di Andrea Galli
Corriere della Sera, 13 aprile 2025
Da Monza a Saronno, continua il viaggio del “Corriere” tra gli adolescenti che la Treccani definisce “gruppi di strada chiassosi, con la tendenza ad attaccar briga, dal modo di vestire appariscente e dal linguaggio volgare”. Le strofe del rapper Paky: “Mentre mi sta cercando la Digos, sono a St. Moritz”. Son tutti qui, i maranza. Come al solito. Una distesa di borselli portati ormai quasi ad altezza della gola, nemmeno più ad altezza del petto, e per la cronaca trattasi di merce taroccata; nonché di piumini smanicati, pure taroccati; di crocefissi, altresì taroccati, idem come sopra.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 13 aprile 2025
Al Quarticciolo, periferia romana piagata da tante emergenze, la droga pesante è ben visibile. Anche nei suoi drammatici effetti umani. E in un abbraccio con evocazioni michelangiolesche. Una mamma di più di 80 anni è seduta su una panca all’ingresso della parrocchia dell’Assunzione al Quarticciolo. Il viso è un disegno di rughe e amore. Accanto a lei il figlio, 60 anni, magrissimo, viso scavato e sofferente. Si appoggia alla mamma, un gesto di tenerezza o forse di ricerca di protezione. Ma non è un’immagine serena, piuttosto di un dramma, quasi una “Pietà” michelangio-lesca, non quella, più famosa, in San Pietro, dal marmo ben levigato, ma quella cosiddetta Rondanini, non terminata ma dove il dolore, la sofferenza emergono forse ancor di più, scavate nel marmo, proprio come i volti della mamma e del figlio.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 13 aprile 2025
Non è vero che i Centri albanesi non funzionano. Ora funzionano benissimo secondo il canone populista, che si nutre di emozioni e di lavoro sull’immaginario. Le emozioni sono le paure e l’immaginario è il pugno di ferro. L’efficienza è un dettaglio. Quella foto vale la marea di denari spesi. Se non ci fosse, in questi giorni, la cronaca sarebbe su Giorgia Meloni che ha perso il racconto, spaesata e impaurita, in un contesto internazionale che ha stressato quadro politico e conti domestici. E invece guardatela quell’immagine dei poveri cristi, remake albanese dei tanti scatti postati sul sito della Casa Bianca, che trovano ormai emuli in tutto in mondo: sguardo basso, rivolto verso i polsi legati, in attesa di essere portati via.
di Fabrizio Geremicca
Il Manifesto, 13 aprile 2025
Il ministro dell’Interno rivendica la correttezza della procedura. “Quella delle fascette ai polsi è una procedura che adottano normalmente gli operatori ed io non solo non ne prendo le distanze, ma la condivido. Quelle persone sono state trasferite in Albania in uno stato di privazione della libertà personale e non limitare i loro movimenti avrebbe significato che avremmo dovuto quadruplicare il numero degli agenti. Avremmo dovuto prendere un’altra nave, i trasferimenti sarebbero stati molto più costosi”. Matteo Piantedosi, il ministro dell’Interno, ieri a Napoli ha rivendicato la scelta di traghettare in Albania in manette 40 migranti reclutati nei Cpr. Lo ha fatto durante la conferenza stampa di chiusura del Med5 (il vertice con Spagna, Grecia, Italia, Cipro e Malta) al quale hanno preso parte pure il commissario europeo per la Migrazione Magnus Brunner e il direttore esecutivo di Frontex Hans Leijtens.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 13 aprile 2025
Le regole ci sono e sono recepite dalle direttive del Viminale. Ma l’Autorità nazionale di monitoraggio riferisce di un ricorso alla coercizione “sistematico” e spesso “indiscriminato”. La maggior parte delle persone sbarcate venerdì a Shengjin, in Albania, aveva i polsi legati da fascette di velcro. “Da quando sono saliti sulla nave a Brindisi e fino a prima di entrare a Gjader”, quindi per almeno dieci ore, riporta la delegazione di parlamentari e legali del Tavolo asilo e immigrazione entrata sabato nel centro. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto di rivendicare e condividere la misura: “L’utilizzo delle fascette? È una normalissima pratica, fa parte delle procedure operative che adottano in loro piena autonomia gli operatori”.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 13 aprile 2025
Giostra inutilmente costosa. E c’è il rischio di discriminazioni censurate dalla Costituzione, che sorgono quando c’è un trattamento diverso per persone in “eguali situazioni”. Il Re è nudo, e lo ammette. I 40 migranti trasferiti venerdì in Albania andranno “tutti riportati in Italia prima di essere rimpatriati”. Lo conferma il Viminale precisando quanto anticipato dal ministro Matteo Piantedosi dopo l’approvazione del decreto del 28 marzo che ha aperto le porte di Gjader agli irregolari in attesa di rimpatrio, già trattenuti nei Cpr in Italia. “In base alla nazionalità e agli accordi con i Paesi d’origine”, aveva detto il ministro, “alcune persone andranno prima riportate in Italia”. Ora che le persone sono state selezionate e traferite, invece, il Viminale fa sapere che tutte e 40 dovranno essere riportate in Italia.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 13 aprile 2025
Nessuna risposta sui criteri con cui sono state scelte le persone. Cecilia Strada: “In un giorno già tre atti di autolesionismo”. Fascette durante tutto il tragitto, nessuno era stato informato del trasferimento. Hanno scoperto di essere trasferiti in Albania quando la Libra aveva attraccato al porto di Shengjin. E lo show trumpiano delle fascette ai polsi, condiviso e rivendicato ieri dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, non è stato limitato al momento dello sbarco a favore di telecamere, ma si è protratto per tutta la durata del viaggio, almeno sette ore di navigazione da Brindisi all’Albania. Mentre sono stati almeno tre gli atti di autolesionismo registrati tra le quaranta persone trasferite in Albania nelle prime ventiquattrore di detenzione oltre Adriatico. È quanto emerge dall’ispezione effettuata ieri nel Cpr di Gjader dall’eurodeputata Cecilia Strada.
di Alberto Simoni
La Stampa, 13 aprile 2025
A riferirlo al Washington Post sono alcuni funzionari. Si lavora con almeno 30 Paesi affinché ospitino gli immigrati che non sono loro cittadini. Un milione di immigrati illegali da deportare nel 2025. L’Amministrazione Trump avrebbe indicato l’obiettivo, assai ambizioso, per superare nettamente il “record” di Obama che espulse 400mila persone nel 2016. A riferirlo al Washington Post sono alcuni funzionari che però non hanno dettagliato come l’Amministrazione intenda fare e nemmeno quale è la contabilità alla base dell’obiettivo. Al momento sembra una missione assai difficile per la carenza di fondi, di personale e soprattutto per il fatto che la maggior parte degli immigrati hanno il diritto che sia un giudice a deliberare sul loro status e sull’eventuale deportazione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 aprile 2025
Il documento ha l’obiettivo di rendere operativa la decisione della Consulta sui colloqui senza controllo a vista: incontri fino a due ore con il coniuge o il convivente. L’altolà del sindacato di polizia penitenziaria. A un anno dalla sentenza della Corte Costituzionale, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria emana finalmente una circolare che detta le linee guida sull’affettività in carcere. La circolare nasce come risposta al pronunciamento della Consulta che, con la sentenza n. 10/2024, aveva messo in luce come l’obbligo del controllo a vista durante i colloqui familiari rappresentasse una violazione della dignità e un’ingiustificata compressione del diritto all’intimità.
di Irene Famà
La Stampa, 12 aprile 2025
Si parte in 32 istituti. Niente intimità per chi è stato trovato con telefonini o oggetti atti a offendere. E solo per il coniuge o il convivente stabile. Il diritto alla sessualità entra in carcere anche in Italia. Ma con regole precise e solo in trentadue strutture. A distanza di oltre un anno dalla pronuncia della Consulta, arriva il primo concreto segnale dal Dipartimento, che apre la strada alla possibilità di concedere colloqui intimi dietro le sbarre. “Un vero e proprio diritto soggettivo del detenuto” secondo i giudici. Si parte negli istituti di Brescia, Trento, Civitavecchia, Bologna, quello di Secondigliano a Napoli e di Sollicciano a Firenze.
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