di Francesco Grignetti
La Stampa, 1 aprile 2025
Verranno realizzati 5 blocchi (120 posti letto) nel Nord Italia tra gli istituti di Alba, Milano e Biella. Altri 6 blocchi (144 posti) tra L’Aquila, Reggio Emilia e Voghera. Al Centro-Sud 5 blocchi (120 posti) a Frosinone, Palmi e Agrigento. Ecco le nuove carceri, come le prevede il governo Meloni. Il commissario straordinario all’edilizia carceraria, Marco Doglio, ha scoperto le carte e da qualche giorno è pubblico il bando per la costruzione delle nuove celle. Il modello è quello dei centri in Albania e perciò i nuovi padiglioni saranno dei prefabbricati di calcestruzzo, modulari, standardizzati, da montare in spazi rimasti liberi nel perimetro di nove carceri già esistenti. Disumanizzanti.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 1 aprile 2025
Opposizione e sindacati critici per lo stallo sulla nomina del capo del Dap. Caccia all’alternativa, si valuta il giudice Ardita. Ieri nuovo suicidio, è il 25esimo. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, assicura: “È una questione che sarà risolta a breve”. Il sottosegretario, Andrea Delmastro, è certo che alla fine andrà come lui ha sempre voluto: ricomposta la frattura con il Quirinale, “solo di tipo formale”, ha ripetuto in questi giorni, non c’è alcun motivo per cui Lina Di Domenico, “una donna tra l’altro e assai valida”, non debba diventare il capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. A chi ieri sussurrava qualche alternativa - su tutti Sebastiano Ardita, magistrato esperto, per 9 anni direttore generale del dipartimento detenuti e trattamento del Dap - veniva risposto che no, Delmastro, non cederà mai.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 1 aprile 2025
Intervista al capogruppo di Forza Italia in commissione giustizia: “Le persone in attesa di giudizio sono presunti innocenti. E, visti i numeri sulle ingiuste detenzioni, direi che molto spesso non sono presunti. Ma sono innocenti”. “Non è chiaramente una questione di nomi. Mi fido e affido al ministero. Ma una nomina di questo tipo, ancor più in un momento così delicato, va fatta al più presto. La guida delle carceri è una casella che va occupata senza indugio”. Tommaso Calderone è il capogruppo di Forza Italia in commissione giustizia. Proprio Forza Italia - “non fosse altro per la nostra cultura garantista” fa notare un alto dirigente - è il partito più in fibrillazione in queste ore per la mancata scelta del vertice delle carceri italiane.
professionereporter.eu, 1 aprile 2025
Nelle carceri c’è la censura? Ai detenuti viene vietato di firmare con il proprio nome gli articoli che pubblicano nei giornali realizzati all’interno degli Istituti? Domande che sorgono leggendo un passaggio di un testo scritto da Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale, già Ministro di Grazia e Giustizia e pubblicato sul Notiziario quotidiano dal carcere realizzato da Ristretti Orizzonti. Dopo aver fatto riferimento a leggi, alla Costituzione e allo stesso Ordinamento penitenziario, così dice Flick: “Destano perplessità le voci che si colgono nell’ambiente penitenziario di tentativi ed iniziative a livello locale e di interventi per imporre o vietare la sottoscrizione dei contributi di redattori detenuti alla ‘stampa’ nel carcere, o sulla lettura preventiva di quei contributi”. Per comprendere meglio, ne parliamo con Francesco Lo Piccolo, giornalista (per 15 anni dal 1986, al Messaggero di Roma), direttore di Voci di dentro, trimestrale scritto da esperti, giornalisti, docenti e da numerosi detenuti ed ex detenuti.
Il Mattino, 1 aprile 2025
Nel gennaio del 2024 la Corte Costituzionale si è espressa sull’affettività all’interno degli istituti penitenziari. Sul tema c’è molto da discutere, partendo dalla tipologia di sentenza che la Corte ha utilizzato; in questo caso si tratta di una sentenza additiva di principio. La Corte ha preteso di utilizzare questa tipologia di sentenza per dettare i pilastri normativi su cui il legislatore deve legiferare. È lodevole l’interpretazione che ha usato la Corte, stabilendo che ogni detenuto ha diritto a coltivare i propri affetti familiari, genitoriali e sessuali, attraverso dei colloqui che non sono sottoposti a controllo a vista da parte del personale di polizia penitenziaria e che sono esenti dalla banca ore mensile dei colloqui ordinari, che i detenuti svolgono settimanalmente con i propri familiari.
ansa.it, 1 aprile 2025
Dai dati forniti dal Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale nel documento programmatico sulla giustizia, presentato a novembre 2024, si attesta che oltre il 15% della popolazione detenuta in Italia, risulta affetta da disturbo mentale grave ossia 6000/9000 detenuti circa su una popolazione complessiva di oltre 62mila. dirlo Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale nel corso del convegno “Salute in carcere: un diritto negato?”, nell’Aula Siani del Consiglio regionale della Campania. Per quanto riguarda la Campania dove su 7.509 persone detenute e 5.584 posti regolarmente disponibili, si registra un indice di sovraffollamento pari a 134,47%, vi sono emergenze sanitarie correlate alle varie patologie.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 aprile 2025
Il testo dovrà tornare alla Camera dove potrebbero esserci novità su detenute madri, resistenza passiva in cella e sim agli immigrati irregolari: si tratta con FdI e Fi. La Lega è pronta ad accettare le modifiche al ddl sicurezza a patto che il Governo approvi quanto prima un “filtro legale” per le forze dell’ordine. È la novità emersa nelle ultime ore e a una settimana dal possibile approdo del provvedimento nell’Aula del Senato. Facciamo un passo indietro: la norma, dopo i rilievi della Ragioneria di Stato sulle previsioni di spesa, dovrà tornare alla Camera per una terza lettura. Il Carroccio non avrebbe mai voluto questo ulteriore passaggio ma è stato costretto ad accettarlo in assenza di una alternativa.
di Beppe Giulietti*
Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 2025
Da oggi promuoveremo una campagna per lo stralcio dell’articolo 31 e per cancellare qualsiasi ambiguità in materia di libertà di informazione. No, noi non ci stiamo, passeremo dall’indignazione all’azione. Il ddl Sicurezza in discussione contiene norme da stato di polizia, un vero e proprio piano di aggressione al pensiero critico. Le norme si inseriscono nel contesto di un tentativo di colpire la divisione dei poteri, di minare i poteri di controllo - in primis giustizia e informazione - di svellere la matrice della Costituzione antifascista, pacifica, antirazzista. L’articolo 31 del ddl prevede addirittura che persino scuola e università siano obbligate a fornire informazioni ai servizi segreti, magari su uno sciopero, su una manifestazione per Gaza, sulle proteste contro i governi.
di Valeria Valente*
Il Dubbio, 1 aprile 2025
Il formale riconoscimento del reato di femminicidio nel codice penale è una scelta sulla quale femministe, reti e centri antiviolenza discutono da tempo, con posizioni anche differenti. Personalmente, a partire da un’iniziale contrarietà, più da giurista che da femminista, lavorando per anni al fianco di operatrici dei centri antiviolenza, magistrati, avvocate mi sono convinta della sua possibile utilità e per questo ho salutato con favore il disegno di legge presentato l’ 8 marzo dal governo Meloni (data per tante ragioni non proprio indovinata). Un annuncio giunto, dobbiamo dirlo, in un clima difficile per il sistema giustizia, già molto provato dalle scelte pericolose di un esecutivo il cui eccessivo ricorso al diritto penale e i cui attacchi alla magistratura e alle sue prerogative sono davvero senza precedenti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 1 aprile 2025
Il pm attacca Il Foglio sulle spese per ingiuste detenzioni. Ma i dati confermano il disastro di Catanzaro. Emblematico il flop dell’indagine “Stige”. Tra gli assolti l’imprenditore Francesco Zito: “I carabinieri del Ros vennero ad arrestarmi alle 3 di notte con il passamontagna addosso”. “L’8 gennaio 2018, alle 3 di notte, i carabinieri del Ros si presentarono a casa mia con il passamontagna addosso per arrestarmi. Venni trasferito nel carcere di Paola, dove trascorsi 26 giorni. Poi altri 152 giorni ai domiciliari, con le accuse infamanti di essere colluso con la ‘ndrangheta. Accuse dalle quali sono stato assolto, ma per una persona onesta è devastante ritrovarsi in una situazione del genere”.
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