di Federica Zaniboni
La Repubblica, 22 aprile 2025
Il 24enne fu rapinato da tre giovani nel 2018: uno di loro ha chiesto la giustizia riparativa e così i due si sono incontrati in carcere. “Sono andato in carcere e ci siamo rivisti. Dopo tanto tempo, gli ho detto cosa ho provato durante l’aggressione”. Daniel, 24 anni, racconta così l’incontro con il suo rapinatore, avvenuto nella sala colloqui della casa circondariale di Monza. Per la prima volta dopo sette anni si è trovato faccia a faccia con lui, un ragazzo di qualche anno più grande e finito in cella per altri reati. Seduti al tavolo con loro anche tre mediatori. “Abbiamo parlato per due ore, mi ha raccontato la sua storia, ha detto che ai tempi aveva un po’ di problemi. Alla fine mi ha dato la mano e mi ha chiesto se potesse abbracciarmi”.
di Gabriele Farina
quotidianopiemontese.it, 22 aprile 2025
L’iniziativa, finanziata dalla Regione Piemonte, si rivolge a persone sottoposte a misure alternative alla detenzione. Sedici nuovi posti di lavoro attivati, dieci corsi di formazione avviati, 21 persone inserite con successo nel mondo del lavoro autonomamente, 45 soggetti orientati nel percorso occupazionale e circa 150 imprese contattate, di cui 90 coinvolte stabilmente e 41 già disponibili ad assumere. Sono i risultati concreti raggiunti nel primo anno di attività del Progetto Impresa Accogliente, resi noti nel corso dell’Assemblea dei soci dell’associazione La Goccia di Lube, svoltasi nella sede di via Cottolengo 22 a Torino, presso l’Ufficio Pastorale Migranti.
di Emiliano Fittipaldi
Il Domani, 22 aprile 2025
Bergoglio ha imboccato la strada della radicalità. Un’onda mai cheta che ha travolto regole e consuetudini, stereotipi e certezze. Ha tenuto la sua rotta governando da monarca assoluto, seguendo sempre e solo il suo intuito. Negli ultimi 12 anni papa Francesco non è stato solo la guida spirituale dei cattolici. Amato, odiato, venerato e criticato, Bergoglio è stato un titano della scena sociale e politica mondiale: un papa ribelle, un prete venuto dai confini del mondo che ha rovesciato il Vaticano come un calzino, un vescovo “insubordinato” che ha rimesso nel cuore della sua pastorale le parole di Cristo. Per Francesco i poveri, gli ultimi e le periferie del mondo devono essere il vero, unico “centro” della missione della chiesa, che ha provato - a volte con efficacia, altre meno - a trascinare fuori da una crisi atavica.
di Don Luigi Ciotti
La Stampa, 22 aprile 2025
Gli esseri umani gli stavano a cuore più di certe rigidità dottrinali. Mi addolora che alcuni che lo celebrano in morte non lo abbiano ascoltato da vivo. Papa Francesco ha spalancato le porte della Chiesa, l’ha voluta aperta come il sepolcro di Cristo nel giorno della Resurrezione. Non credo sia un caso se il Padre l’ha chiamato a sé proprio in questo giorno così carico di significato. “Non cercate tra i morti colui che è vivo”, dice l’Angelo alle donne venute a onorare il corpo di Gesù. E Francesco ci ha sempre spronato a costruire una Chiesa più viva, più consapevole, più in relazione col mondo. “Una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade”.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 22 aprile 2025
Dal 2003 i governi teorizzano il protocollo Italia-Albania. Ora l’esecutivo europeo accelera le tappe. Da Bruxelles viene lanciato un messaggio chiaro: il diritto alla protezione internazionale è selettivo. “Una possibilità potrebbe essere quella di istituire zone protette nei paesi terzi, dove chi arriva negli stati membri e chiede asilo potrebbe essere trasferito per l’esame della sua richiesta”. Ventidue anni fa un documento gettava le basi dell’attuale approccio europeo alle politiche migratorie. Un testo che teorizzava una nuova modalità di gestione dei flussi attraverso la costruzione di centri di transito nei paesi extra Ue. Il progetto prevedeva il coinvolgimento di organizzazioni come Oim e Unhcr, e si proponeva di avere un effetto deterrente alla migrazione.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 22 aprile 2025
Polemiche sui costi dei Cpr in Albania Calenda: “Basta così, non funzionano”. I Centri in Albania “non funzionano”. È un ritornello ormai costante quello che arriva dalle opposizioni sulle strutture fatte costruire dal governo a Schengjin e Gjader e ormai trasferiti in Cpr. Ieri i centri sono tornati alle cronache per la storia di Fahim, venditore di rose bengalese la cui vicenda è stata citata anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Ma la storia è stata ripresa dalle opposizioni a dimostrazione del fallimento, dal loro punto di vista, del progetto di rimpatri che coinvolge l’Albania. “Quando lanciammo industria 4.0 per la prima volta presentammo obiettivi quantitativi per ognuna delle misure: quella sul venture capital non funzionò e non ebbi alcun problema ad ammetterlo e chiuderla - ha scritto il leader di Azione, Carlo Calenda, ripostando la notizia - Non comprendo, ma forse è la mentalità aziendale, perché in politica non si possa semplicemente dire: questa iniziativa non ha funzionato e la cambieremo. I centri in Albania non funzionano. Viceversa avremmo bisogno di più centri per i rimpatri in Italia. La soluzione appare dunque piuttosto lineare”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 aprile 2025
Chiedendo asilo ha mandato in tilt la nuova fase del protocollo: il trentenne marocchino è arrivato in Italia ma non è stato liberato. Se la Corte d’appello pugliese bocciasse questa prassi il governo sarebbe nei guai. Il trentenne marocchino che chiedendo asilo ha aperto una nuova crepa nel protocollo Roma-Tirana è stato trasferito a Bari. È sbarcato domenica. Nonostante la richiesta di convalida del suo trattenimento fosse stata respinta dalla Corte d’appello della capitale, però, non è tornato in libertà: è finito nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) del capoluogo pugliese.
di Dario Nardella*
Corriere della Sera, 22 aprile 2025
Un mese fa l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, segnale evidente della deriva autoritaria del Presidente Erdogan. Preoccupa il silenzio della comunità internazionale. Caro Direttore, è trascorso un mese dall’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, segnale evidente della deriva autoritaria del Presidente Erdogan contro ogni opposizione. Da allora le proteste non si sono fermate. Tra queste, la grande manifestazione di Maltepe a Istanbul, alla quale ho preso parte come delegato del Partito Socialista Europeo. La protesta è trasversale: giovani, famiglie, lavoratori, anziani, e tutte le principali formazioni politiche, dai kemalisti alla sinistra, marciano unite sotto lo slogan “diritto, legge, giustizia”. Proprio nei giorni scorsi si è aperto il processo a circa 100 dei manifestanti arrestati, tra cui otto giornalisti. Imamoglu, il candidato più temuto da Erdogan, è stato anche privato del titolo di laurea, necessario per la candidatura. È apparso una sola volta di fronte ai giudici nel carcere di massima sicurezza di Sliviri, dove alla nostra delegazione è stata negata la visita. Il suo staff mi riferisce che è in buone condizioni e fiducioso nella mobilitazione popolare.
di Valter Vecellio*
Il Dubbio, 21 aprile 2025
Sovraffollamento, violenze quotidiane e condizioni di vita al limite: la situazione nelle carceri dell’Emilia-Romagna è critica e richiede una riorganizzazione urgente. In Emilia-Romagna, nello spazio di pochi chilometri, li si trova (e si possono trovare) tutti: la segretaria del Partito democratico Elly Schlein; il presidente dello stesso partito Stefano Bonaccini; l’ex segretario Pierluigi Bersani e un “big” come Dario Franceschini; ci sono poi il presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi e un “padre nobile” come Romano Prodi… Pensa un po’ se si mettessero d’accordo per andare, tutti insieme a bussare ai portoni delle carceri emiliano- romagnole… Perché la situazione delle carceri è di “ordinaria” emergenza, ma nella regione “rossa” e progressista per antonomasia, pare lo sia di più. Il report annuale del Garante dei detenuti fotografa una situazione esplosiva.
di Armando Proietti
gaeta.it, 21 aprile 2025
Un detenuto di 56 anni con fragilità psichiche si è suicidato nel carcere di Rebibbia a Roma, evidenziando gravi carenze nel sistema penitenziario italiano, tra sovraffollamento, mancanza di assistenza sanitaria e condizioni disumane, che hanno scatenato proteste interne e richieste di riforme urgenti. Questo episodio si inserisce in un contesto di emergenza, segnato da un alto numero di suicidi nelle carceri italiane: dall’inizio del 2024 sono 94 i casi registrati, di cui 29 solo in questo anno. La situazione ha scatenato una protesta all’interno della struttura, in particolare nei locali dell’infermeria. Le rivendicazioni messe in campo dai detenuti e dal personale sanitario sono principalmente rivolte a migliorare le condizioni di custodia e l’assistenza psichiatrica nelle carceri.
- Bologna. La “misera e inaccettabile regressione” del carcere minorile
- Torino. I Radicali visitano il carcere: Al Lorusso e Cutugno carenze strutturali croniche”
- Agrigento. “I nuovi reati non fermano i suicidi in carcere”: la giustizia si ferma altri tre giorni
- Amore e giustizia: una diade inconciliabile?
- Gli auguri di Mattarella: “La Pasqua ispiri giustizia e dialogo”











