di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 aprile 2025
In giornata il faccia a faccia in via Arenula su carenze di personale, processo telematico e carcere. Segnali di tregua, ora il “nemico” è Mantovano, nel pomeriggio il summit con i capigruppo di Fdi. Oggi alle 11 la giunta dell’Anm si recherà a via Arenula per incontrare il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Un summit programmato da tempo e richiesto dalle toghe per esporre al guardasigilli sette punti sui quali riformare la giustizia: aumentare l’organico della magistratura, rivedere le piante organiche degli uffici giudiziari, assumere nuovo personale amministrativo e stabilizzare quello precario, dotare giudici e pm di applicativi informatici adeguati, investire nell’edilizia giudiziaria, ottimizzare la giustizia penale e civile, intervenire sulla situazione carceraria.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2025
Non è la separazione delle carriere la vera minaccia che incombe sui giudici. C’è molto, ma molto di più in arrivo dal governo Meloni. Un progetto che dissolve la Costituzione e straccia l’attuale assetto dello Stato. Per chi crede nella Carta entrata in vigore il primo gennaio del 1948 si tratta di una sovversione profonda. Che evoca una parola forte, una minaccia istituzionale. Che, per la sua enorme portata, non può tradursi solo in una strisciante manovra legislativa, ma dovrebbe passare per il Parlamento. Che accade? E dove sono i segnali che rivelano le intenzioni del governo? Due evidenze sono già sul tavolo.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 15 aprile 2025
Dalle pagine del Fatto Quotidiano del 2 aprile scorso, il Dottor Luca Tescaroli, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Prato, lamentava l’esistenza di una continua, a suo dire, campagna di “demonizzazione” delle misure di prevenzione, ad opera di “media politicamente orientati”, di esponenti dell’Accademia e dell’Unione delle Camere Penali, accomunati da una “diversa sensibilità” rispetto alla pericolosità del patrimonio illecitamente accumulato. L’articolo, come ogni fonte scritta, dice molto dell’autore e del suo modo di ragionare e argomentare: esisterebbe una non meglio precisata parte politica, che muoverebbe i fili di una informazione partigiana, interessata a demolire il sistema di prevenzione nostrano. Spalleggiata non da tutta l’Avvocatura, ma solo dall’Unione Camere Penali, oltre che da esponenti dell’Università. Tutti complici nell’opera mefistofelica di osteggiare la lotta alla mafia e ai mafiosi in generale.
di Frank Cimini
L’Unità, 15 aprile 2025
Il reparto detenuti del San Paolo non è un ospedale: è una prigione. Il sì alla scarcerazione è arrivato quando non era più trasportabile. Purtroppo non è chiaro a leggere giornali e seguire i telegiornali. Graziano Mesina è morto in carcere, perché il reparto detenuti del San Paolo dove era stato trasferito da tempo è una prigione non un ospedale, non c’è stata nessuna scarcerazione per effetto della decisione del magistrato di sorveglianza. L’hanno ammazzato in carcere tenendolo dentro fino alla fine e per giunta nelle stesse ore in cui Mattarella firmava il decreto sicurezza, decisione scontata che toglie ulteriori diritti ai detenuti. Ucciso da un sistema criminale e criminogeno. Il sì era arrivato alla settima istanza. Alle sei precedenti richieste di differimento pena e scarcerazione i magistrati avevano risposto insistendo sullo stato di “persistente pericolosità” dell’ex re del Supramonte. Cioè di una persona che non poteva più camminare, non riusciva a mangiare, non riconosceva gli altri.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 15 aprile 2025
La Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese per attentato al diritto alla vita e per tortura. Il caso più recente chiama in causa il 41bis: che per Giuseppe Morabito è degradato al livello di punizione “crudele e inusuale”. In due settimane tre condanne della Corte Europea nei confronti dell’Italia. E non per reati minori, ma per quelli più gravi che esistano nel “codice penale” di risulta delle violazioni dei più basilari diritti umani che uno stato può compiere nei confronti di un suo cittadino. In quindici giorni, l’Italia è stata condannata tre volte. Una volta per la violazione dell’articolo 2 della Convenzione europea che tutela il diritto alla vita. Altre due volte per la violazione dell’articolo 3 che vieta la tortura, le pene e i trattamenti inumani e degradanti.
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 15 aprile 2025
La condizione ostativa è costituita dalla circostanza che l’iniziativa dell’imputato possa avere un’incidenza negativa sugli accertamenti processuali. Il detenuto ha diritto di farsi curare in carcere da un medico di propria fiducia e a proprie spese. L’unica condizione ostativa è costituita dalla circostanza che l’iniziativa dell’imputato possa in qualche modo avere un’incidenza negativa sugli accertamenti processuali in corso. Lo precisa la Cassazione con la sentenza n. 14774/25.
di Redazione Ristretti Marassi
Ristretti Orizzonti, 15 aprile 2025
La notizia dello spostamento del carcere provoca in noi un pensiero negativo che alimenta lo sconforto e crea un senso d’incertezza ulteriore. Quando i nostri familiari affrontano lunghi viaggi per venirci a trovare, proviamo sempre ansia e, se dovessero raggiungere un luogo non collegato con i mezzi pubblici e con una salita da fare a piedi, il disagio diventerebbe insostenibile.
di Mauro Cifelli
romatoday.it, 15 aprile 2025
Il 40enne si trova ancora in coma, in condizioni stazionarie, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Spallanzani. I familiari hanno ottenuto la possibilità di poterlo vedere. Dalle 14:30 alle 16:30. Questo il tempo concesso dal giudice, su richiesta dell’avvocato difensore, a mamma Anna, a papà Mario e a Valentina, sorella di Tiziano Paloni, per poter stare accanto a lui - dietro al vetro del reparto di terapia intensiva - con la speranza di vederlo uscire dal coma e ristabilirsi. Tiziano Paloni, 40enne romano, ricoverato d’urgenza al reparto malattie infettive dell’ospedale romano dopo aver contratto una meningite neisseria nel carcere romano di Regina Coeli dove era detenuto in attesa di giudizio.
di Ludovica Addarii
incronaca.unibo.it, 15 aprile 2025
Il Garante Iannello denuncia: “Bisogna fare di più”. Nel 2024 primo caso femminile dopo anni. “La situazione dei suicidi in carcere è grave, il numero complessivo è stato di certo fra i più drammatici”, commenta il garante dei detenuti di Bologna Antonio Iannello il giorno dopo la pubblicazione dei dati della relazione annuale sulla situazione delle carceri in Emilia-Romagna nel 2024. “Anche nel locale carcere bolognese si sono verificati due sconcertanti eventi di questa natura, uno dei quali presso la sezione femminile dove non si ricordavano da anni gesti di questa tragicità”. Nella regione sette persone si sono tolte la vita, a fronte dei 267 tentativi di suicidio, di cui 56 solo a Bologna. Il 2024 è stato definito l’anno dei record, dal momento che su tutto il territorio nazionale sono stati registrati 91 casi di suicidio.
di Massimo Solani
rainews.it, 15 aprile 2025
La casa circondariale di Terni potrebbe essere la prima in Italia a consentire ai detenuti di svolgere colloqui intimi con il proprio partner. Una data ufficiale non c’è ancora e anche se quella comunicata ai detenuti interessati, ossia il 19 aprile, dovesse slittare dopo l’emanazione delle linee guida diramate la scorsa settimana dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è chiaro che ormai si tratta di giorni.
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