di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 4 aprile 2025
Le contraddizioni e le confusioni del ministro della giustizia sui femminicidi: il numero di errori contenuti in poche frasi è tale da meritare un’analisi specifica. Grande è la confusione sotto il cielo della destra. Mentre le cronache approfondiscono i dettagli dei femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella, le ultime due giovani vittime della strage quasi quotidiana di donne, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha parlato alla stampa di limiti dell’intervento penale, di educazione necessaria da parte delle famiglie, e di “etnie” che non rispettano le donne. Il numero di errori e contraddizioni contenute in poche frasi è tale da meritare un’analisi specifica. Ma prima facciamo un passo indietro. A quando, nemmeno un mese fa, in occasione dell’8 marzo, il governo ha presentato un disegno per introdurre il reato di femminicidio, da punire con la pena dell’ergastolo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 aprile 2025
Senatrice Valeria Valente (Partico democratico), l’introduzione del femminicidio come reato autonomo e separato nel codice penale rappresenta una misura davvero utile per combattere la violenza di genere, così come sostenuto dal governo, oppure rischia di rimanere un gesto unicamente simbolico che non affronta, invece, le radici culturali e sociali del problema in questione, che richiederebbero un cambiamento più profondo nella società? La violenza contro le donne non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale riconducibile all’asimmetria di potere e alla cultura del possesso e del dominio di stampo patriarcale dell’uomo sulla donna. Un dominio che tenta di resistere di fronte ai diritti, alle libertà, all’autodeterminazione che le donne hanno conquistato.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 aprile 2025
Senatrice Raffaella Paita (Italia viva), il riconoscimento del femminicidio come reato autonomo è un mezzo efficace per combattere la violenza di genere o è solo una risposta simbolica a un problema che richiede interventi più profondi? Il governo continua a moltiplicare i reati invece di affrontare i problemi alla radice. Il femminicidio è già punito dal nostro ordinamento con aggravanti specifiche. Non mi schiero aprioristicamente contro la scelta ma ribadisco che non è solo aggiungendo nuove fattispecie di reato che si garantisce una maggiore protezione alle donne. Il vero nodo è la prevenzione, che deve partire dall’educazione e dal sostegno concreto alle vittime. I dati ci dicono che le vittime sono sempre più giovani, così come gli aggressori.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2025
La violazione dello spazio minimo di tre metri quadri, libero da suppellettili, che va calcolato per singolo detenuto può scattare anche se uno dei due letti singoli viene posto sul pavimento per libera scelta delle persone ristrette. Viola l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo la detenzione sofferta in una cella di dimensioni tali da non offrire il minimo di tre metri quadrati a ciascun detenuto anche se parte dell’area di movimento è occupata da un letto sovrapponibile all’altro e che per libera scelta delle persone ivi ristrette viene posto sul pavimento e non messo a castello. Ha, quindi diritto al risarcimento chi sia stato ristretto in una cella che una volta detratta l’area occupata dai letti lasci meno dei tre metri “a testa” di pavimento libero cui hanno diritto i detenuti per il loro libero movimento.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2025
Il caso riguarda la restrizione del beneficio che però non viola il principio secondo cui non si può essere sottoposti a una pena più grave di quella prevista all’epoca dei fatti contestati e oggetto di condanna. Le regole più restrittive con cui può essere applicato il beneficio della liberazione condizionale non costituiscono in sé un ostacolo alla consegna di una persona in base all’esecuzione di un mandato d’arresto europeo. Come spiega la Cgue una modifica legislativa che inasprisce le regole della liberazione condizionale non costituisce automaticamente un inasprimento della pena rispetto a quella applicabile al momento dei fatti contestati.
ansa.it, 4 aprile 2025
L’intesa tra Provveditorato, Ance, Formedil e Seconda chance. Favorire percorsi di reintegrazione sociale e professionale per le persone detenute negli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna, in particolare quelle in semilibertà o a fine pena. Avverrà attraverso il loro inserimento lavorativo nei cantieri delle imprese edili associate ad Ance Emilia-Romagna, dopo una formazione. È l’obiettivo di un protocollo d’intesa firmato dal Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per l’Emilia-Romagna e delle Marche, da Ance, la principale associazione che rappresenta i costruttori edili della regione, dal consorzio Formedil Emilia-Romagna, che coordina a livello regionale le attività delle scuole edili territoriali e dal’associazione del terzo settore Seconda chance, impegnata a procurare opportunità di formazione e di lavoro a detenuti, affidati ed ex detenuti nell’ambito di un accordo con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
di Filomena Indaco
ecaserta.com, 4 aprile 2025
Dalle prime analisi sembra si tratti di un gesto volontario. Pietro Ligato, il precedente leader del gruppo Lubrano-Ligato, è stato trovato morto nella prigione di Secondigliano, dove si trovava da un lungo periodo. Il decesso si è verificato nel pomeriggio di ieri, attorno alle 17, ed è avvenuto pochi giorni dopo la sua sorprendente decisione di collaborare con le autorità. Un gesto che ha attirato l’attenzione, specialmente per il potenziale impatto che Ligato avrebbe potuto avere nelle indagini sulla criminalità organizzata nell’Agro Caleno. Si presume che la causa della sua morte sia stata un suicidio. Ligato si sarebbe tolto la vita nella sua cella nel carcere di Secondigliano. Le autorità carcerarie e la Procura hanno avviato delle indagini per chiarire con esattezza l’accaduto, anche se al momento l’ipotesi principale rimane quella di un atto volontario.
di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 4 aprile 2025
La Corte d’appello conferma la sentenza di primo grado per i fatti di San Gimignano, pene ridotte per 5. Ancora una volta, tutti condannati, con qualche riduzione di pena, i quindici agenti della polizia penitenziaria accusati di tortura, lesioni e minacce per aver preso a botte e umiliato un detenuto durante un trasferimento da una cella all’altra, nel carcere di San Gimignano nell’ottobre 2018. La Corte d’appello di Firenze, dopo quasi due ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna per dieci poliziotti della penitenziaria, giudicati in primo grado con rito abbreviato con pene comprese tra 2 anni e 3 mesi a 2 anni e 8 mesi di reclusione ma ha ridotto la pena per altri cinque che avevano scelto il rito ordinario: la più severa a 4 anni e 2 mesi, la più mite a 3 anni e 8 mesi di reclusione.
di Simone Narduzzi
Messaggero Veneto, 4 aprile 2025
Cifra giudicata allarmante dal garante dei diritti delle persone private della libertà personale Andrea Sandra: “Tutti gli spazi utili all’interno della struttura sono impiegati per l’ospitalità, celle di isolamento comprese”. Con il recente ingresso di tre nuove persone ristrette, il numero di detenuti nel carcere di via Spalato ha raggiunto la cifra record di 190 unità. Cifra allarmante, che ha spinto ancora una volta all’azione il garante dei diritti delle persone private della libertà personale Andrea Sandra: “Abbiamo quasi toccato il doppio della capienza - le sue parole, di protesta, espresse nella mattinata di giovedì 3 aprile fuori dalla casa circondariale udinese.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 4 aprile 2025
“Manca l’acqua per dieci ore al giorno, dalle 18.00 non si può più andare in bagno”. “Nel carcere di Avellino manca l’acqua per dieci ore al giorno”. È la denuncia del garante provinciale per i diritti dei detenuti, Carlo Mele, che si appella a tutte le istituzioni per risolvere il disagio. A stretto giro arriva la risposta dell’amministratore unico dell’Alto Calore, Antonello Lenzi, che ha preso in carico la questione per cercare di risalire all’origine del problema. Il garante è preoccupato per la situazione che si registra nel penitenziario di Bellizzi Irpino. “Siamo ad aprile - dice Mele - e l’acqua viene tolta alle 6 del pomeriggio e viene rimessa alle 7 del mattino successivo. E questo accade ad aprile. Nei mesi di luglio e agosto cosa succederà?
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