di Giuliano Battiston
Il Manifesto, 15 agosto 2025
Per fare un bilancio di questi quattro anni di Emirato islamico abbiamo intervistato Antonio Giustozzi, il più autorevole studioso dei Talebani, autore tra l’altro di “The Taliban at War, 2001-2021” (Hurst). Quanto è solido oggi l’Emirato? La percezione è che il regime si consolidi e che aumentino le pulsioni totalitarie da Kandahar, da dove governa l’Amir, con un numero crescente di decreti per controllare la popolazione. Sul lungo termine è rischioso, soprattutto se le regole ferree finiranno per riguardare anche gli uomini, ma per ora c’è il consolidamento: l’opposizione armata e non armata è a pezzi, lo Stato islamico è messo male, i Talebani hanno ottenuto fino a 3 miliardi di dollari con le tasse, lo sfruttamento minerario è superiore rispetto al governo precedente e i rapporti regionali sono buoni.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 14 agosto 2025
Divergenze sulla strategia da adottare per sovraffollamento e suicidi. Il dramma carceri spacca il governo. Esplodono a destra, nelle ore più calde (in tutti i sensi), le divergenze sulla strategia da adottare per sovraffollamento e suicidi. “Meno chiacchiere, più autocritica”, è la ruvida sveglia di ferragosto che fa suonare Forza Italia, a firma del deputato Calderone, contro i meloniani. Ma il sottosegretario Delmastro tiene il punto. Mentre anche FdI è divisa al suo interno.
di Coordinamento della Conferenza Nazionale dei Garanti Territoriali
L’Unità, 14 agosto 2025
Il Coordinamento della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale esprime il più profondo sconcerto per le esternazioni del Ministro Nordio, il quale, nel commentare i dati sui decessi in carcere resi noti dal Garante Nazionale (48 suicidi, 30 morti per cause “ancora da determinare”, 69 per cause naturali e uno per un incidente), ha negato l’esistenza di un allarme sociale, in quanto i numeri sarebbero “sotto il livello ereditato dal precedente governo nel 2022”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 agosto 2025
Si dice pronto “a mobilitazioni mai viste”, il Sindacato di polizia penitenziaria. Aveva solo 17 anni ed era di origine tunisina, l’ultimo - in ordine di tempo - detenuto morto suicida in carcere. Il più giovane di quest’anno. È deceduto ieri in ospedale dopo tre giorni di agonia: nella notte tra domenica e lunedì aveva usato i jeans che indossava per impiccarsi nella sua cella del Centro di prima accoglienza annesso all’Istituto per minori di Treviso. Sale così a 54 il numero totale dei suicidi in carcere dall’inizio del 2025, secondo il report curato da Ristretti Orizzonti che riporta anche una piccola biografia delle persone decedute, ove possibile.
di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 14 agosto 2025
“La tragedia delle morti in carcere arriva anche negli Istituti Penali per Minorenni dove un ragazzo di 17 anni si è suicidato, poche ore dopo il suo arresto, nell’IPM di Treviso. Era stato soccorso ancora vivo e portato in ospedale dove è deceduto poche ore dopo. Si tratta di un dramma che testimonia la crisi del sistema della giustizia minorile. L’ultimo episodio di un ragazzo che si era tolto la vita nelle carceri per minori risaliva al 2003. Questo arriva proprio all’indomani delle minimizzazioni e l’indifferenza del ministro della Giustizia Nordio sui suicidi, cui si è accodato il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà con un proprio comunicato.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 14 agosto 2025
L’uccisione di Cecilia De Astis da parte di tre bambini rom ha scosso anche il Nazareno. L’ex segretario Veltroni chiede un cambio di approccio, Serracchiani lo segue. “Per la sinistra la parola sicurezza dovrebbe smettere di essere un tabù”. A dare la linea senza giri di parole è l’ex-sindaco di Roma e segretario del Pd Walter Veltroni, con un intervento sul Corriere della Sera. Muovendo dalla tragica uccisione di Cecilia De Astis ad opera di tre bambini rom alla periferia di Milano, Veltroni prende ovviamente le distanze dalla propaganda securitaria e con toni incendiari della destra (in primis del leader della Lega Matteo Salvini), ma si concentra su quello che a suo avviso è un difetto dei progressisti italiani, al quale colpevolmente non si è ancora trovato un antidoto: la refrattarietà a parlare di sanzioni e di severità per chi delinque.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 14 agosto 2025
Salvini rincara la dose sul caso di Milano: “Basta buonismo con i rom”. E il partito si attiva per una nuova campagna “anti-crimine”: stavolta con foto vere sui manifesti. Le ruspe non bastano più. Il partito di Matteo Salvini ora ha progetti più ambiziosi: una campagna estiva “anti-crimine con foto di delinquenti veri”. Una gogna pubblica in piena regola, dunque, di cui la Lega può servirsi per ottenere ben due risultati in un colpo: promuovere il decreto Sicurezza e rispondere al caso di Milano, dove la 71enne Cecilia De Astis è stata travolta da un’auto pirata con a bordo quattro minori rom. Il tutto ingaggiando un secondo round con il Campidoglio, che a Roma aveva rimosso i manifesti-antiscippo affissi dal Carroccio perché carichi di stereotipi e lesivi della dignità dei soggetti ritratti. Ma andiamo per ordine.
di Alice Oliviero
Il Manifesto, 14 agosto 2025
Dopo l’incidente di via Saponaro, Salvini attacca ancora: “Agire subito”. E parte una nuova campagna “contro la criminalità”. Anche se non è al Viminale, Matteo Salvini si comporta come se fosse il ministro dell’Interno. O il capo della polizia giudice, giuria e soprattutto giustiziere. La tragedia milanese della settantunenne Cecilia De Astis, travolta e uccisa in via Saponaro da un’automobile con quattro minorenni a bordo, è l’occasione giusta per tirare fuori tutto il repertorio: dall’evocazione della ruspa come panacea di tutti i mali alla proposta di sgomberare, anzi di distruggere, tutti i campi rom, con annesso attacco al sindaco Beppe Sala accusato di essere troppo accondiscendente verso il crimine e i criminali, soprattutto se non sono italiani.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 14 agosto 2025
“Radere al suolo” un campo rom, quello di via Salvanesco a Milano da cui sono usciti i quattro bambini che hanno travolto e ucciso con un’auto rubata Cecilia De Astis, è il peggior modo di esprimere la peggiore delle idee, e bene ha fatto il sindaco Sala a rispondere a Salvini che “sulla morte di una persona è vergognoso speculare”. Altri hanno detto “sciacallaggio”, e se lo merita. C’è però anche di peggio, nelle gride senza costrutto di Salvini: parole come le sue sono il più comodo degli assist per permettere a tutti gli altri di nascondersi dietro le fetenzie della destra “low and disorder”, sono l’alibi per evitare di parlare dei fatti veri, della cosa in sé.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 14 agosto 2025
Chi ha la responsabilità genitoriale ed espone i propri figli a condizioni di incuria e negligenza ha colpe, certamente. Ma l’esercizio della cura e del controllo non possono avvenire allo stesso modo in tutti i contesti. Non c’entra nulla chi avrebbe dovuto occuparsi della scolarizzazione dei bambini a bordo dell’auto pirata di Milano? Non c’entra nulla chi dovrebbe occuparsi del fatto che vivono senza fogne? Non sono fattori che rendono più difficile l’onestà e la cura? Nella Sicilia dei tardi anni Novanta nella quale sono cresciuto, molti minori guidavano. Guidavano l’auto dei genitori e tutte le forme possibili e immaginabili di motocicli, guidavano, taluni, anche il trattore. Si favoleggia anche di uno che guidava la mietitrebbia. Guidare faceva parte dell’educazione del maschio, del rito di passaggio. Io che non guidavo conservo, nonostante tutta la mia civilizzazione, una spina interna dolorosa di inferiorità.
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