di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 aprile 2025
La maggioranza archivia il ddl mentre alla Camera il decreto corre veloce. Protesta unanime delle opposizioni: è uno “scippo istituzionale senza precedenti”. Mentre alla Camera il decreto Sicurezza ha preso il binario dell’altissima velocità con l’obiettivo fissato di portarlo in Aula già a maggio dopo un veloce passaggio formale nelle stazioni delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, nell’altro ramo del Parlamento, dove era previsto l’avvio dei lavori in Aula dell’equivalente ddl, i nodi vengono al pettine. Il Senato ieri ha infatti definitivamente archiviato la discussione sul ddl Sicurezza perché, come è toccato al forzista Lucio Malan ammettere nel chiedere la sospensione dei lavori, i due provvedimenti si sovrappongono. L’opposizione protesta, ma è inutile. La dem Anna Rossomando che siede alla presidenza in quel frangente non può far altro che comunicare all’assemblea il time out. I lavori sul ddl formalmente sono sospesi “fino all’esito della conversione in legge del decreto-legge di analogo contenuto”.
di Marco Grimaldi*
Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2025
Infine, il Ddl Sicurezza è diventato decreto, aggirando il Parlamento e il Quirinale. Una metamorfosi necessaria per sottrarsi al confronto delle Camere, ma anche per non cedere sulle misure di pura disumanità nel mirino del Presidente della Repubblica, a partire dal divieto di acquistare Sim per i migranti irregolari e dal carcere per le donne incinte o madri di bimbi piccoli. Per loro, nessun ripristino della norma che evita la custodia cautelare: la detenzione preventiva, ora prevista obbligatoriamente negli Icam (istituti a custodia attenuata per le madri), significa comunque carcere. Nessun accesso alle misure alternative previste dalla legge, negato il diritto delle donne a partorire libere e dei bambini a nascere liberi. Un intento unicamente punitivo, che colpirà soprattutto le donne più vulnerabili.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 17 aprile 2025
Il guardasigilli vuole arrivare al referendum senza tensioni. Dopo lo scontro frontale sul caso Almasri, il ministro Nordio sembra aver scelto la linea “morbida” con l’Anm. Linea confermata dal clima disteso registrato da entrambe le parti in occasione dell’incontro di martedì scorso. Sulla riforma della giustizia appare già evidente da qualche tempo che lo sguardo di tutti gli attori scena sia già rivolto, in prospettiva, all’appuntamento referendario. Ma proprio in vista di questo appuntamento così importante su un testo che è attualmente in esame in seconda lettura a Palazzo Madama, nel perimetro del governo sembra si stiano delineando due approcci differenti.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 aprile 2025
“Intendiamo rimodulare i presupposti perché scatti la carcerazione preventiva. Oggi c’è il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato: queste sono categorie anche in parte obsolete, che dovrebbero essere riviste”: lo aveva detto due giorni fa il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervistato a SkyTg24. Obiettivo condivisibile, che si scontra con la realtà politica del momento. Vediamo come. Sul tema ieri, in commissione Giustizia alla Camera, si è tornato a discutere grazie a una interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia, Tommaso Calderone, che ha chiesto al governo cosa intenda fare “nel brevissimo termine” per ridurre l’abuso della custodia cautelare. Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31 marzo di quest’anno su oltre 62mila detenuti, 9.271 sono in attesa di primo giudizio.
di Stefano Giordano
L’Unità, 17 aprile 2025
Preoccupa la tendenza nel nostro sistema giudiziario a trasformare le richieste di archiviazione in condanne morali. Restituiamo laicità alla Giustizia. Negli ultimi anni, il nostro sistema giudiziario ha visto emergere una tendenza preoccupante: quella di travestire le richieste di archiviazione in vere e proprie condanne morali. Questa pratica, puntualmente censurata dalla Corte Costituzionale, solleva interrogativi fondamentali sul ruolo di giudici e pubblici ministeri, chiamati a essere custodi di una giustizia laica, imparziale e priva di filtri ideologici. Purtroppo, la realtà processuale sembra essere soggetta a interpretazioni personali che travalicano la mera applicazione della legge in favore di un’opinione morale che di per sé non ha peso giuridico.
di Damiano Rizzi*
Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2025
Dal 2013, altre 1.300 donne sono state uccise in Italia per mano di partner o ex partner. E sono almeno 2.000 bambini e bambine gli orfani di femminicidio. La più parte sono invisibili, fuori da qualsiasi registro nazionale. Non esistono per lo Stato. Un bambino o adolescente che perde la madre a causa di un femminicidio non è semplicemente un “orfano”: è un sopravvissuto. Ha vissuto all’interno di un contesto familiare violento, spesso per anni, assistendo a maltrattamenti fisici e psicologici, e sviluppando una forma di adattamento al trauma basata sulla paura, sul silenzio, sull’invisibilità.
di Giuliano Pavan
Il Gazzettino, 17 aprile 2025
“Mio figlio aveva delle ecchimosi, voglio sapere se è stato picchiato” “Voglio sapere cos’è successo a mio figlio: non può essere morto d’infarto, è stato picchiato in carcere”. Al telefono, con la voce rotta dal pianto ma con la determinazione di andare fino in fondo, la madre di Gennaro Marino, 46enne detenuto nella casa circondariale di Santa Bona, a Treviso, per scontare un cumulo pena per reati contro il patrimonio e relativi agli stupefacenti, invoca giustizia. E pretende che venga eseguita un’autopsia sul corpo del figlio, che da più di due settimane si trova all’obitorio dell’ospedale Ca’ Foncello nonostante il nulla osta già rilasciato dalla Procura.
di Daniele Minni
La Nazione, 17 aprile 2025
Domani nel carcere si svolgerà il primo colloquio intimo autorizzato in Italia. L’avvocato Caforio loda la struttura penitenziaria: “Ha trovato uno spazio adeguato secondo le linee guida appena emesse”. Alla vigilia del primo incontro per il diritto all’affettività tra reclusi e familiari il garante dei detenuti dell’Umbria, avvocato Giuseppe Caforio, loda il carcere di Terni. “Va riconosciuto al carcere di Terni di essere stato antesignano - afferma il garante - nell’attuazione dell’affettività dei detenuti riuscendo a trovare uno spazio adeguato, secondo le linee guida appena emesse dal ministero della Giustizia per consentire l’esercizio di questo diritto importante anche in un’ottica di riabilitazione”. Come richiesto da un detenuto nell’arco di 60 giorni è stato fissato l’incontro.
di Massimo Solani
rainews.it, 17 aprile 2025
Terni primo penitenziario a recepire le linee guida, ma la carenza di personale è un problema. C’è un secondo detenuto della Casa circondariale di Sabbione che, a giorni, potrà ottenere un colloquio intimo con la partner senza il controllo della Polizia penitenziaria. Dopo il via libera dato dalla direzione della struttura e dal comando della penitenziaria al sessantenne campano che attraverso il proprio avvocato, Paolo Canevelli del foro di Roma, aveva messo in mora il carcere di Terni per non aver rispettato le tempistiche imposte dal giudice di sorveglianza di Spoleto, in ottemperanza della sentenza della Corte Costituzionale, sarà un detenuto romano cinquantottenne della media sicurezza, recluso dal 2024 per reati legati agli stupefacenti, ad usufruire della stanza ricavata negli spazi dell’area colloqui con gli avvocati.
di Ludovica Lopetti
Corriere di Torino, 17 aprile 2025
Quanto dovrà aspettare il carcere di Torino per avere una stanza destinata ai colloqui intimi? Se lo chiedono centinaia di detenuti, che da un anno hanno subissato di istanze i magistrati di Sorveglianza. A gennaio 2024 la corte Costituzionale ha sancito il diritto dei reclusi a incontrare partner e familiari riservatamente (anche per rapporti sessuali) e, ora che il Dap ha emanato le linee guida, aumenta anche la pressione sugli uffici che devono autorizzare o negare gli incontri. I sindacati di polizia penitenziaria - l’Osapp in testa - si sono scagliati apertamente contro il provvedimento, ma gli agenti non sono i soli a nutrire preoccupazioni.
- Brescia. In carcere si potrà fare sesso, ma c’è il problema delle stanze: “Servono spazi dignitosi”
- Verona. Detenuti “vip” ma “manca tutto”. La rieducazione? “Così è impossibile”
- Vigevano (Pv). Carcere, la denuncia di Antigone: “Piove dentro, condizioni critiche”
- Bergamo. Il Vescovo Beschi: “Comunità accoglienti e una pena giusta per un Paese più sicuro”
- Roma. Il giovedì santo a Regina Coeli, il Papa non rinuncia ai detenuti











