di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 aprile 2025
Progetto per la realizzazione di “7mila blocchi detentivi entro il 2027”. Dopo mesi di inattività del commissario, Meloni corre e supervisiona tutto. A pochi giorni dalla scadenza della gara di appalto a procedura ristretta per il nuovo piano di edilizia penitenziaria prevista per il 10 aprile, mancano ancora i decreti ministeriali necessari per istituire le nuove sezioni che verranno realizzate in nove carceri del Paese con 16 “blocchi detentivi” prefabbricati. Si tratta di direttive che il Guardasigilli Carlo Nordio (in questo caso insieme al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini) deve disporre per qualsiasi nuova articolazione del sistema penitenziario (come nel caso della sezione di Dozza destinata ai giovani adulti provenienti dagli Ipm). Ma a causa dell’accelerazione impressa dalla premier Meloni alla realizzazione del piano, dopo mesi di inattività della struttura commissariale straordinaria per l’edilizia penitenziaria istituita con il Decreto carceri del luglio 2024, i decreti non sono ancora pronti.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 3 aprile 2025
Nel Paese in cui si costruiscono carceri come si montano baracche da cantiere, il governo Meloni presenta l’ennesima trovata: 16 blocchi prefabbricati in cemento armato, 384 posti letto, 32 milioni di euro spesi senza sfiorare l’idea di dignità. Celle da 30 mq per quattro persone, con un bagno di 3 mq incluso. Non si tratta di un errore di progetto, ma di una visione punitiva che si finge riformatrice. A Opera e Voghera i sopralluoghi sono già partiti. Le strutture saranno pronte entro fine anno, recintate con cancellate alte cinque metri, prive di impianti antincendio e con spazi comuni da 30 mq per 24 detenuti. Si risparmia su tutto, tranne che sull’umiliazione.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2025
C’è un fatto passato inosservato che segnala quanto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si sia infuriato per essere stato scavalcato dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Si tratta della nomina del direttore del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, decisa dal Guardasigilli senza informare il presidente, a cui spetta la firma del decreto, come capo delle Forze armate. Risultato: la nomina, per quello sgarbo istituzionale, è in stallo, tanto che il sottosegretario alla Giustizia, con delega al Dap, Andrea Delmastro, ha detto che “non ci sono novità”. Ma facciamo un passo indietro e ritorniamo al 25 marzo. In piazza del Popolo, a Roma, si celebra la festa annuale della Polizia penitenziaria. Il presidente Mattarella non presenzia, manda solo una lettera, riportata in apertura della festa.
di Anna Bogoni
Elle, 3 aprile 2025
Sovraffollamento, interazioni con il mondo esterno, programmi reali per innescare un ritorno alla vita fuori. La direttrice Rosalia Marino ci racconta la sua missione e gli obiettivi chiari. I numeri parlano: nei 190 istituti penitenziari italiani i detenuti sono 61.916 contro 51.300 posti (dati Ministero Giustizia al 31 gennaio 2025). Il sovraffollamento è un problema reale e gli incendi di protesta delle scorse settimane al Beccaria, l’istituto penale per minorenni di Milano, raccontano chiara la situazione. Rosalia Marino, da giugno 2023 direttrice della casa di reclusione di Vigevano (con una sezione ad alta sicurezza femminile), spiega cosa sta succedendo e come si potrebbe intervenire.
di Gianni Alemanno
Il Dubbio, 3 aprile 2025
Gianni Alemanno, detenuto a Rebibbia dal 31 dicembre 2024, continua a pubblicare sulla sua pagina Facebook le sue “lettere dal carcere”, restituendo momenti di solidarietà tra chi vive situazioni infernali. Chi ha vissuto un periodo della sua vita “dietro le sbarre” è testimone di un’esperienza difficilmente comunicabile a chi invece il carcere non l’ha mai conosciuto. Nelle celle si vive un’intensa esperienza comunitaria, con i forti connotati romantici ed emozionali propri di tutte le vicende comunitarie. Tra i compagni di cella si condivide tutto, dalle derrate alimentari ai lavori quotidiani, dalle emozioni ai ricordi.
di Claudio Bozza
Corriere della Sera, 3 aprile 2025
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno racconta via Facebook i suoi primi 90 giorni a Rebibbia: “Dormiamo in 6 su brande a castello. Ma la reclusione è un’intensa esperienza comunitaria: ecco perché è stupido sprecarla”. E dovrà passarci un altro anno. “Ogni attività del carcere è molto frequentata dalle persone detenute, certamente in cerca di modi per passare la giornata, ma anche molto attente a tutto quanto li può far sperare di avere una vita migliore durante e dopo la carcerazione. C’è voglia di partecipare, non di tutti, perché c’è anche chi si lascia andare e diventa un morto vivente. La reclusione è una intensa esperienza comunitaria: ecco perché è stupido sprecarla”. È uno dei passaggi più accorati del diario dal carcere di Gianni Alemanno.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 aprile 2025
Fino a quando non avrà concluso il congresso federale di sabato e domenica prossimi a Firenze e finché non avrà ottenuto la rielezione a segretario, Matteo Salvini non dà certezze. Ma uno spiraglio sul ddl Sicurezza ora c’è: usando bastone e carota, la premier Meloni è riuscita a convincere la Lega a deporre le armi ed accettare con qualche contentino le modifiche richieste dal Quirinale al provvedimento che in ogni caso dovrà necessariamente tornare alla Camera in terza lettura per via delle correzioni apportate in commissione Bilancio al Senato. Ma non a caso il testo, che il Carroccio avrebbe voluto vedere dritto in gazzetta ufficiale, arriverà invece in Aula a Palazzo Madama con tutta calma il 15 aprile.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 aprile 2025
Audito dalla Commissione sui reati d’odio di Liliana Segre il Ministro ammette: “Prevenire conta più che reprimere”. È una giornata da ricordare, per la giustizia del governo Meloni. Un passaggio che ridimensiona, almeno nelle affermazioni di principio, il dogma dei nuovi reati come scelta salvifica. Anche se Carlo Nordio, nel proprio intervento dinanzi alla “commissione Segre”, abbozza a un certo punto una difesa d’ufficio: “Siamo stati accusati di panpenalismo, eppure è vero che quando si presentano situazioni nuove esistono vuoti normativi che debbono essere colmati dalla tutela penale”. Discorso che sembra pagare dazio più alla diplomazia che alla sostanza. Anche perché Nordio, nella gran parte dell’audizione, dichiara apertamente che di fronte a cose che “ci esplodono in mano” - come l’aumento “esponenziale” della “delinquenza minorile” - serve davvero poco affidare ogni speranza alla pena: “Sarà interessante studiare e capire perché e percome queste cose avvengono, è illusorio e direi quasi utopistico che possano farlo in governo e il ministro. Sono episodi più grandi noi che devono essere studiati in modo approfondito”, dice appunto il guardasigilli a proposito di baby gang e omicidi commessi da “ragazzi di 15 anni”.
di Antonella Mariani
Avvenire, 3 aprile 2025
Il ddl presentato dal governo l’8 marzo è solo un primo passo. Le tragedie di questi giorni dimostrano che inasprire le pene non ha per forza un effetto deterrente e che serve una svolta culturale. Ci risiamo, dunque. Due giovani donne uccise nello spazio di poche ore. Due uomini che non riuscivano a tollerarne la libertà, le scelte, l’indipendenza. E la sensazione di avere le armi spuntate, di non essere riusciti a costruire percorsi educativi sufficienti a un mutamento culturale. È in questo solco, guarda caso, che è stata annunciata lo scorso 8 marzo l’intenzione di istituire il nuovo reato di femminicidio. Uno “spot per la Festa della donna” o “una svolta epocale”? Un “annuncio roboante” o un tentativo di produrre quel cambiamento? Le reazioni al disegno di legge presentato dal governo continuano ad essere agli antipodi ed è necessario metterle a tema oggi, purtroppo alla prova drammatica dei fatti.
di Alessandra Pigliaru
Il Manifesto, 3 aprile 2025
Intervista a Cecilia D’Elia (Pd): “La violenza è strutturale, non si tratta di una emergenza. L’urgenza è la consapevolezza che dobbiamo avere della necessità di cambiare questa cultura alla radice”. “Sara Campanella e Ilaria Sula erano ragazze che possono essere definite “forti”, nel senso che seguivano il loro percorso di studio di vita. Erano giovanissime e c’è un tema enorme di violenza misogina e di incapacità di convivere con l’autonomia e la libertà delle donne cui si aggiunge un bisogno di controllo e possesso”. Non può nascondere il misto di dolore e la rabbia, Cecilia D’Elia, senatrice del Pd e da sempre impegnata nel contrasto alla violenza maschile.
- Femminicidi. “Si sottovaluta ancora il controllo. E lo stereotipo maschile è un tabù”
- Sorteggio al Csm, “scontro” tra Colombo e Mirenda
- Intercettazioni: riforma contrastata che limita il potere delle indagini
- Criticò il ddl sicurezza, il Csm respinge l’incompatibilità per il pm Musolino: non sarà trasferito
- Reati 2017-2019, prescrizione “lunga” nonostante la riforma Cartabia











