di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 26 luglio 2025
Il dem chiede prudenza e ipotizza il rinvio del voto sulla riforma. Al Senato Dario Franceschini non ha parlato al governo, si è rivolto ai magistrati. È raro che l’ex ministro della Cultura intervenga in Aula, ma c’è un motivo se l’ha ritenuto necessario. Proprio mentre le Camere votavano la separazione delle carriere, il Pd era finito al centro di un’attenzione particolare da parte delle procure di mezza Italia. Se non c’è stata casualità nella sua decisione, è perché Franceschini non ha ritenuto casuale quell’attivismo giudiziario. Che a suo parere non è frutto di “un’unica regia”, ma è dettato da una serie di “singoli segnali” che “separatamente e in modo autonomo” trasmettono “lo stesso messaggio”: un appello a far fronte comune contro la riforma costituzionale scritta dal governo, una richiesta di solidarietà non formale che si esaurisca nel semplice dissenso in Parlamento. Insomma, una sorta di prova d’amore.
di Bruno Vespa
La Nazione, 26 luglio 2025
Separazione delle carriere: il sorteggio ha l’obiettivo di scardinare le correnti. L’Anm nervosa per aver perso una storica battaglia. È solo funzionale alla polemica di giornata se il pubblico ministero Carlo Nordio fosse contrario alla separazione delle carriere nel 1994 e se ne sia pentito pubblicamente nel 1995. L’episodio ci ricorda tuttavia che sono passati trent’anni tondi da quando Berlusconi pose il problema. Si capisce perciò la soddisfazione del centrodestra - e segnatamente di Forza Italia - perché un percorso così lungo e tormentato vada verso la conclusione e la furiosa reazione della magistratura associata che si avvia a perdere una storica battaglia.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 26 luglio 2025
“Referendum sulla giustizia? Parteciperemo alla campagna referendaria”. Separazione delle carriere, aggettivi di troppo nelle sentenze, esondazioni dei pm messe a nudo e confine tra intervento in politica e interventismo con i governi. E qualche sorpresa. Colloquio con la presidente di Magistratura democratica. Abbiamo fatto una piccola pazzia e abbiamo tentato di sfidare a duello uno dei magistrati più conosciuti d’Italia, che questo giornale, nei mesi passati, ha criticato con forza.
di Aurora Matteucci
Il Dubbio, 26 luglio 2025
Quando si tratta di aumentare reati e pene, in nome di una sicurezza pubblica che non ha niente a che fare con la sicurezza sociale, tutti scalpitano ad arrivare per primi. In un recente articolo comparso su Lucy dell’aprile scorso “le motivazioni della sentenza Turetta e il femminismo punitivo” la sociologa Valeria Verdolini si poneva questa domanda: “Perché chiediamo al diritto penale di risolvere problemi di ordine culturale?”. Aggiungo: perché lo chiediamo, per giunta, ad un diritto penale vendicativo, bellico cui affidiamo in via esclusiva il compito di proteggerci da ogni male? È la domanda delle domande che interroga, da anni ormai, chiunque abbia a cuore il mantenimento di un cordone di protezione per i principi costituzionali.
di Giuseppe Pontoriero
L’Unità, 26 luglio 2025
La mia vicenda inizia nel 2009, quando due clienti, di cui ero consulente, vengono indagati per riciclaggio di denaro proveniente dalla cosca Spagnolo e nell’indagine vengo coinvolto anch’io, essendo in quel periodo anche amministratore di una loro società. Mentre opto per il patteggiamento, gli altri imputati seguono il processo ordinario che li vede assolti perché il fatto non sussiste. Una volta scoperte le loro assoluzioni, chiedo la revisione del patteggiamento e ottengo la medesima assoluzione. Nonostante ciò, vengo etichettato indelebilmente come il contabile della mafia. Da quel momento, subisco continui controlli, anche da parte della Guardia di Finanza e da uno di essi scaturisce una nuova inquisizione, un nuovo processo. Questa volta per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti che, seppur si prescriva, si conclude con una condanna per evasione di circa 100.000 euro.
di Roberto Disma
L’Unità, 26 luglio 2025
Sono trascorsi oltre dieci anni da quando il giornalismo locale ha scoperchiato un esercizio arbitrario e prepotente di sequestri e confische nella Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo: beni sequestrati col pretesto dell’antimafia e trasformati in un vero e proprio bancomat per giudici, amministratori giudiziari, coadiutori e affini. L’eco delle testate nazionali, necessario per le proporzioni dello scandalo, ha consentito che la pericolosa inchiesta non si riducesse a delle urla nel deserto - con relativa vicenda giudiziaria durata nove anni sulle spalle del giornalista Pino Maniaci, prima di un’assoluzione con formula piena riconfermata in Appello dall’infamante accusa di estorsione - e la Procura di Caltanissetta si è attivata per smantellare in sede giudiziaria il cosiddetto “cerchio magico” di Silvana Saguto.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2025
L’aggravante in caso di atti persecutori è prevista solo se il reato è commesso in danno di persona minorenne. Inoltre la circostanza contestabile perché ha assistito all’illecito un minore riguarda solo i delitti colposi. In caso di stalking - che è reato contro la libertà morale - non è applicabile la circostanza aggravante comune prevista per tutti i reati colposi contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà personale di aver commesso il fatto alla presenza di minori.
di Erica Manna
La Repubblica, 26 luglio 2025
Il garante Doriano Saracino: “A Marassi è tutto oscuro, altrove i garanti sono stati interessati nell’ideazione di questi spazi. Qui non siamo stati coinvolti”. Il progetto di una stanza dell’affettività nel carcere di Marassi esiste. Una struttura prefabbricata, non lontano dall’area in cui è presente il teatro dell’Arca: un luogo - dotato di bagno - a cui sarebbe possibile accedere dall’ingresso laterale, per garantire una maggiore privacy. Il costo è intorno ai 20 mila euro. Eppure, nonostante siano state finalmente pubblicate ad aprile le linee guida del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, (l’ente del Ministero della Giustizia che si occupa di carceri) che prevedono che nelle singole carceri gli spazi siano individuati dai provveditorati regionali, in Liguria non ne esiste ancora nessuno.
La Sicilia, 26 luglio 2025
“È successo al carcere Pietro Cerulli di Trapani che un giovane tunisino questa notte ha deciso di togliersi la vita”. Lo rende noto Pino Apprendi, Garante dei detenuti di Palermo, spiegando che “il giovane aveva già dato segni di fragilità con altri tentativi e atti di autolesionismo”. L’uomo, di 29 anni, era accusato di reati connessi alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti: si è impiccato ieri sera nella sua cella e a nulla sono valsi i soccorsi della Polizia penitenziaria e dei sanitari.
di Rino Giacalone
liberainformazione.org, 26 luglio 2025
Trapani, suicida un tunisino detenuto nella casa circondariale “Pietro Cerulli”, dove regnano condizioni disumane per i carcerati e gli agenti che vi lavorano, mentre il ministero della Giustizia resta “latitante”. Aveva trent’anni, era tunisino, si trovava in cella per reati di spaccio, ma le sue condizioni avrebbero voluto che fosse magari ricoverato in una struttura sanitaria o in una comunità protetta. Aveva tentato il suicidio, era stato in ospedale, tornato in cella ha insistito nel suo volere di farla finita, stavolta riuscendoci. Era affetto da patologie psichiche, ma non si capisce come mai restava in carcere.
- Trapani. In cella senza acqua e luce: l’inferno di Brucoli
- Firenze. Carceri, politica e passerelle
- Firenze. Sollicciano corre ai ripari, cinque detenuti trasferiti dalla psichiatria allagata
- Torino. La rete torinese contro i Cpr: “Centro rimpatri, reclusione amministrativa”.
- Biella. Rossomando: “Un carcere troppo affollato e a corto di ottanta agenti”









