di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 13 maggio 2024
Parla la deputata dem Michela Di Biase: “Il decreto Caivano porterà in carcere molti più minori rispetto agli anni precedenti: nessuno pensa al loro recupero”. Aumento delle pene detentive e delle sanzioni disciplinari per ristabilire l’autorità, nelle scuole, nelle piazze, persino nei party danzanti: le politiche del governo per i giovani hanno un sapore chiaramente proibizionista come mostra la pioggia di decreti ad hoc degli ultimi mesi. Una linea che la deputata del Partito democratico Michela Di Biase contesta alla radice, sia dal punto di vista morale che, cifre alla mano, da quello pratico.
di Simona Musco
Il Dubbio, 13 maggio 2024
“I minori potrebbero essere quasi tutti recuperati se solo lo stato riuscisse ad arrivare in tempo, prima che la scelta di delinquere si trasformi in una via senza ritorno”. La repressione da sola non basta, ciò che conta, con i minori, è prevenire. A dirlo è Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Catania, secondo cui “occorre far comprendere a tutti che il trattamento penitenziario non è una vacanza, ma un diritto che comporta sacrifici per coloro i quali vi partecipano”. E su quanto accaduto all’istituto per minori “Beccaria”, il magistrato ha le idee chiare: degenerazioni come quella, spiega, “non sono frutto del caso, ma conseguenze prodotte da un insieme di scelte sbagliate che stanno piuttosto a monte”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 13 maggio 2024
“Onorevole Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi… con tutto il da fare che ho avuto non ho trascurato di occuparmi dell’istituto Gaetano Filangieri di Napoli e dei ragazzi che spesso, a causa di carenze sociali, hanno dovuto deviare dalla retta via; e nei prossimi mesi intendo dedicare a loro più tempo di prima. E su questo vorrei soffermarmi. Si tratta di migliaia di giovani e del loro futuro, ed è essenziale che un’Assemblea come il Senato prenda a cuore la riparazione delle carenze dannose, posso dire catastrofiche, che da secoli coinvolgono quasi l’intero territorio dal Sud al Nord dell’Italia… Sono convinto che se si opera con energia, amore e fiducia in questi ragazzi, molto si può ottenere da loro. Ne ho pensate, di cose, nei mesi scorsi, e c’è da fare, si può fare, ne sono certo…”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 13 maggio 2024
L’avvertimento del congresso ai magistrati in tv: l’associazione chiede di regolarsi su stile e contenuti per evitare strumentalizzazioni. La salvaguardia di autonomia e indipendenza messe in pericolo dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri promessa dal governo, resta un fronte sul quale la magistratura intende resistere con tutte le armi a disposizione. Ma nel frattempo, nella “cittadella assediata” che per tre giorni s’è trasferita nella città-simbolo di Palermo, fra il teatro Massimo e il nuovo porto, ci si interroga su come rendersi più credibili per far valere le proprie ragioni nel confronto con la politica che ha in mano le leve delle riforme. Oltre che davanti all’opinione pubblica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 maggio 2024
Per il presidente dell’Associazione nazionale magistrati “questa Costituzione ha ancora molto da dire, non va toccata almeno per quanto riguarda la giurisdizione”. Si è conclusa nella tarda mattinata di ieri il 36esimo Congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati con una mozione unitaria che ricompatta le toghe, dopo qualche mese di frizioni. Non era contemplata una ipotesi diversa perché in questo momento che il governo sta mettendo in cantiere la riforma costituzionale - benché Nordio abbia fatto capire che i tempi si allungano - la magistratura deve apparire ed essere un corpo unico per fronteggiare i desiderata di Via Arenula.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 13 maggio 2024
La giustizia è terreno di contro sia tra le forze politiche sia tra toghe e governo. Il ministro della Difesa: “Sono stato invitato alla cautela. Ma se qualcuno inventasse qualcosa per farmi male sarebbe un problema della democrazia”. È ancora la giustizia il terreno di scontro più violento, mentre il voto delle Europee si avvicina. Uno scontro in cui si fronteggiano i partiti tra loro e il governo con i magistrati. Nel giorno in cui si chiude il congresso dell’Anm a Palermo, le toghe confermano il loro no alla separazione delle carriere (“Non si tratta”), respingono l’accusa di corporativismo - “Non siamo una casta” - e rivendicano il diritto di partecipare al dibattito senza subire attacchi.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 13 maggio 2024
Per ben due numeri consecutivi di PQM - questo è il primo - vi parleremo dei più clamorosi flop nella storia delle indagini giudiziarie calabresi di questi ultimi 25 anni. Un rutilante e francamente impressionante succedersi di immaginifiche indagini, connotate da denominazioni buone per le serie televisive, per media e social assetati di eroiche imprese antimafia da celebrare con esaltato entusiasmo, e per gli allocchi. “Decollo Ter Money”, “Eiphemos”, “Sud Ribelle”, “Insula”, “Marine”, e così via titolando inchieste giudiziarie costellate di arresti a go-go, lunghe detenzioni, anni di processi, tonnellate di titoli ed articoli che urlano la colpevolezza degli indagati e la mummificano vita natural durante, concluse immancabilmente con esiti perfino catastrofici per l’Accusa. Mettiamo in fila i numeri, niente di più e niente di meno.
di Pasquale Motta*
Il Riformista, 13 maggio 2024
Il caso Tortora non ha insegnato nulla. Anzi, dopo 41 anni la situazione è peggiorata. Populismo politico e giudiziario ci hanno portato sull’orlo dell’abisso. Allo scoppio del caso Tortora pochi giornalisti si domandarono “e se Tortora fosse innocente?”, dubbio inderogabile per il vero giornalismo. Dopo 41 anni, possiamo affermare che la situazione è sensibilmente (e irrimediabilmente?) peggiorata. Populismo politico e giudiziario ci hanno portato sull’orlo dell’abisso, a rischio del collasso della democrazia e dello Stato di Diritto. Il mondo del giornalismo, se siamo a questo punto, ha indubbiamente pesanti responsabilità.
di Giuseppe Bruno*
Il Riformista, 13 maggio 2024
Il rischio di errore per il giudice della cautela può dipendere dalla massa di atti di indagine portati alla sua attenzione senza concedergli tranquillità di giudizio. È il settembre del 2004 quando la Procura della Repubblica di Catanzaro, ricevuta l’informativa di reato, avanza richiesta di misura carceraria per 70 indagati e di sequestro per innumerevoli beni; i delitti sono i soliti: associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, traffico di sostanze stupefacenti, svariate ipotesi di usura, riciclaggio ed estorsione. L’operazione è convenzionalmente denominata Azimuth, dal nome di una barca appartenuta ad un soggetto vittima di usura.
di Ilario Ammendolia*
Il Riformista, 13 maggio 2024
Era l’alba del 12 novembre del 2003, quando scatta l’operazione “Marine” e le truppe circondano un piccolo paese della Calabria: Platì. Sono un vero esercito. Si parla di mille uomini che protetti dalle tenebre si sono posizionati alle falde dell’Aspromonte. All’alba, l’assalto. Abitazioni forzate, pianto di bimbi, urla di donne. Sembra di essere in Palestina o nell’Afghanistan controllato dai talebani, ma l’operazione si svolge in Calabria, nel cuore della notte. Quando il sole sorge, i notiziari nazionali riportano come prima notizia i risultati della operazione di polizia: circa 130 gli arrestati. Più di duecento le persone denunciate. Un numero enorme per un paese così piccolo, come se a Roma, in una sola notte, ci fossero centomila arresti!











