di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 aprile 2025
Il giorno prima che la premier italiana incontri Trump, la Commissione propone di anticipare le norme utili a riempire i Centri in Albania. Così l’istituzione comunitaria entra a gamba tesa nella causa discussa dalla Corte di giustizia Ue. La leader Fdi esulta: cambiamo l’approccio europeo sul governo dei flussi migratori. Il giorno dopo la telefonata con Ursula von der Leyen e il giorno prima dell’incontro con Donald Trump la presidente del Consiglio Giorgia Meloni incassa un assist dalla Commissione Ue sul progetto più controverso della legislatura: i centri in Albania. Ieri l’istituzione comunitaria ha proposto l’anticipazione di due punti del Patto su immigrazione e asilo per permettere al governo italiano di riempire le strutture di Gjader.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 aprile 2025
Quinta ispezione dei parlamentari d’opposizione e del Tavolo asilo e immigrazione nei Centri in Albania. “Ci sono state proteste e atti di autolesionismo. Ma nessuna rivolta, né arresti. Le persone vivono un grande sconforto: non capiscono perché sono qui”, dice l’esponente. La deputata del Pd Rachele Scarpa risponde al telefono appena uscita dal Cpr di Gjader, in Albania, dove ha svolto il quinto sopralluogo. È stata la parlamentare più assidua nelle strutture d’oltre Adriatico. “Non ci hanno fatto ispezionare la parte detentiva”, denuncia. La delegazione, organizzata dall’opposizione e dal Tavolo asilo e immigrazione, è riuscita a parlare solo con alcuni dei trattenuti: non tutti hanno precedenti penali, sono originari di Algeria, Bangladesh, Marocco, Moldavia, Nigeria e Pakistan.
di Daniela Fassini
Avvenire, 17 aprile 2025
La denuncia di Human Right Watch: in carcere 22 persone accusate di terrorismo che rischiano la pena di morte. Subsahariani cacciati e scomparsi, l’ombra dell’espianto di organi. C’è anche la Tunisia tra i Paesi indicati dalla commissione come “sicuri”. I cittadini dei quali, cioè, richiedenti asilo giunti in Italia (e negli altri Stati membri) potranno essere più facilmente rimpatriati, grazie alla procedura accelerata. La stessa cioè che viene applicata nei centri albanesi. Il Paese nordafricano alla ribalta nelle ultime settimane per la deportazione e la caccia ai migranti subsahariani risulta quindi “sicuro”, malgrado le numerose denunce arrivata da più parti e anche dalle Ong (poche) ormai presenti sul territorio.
di Marinella Correggia
Il Manifesto, 17 aprile 2025
L’Africa nella morsa dei conflitti armati Intrecci sanguinosi nei Paesi L20: dal lago Ciad nel Sahel ai parchi del Kivu alla foresta pluviale del bacino del Congo. Quarto bacino idrico per grandezza nel continente africano, il lago Ciad si trova al confine fra Niger, Ciad (due paesi L20), Camerun e Nigeria. Ci spiega il missionario comboniano Filippo Ivardi Ganapini, che in quell’area ha vissuto e lavorato: “Il lago è ancora oggi fondamentale per la sopravvivenza di oltre 30 milioni di persone, le cui attività tuttavia sono minacciate da desertificazione, riduzione drastica del bacino e conseguenti migrazioni climatiche, insurrezioni armate e crisi umanitarie. Si alternano lunghe siccità e improvvise inondazioni, come quella dello scorso settembre che ha colpito quasi due milioni di ciadiani, con oltre 600 vittime”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 aprile 2025
Una Circolare impone un giro di vite sull’Alta Sicurezza. l’Ucpi: una strategia repressiva che cancella ogni prospettiva rieducativa. Le celle torneranno ad essere il più possibile chiuse. Questo è il cuore della circolare “Modalità custodiali circuito Alta Sicurezza”, firmata il 27 febbraio dal direttore generale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Ernesto Napolillo, e recentemente resa pubblica. Un documento di 8 pagine che invita a blindare ulteriormente le sezioni AS (Alta Sicurezza 1, 2 e 3), dove sono rinchiusi detenuti per reati di mafia e terrorismo. L’obiettivo dichiarato è contrastare la “permeabilità” del circuito, dopo che indagini antimafia avrebbero rivelato contatti illeciti tra detenuti e criminalità esterna. Ma, per l’Osservatorio Carcere delle Camere Penali, si tratta di “una cortina di silenzio” per nascondere il fallimento delle politiche trattamentali.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 16 aprile 2025
Nessuno pretendeva miracoli da Nordio, ma solo l’applicazione della sentenza della Consulta. La circolare del Dap è un atto dovuto, fa quel che deve e quel che può (e su alcuni punti quel che vuole). Ma consente di avviare in concreto l’istituto dei colloqui intimi dietro le sbarre. 1. “Miracoli non ne possiamo fare”. Così il Guardasigilli in risposta a chi (on. Magi, interrogazione n. 3-01889) gli chiedeva conto dell’elusione del giudicato costituzionale che riconosce il diritto all’intimità inframuraria delle persone detenute. “Io non dico ad impossibilia nemo tenetur”, concede il Ministro, ma la sent. n. 10/2024 “ha creato e crea dei problemi che non sono solvibili in tempi rapidissimi”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 16 aprile 2025
Una Circolare emanata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fornisce indirizzi operativi per garantire il diritto delle persone detenute ad avere colloqui in intimità. Quasi 17mila i potenziali beneficiari. Stefano Anastasìa, Garante delle persone private della libertà personale del Lazio: “Le aspettavamo da più di un anno, non vorremmo ora che l’ottimo sia nemico del bene”. Sono passati quasi 15 mesi dalla sentenza della Corte costituzionale, n. 10 del 2024, che ha dichiarato illegittima la norma dell’ordinamento penitenziario che nega gli incontri senza controllo visivo tra i detenuti e i partner. Sono finalmente arrivate le linee guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Dap, con gli indirizzi operativi per garantire il diritto all’affettività delle persone detenute.
di Luca Sofri
ilpost.it, 16 aprile 2025
Il nuovo “decreto Sicurezza” limita molto la possibilità di protestare per i detenuti, anche nella forma non violenta della “resistenza passiva”. Martedì il presidente e il segretario regionale dell’Unione dei sindacati di polizia penitenziaria (Uspp) alla notizia della rivolta, poi sedata, nel carcere di Piacenza hanno chiesto l’immediata applicazione nei confronti dei detenuti coinvolti del reato di “rivolta in carcere”: è quello introdotto dal governo con l’approvazione del nuovo “decreto Sicurezza” entrato in vigore la scorsa settimana.
asgi.it, 16 aprile 2025
Aggiornata la Guida per la persona straniera privata della libertà personale, una pubblicazione promossa da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione APS), dalla Clinica Legale Carcere e Diritti II del Dipartimento di Giurisprudenza di UniTo (Università di Torino), e dall’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino. Pensata come strumento concreto per informare le persone straniere che si trovano in stato di detenzione e che necessitano di informazioni chiare per ottenere o mantenere la regolarità del soggiorno in Italia, la guida fornisce un orientamento pratico, tenendo conto del delicato coordinamento tra le normative amministrative, penali e del diritto dell’immigrazione che impattano profondamente sulla vita delle persone detenute straniere.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 aprile 2025
La richiesta degli Special Rapporteur: “Inutile” il reato di rivolta in carcere. La Uilpa: da sabato già due proteste, non è un deterrente. L’avviso era già arrivato a dicembre scorso, inascoltato. Da allora il governo di “Sua Eccellenza” Giorgia Meloni ha impresso, anzi, un’accelerazione talmente scomposta da “allarmare” definitivamente l’Onu. Così cinque Special Rapporteur delle Nazioni unite, che avevano già messo in guardia Roma riguardo le criticità del ddl Sicurezza, hanno ora “invitato il governo italiano ad abrogare il decreto adottato bruscamente il 4 aprile per promulgare un disegno di legge sulla sicurezza, in discussione e criticato al Senato, che include disposizioni non in linea con il diritto internazionale in materia di diritti umani”. Decreto che invece tira dritto sulla strada della conversione in legge con l’inizio dell’iter oggi nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera dove dopo Pasqua si terrà un breve ciclo di audizioni.
- Ecco perché anche per l’Onu il Decreto Sicurezza è “illegale”
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