di Sergio D’Elia
L’Unità, 19 aprile 2025
In due settimane tre condanne della Corte Europea nei confronti dell’Italia. E non per reati minori, ma per quelli più gravi che esistano nel “codice penale” di risulta delle violazioni dei più basilari diritti umani che uno stato può compiere nei confronti di un suo cittadino. In quindici giorni, l’Italia è stata condannata tre volte. Una volta per la violazione dell’articolo 2 della Convenzione europea che tutela il diritto alla vita. Altre due volte per la violazione dell’articolo 3 che vieta la tortura, le pene e i trattamenti inumani e degradanti. In un anno, il 2024, per quanto riguarda le violazioni accertate e le sanzioni comminate, sono state quattro le sentenze di condanna nei confronti dell’Italia per la violazione del divieto di tortura (art. 3), venti le condanne per lesione del diritto a un processo equo (art. 6) e ben ventidue quelle comminate per violazione del diritto di proprietà (art. 1 prot. 1).
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 19 aprile 2025
Secondo la Consulta non viola, invece, i principi costituzionali il diverso trattamento, stabilito dall’ordinamento penitenziario, per la donna e l’uomo condannati che abbiano figli di età non superiore a dieci anni ovvero gravemente disabili. È costituzionalmente illegittimo il divieto di concedere al padre la detenzione domiciliare quando la madre sia deceduta o impossibilitata a occuparsi dei figli, ma questi possano essere affidati a terze persone. Non viola, invece, i principi costituzionali il diverso trattamento, stabilito dall’ordinamento penitenziario, per la donna e l’uomo condannati che abbiano figli di età non superiore a dieci anni ovvero gravemente disabili. Lo ha stabilito la Corte costituzionale nella sentenza numero 52, depositata oggi.
trevisotoday.it, 19 aprile 2025
Gennaro Martino ha perso la vita lo scorso 29 marzo a 46 anni nel carcere di Santa Bona. Caso archiviato come morte naturale ma la madre sostiene che il figlio aveva delle echimosi sul corpo. Presentata un’interrogazione parlamentare. Il carcere di Santa Bona è tornato in queste ore al centro delle cronache dopo la morte improvvisa di Gennaro Martino, 46enne in attesa di giudizio, detenuto nel carcere trevigiano per scontare un cumulo di pene. La Procura di Treviso ha archiviato il suo decesso come un caso di morte naturale (infarto). La madre di Martino non è però dello stesso avviso: la famiglia ha sporto querela segnalando delle lesioni sul corpo del 46enne e richiedendo l’autopsia, giudicando non esaustiva l’analisi iniziale. Una successiva perizia medico-legale di parte ha evidenziato elementi incompatibili con un decesso naturale, sollevando il sospetto di una possibile aggressione o asfissia meccanica.
di Giuliano Carella
laprovinciakr.it, 19 aprile 2025
Il Tribunale di Crotone ha ammesso la costituzione di parte civile dei familiari di Danilo Garofalo che si tolse la vita nella Casa circondariale poche ore dopo l’arresto. Il giudice per le indagini preliminari (Sezione penale) del Tribunale di Crotone, Chiara Daminelli, ha ammesso la “chiamata di terzi in causa” per la costituzione di parte civile contro il ministero di Grazia e giustizia e l’Asp di Crotone dei famigliari di Danilo Garofalo, il 39enne ex detenuto di Petilia Policastro che si tolse la vita il 22 settembre del 2022 nel carcere di Crotone. Questa mattina, infatti, ha preso il via il procedimento che vede imputate tre persone con l’accusa di omicidio colposo in concorso. Si tratta di due agenti del servizio di Polizia penitenziaria, il sovrintendente Gino Pace e l’assistente capo Ercole Lista, difesi dall’avvocato Romualdo Truncè; e del medico psichiatra dirigente del presidio penitenziario dell’Asp, Francesco Antonio Lamanna, difeso dall’avvocato Francesco Laratta. I famigliari di Garofalo sono invece assistiti dagli avvocati Maria Pia Antonietta Garofalo e Giovambattista Scordamaglia.
di Nicola Bianchi
Il Resto del Carlino, 19 aprile 2025
La visita ai detenuti di una delegazione di Camera penale e Aiga, tra criticità ma anche tante cose buone “Il nostro appello rivolto ad aziende e supermercati: servono aiuti”. E la capienza degli ospiti è arrivata a 389. I nudi numeri erano, sono e purtroppo resteranno a lungo impietosi sul fronte sovraffollamento. L’ultimo dato, ieri, parlava di 389 detenuti ospiti dell’Arginone a fronte di una capienza massima regolamentare di 244. Il record si toccò nell’estate 2009 con addirittura 540 persone. “Ma il problema del sovraffollamento - spiegò alcuni giorni fa Manuela Macario, garante dei detenuti - è solo uno dei tanti”.
di Verdiana Corbianco
toscanaoggi.it, 19 aprile 2025
Il progetto apre le porte alla rinascita attraverso il lavoro, offrendo ai detenuti concrete opportunità di formazione e inserimento lavorativo. La testimonianza di D. racconta un percorso di riscatto fatto di impegno e speranza dopo la reclusione a Prato. Di lavoro si vive, di lavoro si rinasce: nella voce di D., giovane detenuto della casa circondariale di Prato, il germoglio della speranza si schiude in una delle strade maestre della riabilitazione: il lavoro. La detenzione da sola non è sufficiente a scongiurare la recidiva, pertanto il progetto “Seconda Chance” crea opportunità di lavoro e di apprendimento o, per dirlo in altre parole, di riscatto. Allora gli spazi del carcere si trasformano in imprese, luoghi di formazione e le sue porte si aprono per consentire ai detenuti un reinserimento nel tessuto civile e sociale della comunità.
di Paolo Mugnai
La Nazione, 19 aprile 2025
L’arte di Gessica La Pira in mostra nel Chiostro Grande della SS. Annunziata a Firenze, per dare voce a chi ha vissuto il carcere e sostenere progetti di reinserimento sociale. Inaugurazione mercoledì 23 aprile. Come aiutare gli ex detenuti a reinserirsi nella società? Una risposta possibile la dà il progetto espositivo “Poesia e Salvezza”, ideato dall’artista Gessica La Pira e curato da Francesca Roberti, in mostra nel Chiostro Grande della SS. Annunziata a Firenze, la cui inaugurazione è prevista per mercoledì 23 aprile alle 18.30. Si tratta di 45 opere che raccontano l’umanità oltre le sbarre, dando voce a chi ha vissuto il carcere. L’iniziativa, presentata presso il caffè letterario Giubbe Rosse, nasce da un’idea della criminologa Giovanna Ottavi.
di Marco Boato
L’Unità, 19 aprile 2025
Costruire ponti tra gli uomini e tra gli uomini e la natura, per fare del Vecchio continente un continente nuovo, aperto, giusto e solidale, senza barriere né orridi nazionalismi. Il suo Manifesto fu profetico. E rappresenta la chiave per salvare l’Europa odierna. Alexander Langer decise di concludere volontariamente la sua vita il 3 luglio 1995, a 49 anni. Una vita breve, ma di una intensità straordinaria, per le sue esperienze politiche (anche prima dei Verdi, e poi con i Verdi nascenti dal 198283 fino alla fine della sua esistenza), per le sue riflessioni culturali e storiche, per le sue innumerevoli iniziative ecologiste (le sue “utopie concrete”), per i suoi mandati istituzionali (per tre volte nel Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol e contemporaneamente nel Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, e poi per due volte nel Parlamento europeo, dove fu anche co-presidente del neonato Gruppo europeo dei Verdi).
di Paolo Lepri
Corriere della Sera, 19 aprile 2025
Condannato a cinque anni e mezzo di carcere, a conclusione di un processo a porte chiuse, perché ritenuto con altri tre giornalisti appartenenti ad una “organizzazione estremista” che in realtà sarebbe la “Fondazione anti-corruzione” creata da Navalny. “Papà è in viaggio per lavoro”, dicono a Mira, la figlia di Sergey Karelin, uno dei quattro giornalisti russi (gli altri sono Antonina Favorskaya, Konstantin Gabov e Artyom Kriger) condannati nei giorni scorsi a cinque anni e mezzo di carcere - a conclusione di un processo a porte chiuse - perché ritenuti appartenenti ad una “organizzazione estremista” che in realtà sarebbe la “Fondazione anti-corruzione” creata da Aleksei Navalny, l’oppositore di Putin ucciso in un carcere speciale siberiano nel febbraio 2024. Per il Cremlino informare è proibito, documentare le attività di un gruppo dissidente è un reato grave.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 19 aprile 2025
Nella mezzaluna islamica che stringe in una morsa il Golfo Persico, il rito funebre della pena di morte non s’interrompe mai nel corso dell’anno. A volte, il ritmo mortale supera quello della preghiera collettiva del venerdì. In Iraq, la resa dei conti dell’occhio per occhio avviene una volta alla settimana, in Arabia Saudita almeno una volta al giorno, in Iran anche due volte al giorno. Insieme, ogni anno, si piazzano ai primi posti tra i Paesi-boia al mondo con quasi 1.500 esecuzioni. Fuori gara, al primissimo posto, oltre ogni primato e calcolo attendibile, c’è la Cina. Nonostante il segreto ferreo sulla pena di morte, non foss’altro per il numero di abitanti, l’ampio spettro di reati capitali e la durezza del regime comunista, è fin troppo facile stabilire che la Cina sia il campione del mondo di esecuzioni.
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