di Mattia Gisola
rivistamissioniconsolata.it, 2 aprile 2025
Sette ex detenuti su dieci tornano a delinquere. Il numero di suicidi in cella ha raggiunto un nuovo record. Questi dati mostrano che la funzione rieducativa del sistema penale non funziona. La storia di un ex detenuto fa riflettere sul carcere, e su quello che avviene dopo. L’articolo 27 della Costituzione italiana recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nel 2021, però, solo il 38% dei detenuti presenti nelle carceri italiane stava scontando la prima detenzione, il 62% era già stato ristretto, il 18% era addirittura alla quinta carcerazione. Questo significa che, nella maggioranza dei casi, la funzione rieducativa della pena ha fallito. Il sistema penale dovrebbe occuparsi delle persone che hanno commesso reati per evitare che ne commettano altri, e con il fine di reimmettere in libertà individui capaci di vivere nella legalità.
di Alessia Arcolaci
Vanity Fair, 2 aprile 2025
Diana, Roberta e Anna vedono i mariti in carcere, ma non possono abbracciarli. I giudici hanno autorizzato le stanze dell’amore, ma gli ostacoli ci sono ancora. Se il desiderio di riabbracciarsi fosse un paesaggio con alberi dal fusto largo sui quali scende pacifica la prima neve, la storia di Diana e Diego (nomi di fantasia), che non si abbracciano da quando lui è finito in carcere, dovrebbe apparire ai nostri occhi con la stessa candida tenerezza. Ma quando si sconta una detenzione, la dolcezza è la prima cosa a essere recisa. E allora, se vogliamo continuare a immaginare questa coppia come quel tenero paesaggio imbiancato, dobbiamo fare lo sforzo di vedere la neve scendere nell’auletta dai colori pallidi adibita ai loro colloqui, dentro al carcere.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 2 aprile 2025
Magistrata di sorveglianza abruzzese, il sottosegretario vorrebbe che diventasse la prima donna alla guida del Dipartimento. Oggi è vice. Quando ieri il sottosegretario Andrea Delmastro ha detto ai cronisti che “sul Dap non c’è alcuna novità”, stava dando una notizia. E cioè che per il momento, per lui, il solo nome in campo per guidare le carceri italiane è l’attuale reggente, Lina di Domenico, la magistrata attorno alla quale si sta realizzando lo scontro tra il governo e il Quirinale. La storia ormai è nota: Di Domenico è stata scelta dal governo senza un’interlocuzione con il Colle a cui spetta la scelta. Di più: addirittura il Csm nei primi giorni di gennaio ha votato per il suo distacco (Di Domenico è una fuori ruolo) dando per scontato una nomina che invece non c’era. E tre mesi dopo non è ancora arrivata.
di Simona Musco
Il Dubbio, 2 aprile 2025
Nulla di nuovo sul fronte occidentale, ha risposto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro a chi ieri gli chiedeva se ci fossero novità sulla nomina del capo del Dap, poltrona vuota da fine dicembre, dopo le dimissioni di Giovanni Russo, che aveva sbattuto la porta proprio per gli attriti con Delmastro. Una lunga attesa diventata imbarazzante, mente gli istituti penitenziari macinano l’ennesimo suicidio, il venticinquesimo dell’anno, nel silenzio generale. Anche perché dietro la lunga attesa c’è un incidente diplomatico di non poco conto: la scelta di un successore - il numero due di Russo, attuale facente funzione, Lina Di Domenico - con tanto di visto del Consiglio superiore della magistratura, senza avvisare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è anche Capo delle Forze armate.
di Federico Capurso e Francesco Grignetti
La Stampa, 2 aprile 2025
In cambio la Lega chiede una stretta su furti in casa e antisemitismo. Sette mesi dopo il primo via libera alla Camera, il centrodestra riesce a trovare un accordo e inizia a soffiare via la polvere dal faldone del ddl Sicurezza. Impossibile non notare il sollievo nella voce degli sherpa di Fratelli d’Italia e di Forza Italia mentre confermano a La Stampa che l’accordo con la Lega è chiuso: finalmente accetta di modificare il provvedimento” e di accogliere le obiezioni di costituzionalità mosse dal Capo dello Stato. È stato necessario intensificare in queste ultime settimane - come raccontato su questo giornale - l’opera di tessitura tra il Colle e Palazzo Chigi (e un confronto tra i leader) per convincere Matteo Salvini che non c’era alternativa: si doveva andare incontro alle correzioni suggerite dal Quirinale, altrimenti il ddl Sicurezza non sarebbe mai approdato in Aula in Senato. E così, alla fine, il muro di Salvini è caduto.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 2 aprile 2025
Lo Stato anticiperà le spese a chi viene indagato. Il ministro Piantedosi: “Giusto, lavoro rischioso”. Nessuna immunità, nessuno scudo penale per le forze dell’ordine: ma lo Stato sarà presente al loro fianco nella fase delle indagini e dei processi, in nome della presunzione di innocenza e della tutela di chi tutela la collettività. Nel percorso accidentato del disegno di legge sulla sicurezza, che si prepara a affrontare l’esame del Senato, uno dei pochi punti fermi è quello annunciato nei giorni scorsi dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi. I poliziotti finiti sotto inchiesta per fatti legati al servizio potranno continuare a lavorare e il Viminale si farà carico della loro assistenza legale.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 2 aprile 2025
Il ministero della Giustizia ha confermato la data, ma già arrivano i provvedimenti dei presidenti dei tribunali che neutralizzano quel vincolo per continuare ad assicurare il doppio binario analogico e digitale. È ancora impervio il percorso del processo penale telematico. Perché le frequenti criticità continuano a renderne arduo l’impiego esclusivo e su larga scala. Tanto che l’entrata in vigore da oggi della sola via digitale per il deposito delle notizie di reato e gli atti nel giudizio per direttissima rischia di restare solo sulla carta. Il ministero della Giustizia infatti ha confermato la data, ma già arrivano i provvedimenti dei presidenti dei tribunali che quel vincolo neutralizzano per continuare ad assicurare il doppio binario analogico e digitale. Doppio binario che peraltro ben 87 tribunali avevano già deciso di conservare per evitare la sostanziale paralisi dell’attività ordinaria per effetto del debutto da inizio anno di un’analoga esclusività digitale per tutta una serie di fasi e atti processuali.
di Anna Clarissa Mendi
open.online, 2 aprile 2025
Il Consiglio regionale ha votato all’unanimità un odg a prima firma Castaldini (Fi) per finanziare le comunità alternative al carcere: “Dobbiamo riconoscere l’importanza di un sistema penitenziario che promuova il reinserimento dei detenuti nella società”. Sovraffollamento, condizioni inadeguate di molte strutture, carenza di personale e suicidi. Sono solo alcuni dei problemi, già noti e ampiamente denunciati, delle carceri italiane, compresi gli Ipm. Ma non solo: nell’anno nero degli Istituti di pena, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, e quindi anche la polizia penitenziaria, sono da tre mesi senza guida. Riformare il sistema carcerario è una delle tante sfide che i governi hanno tentato di affrontare negli anni, con risultati diversi.
di Simona Musco
Il Dubbio, 2 aprile 2025
Francesca Brandoli non ce la faceva più. Ci aveva già provato a togliersi la vita 16 anni fa, consumata dalla depressione, dal rimorso, dalla mancanza, atroce, dei figli. Ma erano riusciti a fermarla, a salvarle quella che qualcuno chiamava vita, ma non lei, non più, con l’ergastolo sulle spalle, i figli lontani per sempre e il peso di una condanna che ha definito fino all’ultimo giorno ingiusta, raccontandosi innocente. Nonostante tutte le bugie, le calunnie e i tentativi di allontanare da sé il sospetto, però, nessuno le aveva creduto. Non i giudici, sicuramente, che l’avevano condannata all’ergastolo, insieme al suo ex compagno Davide Ravarelli, per l’omicidio dell’ex marito, Christian Cavalletti, nel 2006. Un omicidio consumato a colpi di coltello e martello lo stesso giorno in cui il Tribunale aveva deciso che i due bambini nati dal loro matrimonio dovevano rimanere col padre.
di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 2 aprile 2025
Zittiti i detenuti, espulsi i volontari. Da novembre 2024 il giornale del carcere non esiste più. La direttrice lo ha spento per “motivi tecnici”. In realtà, dava fastidio perché raccontava la verità. “Destano perplessità le voci che si colgono nell’ambiente penitenziario di tentativi e iniziative per imporre o vietare la sottoscrizione dei contributi di redattori detenuti alla ‘stampa’ nel carcere, o sulla lettura preventiva di quei contributi”. A parlare chiaro è Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex ministro della Giustizia. Perplessità? No. Qui c’è da provare indignazione, non esitazione. Perché se il carcere è - o dovrebbe essere - il luogo dove si espia ma anche si cambia, si riflette, si rinasce, allora non può diventare il luogo dove si perde anche il diritto di pensare, di raccontare, di firmare il proprio nome sotto la propria verità. E invece, a Ivrea, è successo.
- Napoli. Detenuti vittime di traumi, accordo di programma per le cure medico-legali
- Cagliari. In attivazione all’ospedale Santissima Trinità un reparto per i detenuti
- Bologna. Il Garante dei detenuti: “Giovani adulti in carcere senza acqua calda”
- Firenze. Detenuti al lavoro per reinserirsi. “Posti nelle partecipate comunali”
- Carinola (Ce). Ecco il progetto “FaRinati”: i dolci fatti dai detenuti











