di Marco Quarantelli
Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2025
Luciana Delle Donne e Micol Ferrara raccontano come una onlus insegna a realizzare borse e accessori offrendo “una seconda chance a detenute e tessuti”, partendo da materiali di scarto. Esiste un “mondo scomodo”, un antro oscuro scavato nelle nostre coscienze nel quale raramente si ha voglia di affondare lo sguardo, quello dei penitenziari. In questo universo fatto di passati difficili e dolori difficilmente cancellabili che corre parallelo alle nostre vite, lavora una onlus chiamata “Made in Carcere” che prova a creare bellezza.
di Mirella Piccin
Il Gazzettino, 28 luglio 2025
“Sguardi - storie brevi scritte sulla pelle”. Ha operato nella Casa circondariale di Trieste con le donne. Nata a Taiedo e residente da alcuni anni a Trieste per motivi di lavoro, Carmen Gasparotto ha scritto un nuovo libro, intitolato “Sguardi - storie brevi scritte sulla pelle”, in cui racconta la sua esperienza come volontaria in carcere. Dietro le sbarre, ha scoperto le persone nella loro verità, nella loro essenza, ma anche nella loro parte peggiore, non lo nega. Ma sempre con la convinzione che “l’uomo non è il suo peccato né il suo reato: è figlio di Dio”.
di Iacopo Benevieri
giustiziaparole.wordpress.com, 28 luglio 2025
Appunti di Linguistica Giudiziaria. Sui muri di Roma è andato in scena, per qualche giorno, un piccolo dramma semantico a cielo aperto. Nessuna tragedia greca, nessuna epifania. Solo manifesti - rettangoli di plastica e veleno - incollati con la sicurezza di chi confida nell’inerzia cognitiva del prossimo. “Scippi in metro? Ora finisci in galera senza scuse”. E accanto, l’immagine di una persona dalle sembianze che ricorda un rom, generato dall’intelligenza artificiale ma con tutto il corredo simbolico del “colpevole ideale”. Ancora: “Occupi una casa? Ti buttiamo fuori in 24 ore”. E lì, un catalogo umano dell’ansia identitaria: migranti, rom, un “alternativo” sceso da un quadro di Otto Dix, con l’occhio stralunato di chi osa vivere ai margini.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 28 luglio 2025
La rivoluzione richiede pensiero critico, l’istruzione non sia ossessionata dagli sbocchi occupazionali. Quale dovrebbe essere il compito fondamentale di uno Stato? La risposta che ci proviene dalle voci che stanno all’origine della nostra civiltà è una sola: nutrire, allevare ed educare i giovani. Nutrire e allevare il loro corpo, formare ed educare la loro anima. Nella loro indissolubile unità. Di che cosa infatti dovrebbe avere massima cura una città, una polis retta secondo ragione, se non della propria forza e della propria durata? E che cosa le garantisce se non nuove generazioni attrezzate in tutti i sensi ad affrontare anche l’imprevedibile?
di Cecilia Ferrara e Angela Gennaro
Il Domani, 28 luglio 2025
Storie dei minori arrivati da soli in Italia dal Mediterraneo e passati dai centri di prima accoglienza. Fuggono appena possono. Iniziano così un calvario tra sostanze pesanti, spaccio e asservimento ai clan. Barak non ne può più, picchiato e abusato dal padre in un villaggio in Tunisia. A 11 anni non ha amici, a scuola ci va poco o nulla: la sua vita sono lavoro e botte. Ha una rabbia dentro che non sa controllare. E allora scappa, va a Tunisi e lì per strada trova altri ragazzini, stessa rabbia e stessa fame. “Vieni in Italia che ti troviamo lavoro noi”, gli dice a un certo punto una voce. A 11 anni Barak (nome di fantasia a sua tutela) non ha già più niente da perdere: prende la barca insieme ad altri adulti e bambini e arriva in Sicilia nell’agosto del 2023, un mese prima di compiere 12 anni.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 28 luglio 2025
Allargare lo sguardo delle comunità, guardare a chi arriva nei nostri Paesi come a una risorsa, partendo dalla fede spesso in comune che abbiamo: il messaggio di Prevost è un invito alle coscienze. I migranti sono una benedizione divina in un mondo in cui sono necessarie la condivisione e la cooperazione contro ogni forma di chiusura e di nazionalismo. E le nazioni devono accoglierli come messaggeri di speranza. La forza del discorso di papa Leone XIV, diramato per la 111° Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 4 e 5 ottobre, è quella di ribaltare in modo spiazzante la nostra prospettiva prendendo come esempio la speranza fortissima che anima il cammino dei migranti e che deve animare il Giubileo.
di Anna Lombardi
La Repubblica, 28 luglio 2025
A giugno gli irregolari finiti in prigione erano 60.254, il 20 per cento in più rispetto a gennaio. Ma altro che criminali: il 71 per cento non ha precedenti penali. Il pugno duro sull’immigrazione promosso da Donald Trump ha portato un numero record di migranti irregolari nelle carceri americane. Soprattutto in quelle private, facendo volare i profitti. Lo dice un’analisi dell’Afp basata sui dati ufficiali. A giugno, ad affollare i penitenziari statunitensi erano ben 60.254 detenuti: un numero impressionante, salito del 20 per cento rispetto ai 40.500 di gennaio, quando Trump era appena entrato alla Casa Bianca.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 28 luglio 2025
Il cooperante, in carcere da 254 giorni a Caracas, ha parlato con i familiari. Il vice ministro degli Esteri Cirielli: “Speriamo che si giunga presto alla scarcerazione”. “Ciao mamma, sono Alberto, sono vivo. Papà, sta bene?”. È cominciata così la telefonata a casa di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela il 15 novembre scorso senza alcuna reale ragione, e che da allora è detenuto a El Rodeo, una prigione dei servizi di Caracas. Trentini aveva chiamato casa in questi quasi nove mesi, soltanto una volta, nel maggio scorso. Da allora il silenzio totale, tanto che si temeva per la sua vita e il suo stato di salute. La telefonata di ieri, seppur di pochi minuti, è stata quindi una grande sorpresa e boccata d’ossigeno per la famiglia, seppur nella disperazione di una lontananza forzata: Trentini è usato, di fatto, come merce di scambio politico tra il governo venezuelano e quello italiano. Che, non a caso, in questi mesi, sta cercando di compiere alcuni sforzi nel riconoscere l’esecutivo guidato da Maduro. “A nome del governo italiano, esprimo sollievo per la telefonata di Alberto ai suoi familiari” ha detto ieri il vice ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli. “Speriamo però che si giunga preso alla scarcerazione”.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 28 luglio 2025
L’incarico a Luigi Vignali. Il ministro degli Esteri: “Ci sono una quindicina di italiani che sono detenuti nelle carceri venezuelane”. Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, d’intesa con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha nominato il nuovo direttore generale per gli Italiani nel mondo, Luigi Vignali, inviato speciale della Farnesina per i detenuti italiani in Venezuela. A renderlo noto in una nota, la Farnesina. Sempre in Venezuela è detenuto ormai da 253 giorni il cooperante italiano Alberto Trentini. Il ministro Tajani ha dichiarato: “Ci sono una quindicina di italiani che sono detenuti nelle carceri venezuelane. Fra questi c’è anche il cooperante Trentini, che poi ha avuto la possibilità anche ieri di parlare con la mamma, questo è un fatto positivo. L’inviato speciale dovrà dialogare per vedere come potere ottenere la liberazione di prigionieri politici che non hanno commesso a nostro parere reati. Stiamo lavorando per fare in modo che possano essere liberati e possano tornare a casa”.
di Rula Jebreal
La Stampa, 28 luglio 2025
Il Governo israeliano lascerà entrare la stampa internazionale solo quando sarà terminato il massacro. Nel conflitto sono stati uccisi più cronisti di quanti ne siano morti in tutte le principali guerre del Novecento e dei primi anni Duemila. Difendere la libertà di espressione, documentare e raccontare le verità scomode, significa riconoscere il valore e la dignità di ogni vita umana. In 22 mesi di genocidio a Gaza Israele ha ucciso centinaia di giornalisti palestinesi. A Gaza sono stati uccisi più giornalisti di quanti ne siano morti durante tutte le principali guerre del Novecento e dei primi anni Duemila messe insieme. Questi guardiani e guardiane della verità sono stati e sono i testimoni scomodi dello sterminio in corso a Gaza. Operatori dell’informazione che hanno documentato in modo sistematico i massacri e gli atti terroristici israeliani. Hanno raccontato le storie delle vittime innocenti e fatto vedere al mondo le verità che Israele credeva di poter seppellire sotto centinaia di tonnellate di missili e bombe, in quello che le Nazioni Unite hanno chiamato un cimitero a cielo aperto. Questo è diventata oggi Gaza, dopo che per anni è stata un carcere a cielo aperto.
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