di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 luglio 2025
A un mese esatto dal forte richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla drammatica situazione delle carceri italiane, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà ha indetto per oggi una manifestazione pubblica per riportare al centro del dibattito politico e sociale l’emergenza penitenziaria. Il Presidente, rivolgendosi il 30 giugno scorso al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, aveva definito sovraffollamento e suicidi “un’emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”. Aveva inoltre ricordato che la dignità di un Paese si misura anche dalle sue carceri, che non devono essere sovraffollate e devono garantire percorsi di reinserimento, strumenti essenziali per la sicurezza collettiva.
di Simona Musco
Il Dubbio, 30 luglio 2025
Il presidente del Senato ha incaricato la sua vice Rossomando di scrivere un ddl che prevede la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi di pena ai domiciliari per i reati non gravi. “Le condizioni civili devono essere previste per chiunque, soprattutto per chi è in carcere, specie per chi è nelle mani dello Stato: se lo Stato ha il dovere di punire chi sbaglia, ha il dovere di assicurare condizioni civili per chi è detenuto”. Sono parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, che nel corso della cerimonia del Ventaglio, in Sala Koch, a Palazzo Madama, ha annunciato una proposta di legge, la cui stesura è affidata alla vicepresidente Anna Rossomando, per garantire la liberazione anticipata ai detenuti con pena residua inferiore a 18 mesi e per reati non gravi.
di Eleonora Ciaffoloni
L’Identità, 30 luglio 2025
Prosegue in questa calda estate il viaggio di monitoraggio dell’organizzazione “Nessuno tocchi Caino” all’interno delle carceri italiane. Un’iniziativa che si svolge in un periodo particolarmente critico per la vita dietro le sbarre, segnato da condizioni aggravate dal caldo, dalla carenza di personale e dal persistente sovraffollamento, che colpisce non solo i detenuti, ma anche chi lavora quotidianamente negli istituti penitenziari. Osservati speciali, nel viaggio di “Nessuno tocchi Caino”, gli istituti penitenziari della Calabria e della Sicilia.
di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 30 luglio 2025
L’errore giudiziario non è una fatalità: è una ferita, e quando il fatto si ripropone, la coscienza democratica non può restare in silenzio, deve parlare, deve rispondere senza tentennamenti fatti del poi e del si vedrà ma imporsi con ora e subito. Nella lunga e inquietante saga del proliferare di “verità pensate”, dedotte più che verificate, la verità giudiziaria è spesso motivo di rappresentazioni non giudiziarie a scapito della verità vera che rischia di perdersi, camuffata da altre verità, a volte nel silenzio dello Stato. Sempre più spesso assistiamo al pericoloso fenomeno per cui fatti di cronaca vengono elevati a verità assolute, senza che vi sia stata una verifica giudiziaria rigorosa. Su queste basi fragili e spesso distorte si rischia di costruire condanne che privano ingiustamente della libertà persone innocenti e questo non fa parte di uno stato di diritto.
di Antonio Mastrapasqua
Il Riformista, 30 luglio 2025
Il mugnaio Arnold lo diceva con soddisfazione e gratitudine: “Per fortuna c’è un giudice a Berlino”. Oggi potremmo dire che c’è un giudice per tutto: per dirimere un dubbio sugli esami di maturità, per sciogliere il dilemma di un’Opa, per chiudere o tenere aperto un impianto siderurgico, per indagare politici e cortigiani su vere o presunte corruzioni. Intendiamoci, una parte dell’esuberanza della magistratura sta nel tasso di litigiosità della società e nella complessità del sistema di regole che ci siamo dati per la convivenza civile. Non è solo una questione italiana. I giudici sono protagonisti, o lo diventano, negli Stati Uniti, così come a Bruxelles.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2025
I dubbi sull’esito incerto del referendum: “Vinciamo? Ci affidiamo ai cittadini”. E cambia versione sulla lettera Anm. Alla fine del 2024, parlando alla Camera coi colleghi di maggioranza, non aveva dubbi: il referendum sulla separazione delle carriere andrà bene, perché “ai magistrati non crede nessuno, la loro credibilità è al 30%”. Oggi il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha cambiato idea. Il referendum sulla Giustizia si avvicina e il guardasigilli inizia a mostrare i primi dubbi a chi gli chiede se c’è la convinzione di vincere: “No, i sondaggi dell’Anm dicono una cosa, il sondaggio di Swg un’altra “Ci affidiamo ai cittadini”, spiega all’ora di pranzo ad alcuni cronisti tra cui quello del Fatto alla buvette della Camera.
di Andrea Mirenda*
Il Dubbio, 30 luglio 2025
Il dibattito sulla riforma divide: c’è chi parla di “mortificazione” e chi lo vede come rimedio al correntismo. Ecco perché il sorteggio può restituire autorevolezza e tutela della legalità a Palazzo Bachelet. Suole ripetersi che il sorteggio sarebbe lesivo della rappresentatività del Csm. C’è chi, ieri - il capo della Dna Giovanni Melillo e il Sole 24 Ore - ha parlato addirittura di “mortificazione” dell’autorevolezza dei nuovi organi consiliari. Occorre intendersi. Se si vuol dire che il metodo stocastico esclude la “rappresentanza politica” del Csm, possiamo stare sereni: lo ha già detto, almeno un paio di volte, la nostra Corte costituzionale sicché la riforma in cantiere altro non farà che ribadirlo... e giustamente. Perchè un Csm politicizzato, come quello che purtroppo conosciamo, qui e lì scodinzolante alla maggioranza parlamentare di turno, corre sovente il rischio di divenire la prima minaccia all’indipendenza del singolo magistrato (specie se “cane sciolto”), esponendolo - a sua volta - agli umori (variabilissimi) della maggioranza consiliare del momento. Con buona pace della sua soggezione “soltanto alla Legge”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 30 luglio 2025
I condannati per reati ostativi possono essere esclusi dall’accesso alle pene sostitutive, ma l’esecuzione delle pene detentive deve rispettare i principi di rieducazione e umanità imposti dalla Costituzione. La Consulta, con la sentenza i39, salvala riforma Cartabia che nega l’applicazione delle misure alternative al carcere ai condannati per i cosiddetti reati ostativi previsti dall’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario. Per il giudice delle leggi, rientra nella discrezionalità del legislatore sbarrare l’accesso al “beneficio” agli autori di una serie di reati, che vanno dall’associazione di tipo mafioso, alla violenza sessuale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 luglio 2025
La Corte Costituzionale salva la norma della riforma Cartabia che esclude le pene alternative per reati gravi, ma lancia un richiamo duro sulle condizioni detentive: numeri fuori controllo che non praticano rieducazione. La Corte Costituzionale ha depositato una sentenza destinata a fare chiarezza su uno dei nodi più delicati della riforma della giustizia penale: l’esclusione dei condannati per reati gravi dalle nuove pene sostitutive introdotte dalla riforma Cartabia. Con la sentenza numero 139, i giudici costituzionali hanno dichiarato legittime le limitazioni previste per i cosiddetti reati ostativi, ma hanno al tempo stesso ribadito con fermezza che l’esecuzione delle pene detentive deve sempre rispettare i principi di umanità e finalità rieducativa sanciti dalla Costituzione. Principi che, sottolineano, non risultano attualmente garantiti in presenza di criticità strutturali come il sovraffollamento.
di Adriano Agatti
La Provincia Pavese, 30 luglio 2025
Il 36enne era in cella da solo, si è impiccato con le lenzuola. La Procura ha aperto un fascicolo per chiarire l’episodio. Ennesimo suicidio nel carcere di Torre del Gallo: è il tredicesimo dal 2021. La media è di oltre tre ogni anno. Ci sono stati anche alcuni tentativi di togliersi la vita sventati dalla polizia penitenziaria. Domenica sera si è suicidato un detenuto originario dell’est Europa che aveva 36 anni: si è impiccato alla porta della sua cella in un settore della parte vecchia del carcere. Il medico non ha potuto far altro che constatare il decesso e il corpo è stato trasferito all’istituto di Medicina legale. Un primo rapporto è stato inviato negli uffici della Procura della Repubblica di Pavia ed è stata aperta un’inchiesta. Sarebbe stata anche disposta l’autopsia ma non ci sono dubbi per il suicidio. Da chiarire invece il motivo che ha portato il detenuto a togliersi la vita.
- Parma. Carcere di via Burla, detenuto di 53 anni si suicida
- Firenze. “Se una persona si toglie la vita in carcere, a me non interessa”
- Livorno. Il Garante: “Si aprano i nuovi padiglioni. Il degrado non è più sostenibile”
- Milano. Gino Rigoldi: “Al Beccaria meno violenza, ma servono più studi per ragazzi e agenti”
- Verona. Sovraffollamento in carcere, mobilitazione anche a Montorio









