di Giansandro Merli
Il Manifesto, 20 aprile 2025
La Corte d’appello della capitale non convalida il trattenimento a Gjader di un cittadino del Marocco: mancano i requisiti del protocollo. Ma Piantedosi esulta per il primo rimpatrio di un migrante del Bangladesh che, comunque, è dovuto ripassare da Roma. C’è un buco nella seconda fase del protocollo Roma-Tirana: se un migrante trasferito da un Cpr italiano a quello di Gjader fa domanda d’asilo non può essere trattenuto in Albania. Lo ha stabilito ieri la Corte d’appello della capitale nel primo caso di questo tipo, per un uomo del Marocco. Una sentenza esplosiva che manda in cortocircuito il nuovo tentativo del governo di riempire i centri d’oltre Adriatico.
di Elisabetta Ambrosi
Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2025
Per fortuna esiste una Chiesa di cui nessuno parla e che invece agisce per i poveri con ogni tipo di volontariato. È una Pasqua particolarmente dolorosa questa del 2025. Una Pasqua senza resurrezione, verrebbe da dire. Lo racconta bene l’immagine del bimbo palestinese mutilato di tutte e due le braccia che ha vinto l’ultimo World Press Photo. Lo racconta la strage della Domenica delle Palme, ennesimo spargimento di sangue della guerra in Ucraina, paese abbandonato al suo destino. Lo raccontano le altre guerre dimenticate, come quella in Sudan. E poi c’è la violenza dei neoeletti come Trump, la negazione dei diritti umani più basilari, l’attacco alla scienza, all’inclusione, la guerra agli immigrati e alle loro famiglie (anche se negli Usa da tempo, anche se con lavoro). C’è il sistematico e voluto indietreggiamento nel contrasto alla crisi climatica, platealmente negata.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 20 aprile 2025
Sull’aumento del budget per la Difesa siamo in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei. Gli italiani risultano poco propensi ad aumentare la spesa per la difesa, è quanto emerge da un sondaggio di Porta a Porta, la trasmissione televisiva Rai condotta da Bruno Vespa. Secondo il 44,3% degli intervistati gli investimenti in questo campo non dovrebbero aumentare e il 17,4% di questi è convinto che le somme in questo frangente dovrebbero perfino diminuire. In generale, sembra che l’opinione pubblica senta poco e lontano il rischio di conflitti armati che possano coinvolgere l’Italia e sicuramente dà maggiore priorità ad altri bisogni sociali.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 20 aprile 2025
Il sistema della giustizia internazionale vacilla sotto i colpi non solo di chi annuncia l’uscita dallo statuto di Roma, come l’Ungheria, ma anche di chi non ne esegue i mandati, pur essendone vincolato, o non si dota degli strumenti richiesti dallo statuto, come l’Italia. Ha destato grande scalpore la decisione dell’Ungheria di ritirarsi dallo statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale (Cpi). L’ha annunciata nelle scorse settimane il premier, Viktor Orbán, nel corso di una conferenza stampa, poco dopo l’arrivo a Budapest del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per una visita di stato.
di Donatella Mulvoni
Il Messaggero, 20 aprile 2025
A tre mesi esatti dall’inizio della presidenza Trump, i giudici si riconfermano il vero contrappeso all’espansione del potere esecutivo della Casa Bianca, sempre più nervosa per le sentenze che tentano di bloccarne l’agenda. Ieri la Corte Suprema si è espressa per fermare la deportazione di un gruppo di immigrati venezuelani, “Tren de Aragua” presunti membri di gang violente, nel carcere di massima sicurezza di El Salvador. Con un’ordinanza i nove saggi di Washington hanno sospeso l’uso dell’Alien Enemies Act del 1798, che la Casa Bianca ha invocato per espellere dagli Stati Uniti, e trasferire in paesi terzi, tutti gli illegali accusati di crimini. La legge, utilizzata l’ultima volta durante la Seconda Guerra Mondiale, conferisce al presidente il potere di disporre la detenzione e la deportazione di cittadini provenienti da nazioni “nemiche” senza seguire le regolari procedure.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 29 aprile 2025
A proposito della ulteriore “chiusura nella chiusura” delle persone detenute in Alta Sicurezza. Asserragliati nella fortezza, terrorizzati anche dal nostro vicino di casa, armati fino ai denti per difendere i nostri beni, diffidenti e capaci di vedere negli altri solo un potenziale nemico: è questo il mondo in cui vogliamo vivere? Da circa 12 anni noi di Ristretti Orizzonti avevamo lanciato una sfida: smettiamola di dire che “i mafiosi non cambiano mai”, facciamo in modo invece che gli venga voglia di cambiare, per i loro figli, per i nipoti, per il desiderio di diventare persone “perbene”, una bella espressione che fa capire che essere “a favore del bene” ti fa vivere meglio, è già quella una ricchezza. E così, avevamo chiesto di fare una sperimentazione: far lavorare insieme nella nostra redazione detenuti comuni e detenuti di Alta Sicurezza.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 19 aprile 2025
Un “emendamento trasversale che riconosca a tutti i detenuti un anno di riduzione della pena”. È questo l’appello dell’associazione Nessuno tocchi Caino rivolto a “tutti i parlamentari” dopo la visita di papa Francesco nel carcere romano di Regina Coeli: “Un atto di clemenza nell’anno del Giubileo”, scrivono, di fronte al dramma del sovraffollamento. Già 25 i suicidi nel 2025. Papa Francesco lo aveva ripetuto ai giornalisti giovedì 17 aprile appena fuori dal carcere romano di Regina Coeli, forse la sua visita più impegnativa tra quelle affrontate dall’inizio della convalescenza post-ricovero: “Ogni volta che entro in un posto come questo mi domando perché loro e non io”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 19 aprile 2025
Martedì mattina, 15 aprile. Da tre giorni è in vigore il decreto Sicurezza, che, tra le varie “prodezze”, introduce l’inedito reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario” (così letteralmente definito dal testo) configurabile anche in termini di “resistenza passiva” (sempre così battezzata dal legislatore, cioè dal governo). Ebbene, a 72 ore dall’ingresso nell’ordinamento dell’iperbolica e sconcertante novità, a Piacenza si ha notizia della seconda “rivolta” inframuraria in tre giorni: la prima si era registrata a Cassino domenica, teatro della seconda è l’istituto emiliano. All’agenzia Agi “fonti qualificate” riferiscono quanto segue: “Il ritardo di alcuni reclusi a rientrare in cella avrebbe innescato i disordini”. Basta poco a comprendere che dev’essere stata fatale non tanto la “flemma” dei detenuti nel tornare alle “stanze di pernottamento”, quanto la conseguente reazione degli agenti.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2025
Svolta storica nel carcere di Terni. Per la prima volta, nella storia delle carceri italiane, un detenuto ha avuto la possibilità di incontrare la sua compagna - per trascorrere con lei momenti di intimità - in una stanza attrezzata apposta per questo. Perfino con i murales alle pareti, dipinte da un altro ospite della prigione di Terni. A darne la notizia - sulla lista whatsapp “Bilancio” nata da un’idea dell’ex Garante dei detenuti Mauro Palma - è il Magistrato di sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi. Protagonista anche lui, e vedremo perché, di quella che si può definire una vera rivoluzione nel mondo delle patrie galere.
di Errico Novi
Il Dubbio, 19 aprile 2025
Martedì mattina, 15 aprile. Da tre giorni è in vigore il decreto Sicurezza, che, tra le varie “prodezze”, introduce l’inedito reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario” (così letteralmente definito dal testo) configurabile anche in termini di “resistenza passiva” (sempre così battezzata dal legislatore, cioè dal governo). Ebbene, a 72 ore dall’ingresso nell’ordinamento dell’iperbolica e sconcertante novità, a Piacenza si ha notizia della seconda “rivolta” inframuraria in tre giorni: la prima si era registrata a Cassino domenica, teatro della seconda è l’istituto emiliano. All’agenzia Agi “fonti qualificate” riferiscono quanto segue: “Il ritardo di alcuni reclusi a rientrare in cella avrebbe innescato i disordini”. Basta poco a comprendere che dev’essere stata fatale non tanto la “flemma” dei detenuti nel tornare alle “stanze di pernottamento”, quanto la conseguente reazione degli agenti.
- Per la prima volta un detenuto ha incontrato la compagna nella “stanza dell’affettività”
- Nel carcere di Terni la prima stanza dell’amore
- L’unica pena oggi è il carcere, ma con la giustizia non c’entra nulla
- Malato grave non può stare in cella. Ma per lui niente differimento pena
- Il diritto penale “à la carte”











