di Claudio Del Frate
La Repubblica, 12 aprile 2025
La decisione del Dap sulla scorta di una sentenza della Corte Costituzionale. I potenziali destinatari del beneficio sono circa 17.000. Anche i detenuti hanno diritto all’affettività e a incontri intimi. Lo aveva stabilito una sentenza della Corte Costituzionale e ora anche il Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) fa suo questo principio: la sezione del ministero di giustizia responsabile della gestione delle carceri ha diramato una serie di “linee guida” per gli incontri dietro le sbarre tra i detenuti e i loro partner. Che dovranno comunque attenersi a regola precise una delle quali prevede che la porta della stanza in cui avverranno gli incontri dovrà rimanere aperta. I colloqui intimi “saranno concessi nello stesso numero di quelli che avvengono nelle tradizionali spazi per i colloqui all’interno delle carceri e avranno durata massima di due ore”. La stanza - prescrive il Dap - deve essere “senza la possibilità di chiusura dall’interno” e sarà sorvegliata “soltanto all’esterno”.
di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 12 aprile 2025
“Oggi il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha emanato una circolare per assicurare, finalmente, il diritto alla affettività e alla sessualità nelle carceri. Un diritto sancito dalla Corte Costituzionale nel gennaio 2024 e ribadito nelle settimane scorse da ben tre tribunali di sorveglianza, che avevano accolto i ricorsi presentati da altrettante persone detenute i quali denunciavano l’impossibilità di svolgere rapporti intimi con i propri partner”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
di CON.SI.PE - Confederazione Sindacati Penitenziari
consipe.it, 12 aprile 2025
Non si ritiene opportuno richiamare la sostanza della sentenza della Corte Costituzionale, ampiamente nota e, soprattutto, fino ad oggi, fonte di ispirazione di diverse ipotesi di svariata fantasia che hanno accompagnato il lasso temporale (importante diremmo) intercorso prima che l’amministrazione penitenziaria rispondesse e regolamentasse ciò che i termini perentori delle diverse magistrature di sorveglianza avevano intimato ad ottemperare.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 12 aprile 2025
Il bastone e la carota. Si può riassumere così la strategia che il governo sta portando avanti nel rapporto con l’Anm, e in particolare nella discussione attorno alla riforma della separazione delle carriere tra giudici e pm, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che non disdegna attacchi anche diretti ai magistrati e il ministro della Giustizia Carlo Nordio che invece, almeno stante le ultime dichiarazioni, prova a smorzare i toni e a buttare acqua sul fuoco, anche in vista del faccia a faccia con il sindacato delle toghe, in programma la prossima settimana.
di Giovanni Palombarini*
questionegiustizia.it, 12 aprile 2025
La riforma della giustizia la vuole il popolo, ripetono Carlo Nordio e Giorgia Meloni, alludendo non agli uffici giudiziari dissestati, alle carenze degli organici dei magistrati e dei cancellieri, alla lunghezza dei processi, cose alle quali la generalità dei cittadini vorrebbe che si ponesse rimedio. Alludono invece a una modifica della Costituzione che, insieme alla distinzione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, preveda di conseguenza non uno ma due consigli superiori della magistratura, con composizione rinnovata rispetto all’attuale equilibrata previsione e la scelta per sorteggio dei loro componenti. Davvero il popolo vuole questo? O è un obiettivo politico delle destre?
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 aprile 2025
Alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e delle più alte cariche dello Stato, tra cui il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ieri mattina il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, ha condiviso le trentanove pagine della “Relazione sull’attività della Corte costituzionale relativa all’anno 2024”. Poi l’incontro di circa un’ora con la stampa, durante il quale ha voluto ribadire “l’importanza e la centralità del dialogo con gli organi di informazione”. Più volte è stato sollecitato dai giornalisti sullo scontro in atto tra politica e magistratura, soprattutto alla luce di quanto detto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano qualche giorno fa all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense. In quella occasione il magistrato prestato alla politica aveva parlato di “funzione giudiziaria che deraglia dai propri confini”, di magistratura che vuole farsi “establishment”, di “aggiramento della volontà popolare” soprattutto in “materia di immigrazione”.
La Repubblica, 12 aprile 2025
Il ministro aveva accusato le toghe di essere colpevoli del sovraffollamento dei penitenziari. “Fatico a immaginare come una colpa il fatto che un magistrato mandi qualcuno in carcere in base alle leggi fatte dal Parlamento”. Così dice il presidente dell’Anm Cesare Amoroso intervistato a Specchio dei tempi su Rainews24 replicando alle parole del ministro della giustizia Carlo Nordio che ha detto che il sovraffollamento delle carceri è causato dai magistrati che ci mandano le persone. E di colpo un altro fronte di scontro tra il governo di centrodestra e l’associazione nazionale magistrati è ora aperto.
di Silvana De Mari*
La Verità, 12 aprile 2025
Il dubbio è un concetto oggettivo, non soggettivo. Nel momento in cui dubbi ne aveva qualcun altro, per esempio un altro magistrato che allo stesso caso ha dato un’assoluzione, o anche giornalisti e criminologi che stanno ponendo tesi contrarie intelligenti, quando non c’è una prova certa, quando i moventi sono impalpabili, allora il dubbio è oggettivo. Il punto fondamentale era quello che si può condannare qualcuno solo quando la sua colpevolezza è clamorosa, al di là di ogni ragionevole dubbio. In quel periodo esisteva ancora la assoluzione per mancanza di prove. Mio padre mi spiegava che era assolutamente sbagliato. Se le prove non sono sufficienti allora deve esserci l’assoluzione, un’assoluzione piena.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 12 aprile 2025
Felice Giuffré, componente laico del Csm in quota FdI, prova ad arginare l’impegno politico dei magistrati in vista del referendum sulle carriere separate. Quante probabilità ci sono che il Consiglio superiore della magistratura approvi una delibera che ponga un freno alla partecipazione dei magistrati ad eventi organizzati in via esclusiva da partiti politici? Molto poche considerando gli attuali equilibri a Palazzo Bachelet. Sulla carta, infatti, solo i togati di Magistratura indipendente, il gruppo conservatore, sono propensi ad una stretta. Il tema della partecipazione dei magistrati ad “eventi pubblici” è tornato ancora una volta di attualità questa settimana (vedasi Il Dubbio del 9 aprile, ndr) con la richiesta da parte del professore Felice Giuffré, componente laico del Csm in quota Fratelli d’Italia, di apertura di una pratica che dovrebbe contemperare la libertà di manifestazione del pensiero, di riunione e di associazione delle toghe nel rispetto però dell’interesse costituzionale alla garanzia del prestigio, della credibilità, dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 12 aprile 2025
Ancora irrisolta la “successione” al Dap. Non si ferma l’esodo dei magistrati arruolati dal Guardasigilli Carlo Nordio al ministero della Giustizia. L’ultimo in ordine di tempo a chiedere di andarsene e rientrare in ruolo è Luigi Birritteri, capo del Dag, il Dipartimento degli affari di giustizia, ma secondo voci ben informate è prossimo a compiere lo stesso passo anche Gaetano Campo, al vertice del Dog, Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria. Sono due tra le articolazioni più importanti del dicastero. Al Dag sono affidate la gestione amministrativa dell’attività giudiziaria, l’attività preliminare all’esercizio delle competenze ministeriali in materia penale e civile, la cooperazione internazionale; al Dog spetta, fra l’altro, il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia e la gestione del personale amministrativo.
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