di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 15 aprile 2025
Ogni giorno nelle carceri italiane ci sono in media cinque episodi di protesta collettiva. Il reato di rivolta penitenziaria, introdotto dal decreto legge “sicurezza”, punisce con pene elevatissime anche chi protesta senza violenza e con forme di resistenza passiva a ordini dati per generiche ragioni di sicurezza. Il carcere è pieno di tali eventi, ogni operatore lo sa. Nel solo 2024 si sono verificati circa 1.500 episodi di protesta collettiva nonviolenta, quali la battitura delle sbarre o il rifiuto di rientrare in cella. Episodi che un bravo direttore o comandante di reparto risolveva con il dialogo, ascoltando le ragioni della protesta. La pedagogia premoderna e punitiva di chi ci governa ha deciso di criminalizzare la disobbedienza nonviolenta. Se il 2025 sarà come l’anno passato, supponendo che in media quattro detenuti partecipino a ogni episodio di disobbedienza a un ordine, arriveremo a seimila detenuti coinvolti.
di Luca Sofri
ilpost.it, 15 aprile 2025
Lo dice tra gli altri l’associazione degli avvocati penalisti italiani; nel frattempo il governo continua a contraddirsi. Giovedì scorso il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto alle interrogazioni dei senatori Ivan Scalfarotto di Italia Viva e Alfredo Bazoli del PD, che gli chiedevano conto dell’amministrazione delle carceri italiane e della gravissima situazione umanitaria che si vive al loro interno. Lo ha fatto con tono un po’ ironico, dicendo che “se aumenta il numero dei carcerati non è colpa del governo, ma di coloro che commettono dei reati e della magistratura che li mette in prigione, anche perché non risulta che siano stati imprigionati in base a nuove leggi promulgate da questo parlamento”.
di Marta Rosati
umbria24.it, 15 aprile 2025
Lavoro degli avvocati spesso vanificato, inottemperanze da parte degli istituti penitenziari e intanto la Corte chiede relazioni affettive per chi sconta la pena ma non ci sono gli spazi. È di alcuni giorni fa l’intervento alla Camera del deputato di gruppo Misto +Europa, Riccardo Magi, che si è rivolto al ministro Carlo Nordio per conoscere lo stato di attuazione di una sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto per le persone detenute la possibilità di mantenere relazioni affettive, anche a carattere sessuale. Per i penitenziari di Terni e Parma, i relativi Tribunali di sorveglianza si erano già espressi favorevolmente, accogliendo le istanze di alcuni detenuti. Tuttavia, per garantire le cosiddette “stanze dell’amore”, locali in cui chi è recluso può ricevere visite in assenza del personale di polizia penitenziaria al fine di avere momenti di intimità con il proprio partner, sono necessari interventi di edilizia penitenziaria.
di Emilia Rossi
huffingtonpost.it, 15 aprile 2025
Il ministero (dopo un anno!) accoglie in parte la sentenza della Corte costituzionale e si organizza per garantire ai detenuti il diritto all’affettività. Compreso il sesso. C’è ancora molto da fare: ecco che cosa. Dopo un anno di intenso lavoro statistico, analitico, intellettuale del gruppo di studio multidisciplinare istituito appositamente, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha emanato la circolare 11 aprile 2025 per dare esecuzione alla sentenza 10/2024 della Corte costituzionale che ha stabilito il diritto delle persone detenute ad avere incontri intimi, cioè sottratti al controllo a vista del personale di custodia, con i partner di stabili relazioni affettive.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 15 aprile 2025
Sono 2.718 le donne detenute in Italia, sparse tra pochi istituti femminili e sezioni di carceri maschili. Una condizione che richiede interventi mirati. Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia, infatti, al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca, che ospitano circa un quarto delle detenute. Tutte le altre si trovano nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con la senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione.
di Elisa Sola
La Stampa, 15 aprile 2025
Arrestato dopo aver accoltellato un 17enne, in cella ha compreso l’errore e aiutato i compagni. E il giudice: non va processato. Accoltellare al petto un ragazzo più grande. Provare ad ucciderlo senza sapere perché. Scappare dopo averlo lasciato a terra. E sperare che non muoia. Finire in carcere. Dormire in cinque in una cella. Prendere la scabbia. E capire, qui dentro, qual è la strada per comprendersi. Per redimersi: “Prima facevo fatica a comprendere le mie emozioni. Ora so che la violenza è assurda. Sempre”. Ha 15 anni. È incensurato. È sempre andato bene a scuola. Non si droga. Non beve. Il fratello maggiore, che è quasi dentista, è il suo punto di riferimento. Una sera, all’improvviso, questo ragazzo tranquillo, che parla in maniera lenta e posata alla giudice, ha conficcato un coltello sotto al cuore di un ragazzo che lo prendeva in giro.
ansa.it, 15 aprile 2025
Da lunedì 14 a venerdì 18 aprile, delegazioni dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati accederanno in 76 strutture penitenziarie, tra istituti per adulti e per minorenni, diffuse su tutto il territorio nazionale, con una copertura di almeno un carcere per ogni regione. “In questa occasione - afferma il presidente Aiga, l’avvocato Carlo Foglieni - oltre a poter valutare l’evoluzione dello stato dell’arte delle strutture penitenziarie a circa un anno di distanza dai precedenti accessi, consegneremo a tutte le direzioni delle carceri il progetto di riforma elaborato da Aiga e le progettualità in cantiere con il Dap, che ringraziamo per averci concesso tutte le autorizzazioni richieste per questi accessi.
di Francesco Petrelli
L’Unità, 15 aprile 2025
Il fatto stesso che il decreto legge dell’11 aprile 2025, n. 48 recepisca i medesimi contenuti del Ddl in discussione davanti al Parlamento, mostra il paradosso di una necessità ed urgenza che, non presente all’epoca della presentazione di quel Disegno di legge, si sarebbero improvvisamente venute a creare in virtù di non si sa bene quali drammatici eventi. Si tratta di un abuso della decretazione d’urgenza tanto più grave in considerazione della riproposizione di norme già da più parti sottoposte a severe critiche, da parte dell’avvocatura e dell’accademia, a causa della loro netta contrarietà ai principi di ragionevolezza, proporzionalità, offensività, eguaglianza e tassatività. E tanto più riprovevole proprio in considerazione dei valori di libertà coinvolti nella materia penale, tali da imporre una valutazione ponderata degli interessi in gioco.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 15 aprile 2025
“Incostituzionale” per l’Associazione nazionale magistrati. Il decreto incardinato alla Camera. Le toghe auspicano “tutti i correttivi necessari a scongiurare i rischi di un diritto penale simbolico”. In vigore da appena trentasei ore e già rischia il marchio di incostituzionalità. È l’Associazione nazionale magistrati, soprattutto, a riconoscerne i chiari tratti - subodorati anche dalla difesa di un imputato che ha sollevato la questione davanti al tribunale di Milano - nel decreto Sicurezza che ieri è stato assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera per la conversione in legge entro 60 giorni.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 15 aprile 2025
Chiesto il rinvio alla Consulta durante la direttissima per un giovane accusato di resistenza aggravata. La decisione a maggio. La prima crepa costituzionale nel neonato decreto sicurezza potrebbe aprirsi il prossimo 26 maggio, quando a Milano la giudice Ilaria Simi de Burgis scioglierà la sua riserva sulla richiesta di rinvio alla Corte costituzionale presentata dagli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini durante la direttissima per un arresto effettuato sabato. La storia è quella di un ragazzo che non si è fermato a un posto di blocco e poi, una volta fermato, ha avuto un alterco con le forze dell’ordine.
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