di Damiano Aliprnandi
Il Dubbio, 16 maggio 2024
L’Italia continua ad affrontare la sfida dell’accoglienza dei migranti con un approccio emergenziale, che si dimostra inefficace e poco virtuoso. Questo è quanto emerge da un’analisi dettagliata della fondazione OpenPolis, che evidenzia come i numeri non supportino la narrativa di un’invasione. I dati rivelano che nel 2022 solo il 35,7% dei posti disponibili era coperto dal sistema ordinario di accoglienza (Sai), mentre la restante parte era gestita da centri di accoglienza straordinaria (Cas) e strutture di prima accoglienza. Inoltre, l’accoglienza diffusa, ritenuta un modello più positivo, è ancora scarsamente diffusa: solo in 29 province su 107 i centri sono distribuiti in almeno la metà dei comuni.
di Paolo Lepri
Corriere della Sera, 16 maggio 2024
Dall’Ucraina alla Georgia e alla Slovacchia, con il prolungarsi della guerra si alimentano nuove tensioni, si crea un clima in cui fioriscono gesti efferati, tentativi di destabilizzazione, manovre oscure. È un’Unione europea sofferente, costretta a confrontarsi anche con l’odio, quella che ha sentito ben distintamente ieri, in ogni capitale, il rumore dei colpi di pistola esplosi contro uno dei suoi ventisette capi di governo, il primo ministro slovacco Robert Fico. Questo attentato, che si aggiunge a varie aggressioni avvenute nei giorni scorsi in Germania, è un impressionante segnale di allarme che non deve essere ignorato. Il pericolo della destabilizzazione è reale. La violenza politica esiste, può attraversare i confini e svilupparsi in una comunità di nazioni che pensavamo sicura da minacce interne, costruita nella pace. Si tratta ora di fare in modo che la casa comune rinforzi le sue fondamenta e sconfigga chi la vuole distruggere, da qualsiasi parte provenga. L’eco degli spari slovacchi - diretti a un premier che ha preso posizioni lontane dalla linea dell’Ue sulle armi all’Ucraina e la Russia - si sovrappone alle note dell’inno europeo risuonate durante le manifestazioni in Georgia contro la scandalosa legge varata per mettere il bavaglio alla democrazia con il pretesto delle “influenze straniere”. Non tutti però sono stati attenti. L’Unione sta reagendo con mancanza di incisività a una mossa che mette a rischio il cammino di una nazione candidata.
di Giulia Merlo
Il Domani, 16 maggio 2024
L’italiana, in carcere a Budapest da più di un anno in attesa di processo e candidata alle elezioni europee con Avs, ha ottenuto gli arresti domiciliari a Budapest. Cauzione di 40mila euro e braccialetto elettronico. Potrà votare alle europee. I legali: “La battaglia continua”. Il padre: “Dal ministero degli Esteri e della Giustizia nessun aiuto concreto”. Ilaria Salis uscirà dal carcere. La donna italiana, detenuta in Ungheria da 15 mesi in attesa di processo con l’accusa di aver aggredito alcuni militanti di estrema destra, ha ottenuto gli arresti domiciliari in un alloggio a Budapest.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 16 maggio 2024
Da un lato si applaude al governo, dall’altro alla mobilitazione. “Non deve essere un rompete le righe, rischia ancora 20 anni”, dice Zerocalcare. A destra rivendicano il ruolo del governo, a sinistra quello della mobilitazione, il M5S parla addirittura di fine di un incubo. Alla fine la sintesi migliore la fa Zerocalcare: “Sono contento della novità su Ilaria Salis, ma non può essere un “rompete le righe”. I domiciliari arrivano, inaspettatamente, prima delle europee. Rischiano però di far sembrare che la situazione sia risolta. Non è così: il processo finirà e il rischio è sempre quello di 20 anni di carcere in Ungheria”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 16 maggio 2024
Valanghe di arresti e censure: il presidente Saied sta trasformando il Paese maghrebino in un’occhiuta dittatura. C’è una cappa di piombo che aleggia nella Tunisia del presidente Kais Saied che, eletto democraticamente nel 2019, negli anni ha accentrato sempre più potere nelle proprie mani trasformando il Paese maghrebino in un’occhiuta dittatura. Gli arresti, spettacolari e brutalissimi, degli avvocati Sonia Dahmadi e Mahdi Zaghrouba, prelevati di forza dalla polizia che ha fatto irruzione nella Maison de l’avocat della capitale, sono la punta dell’iceberg di un attacco ai diritti sferrato a 360 gradi.
di Luigi Manconi e Kim Valerie Calingasan Vilale
La Repubblica, 16 maggio 2024
Palazzi alti e grigi, muri vandalizzati o decorati dai graffiti, sottopassaggi e parcheggi sono spesso lo sfondo urbano dei video di chi fa rap. Sono gli spazi politicizzati che accomunano a livello mondiale gli artisti di questo genere. Tuttavia, è possibile individuare un’importante differenza. Se nei sistemi democratici i rapper vengono ammirati dai giovani e scherniti dai meno giovani, in quelli dispotici essi sono, sì, ammirati dai giovani, ma perseguitati e puniti dai meno giovani: Toomaj Salehi, cantante iraniano, è stato condannato a morte dal tribunale della città di Isfahan.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 15 maggio 2024
Il testo punta a far trascorrere 15 giorni in carcere ai futuri magistrati. Promotori la Fondazione Tortora, gli “Amici di Sciascia” e Italiastatodidiritto. “Affinità elettiva”. Ha usato queste parole Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, per descrivere il sodalizio intellettuale tra il conduttore e Leonardo Sciascia, sodalizio che ha dato il nome alla proposta di legge presentata ieri alla Camera con il sottotitolo “per una giustizia giusta”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 maggio 2024
Persone che commettono piccoli reati, come furti, possesso di droga o vendita di prodotti falsi, vengono punite troppo severamente. Le pene non solo comportano multe o brevi periodi in carcere, ma anche conseguenze negative a lungo termine che possono rovinare la loro vita. Per questo motivo, diverse organizzazioni provenienti da Francia, Germania, Ungheria, Italia e Spagna (tra cui CILD e Progetto Diritti in Italia) si sono unite per lanciare la campagna “Reati minori, Pene maggiori”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 maggio 2024
Il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, e la Garante di Roma Capitale, Valentina Calderone, hanno inviato una lettera alle direzioni degli istituti penitenziari del Lazio per sollecitare l’attuazione della sentenza n. 10/ 2024 della Corte costituzionale che ha sancito il diritto dei detenuti ad avere colloqui intimi con i propri partner. La sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di polizia, quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie.
di Barbara Rosina
huffingtonpost.it, 15 maggio 2024
È colpevole, dice la sentenza di primo grado, che non commento. Ma nessuno, dico nessuno, in questa vicenda, può dirsi assolto per la morte della piccola Diana. Ora che la sentenza di primo grado è pronunciata, ora che i titoli raccontano dell’indifferenza della madre, del pianto della zia, della soddisfazione della nonna perché sua figlia, non avendo chiesto scusa, ha avuto quello che meritava, l’ergastolo, giustizia è fatta?
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