di Marcello Tassi
Libertà, 10 agosto 2025
“Di che cosa parliamo quando parliamo di diritti in carcere?”. A questa e ad altre domande ha dato risposta il convengo “Il tempo del carcere”, ospitato martedì 26 marzo all’Open Space 360° di via Scalabrini e organizzato da Comune con Asp Città di Piacenza. Un pianeta sconosciuto ai più, un luogo che - troppo spesso - preferiamo mantenere nell’ombra. I cittadini non conoscono realmente il carcere: la vita del tenuto, la sua rieducazione e formazione, il lavoro che non sempre - per varie ragioni - è presente nelle strutture carcerarie italiane. Tematiche finite al centro del convegno, dove tra performance teatrali e interventi di numerosi esperti e realtà che lavorano a stretto contatto con il mondo delle strutture carcerarie, si è arrivati al tema portante dell’incontro: far luce su quelle persone aventi il peso della pena da scontare, ma che al tempo stesso hanno diritti da far valere.
di Alessandro Benigni
La Nazione, 10 agosto 2025
L’allarme: “Presenti il doppio dei detenuti rispetto alla capienza totale”. Presto la struttura potrebbe allargarsi: nuovo locale per i semiliberi. Anche la Camera Penale di Pistoia è intervenuta sul tema del sovraffollamento della casa circondariale di Pistoia. Dopo l’allarme lanciato dal garante dei detenuti Tommaso Sannini, che nei giorni scorsi sulle nostre colonne denunciava una situazione “diventata insostenibile dallo scorso giugno, con 86 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 43 posti”, si alza la voce del mondo dell’avvocatura.
laprimalinea.it, 10 agosto 2025
Nella mattinata di venerdì 8 agosto la senatrice Elisa Pirro (M5S) e la consigliera regionale Erika Guichardaz (Pcp) hanno effettuato una visita ispettiva alla Casa circondariale di Brissogne, accompagnate dalla direttrice, Velia Nobile Mattei e dal sostituto commissario della Polpen facente funzioni di comandante. L’ispezione, durata dalle 9 alle 13, ha permesso di verificare da vicino le condizioni della struttura e le criticità che riguardano sia i detenuti sia il personale. Durante il sopralluogo è stato svolto un controllo congiunto anche in un’area utilizzata come discarica interna (vicenda portata alla luce da Laprimalinea.it) la cui rimozione - secondo quanto riferito - sarebbe già stata assicurata dalla Direzione dell’istituto.
di Bruno Majorano
Il Mattino, 10 agosto 2025
Marco Maria Mazio dagli studi legali tra Bruxelles e Milano all’azienda tessile Paligen con le donne del carcere di Pozzuoli. Partire per poi tornare. Questione di priorità. Questione di desideri. Forti. Fortissimi. Merito di un legame con la terra di origine che alla fine vince su tutto e su tutti. Ecco il mondo secondo Marco Maria Mazio, 36enne napoletano con una laurea in giurisprudenza conseguita brillantemente alla Luiss a Roma, esperienza internazionale a Bruxelles nell’ambito delle istituzioni europee e con un futuro apparentemente già scritto nel mondo del business legato al diritto. Apparentemente, appunto. Perché un’esperienza formativa nella sua terra gli ha riacceso quel desiderio irrefrenabile di tornare.
di Antonella Palermo
vaticannews.va, 10 agosto 2025
Don Massimo Cadamuro racconta l’esperienza di cammino giubilare fino in Vaticano e all’incontro con Leone XIV, insieme a tre ristretti della Casa di Reclusione S. Maria Maggiore, a Venezia. “Una risposta concepita solo in termini repressivi non è feconda. Bisogna fare prevenzione dove è molto aumentata la tossicodipendenza, e garantire percorsi di pena alternativa” Ieri, 9 agosto, la porta del carcere si è chiusa di nuovo. È quella della Casa circondariale Santa Maria Maggiore, a Venezia, dove rientrano i tre detenuti che, in permesso speciale, hanno potuto compiere nei giorni scorsi il pellegrinaggio giubilare fino a Roma suggellato, il 7 agosto, dall’incontro in Vaticano con Papa Leone XIV.
di Simone Innocenti
La Lettura - Corriere della Sera, 10 agosto 2025
Costruita dai Medici a Montelupo Fiorentino a fine Cinquecento, l’Ambrogiana versa in abbandono. Manca la firma del ministro perché entri nel circuito del museo diffuso: “la Lettura” l’ha visitata. Qui continuano a chiamarlo manicomio perché “avranno pure tolto la targa ma tanto noi altri siamo un po’ tutti matti”, dice Andrea Ragionieri che, nato da queste parti, porta avanti la tradizione bottegaia di famiglia. Qui è Montelupo e più precisamente Villa dell’Ambrogiana che il 7 febbraio 2017 ha smesso di essere “ospedale psichiatrico giudiziario” quando l’ultimo paziente ha lasciato la struttura di proprietà del Demanio.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 10 agosto 2025
Ci piace l’idea che il successo sia il riflesso del talento e della fatica, la giusta ricompensa per chi ha saputo impegnarsi. Ma quando le disparità crescono, il racconto vacilla. C’è un racconto che amiamo sentirci ripetere. Un racconto che accarezza il nostro orgoglio e ci solleva dal peso della sorte. È il mito del merito: l’idea che il successo sia il riflesso limpido del talento e della fatica, la giusta ricompensa per chi ha saputo impegnarsi, l’esito naturale di un gioco equo dove le regole valgono per tutti allo stesso modo. Questo racconto è radicato a fondo nelle società occidentali, ma con differenze significative. Negli Stati Uniti, per esempio, il mito fiorisce come un vero e proprio dogma laico: chi ha, ha meritato; chi non ha, non ha fatto abbastanza. Nell’Europa nordica, invece, il merito convive con un senso più ampio di giustizia: anche chi è caduto merita cura, e chi ha corso più veloce, spesso, lo può fare perché c’è qualcun altro che gli ha spianato la strada.
di Roberto Contessi*
Corriere della Sera, 10 agosto 2025
In realtà siamo fermi ai metodi del passato: lezioni, compiti, interrogazioni. La narrazione corrente attribuisce alla scuola progressista i pessimi risultati degli studenti. Ma la maggior parte dei docenti ancora oggi insegna come facevano i prof quando loro erano alunni. Più e più volte ritorna nella discussione intorno ai mali della scuola italiana, la tesi secondo la quale a partire dagli anni Sessanta e Settanta si sarebbe diffuso tra i docenti di ogni grado scolastico un metodo di insegnamento, definito “progressista”, che si sarebbe concentrato sulle attività pratiche più che su quelle teoriche. Fa parte di questa narrazione, la tesi secondo la quale le aule delle scuole elementari, medie e superiori si sarebbero riempite di maestri e docenti portatori del verbo di un prete toscano, Lorenzo Milani, e di uno studioso campano, Tullio De Mauro, che avrebbero indotto a trasformare l’istruzione in una diffusione di tecniche pratiche e di attività di apprendimento collettivo, con il risultato nefasto di abbassare le capacità astrattive dei ragazzi e tollerare comportamenti di ribellione, in una sorta di permissivismo e buonismo generalizzato. Se le cose stessero così, i sostenitori di questa tesi auspicano il ritorno di un apprendimento dagli aspetti teorici e astratti più spiccati, condotto, se possibile, attraverso la centralità delle ore di lezione svolte in classe, o, al massimo, in un laboratorio scolastico. Insomma, bisognerebbe mettere al bando i fronzoli di metodi di apprendimento partecipato (qualsiasi cosa questa espressione voglia dire), restituendo dignità al maestro o al professore in cattedra. In sostanza, il metodo aureo sarebbe: libro, appunti, spiegazione, studio a casa, interrogazione o verifica scritta. Agli eventuali studenti ribelli, oppure a disagio, bisogna applicare strumenti di contenzione: note disciplinari, uso del voto di condotta come strumento di controllo, prova orale obbligatoria all’Esame di Stato.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 10 agosto 2025
Sui permessi di soggiorno la Questura di Torino si difende: “Da mesi adottate migliorie”. Il Viminale è pronto a fare appello contro la sentenza di Torino sui migranti: “Il contenuto è al vaglio, daremo mandato all’Avvocatura di Stato”. Parte l’effetto “emulazione”, pronti a fare ricorso collettivo anche in altre città. Come anticipato su La Stampa, il Tribunale civile del capoluogo piemontese ha condannato il Ministero dell’Interno per le code e le attese di chi vuole chiedere protezione internazionale: il giudice ha parlato di “prassi discriminatoria” e “condizioni mortificanti”, oltre che di “criteri” di ingressi agli sportelli “oscuri”.
di Caterina Stamin
La Stampa, 10 agosto 2025
Dopo la bocciatura del tribunale che ha definito “discriminatorie” le file davanti all’ufficio stranieri, Siulp, Siap e Fsp difendono la questura condannata. I sindacati di polizia reagiscono alla sentenza del Tribunale di Torino, che ha condannato la questura cittadina e il Ministero dell’Interno per la gestione delle cosiddette “code della vergogna” e delle procedure relative alle richieste di asilo e rinnovo dei permessi di soggiorno.
- Chi vuole la pace deve costruire la democrazia
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