di Viviana Daloiso
Avvenire, 23 aprile 2025
“Don, ma perché quelli che vanno in chiesa non ci salutano?”. Il gruppo dei ragazzi è riunito sulla panchina davanti alla chiesa. Parlano ad alta voce, giocano a pallone disturbando i passanti, ascoltano la musica a palla coi telefonini. Sono una quindicina, la sera arrivano a trenta e più: italiani, africani, marocchini, latinos. Il più grande ha 16 anni, il più piccolo forse 12. Siamo a Borgo Roma, periferia di Verona, un punto imprecisato della linea 21 che parte dalla stazione ogni 15 minuti col suo carico di multietnicità e di preoccupazione: l’autobus attraversa gli storici quartieri operai della città, oggi forse più poveri di allora, per finire la sua corsa davanti all’ospedale della città.
di Elena Dal Forno
Corriere del Veneto, 23 aprile 2025
Dieci biciclette abbandonate, un gruppo di detenuti pronti a rimetterle in sesto e dieci donne migranti che monteranno presto in sella. È il cuore del progetto “Non solo pane e comunità solidali”, che punta a favorire l’autonomia e l’inclusione delle donne migranti anche attraverso la mobilità sostenibile. Ieri mattina, grazie alla collaborazione di Ca’ Sugana, la Fiab ha ricevuto dieci biciclette recuperate da furti, denunce o semplicemente abbandonate, rimaste per mesi nei magazzini comunali. Ora prenderanno nuova vita: sono già state trasferite nel carcere di Treviso, dove i detenuti si occuperanno della riparazione. Una volta pronte, saranno donate alle destinatarie del progetto. Le beneficiarie sono donne straniere residenti nell’area della “Grande Treviso”, che non hanno la possibilità di acquistare una bicicletta e, spesso, non conoscono nemmeno le regole della strada. Proprio per questo, insieme alla consegna, verrà organizzato un corso su sicurezza e circolazione: un piccolo ma significativo passo verso l’indipendenza. “Una bicicletta può sembrare poco, ma per molte donne significa libertà: poter accompagnare i figli a scuola, andare al lavoro, vivere la città” spiega Susanna Maggioni, vicepresidente nazionale e presidente di Fiab Treviso che aggiunge: “Ringraziamo il Comune per questo gesto concreto, che dà forza al progetto”. L’iniziativa è parzialmente finanziata dalla Regione Veneto e coordinata da una rete di associazioni locali, con I-Care come capofila. Collaborano anche Cielo Blu Odv, Uomo Mondo Odv, Cism, Aion Aps e Solidarietà a Colori. A riparare le bici sarà la cooperativa Alternativa Ambiente, da anni impegnata nell’inserimento lavorativo dei detenuti attraverso percorsi formativi.
basilicata24.it, 23 aprile 2025
“Ci sono date che non si possono dimenticare, una di queste sarà ricordata nella Casa Circondariale per detenuti ad Alta Sicurezza di Melfi,- ha dichiarato la Direttrice Maria Rosaria Petraccone - perché l’ 11 aprile scorso è stato possibile concretizzare, quanto previsto dall’art. 20 dell’Ordinamento Penitenziario, dedicato al lavoro dei detenuti, che sancisce in maniera puntuale che “il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo ed è remunerato” questo sta a significare che non può comportare un inasprimento della pena, ma è considerato una forma di organizzazione necessaria alla vita della comunità carceraria”.
di Antonella Cortese
Ristretti Orizzonti, 23 aprile 2025
È cominciato con il primo incontro Visioni Riparative tra Dentro e Fuori, il progetto finanziato dal bando regionale Dgr 903/24, che parte dal paradigma della Giustizia riparativa al quale si ispira, per promuovere la cultura dell’incontro, della mediazione e della riparazione tra dentro e fuori dal carcere. È infatti in seno alla società, ai suoi conflitti e alle sue naturali contraddizioni che si generano comportamenti lesivi, violazioni delle norme penali e giuridiche. È nella comunità che si pone in ascolto, che include e non respinge, che affronta le difficoltà evitando irreparabili rotture che isolano, spesso reiterando comportamenti illeciti e dannosi, il luogo in cui è possibile trovare una mediazione, un risarcimento, una riparazione, una possibile ricucitura.
di Domenico Coviello
vita.it, 23 aprile 2025
Ad Asti, due appassionati docenti di un liceo di Scienze umane prospettano agli studenti un Pcto particolare: un percorso di dialogo con i detenuti del locale penitenziario, da cui trarre un lavoro comune. Grazie alle associazioni e al Centro servizi volontariato, ne è nata una pubblicazione che sarà presentata al “Salone del libro”. Dimenticate la serie Netflix Adolescence, gli incel, la manosfera e l’intelligenza artificiale. E mettetevi in marcia lungo le strade della realtà che non fa notizia in televisione. Scoprirete gruppi di adolescenti che fanno uno stage scolastico in carcere fino a scrivere un libro con gli ergastolani e a raccontare loro, in un reciproco scambio di esperienze dal vivo, alcune delle proprie emozioni più profonde.
veronasera.it, 23 aprile 2025
“Necessario pensarlo parte integrante della nostra comunità”. Il movimento civico promuove un incontro dedicato al carcere veronese per riflettere sulle condizioni di vita dei detenuti e delle detenute. Prosegue l’impegno del movimento civico Traguardi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni della casa circondariale di Montorio. Dopo la visita effettuata lo scorso 16 aprile insieme a “Nessuno Tocchi Caino” e a Verona Radicale, Traguardi torna dunque a dare voce a chi vive quotidianamente la realtà del carcere, organizzando l’incontro pubblico “Voci dal carcere. In ascolto della Casa Circondariale di Montorio-Verona”.
di Graziano Arancio
Il Dubbio, 23 aprile 2025
Un’occasione persa. O forse, semplicemente, un’occasione che non abbiamo voluto cogliere. Era il 23 ottobre 2014 quando Papa Francesco, parlando all’Associazione Internazionale di Diritto Penale, pronunciò uno dei discorsi più lucidi. Un’occasione persa. O forse, semplicemente, un’occasione che non abbiamo voluto cogliere. Era il 23 ottobre 2014 quando Papa Francesco, parlando all’Associazione Internazionale di Diritto Penale, pronunciò uno dei discorsi più lucidi, coraggiosi e profetici che io ricordi su giustizia, pena e dignità della persona. Non parlò ex cathedra, ma come uomo tra gli uomini. Eppure, da avvocato penalista, non ho potuto che avvertire la forza di un messaggio che andava dritto al cuore della nostra funzione.
di Gianfranco Pasquino*
Il Domani, 23 aprile 2025
Ambiente, guerre, migranti, povertà. Le parole del pontefice sono state spesso ignorate dai governanti della terra. Ma quante di queste tematiche rimarranno priorità della chiesa cattolica? Per un papa come Francesco che fino all’ultimo ha cercato e voluto rapportarsi alle persone, fossero o no cristiani, “fedeli”, praticanti, quella immagine del suo incedere lento e solo in pieno Covid, il 27 marzo 2020 sul sagrato della basilica di San Pietro bagnata dalla pioggia, coglie un momento molto doloroso, ma al tempo stesso emblematico. In un certo senso tutti siamo diventati vulnerabili di fronte alla pandemia, tutti avevano bisogno della sua preghiera. In un certo senso il papa interpretava quel bisogno universale e gli dava voce. Era solo, solo lui, proprio lui che del rapporto con i “fedeli” aveva già fatto un cardine del suo papato, che dai cosiddetti “bagni di folla” traeva visibilmente conforto ed energia.
di Luca Bottura
La Stampa, 23 aprile 2025
“Non c’è nulla di più cattolico che morire il lunedì dell’Angelo per non rubare la scena al Signore il giorno di Pasqua”. Così Jimmy Kimmel, il più popolare conduttore americano di Late Show, nella puntata di ieri. A seguire, una serie di battute su JD Vance, tra cui questa: “Dopo aver incontrato il Papa, Vance ha twittato che avrebbe pregato per la sua salute. Ora sappiamo che è scarso anche in quello”. Le avesse fatte in Italia, sarebbe partita una discreta lapidazione. Ma non è questo il punto: siamo un Paese bigotto e qualunquista, che si indigna per tutto quasi sempre a casaccio, con logiche tribali e/o per puro amichettismo personale. Tutto normale.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 23 aprile 2025
Se su cento cose ne ha dette ottanta giuste, ha vinto per distacco enorme nei confronti dei principali leader politici e dei loro vassalli. Una delle cose che più mi ha impressionato nei giorni successivi alla morte di Papa Bergoglio è stata la voglia di sentirsi appartenenti alle sue parole da parte di persone e gruppi laici, agnostici, atei. Il motivo è semplice: Francesco ha usato parole del mondo, non solo della chiesa. Da Papa venuto dal Sud del mondo, ha parlato delle persone escluse, povere, estromesse dal lavoro e da prestazioni fondamentali come quelle sanitarie. Ha rivendicato dignità e diritti per le persone in carcere. Ha preso le parti delle persone che subiscono l’impatto spaventoso delle guerre: vi muoiono o ne fuggono, diventando migranti, richiedenti asilo e rifugiate. Ha denunciato l’irresponsabilità e il cinismo di chi vende armi, prosperando su quelle guerre. Dalla Striscia di Gaza all’ultimo dei conflitti dimenticati, non ha dimenticato niente e nessuno. Ha chiesto pace, ha detto no alla guerra. Ha aborrito gli ossimori.
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