di Massimo Sechi
La Nuova Sardegna, 13 aprile 2025
“Non c’è stata pietà nei confronti di Graziano Mesina. Quella dello Stato sembra una vendetta nei suoi confronti”. La Garante delle persone detenute in Sardegna Irene Testa non ha alcun dubbio nel commentare la morte del bandito sardo. “Lui veniva da una situazione complessa, ha fatto certamente degli errori nella sua vita ma uno Stato democratico e civile non avrebbe dovuto applicare quegli errori alla sua persona. Se una persona sta così male da aprirgli le porte del carcere il giorno prima della sua morte vuol dire che c’erano le condizioni per poterlo scarcerare prima. Nell’isola ci sarebbero state le condizioni per poterlo vigilare, se il pericolo poteva essere il possibile rapporto con la criminalità locale. Negli istituti di pena dell’isola sono ospitate persone detenute in regime di alta sicurezza, per le quali sono previste regole ben precise, tra l’altro in quelle sezioni ci sono pochissimi sardi, quini i possibili contatti sarebbero stati comunque molto limitati”.
di Elisa Sola
La Stampa, 13 aprile 2025
Nel capoluogo piemontese c’è una detenuta rinchiusa da quattro mesi con una diagnosi di schizofrenia paranoide. È assistita solo dalle compagne di cella: “Deve uscire, qui dentro rischia”. Lo hanno ribadito più volte la Corte di Cassazione e la Corte europea per i diritti dell’uomo. Le persone gravemente malate non possono stare in carcere. L’esecuzione della pena “non può trasformarsi in una condizione inumana e degradante”. E nessuno può annientare la soglia minima della “dignità di una persona”. Eppure, nel carcere di Torino, da quattro mesi vive, o cerca di sopravvivere, una donna invalida al 100 percento. Ha 50 anni. È affetta da una forma grave e non curabile di schizofrenia paranoide. Ormai da dieci anni l’Inps ha dichiarato che è inferma. Totalmente.
bolognatoday.it, 13 aprile 2025
Senza mezzi termini i Garanti dei detenuti regionale e di Bologna: “Inaccettabile che siano assegnati anche ragazzi in custodia cautelare, arrestati forse a seguito del decreto Caivano”. “Rasenta il ridicolo. Un obbrobrio, l’Emilia-Romagna non si merita un affronto di questo tipo”. Così Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti, sull’apertura della nuova sezione per giovani al carcere della Dozza, progetto che ha scatenato più di una polemica. “Trovo inaccettabile in particolare che siano assegnati alla Dozza anche ragazzi in custodia cautelare - afferma il garante, intervenuto oggi a un’iniziativa sul carcere organizzata dal Pd - ci sono anche dei neo-maggiorenni, arrestati forse a seguito del decreto Caivano, in città molto lontane da Bologna, impacchettati e spediti qui. È inaccettabile”.
agi.it, 13 aprile 2025
Manifestazione davanti al Palazzo di giustizia di Messina di familiari e amici di Ivan Lauria, il detenuto messinese morto a 28 anni nel carcere di Catanzaro il 15 novembre 2024. Una fine inaccettabile per Michela Lauria, la madre che adesso chiede giustizia: “Chiedo verità e giustizia per mio figlio. Finora si sa poco, voglio capire cosa è successo. Non solo voglio sapere il motivo del decesso, ma anche cosa è accaduto prima, dal 2 al 15 novembre, voglio risposte”. “Siamo qui per Ivan e per tutti i detenuti che perdono la vita o perdono i loro diritti in carcere. Il carcere deve essere un luogo di rieducazione non un posto dove una persona invalida al 75% come Ivan perde la vita a 28 anni”, aggiunge l’avvocato Pietro Ruggeri che assiste la madre del giovane.
di Elia Folco
sanremonews.it, 13 aprile 2025
La figura si occuperà di garantire i diritti di tutte le persone private della libertà, quindi sia coloro detenuti in carcere sia per coloro che si trovano agli arresti domiciliari e in qualsiasi forza di reclusione forzata. Il carcere di Sanremo si doterà presto di un garante dei detenuti: dalla Regione è infatti arrivata richiesta al Comune di nominare una figura che si occupi di svolgere questa carica, in quanto il garante regionale competente, figura istituita a inizio anni 2000, affrontava eccessive difficoltà a coprire l’intero territorio ligure. L’iter, spiega il vicesindaco Fulvio Fellegara durante la riunione della commissione consiliare, è iniziato a dicembre dello scorso anno, per designare una figura che si occupasse della casa di reclusione di Sanremo, che è la terza più grande della Liguria: tra le idee era stato pensato di nominare un garante provinciale che si occupasse sia di Sanremo che di Imperia, ma poi la decisione è stata di istituire due deleghe diverse, che comunque nulla esclude possano essere affidate alla stessa persona.
terninrete.it, 13 aprile 2025
L’accordo siglato di recente tra l’Ufficio esecuzione penale esterna e Cesvol Umbria consente di valorizzare il volontariato nell’ambito della giustizia riparativa. L’intesa favorisce la partecipazione attiva delle associazioni del territorio, che potranno realizzare attività di inclusione sociale all’interno delle quali ospitare le persone in esecuzione di procedimenti dell’autorità giudiziaria ammesse ai lavori di pubblica utilità ai fini della messa alla prova. Lunedì 14 aprile alle ore 15, nella sala polivalente del Cesvol, a Terni, l’evento “Iniziativa di giustizia di comunità: percorsi di inclusione e responsabilità”, un’importante occasione per approfondire il ruolo dell’associazionismo nell’ambito dell’esecuzione penale e della giustizia riparativa.
di Stefano Miliani
giornaledellospettacolo.globalist.it, 13 aprile 2025
Una riuscita azione teatrale piena di vita, ironia e drammi corona il fiorentino “Materia prima festival” nelle difficili condizioni delle prigioni. Si entra nel carcere fiorentino di Sollicciano, alla periferia tra il capoluogo e Scandicci, e nel cortile dove attendiamo che la guardia ci porti nel luogo dello spettacolo sul muro interno in cemento armato si staglia la scritta in vernice bianca a caratteri maiuscoli “Those who love me”, “coloro che mi amano”. Colpisce, una frase simile, in un luogo di detenzione, tra i muri grigi, spesso con colature nere, sotto le torrette, tra cancelli e inferriate in un complesso in condizioni difficili.
di Martina Di Marco
Il Resto del Carlino, 13 aprile 2025
Il primo brano del giovane musicista nasce dalla storia di un ragazzo che si è tolto la vita in carcere “So che il mio è un genere che non va al passo con la moda, ma non mi è mai interessato omologarmi”. “Stragi silenziose” è il singolo di debutto del giovane maceratese Edoardo Lattanzi, che il 4 aprile scorso ha pubblicato il suo primo brano prodotto in studio. Classe 2005, il maceratese Lattanzi racconta del disagio vissuto dai giovani detenuti nelle carceri italiane, talmente profondo e presente da indurli a togliersi la vita tra le mura delle loro celle. “La canzone nasce nel marzo del 2024, in un periodo non molto felice a livello fisico e psicologico della mia vita - spiega Lattanzi -. Mi capitò di leggere un articolo su un ragazzo che si uccise nel giorno del suo ventesimo compleanno, in carcere a Teramo. Partendo dalla cronaca ho deciso di scriverci sopra, proponendo nella canzone il punto di vista del compagno di cella che lo trova con una corda legata al collo”.
di Roselina Salemi
Specchio - La Stampa, 13 aprile 2025
Tante famiglie non hanno dialogo con i ragazzi: capirli è molto difficile. La rabbia, il bullismo, la rete: a volte non sanno neanche di cosa parlano. “Adolescence”, serie Netflix dove un tredicenne di buona famiglia uccide una compagna di scuola, ha scosso come uno tsunami la banalità delle serie televisive. Tutti hanno detto la loro: sociologi, psicologi, pedagogisti, psichiatri, insegnanti, preti. Anche perché il tema dell’adolescenza è ultimamente molto frequentato: 85 saggi con impostazioni e tagli diversi dall’inizio dell’anno. E le quattro puntate di Netflix che sono contemporaneamente un poliziesco, un thriller psicologico, un esame sociologico della rabbia maschile, del cyberbullismo e di un sistema scolastico in crisi, hanno gettato molte famiglie nello sconforto.
di Diego Motta
Avvenire, 13 aprile 2025
Essere forti coni deboli è diventata una delle prerogative di questo tempo. Mostrare i muscoli, fare esibizione di potenza, umiliare i vinti della storia rientra ormai perfettamente negli obblighi di chi deve prendere decisioni sulla vita altrui. Il povero, lo straniero, il detenuto, il minore, il disabile: decidete voi quale soggetto immaginare in una situazione di inferiorità e per quale ragione egli vi si trovi. Ciò che conta non pare essere più il suo recupero, il suo reinserimento o un eventuale percorso di rinascita: la politica di oggi vuole farne invece carne da macello per parlare agli elettori, da aizzare o blandire a seconda dell’argomento.
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