di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 16 aprile 2025
Il decreto Sicurezza viola la normativa internazionale sui diritti umani. Lo dicono i relatori speciali dell’Onu. Il decreto mette a rischio la libertà di espressione e “potrebbe colpire in modo sproporzionato gruppi specifici”, con eventuali “discriminazioni e violazioni dei diritti umani”. Il decreto legge Sicurezza si segnala non solo per le nuove quattordici fattispecie incriminatrici, l’inasprimento delle pene di altri nove reati e l’introduzione di una serie di aggravanti, ma anche per aver messo d’accordo nelle critiche soggetti molto diversi tra di loro, e non solo all’interno dei confini nazionali. Dall’Unione delle camere penali all’Associazione nazionale magistrati (ANM), fino ad arrivare ai relatori speciali delle Nazioni unite, esperti indipendenti e imparziali, ciascuno responsabile di monitorare una categoria specifica di diritti o un’area tematica su mandato del Consiglio per i diritti umani dell’Onu.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 16 aprile 2025
Due ore di colloquio su criticità e ingorghi del servizio giustizia. E nessuna soluzione alle viste, né impegni concreti. Si chiude con una scontata stretta di mano l’incontro tra il ministro Nordio e i vertici dell’Associazione nazionale magistrati: ancora una volta non c’è alcun reale punto d’incontro. Anzi, i magistrati incassano ancora un solenne no, una porta totalmente chiusa, rispetto all’ampio ventaglio di ipotesi posto sul tavolo - tra amnistia, indulto, liberazione anticipata - per l’emergenza sovraffollamento carceri, quella che solo pochi giorni fa il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso ha definito “una tragedia”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 16 aprile 2025
Un duello ricco di spunti. Materia per scienziati della politica. La dialettica, per definirla così, fra Anm e governo, e fra Anm e partiti, è un caso di scuola. E conferma un dato: i magistrati, con il potere e con la comunicazione, ci sanno fare. E saranno un avversario insidiosissimo, per Giorgia Meloni e per il suo Esecutivo quando, fra meno di un anno, si batteranno per il No nella campagna referendaria sulla separazione delle carriere. Con Carlo Nordio c’è stato un incontro “aperto e franco”. E anche con la delegazione parlamentare di Fratelli d’Italia, che la giunta guidata da Cesare Parodi ha visto nel pomeriggio, ci si è parlati in un clima “cordiale e costruttivo”, come spiega il presidente dei senatori FdI Lucio Malan.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 16 aprile 2025
Mentre Nordio incontra l’Anm e si spende per la separazione delle carriere, a via Arenula sono alle prese con una montagna di problemi. Che ingolfano ulteriormente una macchina già in difficoltà. Dalla tecnologia agli organici, dagli uffici del ministero alle carceri, dai tempi del processo ai precari: la giustizia a guida Nordio è inceppata. E non è una questione di gaffe del ministro, di nuovi reati varati con la facilità con cui si fa un aperitivo, di narrazioni - vedi quelle sugli stranieri che commetterebbero più femminicidi - che si rivelano sbagliate, né di riforme più o meno contestate, di cui le toghe peraltro oggi hanno parlato con i rappresentanti di Fratelli d’Italia, determinati a portare avanti la separazione delle carriere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 aprile 2025
Il partito sta raccogliendo le firme per incardinare la proposta in Parlamento. Obiettivo: sostenere temporaneamente chi aspetta anni per un risarcimento, come il pastore sardo che ha passato 33 anni in cella da innocente. Garantire una provvisionale economica a chi alla fine di un processo è stato assolto: questo l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare su cui il Partito radicale sta raccogliendo le firme per farla incardinare in Parlamento. Porta il nome di “Beniamino Zuncheddu e altri”. Il pastore sardo è stato vittima di uno dei più grandi errori giudiziari della storia italiana.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 aprile 2025
Intervista al professor Oliviero Mazza: “Il caso Turetta? La complessità del diritto penale mal si concilia con una comunicazione demagogico-populista. La nostra società è sempre più vendicativa e percepisce come ingiusta ogni condanna che si discosti dal concetto stereotipato di punizione esemplare”. “Siamo già immersi in una barbarie pre-giuridica, senza esserne consapevoli”. A dirlo è il professore Oliviero Mazza, ordinario di diritto processuale penale all’Università degli studi Milano-Bicocca, che fotografa la trasformazione in atto della giustizia penale italiana: sempre più influenzata dall’emotività collettiva, dalla pressione mediatica e da una retorica vittimocentrica che rischia di piegare principi costituzionali fondamentali come la presunzione d’innocenza.
di Pietro Verna
Il Sole 24 Ore, 16 aprile 2025
La Cassazione ha censurato l’ordinanza nella parte in cui stabiliva che nel caso di “non fattibilità tecnica” del ricorso al braccialetto elettronico sarebbe stata disposta “l’applicazione della misura, più grave, del divieto di dimora”. È esclusa l’applicazione automatica di una misura cautelare più afflittiva qualora l’applicazione del braccialetto elettronico non sia tecnicamente possibile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza n. 8379 del 2025) che ha annullato l’ordinanza con la quale la Sezione del Riesame del Tribunale di Milano aveva disposto nei confronti un soggetto indagato per il reato di atti persecutori (articolo 612- bis c.p.) il divieto di avvicinamento alla persona offesa (articolo 282-ter c.p.p.) e l’applicazione del braccialetto elettronico (articolo 275 c.p.p.).
rainews.it, 16 aprile 2025
La presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme: “Il cantiere accelera, oltre il 25% di tutti i reclusi più pericolosi potrebbero essere ospitati in Sardegna nonostante le gravi carenze di personale”. “Improvvisa e, per certi versi inattesa, accelerazione nel completamento dei lavori del padiglione che ospiterà, all’interno del villaggio penitenziario di Cagliari-Uta, i detenuti destinati al regime del 41 bis. Dopo un lungo periodo di stasi, infatti, i lavori sono ripresi a ritmo serrato facendo ritenere che entro l’anno, probabilmente nel mese di novembre, arriveranno in Sardegna, a scaglioni, altri 92 detenuti destinati al regime della massima sicurezza”.
di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 16 aprile 2025
C’è un nuovo ponte a Venezia, attraversato da speranze, sogni e desideri di riscatto. È la nuova rivista che collega il mondo del carcere alla società con lo scopo di instaurare un dialogo sempre più costruttivo tra il dentro e il fuori. Ieri a Santa Maria Maggiore il direttore della casa circondariale Enrico Farina ha presentato “I Ponti”, periodico realizzato in collaborazione con l’associazione Il Granello di Senape, coordinato dal giornalista Massimiliano Cortivo e scritto dai detenuti. Si può scaricare dal sito del Granello o ricevere cartaceo come allegato alla storica rivista del carcere di Padova “Ristretti Orizzonti”.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 16 aprile 2025
A Napoli, una cooperativa tutta al femminile, offre lavoro e dignità a donne in esecuzione penale: tra torrefazione, bistrot e cioccolateria, il caffè diventa occasione di riscatto. “Il profumo del caffè appena tostato arrivava fin dentro le nostre stanze. Mi sono chiesta: da dove viene questo profumo? È inseguendo quell’aroma che ho conosciuto le Lazzarelle, e questo è il mio quarto anno di lavoro”. Incontro Anna alla Galleria Principe di Napoli, uno dei luoghi simbolo della città - oggi un po’ decaduto - per molto tempo porta d’ingresso al centro storico e ancora oggi luogo di passaggio per i turisti che vanno a visitare il Museo archeologico. Beviamo un caffè seduti a un tavolino del bistrot della cooperativa Lazzarelle, che dà lavoro ad alcune donne detenute nella Casa di reclusione di Secondigliano.
- Napoli. Lo sport in carcere come opportunità di reinserimento lavorativo e sociale
- Milano. I detenuti sul set tra università, carcere e Iliade: il film in collaborazione con Iulm
- Rieti. Disegnare in libertà, l’arte come tregua dentro il carcere
- “Non volevo medaglie, ma dare un nome ai morti”: la storia del pescatore che ha salvato 47 migranti
- Quell’insicurezza percepita su cui vive da anni la politica di destra e di sinistra











