di Chiara Saraceno
La Stampa, 14 agosto 2025
I quattro bambini coinvolti nell’omicidio automobilistico di una donna al Gratosoglio, periferia di Milano, vivevano in un campo nomadi bosniaco, alcuni da diversi mesi, altri da più tempo. Eppure, sembra che nessuno sia mai andato a scuola, né che la loro esistenza, come quella di tutti gli altri bambini e adolescenti che si trovano in quel campo, sia mai stata segnalata alle autorità scolastiche o al servizio di assistenza sociale. Probabilmente non hanno neppure mai visto un medico e ricevuto una vaccinazione.
di Chiara Campo
Il Giornale, 14 agosto 2025
C’è una Giustizia che supplisce, non richiesta, alle scelte politiche (urbanistica a Milano, infrastrutture a Genova e immigrazione in tutto lo Stivale) e c’è una Giustizia che supplisce alle scelte che la politica non fa colpevolmente: si va dai temi etici (fine vita) alla facoltà di togliere dei bambini a dei genitori che non li mandano a scuola e li lasciano delinquere. Ed eccoci al caso milanese dei ragazzini bosniaci (rom) che hanno preso un’auto e l’hanno lanciata contro una donna di settantun anni, ammazzandola sulle strisce pedonali. Sono perlopiù i tribunali dei minori a togliere la potestà a certi genitori e a fare quello che la politica non è riuscita a fare, ossia intervenire quando l’incuria educativa, la mancata scolarizzazione e l’affiliazione a contesti criminali hanno messo a rischio i loro figli. I casi ci sono e le motivazioni sono documentate: il termine “rom” non compare quasi mai nei provvedimenti (per riservatezza) ma c’è un corpus di sentenze lette e schedate da chi ha avuto accesso agli atti.
di Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 14 agosto 2025
Don Paolo Steffano è un prete di 60 anni che si è sempre “sporcato la tonaca” in comunità difficili. Prima di approdare al Gratosoglio, si era già misurato con il Corvetto. “Ma quale infanzia? Nei campi è solo un dato anagrafico, già molto prima dei 13 anni si vivono esperienze da brividi. Altro che guidare l’auto, quello è il minimo, lo fanno tutti”. Don Paolo Steffano è un prete di 60 anni che si è sempre “sporcato la tonaca” in comunità difficili. Prima di approdare al Gratosoglio, periferia all’estremo Sud di Milano, si era già misurato con il Corvetto - altro storico quartiere popolare - e prima ancora a Baranzate, prima cintura dell’hinterland settentrionale, al confine con Quarto Oggiaro, dove la Babele delle fragilità comprendeva anche un campo nomadi.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 14 agosto 2025
Ciro Cascone per 20 anni è stato ai vertici della Procura del Tribunale dei minori di Milano. “Uno dei pochi baluardi di civiltà che ci sono rimasti è il non mandare i bambini in carcere. Ora, sull’onda dell’emotività, si invocano misure restrittive per quanto accaduto a Milano e ci si stupisce del fatto che quei ragazzini rom (i quattro minorenni tra cui una bimba tra gli 11 e i 13 anni che hanno rubato un’auto con cui poi è stata travolta e uccisa la 71enne Cecilia De Astis, ndr) siano stati riaffidati alle famiglie e non allontanati dai genitori, senza disporre per esempio l’ingresso in comunità. Ma negli ultimi anni gli strumenti a disposizione sono cambiati: le ultime riforme della giustizia minorile pendono a tutela degli adulti (motivo per cui è più complesso disporre allontanamenti) più che dei minori. Un cambio di passo dopo Bibbiano”.
di Francesco Brun e Nicola Rotari
Corriere del Veneto, 14 agosto 2025
Danilo Rihai era ricoverato a Treviso: è la più giovane vittima in cella da inizio anno. È morto dopo 48 ore nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso Danilo Rihai, il diciassettenne di origini tunisine che nella notte tra domenica e lunedì ha tentato di togliersi la vita all’interno del carcere minorile di Treviso, impiccandosi con i suoi jeans. Il giovane è rimasto appeso senza respiro per circa 6-7 minuti prima che il personale carcerario riuscisse a liberarlo e a chiamare i soccorsi. Le condizioni cliniche erano apparse disperate, tanto che il ragazzo è rimasto sempre attaccato alle macchine. L’esame del corpo ha confermato la presenza di abrasioni al collo compatibili con l’impiccagione.
di Carlotta Bazza*
trevisotoday.it, 14 agosto 2025
Danilo Rihai. Ha un nome il ragazzo che si è ammazzato nel Cpa di Treviso a soli 17 anni. Minore non accompagnato, tunisino. È andato in bagno e i jeans che indossava sono stati lo strumento per togliersi la vita. Sembra impossibile che sia riuscito ad impiccarsi in pochi atroci attimi. Era in stato di fermo per una scorribanda a Vicenza che lo aveva visto responsabile di reati, certo. Ma ad oggi, alla luce di questo tragico episodio nella città del ministro della giustizia abbiamo ancora il coraggio di non vedere? Il ministro Nordio per l’appunto dice che va tutto bene, che è tutto nella norma. Bugie. Basta.
Gazzetta del Sud, 14 agosto 2025
L’uomo, in condizioni gravissime, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso. A pochi giorni dal tragico suicidio del detenuto Stefano Argentino avvenuto nel carcere di Messina, un nuovo episodio drammatico ha rischiato di trasformarsi in tragedia. “Appena due giorni fa - riferisce la Fp Cgil di Messina - un detenuto del circuito penitenziario alta sicurezza, sottoposto al regime del 14-bis presso il Reparto “Ex protetto”, ha tentato di togliersi la vita impiccandosi con l’elastico delle mutande. L’intervento tempestivo di un agente di Polizia Penitenziaria, in servizio presso il Reparto, ha evitato il peggio”.
di Nicolò Fagone La Zita
Corriere di Torino, 14 agosto 2025
Senza il salvataggio si sarebbe registrato il secondo suicidio nel giro di una settimana nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Un detenuto italiano ha tentato di togliersi la vita nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, ma il suo gesto è stato sventato grazie all’intervento tempestivo di un agente della Polizia Penitenziaria. L’episodio è avvenuto ieri, martedì 12 agosto, intorno alle 19.30, nel padiglione E - “Arcobaleno”, durante la pausa per la cena, momento in cui il personale in servizio è ridotto al minimo. Ma per fortuna la tragedia è stata solo sfiorata. L’uomo era riuscito a realizzare un cappio rudimentale ricavato dall’elastico dei boxer, fissandolo alle grate della finestra della cella e infilandovi la testa.
di Fabio Falbo
Il Dubbio, 14 agosto 2025
In questa campagna d’informazione su questo sistema carcerario collassato mi domando se questa perenne emergenza doveva essere raccontata e scritta da persone detenute (che di certo avranno delle ripercussioni) o se la stessa doveva essere affrontata ad esempio da alcuni Garanti dei diritti delle persone detenute che alle volte sono fuori le sedi di competenza del Comune di Roma. Mi sono imbattuto nella disperazione di una persona detenuta di nome Alessandro Virno Lamberti che ricevette un rigetto come un’idrometeora (per rimanere in tenia) e questo quasi a fine pena. Il rigetto l’ha ricevuto dal Tribunale di sorveglianza di Roma firma del dottor Luigi Miraglia (Presidente) e dal dottor Massjmo Di Lauro (Relatore), con questa dicitura: “pertanto l’istanza è certamente prematura e va serenamente rigettata”.
di Francesco De Felice
Il Dubbio, 14 agosto 2025
C’è un punto, nella giustizia penale, in cui la pena smette di essere afflittiva e diventa disumana. Quel punto, nella vicenda di Luigi Cozzolino, 43 anni, detenuto presso la Casa di Reclusione di Sulmona e assistito dall’avvocata Guendalina Chiesi, vicepresidente dell’associazione “Quei Bravi Ragazzi Family”, è stato superato da tempo. Cozzolino soffre di gravi e croniche patologie potenzialmente letali che, secondo numerose consulenze mediche e relazioni specialistiche, rendono la sua permanenza in carcere incompatibile con il diritto fondamentale alla salute.
- Bologna. Le condizioni alla Dozza sono ancora critiche
- Bolzano. “Riqualificazione necessaria, servono più docce e telecamere”
- La Spezia. Nuovi spazi, altri problemi. Visita a Villa Andreino della Camera Penale
- Aosta. Carcere di Brissogne, dopo l’ennesimo decesso la politica si muove (per ora) solo a parole
- Acireale (Ct). “All’Ipm il 90% dei detenuti sono stranieri, mediazione culturale insufficiente”









