avellinotoday.it, 12 agosto 2025
Sovraffollamento, promesse disattese e criticità strutturali: la visita dei Radicali rilancia l’allarme sulla situazione penitenziaria avellinese: “Bambini non devono trovarsi in carcere, ma c’è una stanza arredata come un asilo nido”. Due città, due carceri, un’unica diagnosi: il sistema penitenziario italiano continua a stare male, e non da oggi. Questa mattina, una delegazione di Radicali Italiani, con l’onorevole Toni Ricciardi del Partito Democratico, ha visitato la Casa circondariale di Napoli Poggioreale e quella di Avellino “Bellizzi”. Il mandato era chiaro: vedere, ascoltare, confrontare le promesse del Parlamento con la realtà di chi, in quelle mura, vive o lavora.
ilcittadinomb.it, 12 agosto 2025
Tra i problemi che sono stati evidenziati nell’iniziativa della Camera penale, allargata ad altre realtà, il sovraffollamento. Molto severo nel merito Paolo Piffer. Una delegazione della Camera penale di Monza sabato 9 agosto si è recata, unitamente all’associazione Nessuno Tocchi Caino, ad alcuni rappresentanti del Consiglio comunale di Monza e ad altri amministratori locali, alla casa circondariale di via Sanquirico. La visita si è inserita nel solco dell’invito che l’Unione Camere Penali Italiane, di pari passi con l’Osservatorio Carcere Unione delle Camere Penali italiane, ha rivolto alle Camere territoriali, affinché si effettuino sopralluoghi nelle carceri nel mese più caldo.
noitv.it, 12 agosto 2025
La Garante dei diritti dei detenuti del carcere di Lucca Giulia Gambardella: “Al San Giorgio non è presente una mensa e alcuni detenuti sono costretti a mangiare il pasto sul letto. Le temperature sono alte alcune celle arrivano ad ospitare anche 4 detenuti”. “San Giorgio, la situazione è drammatica”. “San Giorgio, la situazione è drammatica”. È questo il grido d’allarme lanciato dall’avvocato Giulia Gambardella, Garante dei diritti dei detenuti del carcere di Lucca. “Basti pensare che i detenuti attualmente presenti sono 94 compresi i semi liberi, a fronte di una capienza massima della struttura di circa 65 postazioni. Le celle sono strutturate per ospitare 2 detenuti ciascuna, ma in questo momento sono condivise da almeno 3 detenuti se non 4 per cella”.
Il Resto del Carlino, 12 agosto 2025
Le collettive TransFemm rivendicano i volantini contro l’assessore Coletti “Chiediamo azioni di sensibilizzazione e supporto in via Arginone”. A seguito del grave episodio avvenuto nel carcere in via Arginone, abbiamo deciso di denunciare pubblicamente gli aspetti più gravi della vicenda, affiggendo dei volantini informativi in diverse zone della città. Rivendichiamo con forza la nostra azione, dal momento che la (non) risposta che abbiamo ricevuto, contrariamente a quanto si possa pensare, ci ha confermato che se non fossimo intervenutiɛ con queste modalità, del fatto non si sarebbe detto altro.
di Stefania Vezzoli
primabrescia.it, 12 agosto 2025
A 45 anni ha ripreso in mano la sua vita, rialzandosi da un tunnel scandito da tossicodipendenza, rapine, violenza e autolesionismo. Un’infanzia difficile, segnata dagli abusi e dal bullismo. Una rabbia che cova, cresce, dilaga. E, poi, la dipendenza dalla droga, la “fame” di soldi facili, le rapine, la violenza, l’autolesionismo, l’arresto, il carcere. Si dice che quando si tocca il fondo si può solo risalire, ma non è sempre così. C’è chi nel tunnel ci resta, impantanato, intrappolato. Lui, però, c’è l’ha fatta. Tra pochi mesi finalmente sarà libero, avrà pagato interamente il suo conto alla giustizia. Si è disintossicato, ha affrontato un percorso di recupero durissimo, ha trovato un lavoro e, all’età di 45 anni, è pronto finalmente a riprendere in mano la sua vita, a ricominciare da capo.
di Nadia Urbinati*
Il Domani, 12 agosto 2025
Una ricerca degli scienziati politici Benjamin Page e Martin Gilens mostra che una corrispondenza tra le opinioni dei cittadini e le politiche effettive è possibile solo se ciò che la maggioranza vuole coincide con ciò che vogliono le minoranze economiche. La libertà di parlare c’è (ancora) ma è inefficace. Vale al massimo come prova che esiste. La parola che ben rende l’idea di uno scivolamento delle democrazie costituzionali verso posture autoritarie è “scorciatoia”. Secondo una ricerca empirica del 2014 riconfermata negli anni, gli Stati Uniti sono tecnicamente un’oligarchia. A condurre la ricerca furono Benjamin Page e Martin Gilens, due autorevoli scienziati politici che non sono né massimalisti, né estremisti di sinistra, come i giornalisti italiani amano etichettare coloro che non si limitano a contare i sassi sui quali inciampano.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 12 agosto 2025
Nella lunga intervista rilascia ieri a questo giornale, Mons. Paglia ha fatto alcune dichiarazioni che meritano qualche chiarimento. La prima riguarda l’oggetto delle diverse sentenze della Corte Costituzionale sul suicidio assistito. Esse non riguardano solo la non punibilità di chi aiuta, in determinate circostanze precisamente definite dalle sentenze del 2019 e poi del 2024 a porre fine alla propria vita. Riguardano anche sia il diritto a lasciarsi morire rifiutando consapevolmente e liberamente cure necessarie alla sopravvivenza o di iniziare una dipendenza da sostegni vitali, sia, appunto, di essere aiutati a porre fine alla propria vita quando ci si trovi a dipendere da sostegni vitali, si sperimentino sofferenze intollerabili e si percepisca la propria condizione come non degna. Un diritto non a morire (che prima o poi tocca a tutti), ma a decidere quando farlo se la vita è diventata non solo soggettivamente, ma oggettivamente intollerabile.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 12 agosto 2025
Il ricorso contro la decisione di ottobre della Commissione territoriale. Erano stati tra i primi ad arrivare a Gjader all’avvio del protocollo. È stata riconosciuta la protezione internazionale a due dei dodici migranti che per primi varcarono le porte del centro di Gjader in Albania, lo scorso 18 ottobre, quando ancora era in vigore la prima fase del protocollo. A vincere il ricorso contro la decisione della Commissione territoriale, che il 17 ottobre aveva dichiarato la “manifesta infondatezza” delle loro domande, sono stati due cittadini provenienti dal Bangladesh, uno dei paesi ritenuti “sicuri” dal governo. Allora la Commissione valutò le domande in meno di 24 ore dopo un colloquio tenuto a distanza, nel corso delle “procedure accelerate di frontiera” che l’esecutivo ha voluto sperimentare per la prima volta in un paese terzo.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2025
Da febbraio Amnesty International ha ricevuto informazioni attendibili su almeno 36 rapimenti di donne alauite di età compresa tra i tre e i 40 anni. Dai rancori tra comunità siriane, in un ciclo di attacchi e ritorsioni che dalla caduta di Bashar al-Assad pare non avere fine, emergono dati poco noti e raccapriccianti. Da febbraio Amnesty International ha ricevuto informazioni attendibili su almeno 36 rapimenti di donne alauite di età compresa tra i tre e i 40 anni, avvenuti nelle province di Latakia, Tartus, Homs e Hama, ad opera di individui non identificati. Di questi casi, 28 sono stati segnalati da due attiviste, da due giornalisti e dalla Syrian Feminist Lobby, un’organizzazione indipendente per i diritti umani. La metà delle 28 donne e ragazze è stata liberata. La sorte e il luogo in cui si trovano le altre rimangono sconosciuti. Amnesty International ha indagato direttamente su otto dei 36 rapimenti, ai danni di cinque donne adulte e di tre minorenni. Solo due delle otto persone rapite sono riuscite a fare ritorno alle proprie famiglie. L’organizzazione per i diritti umani non è a conoscenza di alcun arresto, incriminazione o procedimento giudiziario nei confronti dei responsabili.
di Adriano Fabris
Avvenire, 11 agosto 2025
L’aumento dei suicidi, le condizioni indegne degli istituti penitenziari, gli agenti di custodia insufficienti: bisogna trovare il modo per agire subito, ripartendo dall’idea di giustizia. Come tutte le estati, anche in questo periodo si torna a parlare della situazione nelle carceri. È una situazione insostenibile per vari motivi. I detenuti in troppi casi sono rinchiusi in spazi ridotti, gli agenti di custodia sono in numero insufficiente, gli edifici adibiti a prigione risultano sovente inadeguati. Non stupisce quindi il fatto che periodicamente esplodano ribellioni o che la rabbia, la frustrazione, la disperazione accumulate vengano rivolte contro di sé. L’aumento dei suicidi nei penitenziari italiani - una tragedia a cui “Avvenire” ha dedicato diverse inchieste, anche raccontando le storie personali di chi non ce l’ha fatta - è un segnale terribile, che deve farci non solo pensare, ma agire: agire subito.
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