidato le istituzioni, ma anche quella di un personaggio che incarna le contraddizioni di un’intera regione. Graziano Mesina, l’ex primula rossa del banditismo sardo, è morto poche ore dopo essere stato scarcerato: il tribunale di sorveglianza di Milano aveva accolto la settima istanza dei suoi avvocati, che chiedevano il differimento della pena per motivi di salute. L’ex bandito, è stato poi ricoverato nel reparto penitenziario dell’ospedale San Paolo di Milano, dove è morto.
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