di Antonio Massari e Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2025
La circolare Dap del 27 febbraio scorso agli istituti penitenziari. Regolarizzare la gestione dei detenuti nelle sezioni di Alta sicurezza, con celle chiuse se non durante la partecipazione a determinate attività. Il 27 febbraio scorso, con una nota, la direzione generale dei detenuti del Dap ha chiesto agli istituti penitenziari di seguire tutti la stessa regola per la gestione dei carcerati più pericolosi. In una parola “custodia chiusa”, celle sbarrate se non per svolgere una particolare attività e non per oltre otto ore. Si ripristina dunque la stretta per i detenuti nelle sezioni di Alta sicurezza. Non parliamo dei reclusi al 41-bis, ma di condannati ritenuti particolarmente pericolosi per aver commesso reati come ad esempio associazione mafiosa o terrorismo. Un inasprimento che ovviamente non è stato gradito dai detenuti.
di Antonio Massari e Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2025
Una rivolta dei carcerati per rispondere alla nuova Circolare del Dap che ha ripristinato la chiusura delle celle dei detenuti in regime di Alta sicurezza. S.D.L., palermitano, all’indomani della stretta, dal padiglione “blu” del carcere di Sulmona, lancia l’avvertimento. O almeno questo scrive un agente della Polizia penitenziaria che, in una relazione “riservata” inviata agli uffici del Dap, riporta le reazioni di alcuni detenuti. Dal resoconto dell’agente emerge che S.D.L. gli dice: “Appuntato, perché vi state accanendo con questa chiusura delle carceri? Così facendo voi fate scoppiare le rivolte in tutte le carceri. Lo sapete che negli istituti ci sono i telefonini e se vogliamo ci mettiamo d’accordo in un attimo e in contemporanea facciamo in modo che in tutte le carceri d’Italia scoppiano le rivolte contemporaneamente”.
di Domenico Alessandro De Rossi
Il Riformista, 4 aprile 2025
Ben venga un intervento immediato, seppur temporaneo, contro l’emergenza. In molti si professano esperti per risolvere il problema del sovraffollamento. Dopo tanto sonno, anche coloro che si interessano di esecuzione penale hanno scoperto che le carceri con il governo Meloni scoppiano. Che in Italia il mondo penitenziario sia al collasso è cosa acquisita purtroppo da molto tempo. Già nel 2013 la Corte europea dei Diritti dell’Uomo si era accorta del fallimento politico, amministrativo e tecnico, sanzionando l’Italia con la famosa sentenza Torreggiani. Ma nulla in questo lunghissimo periodo è stato compiuto per fare di meglio, corrispondendo alle precise indicazioni richieste dalla Corte.
di Maurizio Carucci
Avvenire, 4 aprile 2025
Sei condannati su dieci sono già stati in carcere almeno una volta. La media dei reati ascritti a ogni uomo detenuto è pari a 2,4 contro l’1,9 di ogni donna detenuta. Si stima che il dato della recidiva possa calare fino al 2% per i detenuti che hanno avuto la possibilità di un inserimento professionale. Questi i dati evidenziati dal Cnel-Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, nell’ambito del programma Recidiva Zero, un articolato piano di intervento sviluppato nel corso dell’anno in collaborazione con il ministero della Giustizia e volto a favorire studio, formazione e lavoro in carcere.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 aprile 2025
Atteso oggi in Cdm un nuovo provvedimento che svuota il pacchetto Sicurezza, recepisce le critiche del Colle ed esautora il Parlamento. Su cosa fonderà la sua “necessità e urgenza” è tutto da vedere. Rivolta delle opposizioni. Il lupo non si è trasformato in agnello. Sembrava che la moral suasion del Quirinale per modificare i punti più a rischio di incostituzionalità del ddl Sicurezza avesse convinto non solo la premier Giorgia Meloni ma anche il suo recalcitrante numero due Matteo Salvini, in cambio di qualche trofeo da portare in dote al congresso federale leghista del prossimo fine settimana alla fiorentina Fortezza da Basso. Ma il vero asso nella manica, frutto dell’accordo raggiunto tra le due destre di governo, potrebbe essere il decreto legge a cui sta lavorando Palazzo Chigi e che è previsto oggi in Consiglio dei ministri.
di Gaetano Azzariti
Il Manifesto, 4 aprile 2025
Dunque il Governo ha intenzione di emanare un Decreto legge in materia di sicurezza recependo e in qualche caso modificando le norme del disegno di legge attualmente in discussione al senato. Sarebbe un atto manifestamente contrario alla Costituzione. Il capo dello Stato potrebbe trovarsi in grande difficoltà, dovendo valutare se ci sono le condizioni per emanare l’atto sottoposto alla sua firma. Saremmo di fronte ad un nuovo strappo costituzionale. Si tratterebbe, infatti, di un decreto non solo privo dei requisiti costituzionali di straordinaria necessità ed urgenza, nonché dal contenuto disomogeneo ponendosi dunque in violazione dei requisiti richiesti dalla giurisprudenza costituzionale, oltre che dalla legge 400 del 1988. Ma anche di un decreto sostitutivo di una legge in itinere, che avrebbe come effetto immediato quello di sottrarre al titolare della funzione legislativa - il Parlamento - il potere costituzionalmente ad esso conferito dall’articolo 70 della nostra Costituzione.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio, 4 aprile 2025
Il populismo penale è da tempo in voga e pretende di dare una risposta alle insicurezze delle nostre società. Ma tutti siamo chiamati in causa per una presa di posizione netta contro questa deriva irrazionale e controproducente. “In galera! In galera!”. Chi è che lo dice? Non andiamo subito a conclusioni prima di farci aiutare da ciò che precede: “La vuoi la minestrina? Mangia la minestrina! Disco, Techno, Underground Beccati questa!”. È un brano del 1993 di Giorgio Bracardi, quello di “Alto Gradimento”. Dal nonsense demenziale, andiamo all’oggi: dal surreale al reale. Sottosegretario Del Mastro, dal Foglio del 14 marzo 2025: “Nella mia persona convivono entrambe le pulsioni sia quella garantista che quella giustizialista, a corrente alternata, secondo le necessità”; 16 novembre 2024: “Una gioia non lasciare respirare chi sta nell’auto della penitenziaria”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 aprile 2025
Davanti ai femminicidi di Ilaria Sula a Roma e Sara Campanella a Messina, fino a ieri dal governo non erano discesi commenti particolari. Poi, durante un convegno a Salerno, ci ha pensato il ministro della Giustizia Carlo Nordio a rimediare. Con un intervento a metà tra Cesare Lombroso e la giuria del Buio oltre la siepe: “Purtroppo il legislatore e la magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti che si radicano probabilmente nell’assoluta mancanza non solo di educazione civica ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”. La questione etnica evocata da Nordio, verosimilmente, riguarda il caso Sula, dal momento che l’uomo che ha confessato il delitto, il 23enne Mark Sampson, è di origine filippina.
di Nadia Ferrigo
La Stampa, 4 aprile 2025
Dal ministro della Giustizia ci si sarebbe potuti aspettare profondo cordoglio, grave indignazione e roboanti promesse di interventi ancor più duri. Nulla di tutto questo. Il ministro Carlo Nordio oggi si è premurato di dare alle arrabbiate e addolorate donne italiane due pessime ma notevoli notizie. A commento dei barbari e crudeli femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella dal ministro della Giustizia ci si sarebbe potuti aspettare profondo cordoglio, grave indignazione, roboanti promesse di interventi ancor più duri e capillari e campagne di informazione nelle scuole. Nulla di tutto questo. La prima notizia è la resa dichiarata della legge all’inevitabilità della violenza di genere.
di Nicoletta Verna
La Stampa, 4 aprile 2025
La dichiarazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio sui femminicidi parte da un’affermazione molto giusta e condivisibile: le misure di punizione e repressione a violenza avvenuta non possono essere efficaci, se prima non si sradica il sistema di valori su cui il reato si basa. Il discorso, però, subito si sposta sui “giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”. Una volta evidenziato il problema, cioè, non si trova una soluzione: si trova un nemico. Questo è un artificio retorico ben noto, utile soprattutto quando si è di fronte a una questione molto difficile, controversa, carica dal punto di vista emotivo. “La gente vuole che le si faccia passare la paura” scrive Michela Murgia, “non che la si metta a discutere di soluzioni, perché la paura è di tutti, la soluzione è del capo. Se c’è un malcontento diffuso e il capo non ha ancora una soluzione, la migliore delle banalizzazioni strategiche è dare al popolo un nemico da incolpare”.
- L’approccio lombrosiano di Nordio alla violenza sulle donne
- “Finalmente una legge riconosce la matrice culturale dei femminicidi”
- “Aggiungere nuovi reati non basta, serve più prevenzione”
- Detenzione inumana, non viene meno il danno se il detenuto non impila il letto a castello
- Mae, l’inasprimento del regime di liberazione condizionale non è di ostacolo alla consegna











