di Chiara Pazzaglia
Avvenire, 13 agosto 2025
Dodicimila nomi di bambini morti dal 7 ottobre 2023 ad oggi in Israele e a Gaza, saranno letti - senza distinzione tra israeliani e palestinesi - durante una lunga maratona di preghiera, a partire dalle 15 di domani, presso i ruderi della chiesa di Santa Maria Assunta di Casaglia a Monte Sole, in provincia di Bologna, per iniziativa dell’arcivescovo, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, e dei monaci “dossettiani” della Piccola Famiglia dell’Annunziata. I dati Unicef parlano di 18mila piccole vittime e altrettanti feriti: Bologna, in questi due anni, ne ha accolti diverse decine nei propri ospedali, perché potessero curarsi e trovare conforto. Ma per chi ha perso la vita, l’unico gesto possibile è elencarli chiamandoli per nome, offrendo a loro e alle famiglie almeno il ricordo di un’identità. Il cardinale Zuppi non è nuovo a queste iniziative: ogni anno, con la Comunità di Sant’Egidio, Caritas, Comunità Papa Giovanni XXIII, Acli e altre associazioni guida la preghiera “Morire di speranza”, dedicata a chi muore in mare cercando una vita migliore. Anche in quell’occasione vengono letti i nomi delle vittime, per restituire loro dignità. La stessa cosa verrà fatta domani in un luogo simbolico del bolognese e della storia nazionale.
di Michele Passione*
Ristretti Orizzonti, 12 agosto 2025
“Il suicidio di una persona sottoposta a privazione della libertà personale è per definizione l’evento critico che esercita il maggiore impatto emotivo, che coinvolgere maggiormente gli operatori chiamati ad intervenire sia sotto il profilo operativo, ma anche sotto quello umano ed etico”. Comincia così, con un refuso e un’allitterazione, l’analisi dei decessi in carcere (Report relativo al periodo gennaio - luglio 2025) pubblicata l’8 agosto scorso sul sito istituzionale dal Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 12 agosto 2025
Mario Follieri, nel corso della VI Legislatura (1975), quale Senatore della Repubblica, svolse le funzioni di Relatore della legge sull’Ordinamento giudiziario, battendosi per l’affermazione del diritto alla sessualità dei detenuti (art. 15). La proposta, proprio a seguito dell’impegno di diversi senatori, fu approvata a Palazzo Madama e poi respinta alla Camera. La tesi di fondo sostenuta era quella che lo Stato, per essere autorevole e rispettato, dovesse dimostrarsi giusto prima di tutto nei confronti dei deboli e, quindi, dei detenuti. Aggiungasi un altro aspetto che fu evidenziato: il fenomeno della cosiddetta “omosessualità temporanea o indotta”. Questo essere omosessuali non è una scelta consapevole, appare di contro un effetto dell’adattamento al contesto carcerario. Questo pregiudica, destrutturandola, l’identità individuale e sociale del soggetto rappresentando uno degli aspetti più problematici della reclusione, durante la quale si possono sviluppare le “anormalità” sessuali e la conseguente sofferenza nell’individuo.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 12 agosto 2025
Le opposizioni protestano e parlano di “macabra contabilità” da parte di Nordio. Sono 48 il numero dei suicidi dietro le sbarre dall’inizio dell’anno, come attesta il Dap, o 53, come registrato dall’associazione Ristretti Orizzonti? Ma soprattutto, qual è la soglia per cui è lecito allarmarsi? Domande che attendono risposte, mentre nella calura d’agosto perfino una tragedia come quella delle morti in carcere può trasformarsi in un cinico calcolo politico. Succede così che il ministro Nordio abbia sentito ieri il bisogno di smentire l’”analisi dei decessi in carcere” pubblicata dal Garante nazionale delle persone private di libertà nel quale, pur registrando una leggera flessione di morti rispetto all’anno scorso, ne emerge comunque un quadro preoccupante e inaccettabile.
di Irene Famà
La Stampa, 12 agosto 2025
Sono oltre 140 gli uomini e le donne che hanno perso la vita in carcere dall’inizio dell’anno. Quarantasei detenuti hanno deciso di suicidarsi, chi togliendosi il respiro con lenzuola e lacci delle scarpe utilizzate come cappi chi inalando gas dai fornelletti da cucina. In quella possibilità di riscatto, in quel futuro, in quel reinserimento nella società non ci hanno creduto. E fuori dai cancelli dei penitenziari li attendeva solo la disperazione. Tre detenuti sono morti per cause da accertare, sessantanove per cause naturali e uno per un incidente. Lo raccontano i dati del Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, contenuti nell’ultimo report del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà.
di Stefania Da Lozzo
huffingtonpost.it, 12 agosto 2025
Quarantasei suicidi dall’inizio dell’anno, ma per la Giustizia il “dato al di sotto della media mensile ereditata dal Governo nel 2022”. Dall’inizio del 2025, 46 persone si sono tolte la vita all’interno delle carceri italiane. Il dato, reso noto dal Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà, è contenuto nell’ultimo report basato sui dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aggiornati al 31 luglio. Su un totale di oltre 140 decessi in carcere nei primi sette mesi dell’anno, i suicidi rappresentano il 31,5%, seguiti da 30 morti per cause da accertare (20,5%), 69 per cause naturali (47,3%) e una per cause accidentali (0,7%).
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2025
Il ministero della Giustizia interviene con un comunicato per minimizzare l’ultimo report del Garante dei detenuti: ma i numeri sono aggiustati. Accuse dalle opposizioni. Non c’è “nessun allarme suicidi” nelle carceri italiane, perché nei primi sette mesi del 2025 si sono tolti la vita “solo” 46 detenuti: un numero “sotto la media nazionale dell’ultimo triennio”. È la tesi di un cinico comunicato stampa del ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, emesso in risposta ai dati diffusi lunedì dal collegio del Garante nazionale dei detenuti e aggiornati al 31 luglio. Nel report si legge che i suicidi nei penitenziari finora sono stati appunto 46, una media di 6,5 al mese, e rappresentano circa un terzo delle cause di morte dietro le sbarre: si segnalano poi il “rischio suicidario significativamente più alto tra i detenuti stranieri” e l’“allarmante” tasso registrato tra i più giovani (un ristretto su due tra chi ha scelto di uccidersi aveva meno di 39 anni). “Il Paese ha l’urgenza di adoperarsi per rendere l’esecuzione della pena non solo efficiente ed efficace sul piano della prevenzione, ma anche e non secondariamente compatibile con il suo volto costituzionale, improntato ai principi di umanità, finalismo rieducativo ed extrema ratio della detenzione”, è l’appello del Garante.
di Anita Fallani
Il Domani, 12 agosto 2025
“Un sistema repressivo e frustrante”. In una lettera scritta da alcune detenute del padiglione femminile vengono denunciate le criticità dell’istituto Lorusso e Cotugno di Torino: dalle perquisizioni invasive alla mancanza di spazi, dal caldo infernale alle difficoltà di lavorare. “Vieni punito perché hai praticato la sopraffazione e ti ritrovi in un sistema che in gran parte si regge sulla sopraffazione”. “Siamo alcune delle detenute del padiglione femminile del carcere di Torino. Torino da sempre è un carcere più che problematico, la nuova “gestione” nel reparto femminile non semplifica le cose, il pacchetto sicurezza ci impedisce anche le forme di protesta più pacifiche, lotte che il [carcere] femminile per richiamare l’attenzione porta avanti da anni, tanto da essere definite ‘le ragazze di Torino’” è l’incipit di una lettera inviata da una detenuta della casa circondariale Lorusso e Cotugno al collettivo torinese “Mamme per la libertà di dissenso”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 agosto 2025
Il ronzio monotono delle luci in corridoio s’interrompe solo quando B. B. alza le braccia e tenta di orientarsi con la stampella: un gesto che somiglia a un atto di fiducia, eppure si traduce in inciampi, urti contro il bordo del letto, un sordo tonfo a terra. In quasi trenta anni di detenzione, quell’uomo di novant’anni non aveva mai conosciuto una simile fragilità. Ma la vera svolta è arrivata il 28 giugno 2025, quando ha scoperto - senza che nessuno in carcere se ne accorgesse davvero - di aver perso la vista all’occhio destro.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 12 agosto 2025
Sul tavolo del ministro Nordio, in vista della ripresa di settembre, ci sono già le leggi attuative della riforma costituzionale. Mediazione con i pm più lontana. Due riforme in una. Bastone e carota. Da settimane i tecnici del ministero della Giustizia lavorano alle leggi attuative della separazione delle carriere di giudici e pm. Ovvero ai testi normativi che dovranno trasformare in realtà la riforma costituzionale delle toghe sognata a suo tempo da Silvio Berlusconi e avviata a un semaforo verde del Parlamento entro la fine dell’autunno. Partito in vacanza tra Costa azzurra e montagna, il Guardasigilli Carlo Nordio troverà al rientro sulla sua scrivania due diverse versioni della riforma pronte, o quasi, a un primo varo. Una allunga una mano ai magistrati. L’altra no. E ad avere più chance di andare avanti, se il clima fra governo e giudici dovesse toccare ancora temperature tropicali, è proprio quest’ultima.
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