Il Manifesto, 8 agosto 2025
Un dossier al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia denuncia sovraffollamento, sezioni per minori nelle carceri per adulti, abusi nei trattamenti e perdita dell’approccio educativo. Dall’orgoglio internazionale a un caso da monitorare. Il sistema di giustizia minorile italiano, un tempo considerato un modello in Europa e nel mondo per il suo impianto educativo e rieducativo, è oggi in crisi profonda. Lo denunciano Antigone, Defence for Children International Italia e Libera in un dettagliato rapporto tematico inviato - con l’adesione fra le altre di Forum Droghe, la Società della Ragione e A Buon Diritto - al Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in vista dell’esame periodico sull’Italia. Il dossier - sostenuto da oltre 100 organizzazioni, garanti territoriali e personalità della società civile - descrive un sistema sempre più punitivo, afflitto da gravi problemi strutturali, normativi e culturali. Una situazione tanto allarmante da meritare l’attenzione delle Nazioni Unite.
quotidianosanita.it, 8 agosto 2025
Il toolskit Euda ed Ecdc, include anche link a linee guida di salute pubblica pertinenti e strumenti pratici per comprendere il contesto e definire e attuare una strategia di eliminazione all’interno delle carceri. Vengono forniti esempi tratti da carceri in Germania, Spagna, Francia, Italia e Lussemburgo, che illustrano modelli di assistenza. L’Agenzia europea per la droga (Euda) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) hanno elaborato congiuntamente un kit di strumenti europeo per l’eliminazione dell’epatite virale nelle carceri. Il nuovo toolkit- lanciato vista della Giornata della Giustizia dei Detenuti del 10 agosto - è progettato per supportare l’implementazione e l’estensione degli interventi contro l’epatite B e C nelle carceri di tutta Europa. Rafforza inoltre il principio di “equivalenza delle cure”, garantendo che le persone in carcere ricevano un’assistenza sanitaria paragonabile a quella disponibile nella comunità. Le persone in carcere, ricorda l’Ecdc, presentano livelli più elevati di epatite virale rispetto alla popolazione generale, il che le rende un gruppo chiave per la prevenzione e il trattamento mirati.
di Roberto Mazzoli
Avvenire, 8 agosto 2025
È un viaggio silenzioso, quasi intimo quello che la statua di Maria sta compiendo nei penitenziari italiani. Don De Paoli: abbiamo accolto l’invito di papa Francesco di portare un raggio di sole. Si sta svolgendo in queste settimane un viaggio silenzioso, quasi intimo e carico di umanità che sta portando la statua della Madonna pellegrina di Fatima nelle carceri italiane. L’iniziativa, promossa dall’Apostolato mondiale di Fatima, ha preso avvio il primo luglio dall’Arghillà di Reggio Calabria. Attraverso numerosi luoghi della sofferenza, si snoderà lungo tutto il Paese per terminare domenica 31 agosto alla Giudecca di Venezia.
di Simone Canettieri
Il Foglio, 8 agosto 2025
La giustizia e il fronte del Colle: il patto di non belligeranza sulla riforma, il pasticcio del caso Almasri e la freddezza con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. C’è la “preoccupazione” di chi segue in silenzio un dibattito fra governo e magistratura sempre più aspro. E quindi “l’auspicio che i toni si abbassino da ambo le parti”. Ma nei pensieri del presidente Sergio Mattarella c’è anche la consapevolezza che questo clima potrebbe continuare ad alimentarsi a vicenda. D’altronde ieri mattina la premier Giorgia Meloni, prima di partire per la Grecia come anticipato dal Foglio, ha bollato l’iniziativa di Avs di voler denunciare il governo alla Corte penale internazionale su Gaza come “il tentativo di provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria”. Reazione di Elly Schlein: “Insinuazioni eversive”. Il clima è questo. In realtà tra il Colle e Palazzo Chigi c’è un patto di non belligeranza sulla riforma costituzionale della giustizia: il capo dello stato, che è anche il capo del Csm, non si è mai espresso nel merito.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 8 agosto 2025
Lo scontro tra governo e giudici accompagna da anni le vicende politiche italiane. Lo scoglio del “moralismo”. Giorgia Meloni ha ragione sul caso Almasri, e anche torto. Ha ragione quando dice che i suoi ministri hanno agito per “tutelare il Paese”. Ma ha torto quando aggiunge che la richiesta del processo da parte del Tribunale dei ministri è parte di un “disegno politico” della magistratura contro il governo. Sul primo punto: sembra molto difficile immaginare che Nordio, Piantedosi e Mantovano abbiano rilasciato e rimpatriato il “generale” libico, accusato di crimini orribili dalla Corte penale internazionale, perché gli stava simpatico, erano in affari con lui e ne erano stati corrotti, o per accrescere la loro popolarità.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 8 agosto 2025
La dirigente del ministero, Cristina Lucchini: “Capii che c’erano ragioni non giuridiche”. La mattina di martedì 21 gennaio, quando il generale libico Osama Najeem Almasri era detenuto da due giorni e la corte d’appello di Roma stava per decidere se tenerlo in carcere oppure no, ai magistrati in servizio al ministero della Giustizia che lavoravano per risolvere ogni problema giuridico e consegnare il ricercato alla Corte penale internazionale, parve evidente che ne rimaneva uno per loro insormontabile. Un problema politico.
di Alberto Giulini
Corriere di Torino, 8 agosto 2025
L’uomo, 45 anni, in carcere per furto e ricettazione era stato condannato in via definitiva. Ancora un suicidio in carcere, il secondo episodio in Italia in meno di ventiquattro ore. Gabriele Dandolo, 45 anni, si è tolto la vita nella prima sezione del padiglione C della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. L’uomo si è impiccato in cella con un cappio rudimentale ricavato da un lenzuolo. In carcere per furto e ricettazione, il detenuto aveva da poco visto la sentenza di condanna diventare definitiva. “Era un uomo fragile e di questa fragilità i genitori avevano avvisato l’amministrazione penitenziaria - spiega l’avvocata Roberta Di Meo. Chiederò al magistrato di fare chiarezza con accertamenti per verificare eventuali responsabilità e negligenze. Tuteleremo la sua memoria e i suoi familiari”.
di Caterina Stamin
La Stampa, 8 agosto 2025
Vittima un 45enne, la cui pena era da poco diventata definitiva. L’avvocato: “Un ragazzo fragile e di queste fragilità era stata informata la direzione del carcere”. L’Osapp: “Sistema allo sfascio”. Tragedia al carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Questo pomeriggio un detenuto di 45 anni, residente a Genova, si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo, nel bagno della sua cella. Era stato condannato per furto e ricettazione e la pena da poco era diventata definitiva. A trovarlo gli agenti della polizia penitenziaria, che hanno segnalato l’accaduto alle autorità competenti. “Era un ragazzo fragile e di queste fragilità era stata informata la direzione del carcere dalla famiglia - spiega l’avvocata Roberta Di Meo, che lo assisteva - Chiederemo al magistrato di fare accertamenti per verificare eventuali responsabilità e negligenze e tuteleremo la sua memoria e quella dei suoi familiari”.
di Hermes Carbone
Quotidiano di Sicilia, 8 agosto 2025
Presa di posizione netta quella annunciata ai nostri microfoni dalla garante dei detenuti del Comune di Messina, professoressa Lucia Risicato. La morte di Stefano Argentino in carcere a un mese dall’inizio del processo, è una sconfitta per lo Stato”. Presa di posizione netta quella annunciata ai nostri microfoni dalla garante dei detenuti del Comune di Messina, professoressa Lucia Risicato. “La magistratura sta indagando - premette - quindi non mi esprimo sul merito dei fatti. Ma è evidente che un suicidio in carcere, a prescindere dal reato contestato, è il segno di un sistema che continua a non garantire abbastanza sul piano della tutela psicologica e della dignità umana”, sottolinea la garante.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 8 agosto 2025
Il 27enne, reo confesso dell’omicidio di Sara Campanella, era da 10 giorni senza sorveglianza. Il legale Cultrera accusa: “Colpa dello Stato”. Il suicidio di Stefano Argentino, reo confesso dell’omicidio della studentessa Sara Campanella, ha scosso nuovamente l’opinione pubblica. Una vicenda già atroce che si è chiusa con un epilogo ancora più drammatico: la morte in cella del giovane detenuto nel carcere di Messina. Una tragedia nella tragedia che interpella la coscienza collettiva e solleva questioni scomode: il diritto alla cura, la dignità anche del colpevole, le falle di un sistema penitenziario ormai esausto.
- Milano. Un detenuto è morto nel carcere di Opera: si indaga per omicidio colposo
- Palermo. L’appello del Garante dei detenuti: “Nelle carceri si muore di abbandono”
- Prato. Sospesi i corsi di formazione in carcere per mancanza di personale
- Forlì. Visita ispettiva al carcere, i detenuti sono 163. “Occorre rafforzare gli organici”
- Pistoia. Avvocati in visita al carcere: “Situazione peggiorata in termini di presenze”









