L’Adige, 1 aprile 2025
Secondo appuntamento, dopo quello di Venezia di ottobre 2022, promosso dall’Ateneo Veneto, in collaborazione con il Movimento per la giustizia-Art. 3 ets e l’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona, sul tema “Carcere e Lavoro”. Un approfondimento e un percorso di confronto tra istituzioni, categorie e terzo settore che, affermando l’importanza del lavoro come leva rieducativa allo scopo di dare una reale possibilità di riscatto sociale a chi è recluso, fa dialogare il “dentro” del carcere con il “fuori” della società. Al centro del dibattito i vertici nazionali e del triveneto dell’amministrazione penitenziaria e le principali categorie economiche del territorio veronese.
di Giulia De Monaco
ilgoriziano.it, 1 aprile 2025
Un anno di scena, arte e cultura nella Casa Circondariale di Gorizia con il progetto Se io fossi Caino, un percorso di trasformazione e consapevolezza che supera le mura del carcere. “Aria e luce/ un anno di teatro, arte e cultura in carcere” è l’epilogo di un percorso introspettivo, terapeutico e rieducativo che ha preso corpo nella Casa Circondariale di Gorizia grazie al prezioso contributo di Fierascena Aps. Il laboratorio artistico dal titolo “Se io fossi Caino”, capitanato da Elisa Menon, direttrice artistica di Fierascena, si inserisce nella più ampia dimensione del trattamento rieducativo che, per i non addetti ai lavori, risponde all’art. 27 della Costituzione italiana, laddove viene sancito che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. La dottoressa Veronica Venturoli, educatrice della casa circondariale di Gorizia e portatrice di esperienza ventennale in ambito rieducativo, spiega che in carcere non c’è solo bisogno di insegnare ai detenuti un mestiere.
di Lucia Montanaro
pressenza.com, 1 aprile 2025
Il tema della detenzione femminile costituisce un’importante occasione di riflessione sulla condizione umana, una realtà complessa spesso poco approfondita nel dibattito pubblico. Due romanzi recenti, “Pucundria” di Maria Rosaria Selo e “Le madri non dormono mai” di Lorenzo Marone, esplorano questa dimensione con sensibilità e profondità, portando alla luce storie di donne che affrontano la prigionia con forza, coraggio e resilienza. Maria Rosaria Selo, attraverso “Pucundria”, offre un racconto intenso e delicato della vita carceraria al femminile, descrivendo le dinamiche psicologiche e sociali vissute dalla protagonista, Anna. Nel libro emergono chiaramente il senso di isolamento e la difficoltà della protagonista nel preservare la propria identità e dignità personale di fronte alle sfide quotidiane della detenzione. La narrazione, profondamente umana e coinvolgente, porta il lettore a riflettere sulla dimensione emotiva e umana della prigionia, rivelando le strategie interiori che permettono alle donne di conservare la speranza e il senso della propria dignità.
di Alice Dominese
Il Domani, 1 aprile 2025
Il Centro di permanenza per il rimpatrio era stato chiuso dopo le proteste di due anni fa. Nella sezione di isolamento denominata “ospedaletto”, che oggi non esiste più, si tolse la vita il ventenne guineano Moussa Balde. Oggi sono 20 le persone recluse. Il garante regionale: “Nonostante due anni di lavori e parecchi fondi investiti, la condizione del centro è simile a prima della chiusura”. Nonostante l’opposizione dell’amministrazione comunale, il centro di permanenza per i rimpatri di Torino è stato riaperto due anni dopo la sua chiusura. Dopo l’arrivo dei primi sei trattenuti nella notte del 25 marzo, oggi sono venti le persone recluse al suo interno. Sono originarie di Tunisia, Marocco, Egitto, Ghana, Cile e Serbia. Tra loro ci sono anche persone provenienti da istituti penitenziari, nonostante per legge la loro identificazione per il rimpatrio potrebbe avvenire in carcere.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 1 aprile 2025
Il portavoce dell’esecutivo Ue ha commentato la modifica del governo alla funzione delle strutture in Albania: “Si applicherebbe la normativa nazionale italiana, in linea di principio, questo è conforme al diritto dell’Ue”. Schlein: “È una fregatura”. I profili di illegittimità. Come in un loop che vede ripetersi sempre lo stesso schema, i centri per migranti voluti dal governo sul territorio albanese, a Gjadër, si stanno preparando per una nuova funzione. Dopo aver cambiato i giudici e aver reso la norma sui paesi sicuri una fonte primaria, ora l’esecutivo ha pensato di cambiare la funzione di queste strutture e renderle centri di permanenza per il rimpatrio. Ogni volta un tentativo diverso per salvare l’operazione Albania dal fallimento, e ogni volta è in dubbio la compatibilità con il diritto dell’Unione europea e i diritti fondamentali. Venerdì il governo ha approvato un decreto con cui modifica la legge di ratifica del protocollo Roma-Tirana, permettendo di trasferire in Albania le persone che non hanno un permesso di soggiorno e sono destinatarie di un decreto di espulsione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 1 aprile 2025
Bruxelles non si oppone al nuovo uso, ma le ambiguità giuridiche restano. Tra 7-10 giorni i primi trasferimenti. Esposto alla Corte dei conti. “Secondo le nostre informazioni in questi centri si applicherà la legge italiana, come è stato per l’asilo”. Ieri il portavoce per gli Affari interni e l’immigrazione della Commissione Ue Markus Lammert ha risposto così al giornalista di Radio Radicale David Carretta, che chiedeva conto del cambio di destinazione d’uso dei centri in Albania decretato venerdì dal governo Meloni. All’avvio del protocollo l’istituzione comunitaria aveva sostenuto questa posizione, “non sono contro ma fuori il diritto Ue”, in base al fatto che Shengjin e Gjader non si trovano in territorio italiano, e dunque europeo, e che i migranti non avevano superato i confini comuni. L’Ue non aveva dunque giurisdizione. Una tesi spericolata, contraddetta dal fatto che la Corte di giustizia europea si esprimerà sul tema, che adesso manca pure della premessa originaria visto che saranno trasferite persone entrate e vissute in Italia. Per questo il deputato di +Europa Riccardo Magi attacca: “Dalla Commissione nessun via libera, il portavoce si è arrampicato sugli specchi per compiacere il governo italiano”.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 1 aprile 2025
Il Paese è in grande maggioranza contro la guerra: si tratta di un sentimento che ha radici storiche. Ma oggi, con Trump che si sfila, sarà chiamato ad assumersi le sue responsabilità. E non sembra pronto. Il punto di partenza è quel 6 per cento, più o meno di italiani favorevoli all’invio di truppe in Ucraina. Si tratti del 5, 8 che condivide l’intervento di soldati italiani o del 6, 5 che precisa che è meglio mandare quelli di altri Paesi, siamo lì. E il resto? Possibile che ci sia circa il 94 per cento di contrari a un’Italia che in futuro, di fronte al ritiro dell’appoggio americano, affronti il compito che le tocca nell’opera di mantenimento della pace in Europa? Un quasi cento per cento di pacifisti, verrebbe da tagliar corto?
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 1 aprile 2025
“Devi abituarti a fallire”. In una delle scene più toccanti del documentario-premio Oscar “No other land”, il palestinese Basel Adra spiega così all’amico israeliano Yuval Abraham il significato del suo attivismo nonviolento. Del resto, aveva sottolineato poco prima, non si può risolvere l’ingiustizia dell’occupazione in dieci giorni. Di fronte alla complessità della situazione, prima e soprattutto dopo il 7 ottobre, la scelta di Basel non è la resa bensì il suo opposto. “Fallire” specie in tempi di “performatività” a oltranza, è un termine che terrorizza poiché associato all’errore per antonomasia, secondo l’accezione latina. Nell’etimologia greca, però, la parola fallire include la dimensione del generare. È la forma più compiuta, dunque, di resistenza perché vive la caduta con lo sguardo rivolto verso l’alto. Anche quando si precipita in un abisso che non sembra avere fondo. Un abisso come Gaza.
di Elena Molinari
Avvenire, 1 aprile 2025
Tre quarti dei professori statunitensi contattati da “Nature” rivelano: presi di mira su clima e vaccini, vogliamo emigrare. Pesano minacce e taglio dei fondi. Gli atenei europei: pronti a ospitarli. Una massiccia fuga di cervelli sta per abbattersi sugli Stati Uniti di Donald Trump a causa dei suoi radicali tagli ai finanziamenti nella ricerca e del clima di intimidazione e controllo che la sua Amministrazione ha creato in ambito accademico. Oltre tre quarti dei 1.650 scienziati americani contattati dalla rivista scientifica “Nature” stanno pensando seriamente di abbandonare il loro Paese da quando il capo della Casa Bianca ha cominciato a perseguire politiche che avrebbero dovuto creare una nuova “Golden age”.
di Carmelo Cantone*
Ristretti Orizzonti, 31 marzo 2025
La lettura dell’avviso di Invitalia sulla” Procedura ristretta avente ad oggetto l’ampliamento delle strutture carcerarie esistenti mediante fornitura di moduli detentivi...” solleva forti perplessità, meglio ancora forti preoccupazioni. La relazione tecnico illustrativa preliminare licenziata dal Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria fornisce la chiara sensazione che nella collaborazione tra il Commissario e gli uffici del Dap non sia emersa la consapevolezza di cosa sia giusto richiedere all’edilizia penitenziaria prossima ventura, in termini di qualità di vita di chi deve vivere in carcere e di chi ci lavora, di concezione di una sicurezza declinata con intelligenza ed efficacia, di comprensione in definitiva di quali sforzi si devono affrontare per fare in modo che si possa puntare ad un deciso miglioramento del mondo della detenzione.
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