di Errico Novi
Il Dubbio, 5 settembre 2024
“Chiedo responsabilità. Mi rivolgo a tutti. Chiedo di mettere da parte le strumentalizzazioni. Sul carcere non ce n’è proprio bisogno. Serve invece consapevolezza, anche da parte di chi conduce battaglie per migliorare la condizione dei detenuti. E chi è recluso deve sapere cosa ha davanti a sé, quali sono le reali possibilità di reinserimento e quando finirà la pena. Partiamo da due punti chiave: il lavoro come principale forma di recupero sociale e la possibilità di accedere più agevolmente alle misure alternative. Abbiamo scelto di impegnarci lungo queste due direttrici e credo otterremo risultati significativi, anche se in tempi non istantanei. E, proprio a proposito di tempi, non è giusto alimentare illusioni e agitare chi è dietro le sbarre”. Il sottosegretario Andrea Ostellari, da anni in primissima linea, per la Lega, sulla giustizia, è uno dei più diretti responsabili della politica penitenziaria.
di Errico Novi
Il Dubbio, 5 settembre 2024
Il ministro: “È un tema così importante che mi piacerebbe se i cittadini si esprimessero su questo”. Può sembrare un approccio temerario, ma il nodo giustizia aggrovigliato da 32 anni si può scogliere solo se gli elettori lo vorranno davvero. Ci sono guardasigilli che passano, e lasciano un segno più o meno visibile. Ma di Carlo Nordio non si potrà certo dire che scivolerà via in dissolvenza. È un ministro della Giustizia che per linguaggio, acume, originalità, si distingue dagli altri. È l’impressione che si ricava dal suo intervento di stamattina a SkyTg24. E al di là dello stile, lo scambio con la giornalista della tv di Murdoch ha offerto molti spunti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 5 settembre 2024
Il procuratore di Napoli davanti ai giornalisti si fa beffe della legge sulla presunzione di innocenza e lancia il suo ultimo teorema: “Le rivolte in carcere? Colpa dei parlamentari”. “Condannato a 61 anni di reclusione e libero dopo 19 anni”. Diversi giornali hanno riportato con enfasi, e una celata indignazione, una dichiarazione fatta dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, durante una conferenza stampa tenuta martedì per illustrare i dettagli di una maxi operazione contro la camorra. “L’indagato principale è un noto pregiudicato, Aldo Picca, che è stato condannato a 61 anni di reclusione e dopo 19 anni è uscito dal carcere. Appena è uscito dal carcere ha ricominciato a riorganizzarsi”, ha detto Gratteri davanti ai giornalisti. L’affermazione è stata riportata dai cronisti senza batter ciglio, insomma senza che nessuno si chiedesse: ma è possibile che in Italia una persona sia condannata a 61 anni di carcere e ne sconti solo 19? E’ evidente che questo non è possibile. Il nostro codice penale, all’articolo 78, stabilisce che nel caso di concorso di reati la pena “non può eccedere trent’anni di reclusione”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 5 settembre 2024
Alcune sembrano essere diventate un terreno fertile per astuzie procedurali: l’utilizzo strumentale delle accuse di stampo mafioso sta trasformando alcune inchieste giudiziarie in esercizi di potere arbitrario. Certe inchieste giudiziarie sembrano diventate terreno per giocolieri e competizione di astuzie. Quando il presidente dell’Unione Camere penali, Francesco Petrelli, riferendosi alle modalità di indagine usate nell’inchiesta su Giovanni Toti, parla di “arbitrarietà priva di sanzioni della scelta da parte del pm delle incolpazioni di ambito mafioso”, allude proprio alle astuzie procedurali ormai sempre più diffuse. Che impugnano come un’arma da combattimento la parola magica: la Mafia.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 5 settembre 2024
Una ditta siciliana attende da sei anni una risposta, che però non arriva. Il legale: “Un’anomalia difficilmente comprensibile per chi ha a cuore le ragioni di Stato”. A distanza di sei anni dalla presentazione della domanda, la Prefettura di Ragusa non ha ancora risposto alla richiesta di iscrizione alla “White list” presentata dalla ditta “Fratelli L. srl”, che opera in territorio ibleo nel settore delle cave e della fornitura di materiali. Ora il rischio è che l’azienda, ancora in attesa di una risposta prefettizia, perda una commessa pubblica molto importante.
di Patrizia Macciocchi
Il Sole 24 Ore, 5 settembre 2024
L’innalzamento del tetto di pena preclude l’accesso al beneficio. Va all’esame della Corte costituzionale il no alla sospensione del processo per messa alla prova per i piccoli spacciatori. Il Tribunale di Padova ha sollevato questione di legittimità costituzionale in ordine alla preclusione della sospensione del procedimento con messa alla prova per i delitti previsti dall’articolo 73, comma 5, del Dpr n. 309 del 1990 sulla produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope. Nel mirino dei giudici del rinvio è finita la modifica del quinto comma dell’articolo 73 del decreto, messa in atto con il Dl 123/2023 (convertito dalla legge 13 novembre n. 159/2023). Un intervento con il quale è stato innalzato il limite massimo di pena previsto per lo spaccio anche di lieve entità, portando la pena da quattro anni di reclusione a cinque anni. È così impedito all’imputato di accedere all’istituto della messa alla prova. E questo perché l’articolo 168-bis del codice penale apre al “beneficio” solo per i soli reati punti con “pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria”.
di Luca Fiorucci
La Nazione, 5 settembre 2024
Il procuratore generale Sottani ha riunito gli “attori”: l’obiettivo è elaborare un piano congiunto per l’Umbria. Comunità a cui affidare i detenuti con dipendenze da un lato. Dall’altro, l’istituzione di una Rems in Umbria che è obiettivo non più rimandabile. Il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, ha riunito nell’aula formazione della Corte d’appello i procuratori del Distretto con i direttori e i comandanti della Polizia penitenziaria, oltre ai vertici dell’Ufficio distrettuale di Esecuzione penale esterna di Perugia. Sovraffollamento, carenza di personale, difficile gestione dell’elevato numero di reclusi con problemi di tossicodipendenza e affetti da disturbi psichici si confermano come le principali criticità delle strutture della regione.
di Nicola Bonafini
Il Resto del Carlino, 5 settembre 2024
Cominciata l’autopsia sul 54enne marocchino trovato senza vita alla Pulce. I parenti non credono al suicidio in cella, la procura indaga per istigazione. Ieri negli uffici della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio è stato conferito al dottor Michele Carpinteri del Policlinico di Modena, l’incarico di svolgere l’autopsia sul corpo di Saddiki Abdeljalil, il 54enne di nazionalità marocchina presumibilmente morto suicida nella serata di giovedì scorso nella sua cella dove era detenuto al carcere della Pulce di via Settembrini, impiccandosi alle grate della finestra, secondo la ricostruzione al momento più accreditata, con dei brandelli di una maglietta. Le operazioni legate all’accertamento tecnico irripetibile, come è definito in ambito forense l’esame autoptico in questione, sono iniziate immediatamente dopo il conferimento dell’incarico con gli esiti che sono attesi nel termine di 90 giorni, e che risulteranno parte integrante del fascicolo d’indagine aperto dalla procura (l’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani) contro ignoti per l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio.
di Giovanni Del Giaccio
Il Messaggero, 5 settembre 2024
Secondo decesso sospetto nel carcere di via Cerreto dall’inizio del 2024. Un detenuto era morto nel sonno, forse per avere ingerito troppi farmaci, mentre ieri c’è stato quest’altro caso. Nel 2023 si erano verificati altri due casi. Un’indagine per omicidio, un’altra per morte sospetta, in mezzo la protesta di un gruppo di detenuti della Casa circondariale di Frosinone e l’ennesimo appello delle organizzazioni sindacali a rinforzare gli organici. Ore incandescenti nella casa circondariale di via Cerreto, dove nella tarda mattina di lunedì si è registrato il decesso di un detenuto di 62 anni, la sera i disordini nella quinta sezione e nel frattempo è arrivata la notizia dell’inchiesta per omicidio relativa alla morte di Manuel Pignatelli, 34 anni di Pontecorvo.
di Valentina Lanzilli
Corriere di Bologna, 5 settembre 2024
La Gip ha disposto altri sei mesi di indagini sulla rivolta dell’8 marzo 2020 dove morirono nove persone. Colpo di scena nella vicenda che riguarda le rivolte nel carcere modenese di Sant’Anna, avvenute l’8 marzo del 2020, al seguito delle quali morirono nove persone, che avevano rubato metadone e farmaci dall’infermeria. Il giudice per le indagini preliminari modenese Carolina Clò infatti non ha accolto la richiesta della Procura di Modena di archiviare il fascicolo che ipotizzava il reato di tortura a carico di 120 appartenenti alla Penitenziaria, ma ha disposto ulteriori indagini, con termine di sei mesi, indicando persone da sentire e atti da acquisire. Tra le circostanze che per il giudice meritano di essere chiarite c’è il mancato funzionamento di alcuni sistemi di videosorveglianza. Poi ci sono alcune intercettazioni tra gli agenti di penitenziaria, da cui emergerebbe un incontro prima della loro convocazione in Questura. Da valutare anche una integrazione di una relazione da parte di un agente, fatta su specifica richiesta del carcere modenese. Viene chiesto poi di approfondire le lesioni subite dai detenuti, acquisendo le cartelle cliniche e sentendo i medici che le hanno redatte. Dovranno pure essere risentiti il direttore del carcere all’epoca e quello precedente, il prefetto e il magistrato di sorveglianza di Modena.
- Milano. Buco nero Beccaria
- Milano. La proposta del prete del Beccaria: “Un imam al carcere per aiutare i minori stranieri”
- Roma. Il governatore Rocca visita Regina Coeli sulla scia dei dati sempre più allarmanti
- Verona. “Più personale e migliori condizioni per il carcere di Montorio”
- Parma. La parlamentare del M5S Stefania Ascari in visita al carcere: “Situazione drammatica”









