di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2024
Il giudice deve valutare il comportamento e la situazione del condannato. Per valutare l’idoneità del detenuto all’affidamento in prova al servizio sociale, non basta limitarsi alla natura e alla gravità dei reati commessi. Questi rappresentano il punto di partenza per l’analisi della personalità del condannato, ma non possono essere l’unico elemento determinante. Fondamentale è anche la valutazione della condotta successiva e dei comportamenti attuali del detenuto. Questi ultimi sono essenziali per determinare se il condannato sia in un reale percorso di recupero sociale e se il rischio di recidiva sia minimizzato. Con la sentenza numero 18168, la Cassazione ha annullato l’ordinanza di rigetto impugnata dal detenuto e ha disposto un nuovo giudizio da parte del Tribunale di sorveglianza. Il Tribunale, in piena autonomia decisionale, dovrà tenere conto dei rilievi indicati dalla Cassazione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2024
L’uomo di 42 anni era stato condannato a oltre un anno di reclusione per il reato di maltrattamenti in famiglia. Il tribunale, dopo aver appreso dei nuovi episodi contro l’ex moglie, ha revocato il beneficio della sospensione condizionale della pena. Preferisce il carcere ai corsi anti-violenza. È la storia di un 42enne di Bolzano, condannato in via definitiva a un anno, dieci mesi e due giorni di carcere per il reato (ostativo) di maltrattamenti in famiglia. L’uomo era stato poi denunciato per stalking e allontanato dall’abitazione di famiglia con il braccialetto elettronico.
di Miriam Giangiacomo
Il Messaggero, 14 maggio 2024
Viste le gravi condizioni dell’uomo, i sanitari hanno deciso di trasferirlo all’ospedale della città, dove si trova ora ricoverato in rianimazione in prognosi riservata. È stato necessario l’intervento dell’elisoccorso ieri mattina per l’ennesimo probabile tentativo di suicidio di un detenuto nella casa circondariale di contrada Torre Sinello a Vasto, in provincia di Chieti. Erano circa le 8 di mattina quando un agente di servizio nella casa lavoro con annessa sezione circondariale si è accorto che un internato aveva tentato di impiccarsi. Immediatamente è scattato l’allarme e sul posto è giunto il personale sanitario del 118 con un’ambulanza. Viste le gravi condizioni dell’uomo, un detenuto di 40 anni di origini abruzzesi, dopo aver prestato i primi soccorsi, i sanitari hanno deciso di trasferirlo all’ospedale di Vasto dove si trova ora ricoverato in rianimazione in prognosi riservata.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 14 maggio 2024
Lo Stato non pagherà i danni per il brutale pestaggio al 44enne detenuto tunisino Intanto i dieci agenti imputati chiedono il rito abbreviato e offrono un risarcimento. Sit-in di Volt davanti al tribunale: “Perché il Comune non è costituito parte lesa?”. Il ministero della Giustizia fuori dal procedimento penale. Polemiche a sfondo politico contro il Governo. E l’offerta di un risarcimento da parte degli agenti penitenziari al detenuto che sono accusati di aver torturato. Sono rilevanti gli sviluppi emersi oggi nell’udienza preliminare sui dieci agenti della polizia penitenziaria accusati di tortura verso un tunisino 44enne che era detenuto nel carcere della Pulce, e anche di lesioni e falso in atto pubblico, per un episodio datato 3 aprile 2023.
di Mauro Zola
La Stampa, 14 maggio 2024
Chiuse le indagini: nonostante il parere contrario del Tribunale del riesame resta l’accusa principale. Sono tutti e venticinque accusati anche di tortura gli agenti della polizia penitenziaria di Biella. Lo conferma l’avviso di conclusione delle indagini nei loro confronti, a cui seguirà la richiesta di rinvio a giudizio. Nessun dubbio a riguardo da parte del procuratore capo di Biella Teresa Angela Camelio, neppure dopo che il Tribunale del Riesame di Torino aveva revocato le sospensioni dal servizio firmate dal gip di Biella proprio “escludendo la sussistenza del reato di tortura” e qualificando invece quanto accaduto nei tre episodi contestati come abuso di autorità contro arrestati o detenuti”, reato che non prevede l’applicazione di misure cautelari nei confronti degli indagati, a cui si sarebbero aggiunte percosse e lesioni.
di Angela Pederiva
Il Gazzettino, 14 maggio 2024
Il caso è partito da un magistrato di sorveglianza di Padova che ha presentato la questione alla Corte Costituzionale: “Se un detenuto è stato condannato per un reato compreso nell’elenco dell’art. 4-bis della legge sull’ordinamento penitenziario, ma ha in concreto accesso a tutti i benefici penitenziari, è irragionevole sottoporlo a un regime più restrittivo rispetto a quello ordinario solo per quanto riguarda le telefonate con i propri figli minori”.
di Paola Pioppi
Il Giorno, 14 maggio 2024
A Brescia, l’ufficio di mediazione penale promuove la giustizia riparativa, con casi di confronto tra vittime e autori di reato. Si propone la riparazione simbolica, come nel caso di un giovane chiesto di prendere la licenza di terza media. La città continua la sua esperienza in questo ambito, coinvolgendo anche minori e adulti in percorsi di giustizia riparativa. A volte bastano delle scuse, a volte si arriva all’accordo di non salutarsi più quando ci si incontra per strada. Poi ci sono i casi più particolari, come quello passato per l’ufficio di mediazione penale che si occupa di giustizia riparativa a Brescia (con capofila il Comune di Brescia, con Provincia di Brescia e Acb) che ha visto la vittima di un furto d’auto (anche percosso da un gruppo di persone) confrontarsi con uno degli autori di reato e che, al termine del confronto, gli ha chiesto di prendere la licenza di terza media, come “riparazione” simbolica del danno da lui subito. In attesa che il Ministero convochi la conferenza locale dove saranno dichiarati i Centri per la giustizia riparativa che potranno essere finanziati dal dicastero, Brescia prosegue la lunga esperienza in questo ambito, iniziata nel 2008 (in questi anni sono arrivati finanziamenti dalla Regione con bandi biennali).
firenzetoday.it, 14 maggio 2024
Firmato oggi il protocollo tra Comune e Dap, l’assessore Giorgio: “Il verde strumento di riscatto verso la società”. Detenuti che provano a tornare a una vita normale imparando a fare i giardinieri e che vengono impiegati per curare il verde di orti urbani e giardini di Firenze. E’ il protocollo sottoscritto ieri a Palazzo Vecchio tra il Comune e il Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Alla firma erano presenti l’assessore all’ambiente Andrea Giorgio e il direttore generale dei detenuti e del trattamento Gianfranco de Gesu, con la direttrice dell’istituto penitenziario di Sollicciano Antonella Tuoni e il garante dei detenuti Eros Cruccolini.
di Raffaele Nappi
Il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2024
La storia di Borgo San Sergio, da “Bronx” a isola felice. Progettato negli anni 50 come cellula urbana autosufficiente e popolare, dove lo spazio dell’ex Casa del Popolo è diventato un cantiere progettuale permanente e inclusivo. Tutto grazie a un progetto gestito dalla cooperativa “La Collina” che, a partire dal 2022, ha promosso attività collettive, socializzanti e pre-professionalizzanti per un gruppo di ragazzi e ragazze under 35 in difficoltà.
garantedetenutilazio.it, 14 maggio 2024
Lunedì 13 maggio nella Casa del cinema di Roma, la proiezione del cortometraggio “Reclusi”, di Diletta Di Nicolantonio, ha rappresentato un momento di riflessione sul disagio psichico negli istituti penitenziari con la partecipazione del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Emanuele Cangemi, e il Garante regionale delle persone detenute, Stefano Anastasìa.











