di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 5 aprile 2025
“Il carcere come opportunità” per le aziende di trovare manodopera qualificata difficile da reperire, per i detenuti come occasione di riscatto sociale. Il provveditore dell’amministrazione penitenziaria di Emilia-Romagna e Marche Silvio Di Gregorio spiega così il protocollo d’intesa firmato tra Prap Emilia-Romagna e Marche, Ance Emilia-Romagna, la principale associazione di categoria che rappresenta i costruttori edili, il consorzio Formedil Emilia-Romagna, che coordina a livello regionale le attività delle scuole edili territoriali e l’associazione del Terzo Settore Seconda chance, impegnata a procurare opportunità di formazione e di lavoro a detenuti, affidati ed ex detenuti nell’ambito di un accordo con il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
di Giuseppe Crimaldi
Il Mattino, 5 aprile 2025
È il terzo caso nei padiglioni della Campania, sos del Garante: “Intervenire subito al fianco dei deboli”. Poco più di un mese fa aveva deciso di iniziare un percorso di collaborazione con la giustizia, e per questo dal carcere di Santa Maria Capua Vetere era stato trasferito in quello di Secondigliano. Giovedì mattina Pietro Ligato - 53enne di Pignataro Maggiore, figlio del boss Raffaele (morto nel 2022 nel carcere di Milano Opera) e di Maria Giuseppa Lubrano sorella dell’altro capoclan Vincenzo Lubrano) - è stato trovato morto nella sua cella di isolamento: aveva una busta di nylon stretta al collo con una striscia di lenzuolo. A scoprirlo sono stati gli agenti della Polizia penitenziaria, che nulla hanno potuto fare per rianimarlo: il suo cuore aveva cessato di battere alcune ore prima.
di Gianni Galeotti
lapressa.it, 5 aprile 2025
Sovraffollamento al 155%, ma due dei tre detenuti morti negli ultimi mesi erano stati trasferiti da altri carceri sovraffollati. Aperta un’indagine interna. Il ministro Nordio: “Il governo sta intervenendo”. La deputata Ascari: “Basta annunci, servono fatti. Il carcere non può continuare ad essere visto come discarica sociale”. Il Ministro della Giustizia ha risposto all’interrogazione dell’onorevole Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle riguardo alla situazione delle carceri, in particolare alla Casa Circondariale di Modena, che ha registrato una tragica sequenza di morti tra i detenuti negli ultimi tre mesi. Stando ai dati del Ministro, sono stati registrati tre decessi nella struttura, di cui due per cause da accertare e uno per suicidio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 aprile 2025
Depositate le motivazioni della sentenza che ha escluso il reato di tortura per il pestaggio di un detenuto. Le immagini delle telecamere erano state chiare. Alcuni agenti della polizia penitenziaria del carcere di Reggio Emilia, come un branco, hanno incappucciato il detenuto con una federa stretta al collo. Denudato, lo hanno colpito con calci e pugni. Ma non era finita lì: lo hanno trascinato in cella, ferito e sanguinante, e lasciato lì dentro, sempre denudato, per un’ora. In quel lungo lasso di tempo, lui ha spaccato il lavandino e compiuto gesti di autolesionismo. Tutto il corridoio è stato inondato di acqua e sangue. Pur essendo innegabili i comportamenti violenti e degradanti messi in atto dagli agenti, la sentenza ha escluso il reato di tortura sulla base di una valutazione della giudice - non convincente per le parti civili - che si può evincere dalle motivazioni da poco depositate.
di Andrea Scutellà
La Stampa, 5 aprile 2025
Emerge da un verbale di un consiglio di disciplina presieduto dalla direttrice (non imputata), durante uno degli episodi oggetto del processo sui fatti del 2016. Alcuni feriti passarono la notte nella sala d’aspetto dell’infermeria senza letto. Dal verbale del consiglio di disciplina del carcere di Ivrea del 10 giugno 2016, presieduto dall’allora direttrice Assuntina Di Rienzo (che sarà sentita come testimone assistita alla prossima udienza), emerge con chiarezza: “Tenuto conto delle dichiarazioni del detenuto si dispone l’isolamento in cella liscia”. Cosa aveva dichiarato il detenuto? Secondo il verbale di “aver bruciato il materasso” e di “voler essere trasferito oggi stesso altrimenti compirà atti che causeranno molti problemi”. Quando il medico del carcere chiamato a testimoniare legge la parola cella liscia, sul documento che gli mostra l’avvocato Enrico Scolari, trasale. “Evidentemente allora si poteva”, commenta.
di Federica Pozzi
Il Messaggero, 5 aprile 2025
Un testimone: ucciso da 3 agenti. Era stato trovato impiccato nel carcere Mammagialla. Nuove indagini dopo un primo processo (in corso) contro 2 medici e un poliziotto. “Andrea è stato ucciso”, ne sono sempre stati convinti i familiari di Andrea Di Nino, morto nel carcere Mammagialla di Viterbo il 21 maggio 2018. E ne è convinto anche un testimone, vicino di cella della vittima, grazie al quale la procura di Viterbo ha riaperto le indagini sul caso, questa volta con l’ipotesi di omicidio volontario a carico di ignoti.
di Cesare Burdese
L’Unità, 5 aprile 2025
Ho visitato la Casa Circondariale di Ancona Montacuto insieme a Nessuno tocchi Caino e alla Camera penale. In simili circostanze la mia attenzione si concentra sull’architettura che visito, spingendomi sino a misurare le dimensioni delle celle. Il mio intento è quello di registrare lo stato materiale dei luoghi e acquisirne le criticità. Tale attività mi consente di entrare a contatto con gli aspetti più intimi della nostra miseria carceraria, frutto di una progettistica mai all’altezza del monito costituzionale. Ancona Montacuto appartiene al gruppo di carceri del nostro Paese della seconda metà degli anni 70 del 900, concepiti per la massima sicurezza e la custodia di detenuti resi al massimo grado inermi. Questo carcere, come quasi tutti gli altri, oggi, appare disumano e inadeguato a svolgere la funzione risocializzante della pena. Tra le criticità spicca in primo luogo la localizzazione in aperta campagna del complesso che rimane distante da tutto e raggiungibile con difficoltà coi mezzi pubblici.
studio93.it, 5 aprile 2025
Le voci dei detenuti dal Carcere di Rebibbia arrivano alla Curia vescovile di Latina. Oggi alle 18.00 ci sarà la presentazione del Libro “Noi fuori” a cura di Suor Emma Zordan, da anni volontaria alla casa di reclusione di Rebibbia dove tiene un laboratorio di scrittura creativa con le persone detenute. Modera l’incontro il giornalista vaticanista Roberto Monteforte. Il Vescovo di Latina, Monsignor Mariano Crociata, oggi ospiterà la presentazione del libro a cura di Suor Emma Zordan, della Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, da anni volontaria alla casa di Reclusione di Rebibbia dove tiene un laboratorio di scrittura creativa con le persone detenute.
ecodellojonio.it, 5 aprile 2025
Per la prima volta il risultato di un laboratorio teatrale per reclusi verrà presentato sulle tavole del palco del Teatro Sybaris e non solo all’interno della struttura carceraria. Un’ulteriore barriera cade grazie al linguaggio universale del teatro. Sabato 5 aprile Aprustum porterà in scena lo spettacolo “Finale di partita” di Samuel Beckett, frutto di un percorso artistico e umano svoltosi all’interno della Casa Circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari. Per la prima volta il risultato di un laboratorio teatrale per i detenuti verrà presentato sulle tavole del palco del Teatro Sybaris e non solo all’interno della struttura carceraria. Un’ulteriore barriera cade grazie al linguaggio universale del teatro.
di Anna Ascani
Il Domani, 5 aprile 2025
Una nuova grammatica dei rapporti, una nuova consapevolezza della necessità del rispetto dei diritti di tutte e tutti richiedono uno sforzo educativo che non stiamo promuovendo. La classe politica - tutta intera, maggioranza e opposizione - deve interrogarsi su quale sia il modo giusto per rendere l’educazione affettiva e sessuale strutturale nei percorsi scolastici. “Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”. Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, molti di noi hanno sentito ripetere spesso questi versi di dolore e lotta di Cristina Torres-Cáceres. Riaffiorano sulle nostre labbra anche in queste ore in cui facciamo i conti con la rabbia e la sofferenza per la morte di due giovani donne, Sara Campanella e Ilaria Sula.
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