di Andrea Pugiotto
L’Unità, 30 luglio 2025
Il pronunciamento non è stato un rigetto, ma una decisione di inammissibilità per motivi procedurali. I giudici costituzionali avrebbero comunque avuto modo di accorciare i tempi, ma non l’hanno fatto. 1. Scarsa competenza giuridica, disonestà intellettuale, malizia politica, partito preso: scelga il lettore quale, tra queste ragioni, spieghi meglio l’errata modalità con cui per lo più - i media hanno dato notizia della sent. n.132/2025 in tema di “fine vita”, annunciata come un “no” all’eutanasia. Non è così. Basta leggerla o, per i più pigri, scorrere almeno il comunicato stampa che l’accompagna.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 30 luglio 2025
Il rapporto del Tavolo asilo e immigrazione. “La nuova fase è illogica, trasferiti individui già trattenuti nei Cpr italiani. L’accordo con Tirana va cancellato”, dice Filippo Miraglia. “Il modello Albania è un dispositivo di governo fondato sull’opacità e sullo svuotamento degli spazi di democrazia. Il Parlamento è stato marginalizzato, il ruolo della società civile ridotto, le informazioni rese inaccessibili anche ai soggetti istituzionali legittimati al controllo”. È questo il succo delle 52 pagine del rapporto presentato ieri alla Camera dal Tavolo asilo e immigrazione (Tai) con il titolo Ferite di frontiera.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 30 luglio 2025
Niente liste di detenuti, mistero sulle nazionalità, silenzio sui trasferimenti. Balle e dati manipolati da parte del governo Meloni che ha un obiettivo imprescindibile: non chiuderlo. Tra aprile e luglio 2025 sono state effettuate sei visite di monitoraggio nel Cpr di Gjadër in Albania, alcune della durata di più giorni. Il quadro che emerge dal Rapporto è sconcertante innanzitutto in ragione degli enormi ostacoli che sono stati posti alla conoscenza dei fatti: le missioni parlamentari nella struttura di Gjader, in Albania “hanno ricevuto molteplici rifiuti nell’accesso alle informazioni: niente liste dei trattenuti, nessuna indicazione sulle nazionalità, silenzio sulle modalità dei trasferimenti. D’altra parte, la manipolazione selettiva dei dati da parte del governo costruisce un racconto di piena funzionalità che non ha nessuna attinenza con la realtà.” Il centro di Gjadër presenta le caratteristiche di un carcere essendo “composto da 9 sezioni da 16 persone: 4 celle da 4 persone, con due letti a castello e un tavolino al centro, con un “cortile” in comune per ogni blocco; il cortile è completamente circondato da rete metallica, anche verso il cielo. Le porte delle celle si aprono solo dall’esterno con un codice, e il cibo viene somministrato attraverso una feritoia nella porta”. Tutti i trasferimenti verso il centro di Gjadër avvengono senza alcun provvedimento motivato e notificato alla persona e al suo difensore. La mancanza di un motivato provvedimento adottato dall’autorità giudiziaria impedisce persino di impugnare l’atto stesso, che appunto non c’è, in violazione dunque del principio costituzionale di cui all’art. 113 Cost. che prevede il diritto di chiunque alla tutela giurisdizionale dei propri diritti e interessi legittimi contro gli atti della Pubblica Amministrazione, oltre che in violazione del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost.
di Raffaella Stacciarini
Il Manifesto, 30 luglio 2025
Il proibizionismo, si sa, fa sempre più danni di quelli che vorrebbe evitare. E la lotta senza quartiere, e senza ragione, del governo alla cannabis non fa eccezione, riuscendo peraltro nella straordinaria impresa di coniugare politiche repressive, danni economici e posizioni antiscientifiche. Nonché meramente ideologiche: il tono è sempre quello della crociata, della lotta all’ultimo sangue a una presunta piaga sociale ignorando dati, evidenze, resoconti, rapporti, anni e anni di studi.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 luglio 2025
Passano le ore e cresce la suspense per la decisione in arrivo dal Tribunale dei ministri sul caso Almasri. Sono in sospeso le posizioni di quattro figure centrali nel governo Meloni: la stessa presidente del Consiglio, il sottosegretario e titolare della delega sui Servizi Alfredo Mantovano, i ministri dell’Interno e della Giustizia Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. Ma in attesa di sapere se, secondo il collegio di tre giudici costituito ad hoc, i componenti dell’Esecutivo debbano essere processati (e se vada chiesta l’autorizzazione alla Camera di appartenenza), il governo si difende in altra sede dalle accuse sul rimpatrio del militare libico: lo fa dinanzi alla Corte dell’Aia, che deve valutare se l’Esecutivo Meloni ha violato lo Statuto di Roma in materia di cooperazione nel perseguimento dei crimini internazionali.
di Sabato Angieri
Il Manifesto, 30 luglio 2025
La Russia ha “preso atto” del nuovo ultimatum di Trump e intanto continua a bombardare le città ucraine. Il bilancio della giornata di ieri è stato particolarmente pesante, con almeno 27 morti e 90 feriti, la maggior parte dei quali nel carcere di Bilenkiv, a poca distanza da Zaporizhzhia. Intorno alle 23.30 italiane di lunedì 4 bombe aeree teleguidate hanno colpito in pieno la struttura, distruggendo la mensa, parte degli uffici amministrativi e il reparto di isolamento, riferiscono fonti ucraine. Almeno 17 i detenuti rimasti uccisi e oltre 50 quelli che hanno avuto bisogno di cure mediche. Per Volodymyr Zelensky “si è trattato di un attacco deliberato e intenzionale”, mentre per il suo capo di gabinetto, Andriy Yermak, di “un altro crimine di guerra russo”. Si registrano altri 5 morti e tre feriti a Novoplatonivka, nella regione di Kharkiv e 4 vittime a Kamianske, nel Dnipro. Tutti civili secondo Kiev.
di Enrico Cicchetti
Il Foglio, 29 luglio 2025
Affollamento record, caldo insopportabile e suicidi in aumento. La vera emergenza è ora, e riguarda lo stato di diritto. Il rapporto di Antigone. C’è un’Italia che continua a restare fuori dal dibattito politico, eppure racconta meglio di altre l’idea che lo stato ha di sé: le carceri. L’ultimo rapporto di Antigone - presentato con un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: “L’emergenza è adesso” - restituisce l’immagine di un sistema penitenziario al collasso. I numeri sono implacabili: 62.728 detenuti a fronte di 51.276 posti regolamentari. Ma di quei posti, più di 4.500 sono indisponibili. Significa che in realtà il tasso di affollamento sfiora il 134 per cento e, in alcuni istituti, tocca picchi che sfidano la decenza: 190 per cento a San Vittore, Foggia, Lodi e Regina Coeli.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2025
Un anno fa il ministro Nordio aveva presentato il Decreto Carceri: “Un passo molto importante, un rimedio al sovraffollamento carcerario”. Oggi abbiamo 1.248 detenuti in più. È stato reso pubblico stamattina il consueto rapporto di metà anno sulle carceri dell’associazione Antigone, frutto delle visite effettuate con il nostro Osservatorio sulle condizioni di detenzione nei primi sei mesi dell’anno. Quello che abbiamo visto con i nostri occhi fatica a emergere dai numeri. Celle minuscole dove vivono sei persone nel caldo più rovente, puzza di spazzatura in putrefazione che toglie il respiro, acqua corrente che manca.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 29 luglio 2025
Sull’edilizia penitenziaria con un buon fact-checking sarebbe facile smontare la propaganda estiva che lo circonda. “Non si respira e la situazione sta diventando insostenibile. Dovreste venire a vedere in che condizioni viviamo”. È una delle testimonianze presenti nell’ultimo rapporto di Antigone. Il sovraffollamento non è una calamità naturale. È l’esito di politiche penali e penitenziarie stratificatesi nel tempo. Politiche securitarie, per certi versi classiste (si pensi alle norme che puniscono il vagabondaggio). Le statistiche criminali non giustificano la crescita della popolazione detenuta. Detto questo in premessa, la storia dell’edilizia penitenziaria italiana è in un quadrilatero di inefficienze, ricorsi, propaganda, corruzione, a partire dalle carceri d’oro degli anni 80 del secolo scorso.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 luglio 2025
Il decreto Caivano ha fatto saltare un sistema, considerato un modello. Il rapporto di Antigone fotografa un sistema al collasso: sovraffollamento al 134%, 45 suicidi in 7 mesi, celle con temperatura fino a 37 gradi e fallimenti dei decreti carcere. Detenuti in aumento, carceri minorili più affollate, condizioni di vita peggiorate. Crescono proteste, suicidi e denunce per trattamenti inumani. A raccontarlo è il nuovo rapporto di metà anno di Antigone, “L’emergenza è adesso”, che si apre con la voce di una madre: “Mio figlio è in carcere da tre settimane, ha disturba psichici. Può uscire in cortile solo due ore a settimana e la sua salute peggiora. Ha solo 22 anni”. È una delle tante testimonianze raccolte durante le 86 visite compiute nell’ultimo anno. Il titolo parla chiaro: il sistema penitenziario è al collasso, tra sovraffollamento, degrado crescente e un numero di suicidi che resta altissimo.
- Carceri fuori controllo, l’emergenza ignorata di un Governo senza strategie
- Il Governo sta rendendo le carceri minorili più simili a quelle per adulti
- “Il Piano carceri dell’esecutivo è spaventoso e sbagliato, serve il numero chiuso”
- “Le Comunità per tossicodipendenti sono strutture di cura, non luoghi alternativi alla detenzione”
- Rileggere Margara per capire l’inutilità del Piano carceri di Nordio









