di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 15 agosto 2025
In passato sulle pagine di questo giornale a più riprese avevamo sottolineato l’evidente mancanza di indipendenza di chi è stato nominato al vertice di tale struttura. Che pena, che tristezza, che vergogna e quante mistificazioni! È penosa ogni minimizzazione del numero dei suicidi e dei morti in carcere da parte del ministro della giustizia Carlo Nordio. È triste vedere che non c’è alcuna differenziazione nella maggioranza. E che vergogna leggere che il Garante delle persone private della libertà, con un comunicato di una delle componenti del collegio, si accodi a quell’interpretazione, per evitare ogni conflitto con chi li ha nominati.
di Maria Brucale
L’Altravoce, 15 agosto 2025
L’indipendenza del Garante nazionale delle persone private della libertà è, ormai chiaramente, sotto attacco. Il rischio è la compromissione definitiva del senso stesso della Istituzione ossia porsi quale sentinella sull’operato della pubblica amministrazione tutta e quale organo di denuncia delle situazioni di violazione dei diritti delle persone a qualunque titolo ristrette, riscontrate visitando, con pieni poteri ispettivi e con accessi a sorpresa. ognuno dei luoghi di detenzione o di limitazione della libertà personale. Il 10 agosto il Garante ha pubblicato un report sui suicidi e sulle morti in carcere manifestando seria preoccupazione e ha evidenziato come la marginalizzazione sociale, la assenza di prospettive future, di occasioni di lavoro, possano tradursi in perdita di speranza.
di Giunta e Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 15 agosto 2025
Quando la “pezza” del Garante Nazionale dei diritti dei detenuti è peggio del “buco” del Governo sulle condizioni delle carceri italiane, è forse giunto il momento di ricorrere ai rimedi istituzionali. Dell’attività svolte dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, nella sua ultima ricomposizione, avevamo apprezzato la pubblicazione periodica di analisi e dati statistici, a cura dell’Osservatorio penitenziario Gnpl, guidato dal dott. Giovanni Suriano, denominati “Focus suicidi e decessi in carcere” e “Report analitico rispetto della dignità della persona privata della libertà personale”, che comunque ci hanno consentito, in un’epoca di scarsa trasparenza, di analizzare alcune specifiche criticità del nostro sistema penitenziario.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 15 agosto 2025
I Radicali italiani chiedono di verificare eventuali responsabilità penali in capo a Nordio, per istigazione o aiuto al suicidio. L’anno scorso ci provò Nessuno Tocchi Caino. Agosto, tempo di vacanze, di riflessioni sulla condizione dei detenuti nelle carceri e anche di esposti alla Procura della Repubblica. Come un anno fa, al centro dell’iniziativa, questa volta dei Radicali Italiani, troviamo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il segretario dei Radicali Italiani, Filippo Blengino, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica “per chiedere di verificare se il ministro della Giustizia Carlo Nordio possa essere penalmente responsabile, anche a titolo di concorso omissivo, dei reati di istigazione o aiuto al suicidio in relazione all’emergenza suicidi nelle carceri italiane”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 15 agosto 2025
Il deputato di Forza Italia chiede più interventi su custodia cautelare e liberazione anticipata, ma il sottosegretario respinge ogni misura deflattiva. Giachetti: “Spettacolo indegno”. “È ora di fare meno chiacchiere”. Non ha usato mezzi termini il deputato di Forza Italia Tommaso Calderone, membro della commissione Giustizia della Camera, davanti alla drammatica emergenza suicidi nelle carceri italiane. “È passato un altro anno - ha dichiarato - e continuiamo ad assistere a decine di detenuti che si suicidano. Non abbiamo risolto il problema e sono i freddi numeri a dirlo. Occorre riflettere sul tema della custodia cautelare, delle misure alternative e sulla liberazione anticipata. La certezza della pena deve essere indiscutibile ma è necessario mettere mano a tali riforme”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2025
Danilo è morto in ospedale, dopo 48 ore di agonia. Il Governo lo conteggerà tra le morti in carcere? No. Ecco perché. Aveva 17 anni. Si è impiccato con i suoi jeans nella cella del centro di prima accoglienza annesso al carcere minorile di Treviso. Si chiamava Danilo Rihai e veniva dalla Tunisia. Era un minore straniero non accompagnato, di cui oggi sono pieni gli istituti penali per minorenni. Ragazzini per i quali mancano strutture di accoglienza e che si ritrovano a vivere per strada di piccoli espedienti. Sono mesi e mesi che lo denunciamo: le carceri minorili fanno schifo. È la prima volta nella storia che sono sovraffollate come quelle degli adulti e si fatica a prestare ai giovani detenuti le attenzioni individualizzate che il percorso di un adolescente necessita.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 15 agosto 2025
Le parole di Gianni Alemanno dal Braccio G8 di Rebibbia non possono essere liquidate come un semplice sfogo personale. Rappresentano, piuttosto, la voce di un’intera comunità dimenticata, composta da uomini e donne reclusi in un sistema penitenziario che, invece di assolvere alla funzione costituzionale di rieducazione, troppo spesso diventa un luogo di abbandono, degrado e disperazione. In Italia, la condizione delle carceri è da anni oggetto di denunce da parte di organismi internazionali, associazioni, garanti e giuristi. Celle sovraffollate, strutture fatiscenti, personale insufficiente e carenza di programmi trattamentali: queste criticità si intrecciano in una spirale che colpisce indistintamente detenuti e operatori. In questo quadro, la denuncia di Alemanno non è soltanto un atto di autolegittimazione, ma un contributo necessario al dibattito pubblico su una questione che riguarda la dignità umana e lo Stato di diritto.
di Ettore Jorio
Gazzetta del Mezzogiorno, 15 agosto 2025
“Sotto ostaggio dei giudici”, è il termine più ricorrente nel linguaggio politico per testimoniare due cose: la voglia della magistratura di intervenire sull’esercizio delle politiche governative (l’ultima quella della Corte di giustizia su quella migratoria); l’aggressione nei confronti di esponenti della politica attiva attraverso il loro esercizio obbligatorio dell’azione penale. In entrambi i casi, il ricorso ad un siffatto linguaggio, che spesso arriva ad essere arricchito da particolari epiteti buoni per dimostrare (sic!) l’esistenza dinamica di un “partito dei giudici”, costituisce una plateale offesa alla Costituzione. Non solo. Serve forse a dissolvere l’attenzione dal “partito contro la magistratura” formatosi nelle file della maggioranza che governa il Paese.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 15 agosto 2025
Il report sui primi sette mesi del 2025 fa a pezzi la “politica della paura” che il centrodestra continua a praticare. Il dossier di fatto smentisce la narrazione del governo sul dilagare del crimine nel Paese, rendendo sostanzialmente inutile il recente decreto sicurezza. Perdono di senso, in generale, tutti i recenti inasprimenti di pena uniti alla creazione di nuovi reati. Nei primi sette mesi del 2025 i reati sono calati del 9% rispetto allo stesso periodo del 2024. I furti (-7,7%), le rapine (-6,7%) e le violenze sessuali (-17,3%) registrano diminuzioni sensibili. Sostanzialmente stabili gli omicidi, da 178 a 184. Le persone denunciate scendono a 461.495 (- 8%), di cui 91.975 in stato di arresto. Di seguito i dati essenziali degli altri “capitoli” del dossier.
di Alice Oliviero
Il Manifesto, 15 agosto 2025
Oggi, come da tradizione a Ferragosto, il Viminale rende pubblici i dati sulle attività svolte nei primi sette mesi dell’anno. Meno male che oltre alle parole ci sono anche i numeri. Era la fine di maggio quando un rapporto del Consiglio d’Europa raccomandava all’Italia uno studio uno studio sulla profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine. La polemica fu grande, così come l’indignazione che scese dal governo e dai partiti della maggioranza. Oggi, come da tradizione a Ferragosto, il Viminale rende pubblici i dati sulle attività svolte nei primi sette mesi dell’anno e viene fuori che, in effetti, quella raccomandazione aveva una sua ragion d’essere: nel capitolo dedicato alle zone rosse si dice che, al 10 agosto, sono state controllate 928.491 persone, 389.485 delle quali straniere. Significa il 42% del totale.
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