di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 13 agosto 2025
Il bisogno di sicurezza chiede una risposta, ed è prevalente, con i temi economici, nelle preoccupazioni degli italiani. Essere il quarto governo più longevo della storia repubblicana è certamente un merito, in un assetto istituzionale, quello italiano, segnato dalla pervicace volontà della politica di prosperare sull’instabilità, con leggi elettorali ispirate al desiderio di consentire a ciascuna forza politica, anche quella con meno consenso, di risultare decisiva per il mantenimento di un governo. Non capendo, così, che si condanna la democrazia ad una sorta di eutanasia. In un tempo dannatamente veloce i governi, ce ne sono diversi in Europa, che passano più tempo ad assicurarsi il consenso di chi ne fa parte piuttosto che a decidere non fanno altro che consolidare l’idea che sia preferibile l’autorità di un singolo che decide piuttosto che la farraginosa democrazia.
di Flavia Perina
La Stampa, 13 agosto 2025
Salvini rilancia il suo “radere al suolo”, versione 2025 dell’inno alla ruspa. Ma la questione rom si risolve con case normali in quartieri normali. Tre ragazzini e un bambino di undici anni provenienti da un campo Rom, un’auto rubata, una pensionata investita e uccisa a pochi metri da casa. Momento d’oro per Matteo Salvini che può rilanciare il suo “radere al suolo”, versione 2025 dell’inno alla ruspa che dieci anni fa finì pure sulle t-shirt. Radere al suolo i campi, chi li abita, colpevoli e innocenti, adulti e bambini, e non si capisce bene perché stando al governo le ruspe non le mandi subito e i radicali provvedimenti invocati dai suoi colleghi non siano già oggetto di decreto: espulsioni, revoca della patria potestà, demolizione delle roulotte e spostamento altrove di chi ci abita.
di Andrea Siravo
La Stampa, 13 agosto 2025
Tante le reazioni della politica alla morte della donna a Milano, travolta dall’auto pirata guidata da bambini. Il sindaco Sala replica al ministro dei Trasporti: “Vergognoso speculare su una morte così terribile”. Hanno tra gli 11 e i 13 anni i ragazzini fermati per aver investito e ucciso con un’auto rubata la 71enne Cecilia De Astis a Milano. I giovani sono stati trovati all’interno di un accampamento abusivo di nomadi in via Selvanesco, non lontano dal luogo della tragedia. Di origini bosniache, sono nati tutti in Italia.
di Silvia Calvi e Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 13 agosto 2025
“Questi sono ragazzini allo sbando, abbandonati a loro stessi, man mano che crescono, sono sempre in giro a fare casino, magari riuniti in bande. Inutile stupirsi, se cresci in questo contesto è difficile prendere un’altra strada, hai bisogno di aiuto”. Le parole di don Paolo Steffano grondano amarezza. Lui da prete, responsabile della Comunità pastorale del Gratosoglio - lo storico quartierone popolare dove si è consumata la tragedia di lunedì mattina - conosce la realtà ruvida delle strade di questo estremo Sud metropolitano, in cui le fragilità si sommano e si scontrano. E conosce anche i ragazzini che ogni giorno sgusciano fuori dai campi nomadi che per loro dovrebbero essere “casa”.
di Maria Novella De Luca
La Repubblica, 13 agosto 2025
Tra le roulotte e i rifiuti di via Selvanesco, periferia a sud della città: “Vogliamo bene ai nostri ragazzi, andavano a scuola ma era troppo lontana”. Il parroco: in questo quartiere guidano tutti fin da piccoli. All’imbrunire nel campo rom di via Selvanesco le uniche luci sono quelle dei fuochi e delle collane di lampadine appese fuori dalle roulotte, resti tristi di qualche vecchio festeggiamento. L’odore di gomma bruciata, di immondizia, di fogne a cielo aperto e di masserizie ammuffite fa lacrimare gli occhi. Due carcasse di auto semi carbonizzate, tra giocattoli rotti, bici scassate e un paio di topi morti segnano l’ingresso al campo, monito, sembra, a non avvicinarsi troppo.
di Andrea Siravo
La Stampa, 13 agosto 2025
“Piango per quella donna e per mio figlio. Sono sconvolta, non ne sapevo niente”. “È dall’alba che piango, per mio figlio e per la signora. Cosa posso dire?”. Esce dagli uffici della polizia locale con in braccio il figlio più piccolo. Ha poco più di anno e piange perché ha fame. Gli compra un pezzo di pizza mentre l’altro suo bambino, quello di undici anni, rimane con gli agenti insieme agli altri tre amici. Sono tutti coinvolti nell’incidente stradale in cui è rimasta uccisa Cecilia De Astis. Di questa giovane donna, non scriviamo né il nome né pubblichiamo una fotografia, per non identificare il figlio. L’undicenne, il più piccolo della compagnia, non era al volante della Citroën, ma uno dei passeggeri. La donna è provata e disorientata. Nel breve tragitto tra la pizzeria e un parchetto, prima di rientrare nella sala d’attesa del comando di via Pietro Custodi, dice di aver smarrito la carta d’identità.
di Chiara Evangelista
Corriere della Sera
I quattro ragazzi fermati non saranno processati perché non imputabili. L’ex presidente del Tribunale per i minori di Milano: “Nei crimini dei ragazzini modi sempre più violenti. Gravi disfunzioni sociali, mancano investimenti convinti”. La magistrata Maria Carla Gatto adesso è in pensione, dopo 45 anni di carriera, ma gli ultimi 8 li ha trascorsi come presidente del Tribunale per i minorenni di Milano.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 13 agosto 2025
Sull’omicidio di Cecilia De Astis, il procuratore del tribunale dei minori di Milano: “Anche le neuroscienze confermano l’immaturità dei preadolescenti. Bisogna lavorare sull’inclusione”. Luca Villa, da procuratore del tribunale dei minori di Milano, può spiegare cosa prevede la legge nel caso in cui un reato venga commesso da minori di 14 anni? “Ci sono tre strade. Il procedimento civile, quello amministrativo o quello penale”.
di Pietro Pellegrini*
Il Manifesto, 13 agosto 2025
Il Piano d’azione salute mentale 2025-30 precisa che non vi saranno nuovi oneri a carico della finanza pubblica. I pur apprezzabili richiami alla visione olistica, alla salute mentale nell’intero arco di vita e alle direttive dell’Oms sembrano destinati a restare sulla carta. Lo stato reale dei servizi e la dotazione di personale non viene analizzata. Per colmare le carenze, servirebbe circa 1 miliardo di Euro. La struttura dei dipartimenti di salute mentale, comprensivi di neuropsichiatria infanzia adolescenza, psichiatria, dipendenze patologiche e psicologia non vede direttive precise e, per gli aspetti organizzativi, rinvia alle competenze regionali. Si prevede di istituire lo psicologo “di primo livello” senza tenere conto di altri documenti sull’organizzazione della psicologia clinica e di comunità.
di Angela Nocioni
L’Unità, 13 agosto 2025
Al Cpr di San Gervasio, in Basilicata, salgono sul tetto in 9 per chiedere di portare in ospedale chi collassa. Arrestati per rivolta e danneggiamento. Applicato l’arresto in flagranza differita. È finito dalla cella del Cpr a quella del carcere di Potenza. L’accusano di “rivolta e danneggiamento”, lo indicano come l’istigatore della protesta. Chiedeva dal tetto del Cpr di San Gervasio, in Basilicata, quel che i detenuti (illegalmente detenuti, tutti) chiedono invano da giorni: di poter essere portati in ospedale se collassano dal caldo, di chiamare un’ambulanza quando svengono, di avere un cibo per esseri umani. Siccome ci sono stati altri collassi e l’ambulanza non è stata chiamata, in 9 sono saliti il 5 agosto sul tetto per urlare quelle richieste. Due di loro sono stati arrestati in flagranza. Gli altri sette, riconosciuti nelle foto e video della polizia, sono stati arrestati in flagranza differita con l’applicazione della norma indecente dell’ultimo decreto sicurezza 2025 (D.L. 48/2025, convertito in legge n. 80 del 9 giugno 2025) che ha esteso l’uso della flagranza differita anche a reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche. Tutti gli arresti sono stati convalidati in un’unica udienza per direttissima. Il considerato promotore della protesta è in carcere a Potenza, gli altri sono stati spediti in vari Cpr. Due a Bari, uno forse a Macomer, in Sardegna. Gli altri non si sa. Nei giorni seguenti ci sono state almeno due espulsioni e altri trasferimenti. Dice Francesca Viviani dell’Associazione giuridica studi sull’immigrazione: “Proteste per le condizioni disumane in cui vengono tenuti rinchiusi lì dentro ce ne sono spesso, questa volta si è saputo perché fuori dal Cpr era in corso un pacifico sit-in di attivisti e associazioni per ricordare il Oussama Darkaoui, morto nel cpr il 5 agosto dell’anno scorso. Vengono usati come in tutti i Cpr psicofarmaci in eccesso, Rivotril e Xanax, anche per chi non ne avrebbe nessun bisogno, li tengono sedati”.
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