di Giuseppe Gagliano
notiziegeopolitiche.net, 21 aprile 2025
Dietro le lusinghe della stabilità e le promesse della cooperazione sul fronte migratorio, la Tunisia del presidente Kais Saied si sta trasformando in uno dei teatri più oscuri della repressione politica e sociale nel Mediterraneo. A dispetto della retorica della sicurezza e dello sviluppo, Tunisi segue un copione che richiama sinistramente quello del vicino Egitto, dove la parabola autoritaria di Abdel Fattah al-Sisi ha ormai cancellato ogni traccia del risveglio democratico nato dalle Primavere arabe. L’obiettivo, in entrambi i casi, è lo stesso: neutralizzare l’opposizione interna, controllare ogni spazio di dissenso, mantenere il potere con la forza e con il silenzio.
di Gabriele Elia
L’Edicola del Sud, 20 aprile 2025
Chi ha vissuto un periodo in carcere porta con sé un’esperienza unica e difficile da descrivere a chi non l’ha mai conosciuta. Nelle celle si crea una comunità intensa, dove ogni giorno si condividono non solo il cibo e i compiti quotidiani, ma anche emozioni e ricordi. Ogni detenuto diventa parte di un microcosmo in cui le regole non scritte, stabilite dai più esperti, diventano fondamentali per mantenere l’ordine e la dignità, nonostante le condizioni di vita spesso precarie. Le celle, sovraffollate e fatiscenti, possono sembrare un luogo di desolazione, ma in realtà sono teatro di ingegnosità quotidiana. Ogni pezzo di legno o lattina viene riutilizzato in modi creativi per risolvere problemi pratici, rendendo la vita più vivibile.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 20 aprile 2025
Un grande cuore sopra la spalliera del letto matrimoniale, la scritta “Ti amo” impressa sulle pareti. E poi quadri che raffigurano paesaggi, la scena romantica di un uomo e una donna a cena e una cicogna. Potrebbe sembrare una qualsiasi camera d’albergo pensata per la luna di miele di due neo sposi, è invece la prima “stanza dell’amore” per i detenuti in Italia, un locale allestito per i colloqui intimi in carcere degli ospiti con le mogli o compagne. A fare da apripista è la casa circondariale Sabbione di Terni, che da due giorni permette di usufruire del diritto all’affettività. Il primo ad entrare nei due locali attrezzati al piano terra, una stanza da letto e un bagno con doccia, è stato venerdì mattina alle 8, un uomo campano che due mesi fa aveva fatto ricorso, chiedendo di poter incontrare privatamente la compagna.
di Luciano Manicardi
Messaggero di Sant’Antonio, 20 aprile 2025
Davvero è utopistico immaginare una società senza carcere, dove in cella finisce solo chi si è macchiato di reati particolarmente gravi o è a rischio di reiterazione? La segregazione carceraria interviene sulle dimensioni antropologiche dello spazio e del tempo rendendo il primo uno spazio chiuso e il secondo un tempo vuoto. La privazione della libertà e la limitazione delle relazioni riducono il carcerato a esistenza corporale. Ha scritto Vittorio Foa, riflettendo sugli anni passati in carcere tra il 1935 e il 1943: “Non c’è futuro. La speranza vien meno. Il tempo si svuota”; la detenzione provoca il “progressivo svanire della volontà”. Un uomo privato di volontà è ancora un uomo? Foa mette in dubbio la validità del sistema carcerario: “Riesce difficile concepire la possibilità di emenda del reo quando la sua libertà di volere è schiacciata”.
agi.it, 20 aprile 2025
Per le festività pasquali il Partito Radicale ha previsto visite in diverse carceri italiane. Lo annuncia una nota congiunta della tesoriera del partito, Irene Testa, e del segretario Maurizio Turco denunciando i “numeri impressionanti” della popolazione carceraria italiana nonché l’urgenza di far rientrare la situazione nella legalità. La popolazione detenuta rammentano i due esponenti radicali supera di circa 15mila detenuti in più la capienza regolamentare di 43 mila posti. Si tratta, sottolineano, di “una condizione ormai insostenibile delle nostre strutture penitenziarie” che ha visto, “negli ultimi 5 anni, con l’aumentare del sovraffollamento, un maggior numero di detenuti suicidi: 62 nel 2020; 59 nel 2021; 84 nel 2022; 68 nel 2023; 91 nel 2024; 20 da inizio 2025”.
di David Allegranti
La Nazione, 20 aprile 2025
Il Decreto Sicurezza fra le altre cose introduce il reato di rivolta all’interno di un carcere (e nei Cpr), che va a colpire persino chi resiste passivamente. Eppure in certi casi la protesta (pacifica, beninteso) è l’unica possibilità per cercare di farsi ascoltare nelle carceri sovraffollate. Il nuovo decreto sicurezza licenziato dal governo piace in sostanza solo alla maggioranza. Diversi giuristi hanno denunciato il ricorso, ancora una volta, alla decretazione d’urgenza. Ma poi c’è il merito del nuovo pacchetto sicurezza, che la giunta dell’Unione delle Camere Penali considera una vera iattura: “Inutile introduzione di nuove ipotesi di reato, molteplici sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena, introduzione di aggravanti prive di alcun fondamento razionale, sostanziale criminalizzazione della marginalità e del dissenso, introduzione di nuove ostatività per l’applicazione di misure alternative alla detenzione, consequenziale aumento della popolazione carceraria, ulteriore aggravio del fenomeno del sovraffollamento, insufficienza degli interventi per ridurre sia il sovraffollamento carcerario in crescita progressiva sia il tragico fenomeno dei suicidi in carcere che ha raggiunto il numero record nel 2024”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 20 aprile 2025
Il vicepresidente dell’Anm Marcello De Chiara: “Il ministro sa del sovraffollamento e che mancano magistrati. Gli manca la volontà politica di intervenire. Quella ce l’ha solo sulla separazione delle carriere”. Incontro franco, ma risposte concrete poche. Questo è il bilancio in sintesi dell’incontro tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e l’Associazione nazionale magistrati. Il momento è teso con la riforma della separazione delle carriere alle porte e la constatazione del vicepresidente dell’Anm, Marcello De Chiara, è netta: “Manca la volontà politica di incidere sui veri problemi della giustizia”.
La Repubblica, 20 aprile 2025
L’uomo, di 56 anni, si è tolto la vita impiccandosi sull’uscio della porta aperta della cella. Il Garante: “Le cose potevano andare diversamente”. “Nella Casa di reclusione di Rebibbia, ieri sera un uomo si è tolto la vita. Non sappiamo, non possiamo sapere le intime cause di quel gesto. È l’ennesima dimostrazione di un sistema che, nonostante l’impegno degli operatori sanitari e penitenziari, non funziona e che invece viene continuamente sovraccaricato di domande a cui non può rispondere”. Lo dichiara il Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, Stefano Anastasia. “Sappiamo - prosegue il Garante - che si trattava di un uomo di 56 anni, di nome Gianluca Bennato, in carcere da tempo e con un fine pena ancora lontano, alloggiato nella sezione dedicata ai detenuti con problemi psichici, ma non era destinato a una Rems, perché sempre riconosciuto responsabile delle sue azioni”.
di Paolo Calia
Il Gazzettino, 20 aprile 2025
“Ogni anno in Italia si registrano decine di morti in carcere sulle cui circostanze è necessaria una maggiore attenzione, per non parlare del numero di suicidi in drammatico aumento”. Il caso di Gennaro Martino, il detenuto morto nel carcere di Treviso lo scorso 29 marzo, arriva in parlamento. Rachele Scarpa, deputata del Pd, presenterà un’interrogazione urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere di fare chiarezza. Secondo la relazione di ispezione esterna disposta dalla Procura, la morte sarebbe riconducibile a cause naturali. Tuttavia, la famiglia del detenuto ha sporto querela segnalando evidenti lesioni sul corpo e ha richiesto l’autopsia, giudicando non esaustiva l’analisi iniziale.
di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 20 aprile 2025
I due già maggiorenni, con precedenti specifici, portati in strutture per adulti. L’altro si è barricato fino a sera nella sua cella, poi è stato accompagnato a Roma. Un’altra giornata di tensione al Pratello. Venerdì sera la protesta, nata da una rissa tra giovani detenuti ospiti del primo piano contro detenuti del secondo, per sedare la quale il comandante della penitenziaria e un altro agente sono rimasti feriti, era sfociata in barricate di letti e armadi, con i ragazzi che si rifiutavano di rientrare nelle loro stanze. Ieri mattina, le proteste sono ricominciate quando alcuni dei protagonisti dei disordini della sera prima - sei in totale - sono stati informati che sarebbero stati trasferiti in altre strutture. I maggiorenni, che avevano già tenuto analoghe condotte nelle strutture di Milano e Torino, in istituti per adulti.
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